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Ancona s'è desta!!!!

Pubblicato su da ustorio

Ancona Update: Impianto di riciclo rifiuti: approvata mozione di Ancona 5 Stelle

         

 

   

Ancona: Impianto di riciclo rifiuti: approvata mozione di Ancona 5 Stelle

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Ce l'abbiamo fatta!!


Dopo il lungo Consiglio monotematico di lunedì scorso (al quale avevano partecipato Carla Poli e Patrizia Gentilini), conclusosi oggi ai "tempi supplementari", il Consiglio comunale di Ancona ha approvato la mozione di Ancona 5 Stelle e Sinistra per Ancona per la realizzazione di un impianto di selezione, trattamento e RICICLO dei rifiuti secchi a valenza provinciale.
In base al dispositivo, entro due mesi dovrà essere indetto il bando di gara per la progettazione e realizzaiozne dell'impianto.
La mozione conteneva anche una parte molto importante, che prevede che per l'eventuale scelta del socio privato in base all'art.23 bis debba essere individuato un soggetto con esperienza nel settore del riciclo dei rifiuti.

La mozione è passata grazie a 17 voti favorevoli (Gramillano, Sanpaolo, Betto Moprbidoni, Cantani, Tripoli, Fiordelmondo, Urbisaglia, Rossi Virgilio, Mengani, Benadduci, Ansevini e Fontana del PD, Vichi del PSI, Fusco dell'IDV e i proponenti Duca di Sinistra per Ancona e Quattrini di Ancona 5 Stelle), 14 astenuti perchè favorevoli al riciclo ma contrari alla localizzazione alla Baraccola (Rossi Vincenzo, Piergiacomi. Berardinelli, Bugaro, Conte, Bastianelli, Pizzi, Zinni, Benvenuti Gostoli del PDL, Gnocchini e Speciale dell'UDC, Perticaroli di Vola Ancona, Galeazzi del Gruppo Misto e Pelosi del PD) e 8 contrari (Filippini, Brandoni, Tagliacozzo e Micheli dell'IDV, Ugolini, Fagioli, Moglie e Freddini sasso del PD)




Leggi e commenta: http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/ancona/2011/01/impianto-di-riciclo-rifiuti-approvata-mozione-di-ancona-5-stelle.html

 

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SVEGLIA ANCONA!!!!! seconda parte

Pubblicato su da ustorio

Ancona: Ma quale riciclo? Mentono sapendo di mentire, vogliono discarica e CDR: ecco le prove

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1) Le relazioni di Conero Ambiente alla Giunta comunale
Ecco il sunto delle relazioni di Conero Ambiente fornite alla Giunta per favorire le decisioni riguardo l'impianto di trattamento dei rifiuti.

La prima è di ottobre 2010 e riguarda la localizzazione dell'impianto.


Tutti i ragionamenti partono dal fatto che l'impianto produrrà CDR (combustibile da rifiuto) da piazzare (pagando) in discarica (Maiolati, Corinaldo e Filottrano) o ad inceneritori (sempre pagando) fuori regione. Si dice anche che i rifiuti da smaltire (pagando) saranno il 67% di tutti quelli che entreranno nell'impianto.
Quindi, si fanno due ipotesi: la prima è che tutti i rifiuti da smaltire andranno in discarica, mentre la seconda è che di quel 67% il 42% vada in discarica e il 25% ad inceneritori. Di qui anche la scelta della Baraccola perchè vicina al casello dell'autostrada "ipotizzando di utilizzare impianti (inceneritori) che comportino l'impiego dell'autostrada A14 con direzione nord" (forse quelli della Hera??).
La conclusione è favorevole all'area della Baraccola.

La seconda è del corrente mese di gennaio e riguarda cosa deve fare l'impianto.


Innanzitutto si dice che "rifiuti zero" è una chimera, perchè comunque qualcosa dovrà andare in discarica "seppur in quantità ridottissime" (ndr: ma come, ci avete basato tutto il ragionamento sulla localizzazione...). Quindi la forma di smaltimento "è indubbiamente quella della discarica che peraltro il Consorzio ha sempre sostenuto".L'Unione Europea ha introdotto "l'obbligo di trattare tutti i rifiuti preliminarmente al conferimento in discarica", quindi l'impianto di trattamento farà principalmente la "stabilizzazione" dei rifiuti indifferenziati "con un processo tecnologico meccanico/biologico in biotunnel con produzione di CDR". Solo questo impianto di "stabilizzazione" costava dai 13/14 milioni di euro nel 2004. (ndr: faccio osservare che l'Unione Europea non obbliga a "stabilizzare" i rifiuti ma dice che se li vuoi buttare in discarica non puoi metterceli così come li trovi, ma li devi "trattare" per minimizzare l'inquinamento. Però se decidi di riciclarli, non devi  stabilizzare un bel nulla).
Quindi 13/14 milioni per "impacchettare" la "ridottissima quantità" da mandare in discarica, pagando lo smaltimento.
L'impianto per valorizzare i rifiuti provenienti dalla differenziata, invece, dicono che costa 4/6 milioni di euro, ma è un'altra cosa.

Poi si parla di Vedelago per analizzare l'impianto di riciclo.


Scrivono: "da quello che si è potuto vedere durante la visita le operazioni di selezione e valorizzazione riguardano solo la plastica".
E poi: "la linea di valorizzazione si basa sulla selezione manuale, che se ha il vantaggio di maggiore impiego di manodopera (quindi maggiore occupazione) per contro è caratterizzata da una minore produttività" (peccato che la Poli abbia detto l'esatto contrario, cioè che le macchine non riescono ad essere efficienti come l'uomo e che costano troppo).
E ancora: il materiale utilizzato per il riciclo è costituito da scarti industriali "non certo dal residuo secco di provenienza urbana" perchè quello che ci è stato indicato dalla Poli aveva molto materiale plastico ma non abbiamo visto spazzolini da denti, bastoncini igienici per orecchie, carta da forno, ecc., rifiuti tipici del bidone grigio.

Tutti questi elementi "hanno fatto pensare che il rifiuto secco residuo mostratoci debba provenire da un altro impianto di trattamento e non direttamente dalla raccolta".
In sintesi, Conero Ambiente dice che la Poli sta cercando di fregarci e che il suo impianto non ricicla l'indifferenziata ma altre plastiche. Queste certezze si basano su "da quello che si è potuto vedere" e il fatto che mancassero spazzolini da denti e cotton-fioc "hanno fatto pensare" a un imbroglio.
Evidentemente, Sindaco, Assessore, Giunta e maggioranza hanno condiviso il giudizio e ritenuto le relazioni valide ed attendibili.

A questo punto, ho cercato l'indirizzo dell'impianto di Tergu (SS) realizzato dalla Provincia di Sassari con la consulenza della Sig.ra Poli di Vedelago, e ho parlato con il Direttore per fargli qualche domanda.

2) Intervista al Direttore dell'impianto di trattamento e selezione rifiuti di Tergu (SS)

Domanda: è vero che l'impianto è stato finanziato dall'Unione Europea?
Risposta: sì, sono stati utilizzati i fondi POR

D: come funziona l'impianto? Quali rifiuti entrano e cosa ne esce?
R: attualmente abbiamo solo una linea, quella di valorizzazione della raccolta differenziata, che dà lavoro a 30 dipendenti con un turno di lavorazione. Visto il lavoro che c'è, stiamo per mettere anche un secondo turno, così gli occupati saliranno a 50. Attualmente trattiamo la differenziata, ma stiamo per realizzare la seconda linea dell'impianto, quella che prevederà l'installazione dell'estrusore, cioè del macchinario che ricicla l'indifferenziata e la fa diventare materiale per l'edilizia e l'industria locale.

D: da quando avete avviato la collaborazione con il Centro Riciclo Vedelago, a che livello di differenziata siete arrivati?
R: all'80%, soprattutto grazie al nostro impegno e alle varie iniziative adottate. La vicina Sassari invece è al 30%.

D: ma allora, scusi, se l'indifferenziata è così poca, che convenienza avete a realizzare l'estrusore? Non è che vi costa più di quello che poi produrrete? Oppure volete riciclare l'indifferenziata di Sassari?
R: no, no, l'estrusore ci servirebbe anche adesso! Con la linea che abbiamo che valorizza la raccolta già differenziata, ovviamente ci sono gli scarti, cioè gli errori che i cittadini fanno mettendo nella differenziata rifiuti che non vi andrebbero.
E questi errori per il nostro impianto sono un costo, perchè dobbiamo smaltirli in discarica. Con l'estrusore li ricicleremo e avremo ulteriori utili. Noi non vogliamo portare in discarica più nulla.

D: l'impianto è attualmente in utile?
R: sì

D: in quanto tempo lo avete realizzato?
R: i lavori sono stati completati in 9 mesi

D: con quali modalità è stato individuato il progetto?
R: con un bando di gara ad evidenza pubblica, che è stato vinto dalla Poli.

D: quindi si ritiene soddisfatto della scelta effettuata? Lo consiglierebbe anche al nostro Comune?
R: certamente! Ma, guardi che tempo fa
MI HANNO GIA' TELEFONATO MESI FA DAL COMUNE DI ANCONA (O FORSE ERA UN TECNICO DEL CONSORZIO) PER PRENDERE INFORMAZIONI SUL NOSTRO IMPIANTO......




Leggi e commenta: 
http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/ancona/2011/01/ma-quale-riciclo-mentono-sapendo-di-mentire-vogliono-discarica-e-cdr-ecco-le-prove.html

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Furto d'identità, se lo conosci lo eviti

Pubblicato su da ustorio

Gli italiano sono poco informati sul reato, che invece è diffuso: il 26% lo ha subito nel 2010. Le nuove tecniche: il vishing. Indagine Unicri – CPP

 

Clonazione di bancomat e carte di credito, ma anche addebiti per servizi o prodotti mai acquistati e mai richiesti, contratti mai effettuati. Sono tutti esempi di reati che derivano da quello che si chiama furto d'identità, un vero e proprio business mondiale con un giro d'affari miliardario, ma che gli italiani conoscono poco e dal quale non sanno difendersi adeguatamente.

 

E il risultato è che nel 2010 circa un italiano su quattro ne è rimasto vittima. I dati sono contenuti in un'indagine realizzata dall'Unicri, l'organizzazione dell'Onu che si occupa di prevenzione del crimine (acronimo per United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute), per la filiale italiana diCPP, multinazionale attiva nei servizi di prevenzione dalle frodi.

 

È stata svolta un'inchiesta su 800 persone fra i 25 e i 60 anni, da cui si rileva una scarsa preparazione: uno su cinque non saprebbe a chi rivolgersi nel caso gli succedesse, solo il 4% si definisce molto informato sull'argomento. Nel 2010 quasi il 26% degli italiani è stato oggetto di un tentativo, riuscito o meno, percentuale che corrisponde a circa otto milioni di persone.

 

Un terzo circa degli italiani, il 31,1%, conosce il pishing, la tecnica con cui si inviano delle finte mail, che assomigliano in tutto e per tutto a quelle per esempio della banca, e che vengono usate come esca per farsi dare dei dati. Chi è stato vittima di questo reato spesso reagisce dimostrando un'improvvisa diffidenza per strumenti quali l'e-commerce (il 18% non lo usa più per timore di ripetere l'esperienza).

 

In generale, solo il 38,9% si definisce molto preoccupato di questo fenomeno. E anzi l'80% lascia tranquillamente online nome, cognome e indirizzo email, numero che sale al 92% nel caso dei giovanissimi. Mentre una persona su tre lascia anche il numero del cellulare.

 

In generale, comunque, spiega Angelo Pascarella, analista, «c'è una confusione sulla frode e il furto d'identità» per cui «la frode spaventa, il furto d'identità no».

 

Eppure si tratta di un business molto redditizio. In Gran Bretagna ha totalizzato ricavi di 3,1 miliardi di euro nei primi dieci mesi del 2010. In Italia, secondo un'indagine Abi, il fatturato del settore è compreso fra 1,6 e 2 miliardi. E secondo Raoul Chiesa, esperto informatico dell'Unicri, «quest'anno e il prossimo il fenomeno esploderà, complice anche l'uso sempre più intensivo dei dispositivi mobili per andare su Internet». Secondo Chiesa, a livello globale i ricavi di questo crimine hanno superato quelli dei traffici di armi e di droga.

 

Fra l'altro, le tecniche sono sempre più sofisticate. Ad esempio sta prendendo piede il "vishing", ancora poco diffuso in Italia (ma invece presente in America e in Asia), che unisce il pishing al Voip, utilizzando quindi le telefonate che passano da internet. Può succedere che il truffatore si spacci per un addetto della banca (e sul display appare il vero numero dell'istituto di credito), chiedendo informazioni sensibili.

 

Il consiglio numero uno per difendersi è evidentemente quello di proteggere i proprio dati, non diffonderli via internet, non fornirli a persone che non si conoscono.

 

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Furto d’identità, esposto un italiano su quattro

Pubblicato su da ronin

 

Il 25.9% degli italiani è esposto al rischio di furto d’identità: è questa la conclusione a cui è giunta la ricerca “Il Furto di identità: immagine, atteggiamenti e attese dei consumatori italiani” commissionata da Cpp Italia all’Unicri (United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute) sulla base dei dati relativi ad una ampia casistica di problemi comprensiva di «clonazione di carta credito, bancomat o telefono cellulare, addebiti per prodotti e servizi anche via Internet non richiesti/consegnati e le adesioni a contratti via Internet o telefono senza saperlo».

 

Molta preoccupazione formale (l’80% degli utenti si dice attento al fenomeno), ma scarsa conoscenza sostanziale del problema: in questa discrepanza sembra racchiudersi l’intero problema di una utenza italiana che recepisce facilmente l’allarme relativo ai pericoli, ma al tempo stesso dimostra una certa inerzia nell’apprendere le modalità per assicurare i propri dati ed evitare le maggiori situazioni di rischio. In caso di problemi, inoltre, il 19% degli intervistati ha ammesso di non aver idea di chi poter contattare per poter agire rapidamente in propria difesa.

 

Per gli intervistati Internet è considerato, da un lato, un luogo pericoloso, dall’altra è il luogo preferito dove effettuare operazioni potenzialmente rischiose, quali rilasciare proprie informazioni personali, eseguire transazioni economico-finanziarie e scambiare informazioni personali con amici. Meno del 4% degli intervistati dichiara, infatti, di essere molto informato su questo fenomeno dai media

Walter Bruschi, managing director di Cpp Italia, ha commentato i dati emergenti sottolineando quanto la scarsa conoscenza dei problemi possa portare in molti casi ad una nociva diffidenza che rischia di farsi virale: il continuo propagarsi di falsi allarmi e di immotivate preoccupazioni (che una semplice conoscenza dei fatti consentirebbe di affrontare e vagliare con maggior consapevolezza) è infatti ciò che allontana dalle opportunità senza tuttavia far nulla contro i reali pericoli. E ciò, sottolinea Bruschi, «determina un danno a catena per tutto il sistema economico».

 

 

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Italia, WiFi tra Pisanu e iniziative locali

Pubblicato su da ronin

L'anagrafe di Milano apre un hotspot gratuito, primo passo del progetto modulare del comune. Ma le autorità si muovono senza certezze sugli obblighi di registrazione previsti dalla normativa ancora da scrivereare  

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 Iniziative locali stanno cercando di dare risposta alla situazione di confusione venutasi a creare con l'abrogazione dei termini di identificazione, relativi alle reti wireless pubbliche, avvenuta con il Decreto Milleproroghe. La decadenza dei commi 4 e 5 dell'art. 7 del cosiddetto Decreto Pisanu, che prescrivono gli obblighi di identificazione mediante documento di identità di chi si connette agli hotspot, ha lasciato il campo scoperto e in balia dei dubbi: abrogati sono stati solo i termini prescritti per la registrazione degli utenti o la necessità stessa di una forma di identificazione?

In attesa, insomma, che l'abrogazione del decreto sia convertita in legge (60 giorni la finestra temporale del farlo), oggi a
 minacciare l'umore degli osservatori in attesa di un chiarimento in materia arriva una fonte del Ministero degli Interni, intercettata dal Corriere della Sera,secondo cui "lo staff del ministro Roberto Maroni è blindato in questi giorni al Viminale per trovare delle soluzioni tampone che, per certi versi, potrebbero essere un passo indietro".

Fra le ipotesi paventate rimangono d'attualità quelle che parlano di
 riconoscimento dei navigatori tramite SIM telefonica o carta di credito. Tuttavia, mentre la situazione attende di essere chiarita, soggetti pubblici si stanno muovendo per occupare questo spazio ancora confuso: ultima notizia riguarda il via al piano del Comune di Milano che prevede un'autostrada WiFi da piazza Castello a San Babila, nonché accessi interni di palazzi e locali.Si parla di collegare diverse reti (quella di Atm, del Sistema controllo traffico e territorio Sctt, di Campus 2, e in un prossimo futuro anche di Metroweb) per creare un sistema modulare ampliabile col tempo e con l'aggiunta delle reti private. Due i vincoli alla gratuità previsti: un massimo di 2.500 connessioni contemporanee e un tempo massimo di un'ora (a parte che per il collegamento a siti istituzionali).

A gestire l'operazione sarà ATM: gestirà il portale d'accesso comune agli hotspot collegati e realizzerà un
 Network Operation Center che, tra l'altro, avrà il compito di identificare gli utilizzatori del WiFi e soprattutto dettare le regole per l'accesso, tra cui il problema dell'handover, cioè del passaggio tra diversi access point senza interruzione del collegamento.

I prossimi passi del progetto saranno l'estensione alle aree coperte dalla rete Sctt (San Siro, il parco di villa Scheibler, l'area dei Navigli) e la realizzazione del
 WiFi indoor che punta a collegare 220 edifici comunali e 480 scuole. Nonché la sperimentazione di servizi aggiuntivi come videochiamate o infomobilità, infotraffico, guide turistiche interattive o opzioni georefrenziate, in grado di informare l'utente di tutti i punti di interesse nelle vicinanze. 

Per il Wifi interno il primo ufficio
 a muoversi è l'Anagrafe centrale di via Larga, che ha annunciato un hotspot che offre un'ora di navigazione gratuita a 54 Mbps ai cittadini in fila, previa autenticazione via cellulare (dando il proprio numero per ricevere unapassword via sms).

Gli accessi garantiti da Milano si vanno ad aggiungere agli altri esempi di autorità locali che si stanno muovendo sul fronte WiFi senza aspettare la chiarificazione del legislatore in materia di controllo degli accessi, fornendo di fatto delle risposte locali al problema: ai 1.250 hotspot del Trentito Alto Adige (gratuiti, basati su un modello di business con pubblicità geolocalizzata inserita nella navigazione), ai 150 che il comune di Venezia ha aperto sul Canal Grande, così come ai
 quasi 500 della Provincia di Roma.

Queste ultime due amministrazioni, peraltro, hanno lanciato il progetto
 Free Italia WiFiinsieme alla Regione Sardegna: puntano a creare una rete federata nazionale che permetta di accedere con le stesse credenziali da tutto il territorio nazionale a hotspot simili.

Anche Poste Italiane sempre pronta ad un'offerta WiFi, magari per rendere le file meno faticose da digerire: l'AD Massimo Sarmi starebbe valutando un piano per aprire (per il momento solo in alcuni dei 14mila uffici sparsi sul territorio) gratuitamente la sua connessione, magari con qualche forma di limitazione (in termini di monte dati di traffico al giorno).

Nonostante gli impegni assunti dalle amministrazioni locali è la confusione che vige a livello nazionale che rischia di bloccare tutto: basti pensare che il ministero degli Interni
 starebbe valutando se sanzionare Genova e Perugia per difetti formali sull'apertura di hotspot pubblici.

 

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Internet, la riscossa dei nonni

Pubblicato su da ronin

In rete sono molto più numerosi dei teenagers. In Italia, gli internauti sono 25 milioni, di cui la metà si collega tutti i giorni. I dati Audiweb

 

Con una battuta si potrebbe dire che l'Italia è sempre stata un popolo di navigatori. Ma oggi, allle onde del mare si sono sostituite le pagine del web.

Per la verità, la Penisola non è fra i paesi che si distinguono per il più alto numero di frequentatori di Internet, continua a scontare un certo ritardo sugli Usa e su altri paesi d'Europa, ma i dati indicano che la situazione sta decisamente migliorando.

Alla fine del novembre scorso, secondo le cifre pubblicate da Audiweb, i navigatori italiani erano 24,7 milioni, con un incremento del 10,7% rispetto allo stesso mese del 2009. In pratica, il 45% della popolazione si collega alla rete almeno una volta al mese. E una sorpresa è rappresentata dal fatto che i nonni sono molto più attivi dei nipotini: le persone di età compresa fra i 55 e i 74 anni che vanno online tutti i giorni sono quasi mezzo milione in più dei giovanissimi fra i 18 e i 24.

Il numero di 25 milioni comprende tutti coloro che si collegano almeno una volta al mese. Quelli che invece su invece si definiscono utenti attivi, che cioè si collegano quotidiniamente sono la metà, 12,6 milioni, comunque in crescita dell'11,3%. In un giorno medio restano in rete per un'ora e 32 minuti e consultano 181 pagine a testa.

Sempre nel giorno medio, sono più numerosi gli uomini delle donne, sette milioni contro 5,5. La divisione per fasce d'età vede primeggiare chi ha fra i 35 e i 54 anni, con quasi sei milioni di utenti attivi (per la precisione, 5milioni 981mila), ovvero il 47,6% del totale. Stanno in rete mediamente un'ora e mezza al giorno. Seguono i giovani fra i 25 e i 34 anni, a quota 2,6 milioni, il 20,9%, che però si fermano sul web leggermente più a lungo, circa un'ora e 42 minuti.

In terza posizione, e qui c'è la sorpresa, gli over 55, che sono 1,7 milioni. Decisamente più numerosi dei teenagers fra i 18 e i 24 anni, che invece sono meno di 1,3 milioni. Questi ultimi però sono quelli che restano collegati più a lungo, circa un'ora e 47 minuti, contro un'ora e 18 minuti dei nonni.

La ripartizione geografica vede primeggiare il nord ovest, con 3,9 milioni di utenti quotidiani, seguito da sud e isole, 3,7 milioni. Distanziati il centro, con due milioni di utenti attivi, e fanalino di coda il nord est, a quota due milioni.

Infine le fasce orarie in cui si naviga maggiormente. La più frequentata è quella fra le 12.00 e le 15.00 quando l'audience registra una media di 6,4 milioni di utenti, dato che poi rimane abbastanza stabile fino alla prima serata, quando fra le 21 e le 24 si scende a circa cinque milioni. Il web è molto visitato anche la mattina, con 5,6 milioni di utenti attivi.

 

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Decreto Pisanu, il lungo addio

Pubblicato su da ronin

Pare il titolo di un romanzo hard boiled, ma è un giallo che riguarda il wireless del Belpaese. Tra leggi abrogate e decreti che sopravvivono, data retention e obblighi di identificazione, la trama si infittisce

 

Roma - 29 dicembre 2010: come anticipato dal ministro Maroni, il WiFi del Belpaese viene ufficialmente liberato da autorizzazioni e vari obblighi d'identificazione. Nella Gazzetta Ufficiale si può infatti apprendere come dell'articolo 7 della legge 31 luglio 2005 n. 155 non resti altro che il comma primo.

Il comma 19 dell'articolo 2 del cosiddetto milleproroghe ha infatti modificato la primissima parte del tanto contestato decreto Pisanu, permettendo la sopravvivenza di alcune norme sulle autorizzazioni per chi fornisce connessione wireless come prodotto esclusivo della propria impresa.

In sostanza, tutti coloro che non svolgono preminentemente l'attività di fornitura di connessione (bar, ristoranti, hotel, esercizi pubblici) non rientrano in questa categoria, potendo liberamente installare un access point pubblico senza alcuna comunicazione o autorizzazione dalla Questura.10 gennaio 2011. Un mistero sembra ora aleggiare sull'immediato futuro del WiFi italiano. Un mistero portato da un decreto del ministero dell'Interno datato 16 agosto 2005. All'articolo 2 è infatti previsto che i gestori dei vari internet point abbiano in realtà tutti gli obblighi di identificazione e di monitoraggio delle attività esistenti.

Il decreto del 2005 impone dunque l'adozione di una serie di "misure fisiche e tecnologiche occorrenti per impedire l'accesso a persone non identificate". Come sottolineato dall'avvocato Massimo Melica, l'accesso e il riconoscimento dell'utente sarebbe gestito da società che - in remoto - provvedono all'autenticazione del soggetto tramite carta di credito o SMS.

Non solo. Agli internet point sono attribuiti gli stessi obblighi di conservazione dei dati che hanno gli Internet Service Provider. I termini di conservazione erano stati fissati dall'articolo 132 del codice in materia di protezione dei dati personali: nello specifico 12 mesi per il traffico telematico e due anni per quello telefonico.

La questione del WiFi libero è, ad oggi, materia da azzeccagarbugli: la ipertrofica legiferazione in materia non aiuta la chiarezza del quadro regolamentare.

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via i mercanti dal tempio

Pubblicato su da ronin

Già la parola in sè fa ribrezzo. E infatti, nella storia, i commercianti sono sempre stati giudicati malissimo. Noi invece li idolatriamo.........

 

Non si sente parlare d'altro che di mercato. Anzi di libero mercato: le leggi di mercato, le esigenze del mercato, lo vuole il mercato, non sta sul mercato, è leader del mercato, non ha mercato, è fuoti mercato, hanno occupato il mercato, sono stati puniti dal mercato.

"Mercato". Già la parola in sè fa schifo. Significa la compravendita di oggetti a fini di profitto, una cosa che avrebbe fatto inorridire i nostri lontani antenati i quali percepivano lo scambio solo nella forma del "dono" e del "controdono".

Ma anche quando, più o meno in contemporanea con l'jnvenzione della moneta, cioè del denaro (VII secolo a.C.)

questa gentile abitudine scomparve, il mercato non godette mai di buona fama e quello del mercante fu sempre considerato il più vile e disonesto dei mestieri, indegno di un vero uomo.

I primi mercanti che operano nell'Ellade non sono greci, ma stranieri o meteci. In seguito i greci che si dedicano al commercio provengono dai ceti più poveri e diseredati e non si elevarono mai, nella considerazione sociale se non nelle ricchezze,  nemmeno al livello della classe media che secondo Aristotele era formata esclusivamente da proprietari terrieri.

Nell'Atene del V secolo a.C., che pur se era allora il più importante centro commerciale del mondo occidentale, si disprezza il mercante perché non agisce per dovere o per onore, ma per interesse e per denaro e quindi la sua quotazione sociale non  potrebbe essere più bassa.

In India era fatto assolutamente divieto ai brahmani di acquistare alcunchè con denaro, mentre era ammesso il baratto "puro", alla pari, senza guadagno.

In Giappone il samurai riteneva vergognoso toccare la moneta e se gli veniva donata lo considerava un grave affronto. Addirittura il samurai  non può nemmeno parlare e persino pensare in termini di denaro.

Anche nella società romana, che fu la più materialista del mondo antico e per molti versi, compresa la corruzione, la più vicina alla nostra, la classe merantile (i cavalieri) non raggiunse mai il livello sociale dell'aristocrazia.

Negli ultimi secoli dell'Impero i Padri della Chiesa hanno condannato senza appello l'attività dei commercianti, benchè allora ce ne fossero assai pochi, e secondo San Giovanni Crisostomo dovevano essere espulsi dalla casa di  Dio. Ma anche durante il basso Medioevo tutti i lacci  ed i lacciuoli che la Chiesa, attrverso le eleborazioni, di San Tommaso d'Aquino, cercò di mettere al commercio, ci dicono che l'attività dei mercanti, nonostante avesse ormai un grande rilievo economico, era vista con molto sospetto.

Lutero, e siamo già fuori dal Medioevo, va giù piatto, secondo lui "i commercianti rapinano tutti i giorni tutto il mondo"

Persino Adam Smith, il fondatore della teoria economica moderna, non ha grande opinione dei commercianti, almeno di quelli della sua epoca, di cui denuncia "la bassa rapacità" e le truffe a danno della collettività.

Il mercante si nobilita veramente solo dopo la Rivoluzione industriale, quando diventa "imprenditore", non solo e forse non tanto perché nel frattempo è cambiata, assieme al sistema economico, la mentalità, ma anche perché alcuni elementi della sua attività, come le dimensioni e l'organizzazione dell'azienda, la trsformazione dei prodotti, il suo ruolo di capitano d'industria e di uomini rendono meno percepibile che, nell'essenza, il suo resta pur sempre un miserabile comprare e vendere.

Già agli inizi dell'800 Sismondi, osservandi il movimento, si chiedeva  se gli uomini si fossero messi in società

"non per assicurarsi la felicità, ma per produrre bottoni di metallo e tessuti di cotone a prezzi più bassi"

Eppure proprio questo è successo. Un tempo il modo  era dei santi, dei navigatori, dei poeti, degli eroi, dei guerrieri, degli artisti e la gloria andava a Cesare, a Dante a Leonardo, a Shakespeare.

Oggi, al loro posto ci sono i mercanti. Quelli che Cristo aveva cacciato dal tempio a calci nel culo.

 

di Massimo Fini

 

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1/1/2011 inizia l'era del Wi-Fi libero: sveglia Italia!

Pubblicato su da ronin

                               Un giorno, forse, faremo una rivoluzione

Che non vuol dire dar fuoco ai cassonetti, ma utilizzarli per la raccolta differenziata (e così riciclare tutto, questo sarebbe davvero rivoluzionario).

Un giorno, spero, scopriremo che sempre più spesso il lavoro bisogna crearselo, non cercarlo, perché non c'è quasi più niente da trovare in giro, se non le nostre idee e la nostra passione, se ancora ne abbiamo un pò.

                           (e " se non hai sogni,come fai a realizzarli?")

Un giorno, presto, capiremo che è arrivata l'ora di usare Internet per quello che  davvero è: non " un paio di calzini", come mi ha detto un grande giornalista che non ha capito nulla, ma il più potente strumento a disposizione di ciascuno di noi per cambiare il modo.

                                                     Oggi, nel 2011,

                                 non abbiami alibi se non ci proviamo.

Possiamo svelare le bugie dei governi (lo hanno già fatto).

Fare un partito di cittadini uniti dalla voglia di innovazione (è già successo).

Possiamo unire i cervelli in fuga e farli lavorare assieme da posti lontani (stà capitando).

O anche solo lanciare una startup. o un senplice sito.

Creare del valore mettere in moto intelligenza e servizi,.

Fare ciascuna di queste azioni è molto di più di comportarsi bene: è impegnarsi.

Ma sapendo che comunque vada non sarà vano. Può sembrare una piccola cosa, ma c'è un dio nelle piccole cose.

                                              Come mettersi in rete.

                              Liberare una piazza con una antenna wi.fi.

                            Noi iniziamo da una grande piazza di Milano,

                                              accanto ai nostri uffici.

Quella intitolata a Luigi Cadorna, il generalissimo infausto della prima guerra mondiale.

Andateci fra qualche giorno.

Collegatevi col telefonino, il tablet o il pc.

                             Navigate dove vi pare. Ricominciate a sognare.

                                   E se vlete da allora chiamatela piazza Wired

Ma, soprattutto, fatelo anche voi, se potete: adottate una piazza, liberate una strada, diventate un hotspot.

                                Siamo una rete e più grande sarà la Rete

                                                più forti saremo noi.

                                   Un giorno forse farete la rivoluzione.

                                                Lo so che la farete.

                                   Perché dopo Caporetto viene sempre

                                                     Vittorio Veneto.

 

(Wired, editoriale di Riccardo Luna)

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Il Wi-Fi è libero: lo dice la Gazzetta Ufficiale

Pubblicato su da ronin

Poche parole, ma di altissimo peso specifico:

19. All’articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole: «fino al 31 dicembre 2010, chiunque» sono sostituite dalle seguenti: «fino al 31 dicembre 2011, chiunque, quale attività principale,»;
b) i commi 4 e 5 sono abrogati.

Trattasi del punto 19 del Decreto Milleproroghe approvato alle Camere e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Ed è questo il passo che libera definitivamente il Wi-Fi in Italia dagli obblighi del Decreto Pisanu del 2005, salvo successive integrazioni che occorre attendersi entro le prime settimane del 2011. Per comprendere l’importanza del momento occorre però analizzare i singoli passaggi.

Il testo a cui fa riferimento il punto 19 è quello dalla legge 31 luglio 2005, n.155, a cui vengono apportate due modifiche sostanziali. Cambia anzitutto il comma 1, ove viene mantenuto l’obbligo per cui «chiunque intende aprire un pubblico esercizio o un circolo privato di qualsiasi specie, nel quale sono posti a disposizione del pubblico, dei clienti o dei soci apparecchi terminali utilizzabili per le comunicazioni, anche telematiche, deve chiederne la licenza al questore». Precisando che la fornitura dell’accesso deve costituire l’attività principale in essere, la modifica del comma 1 va ad includere in questo obbligo soltanto i gestori di Internet Point escludendo così da qualsiasi obbligo altre attività quali bar, circoli, ristoranti, hotel, eccetera.

La seconda modifica è una cancellazione definitiva dei commi 4 e 5, ossia:



4. [...] sono stabilite le misure che il titolare o il gestore di un esercizio in cui si svolgono le attività di cui al comma 1, è tenuto ad osservare per il monitoraggio delle operazioni dell’utente e per l’archiviazione dei relativi dati, [...], nonché le misure di preventiva acquisizione di dati anagrafici riportati su un documento di identità dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche ovvero punti di accesso ad Internet utilizzando tecnologia senza fili.

5. Fatte salve le modalità di accesso ai dati previste dal codice di procedura penale e dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, il controllo sull’osservanza del decreto di cui al comma 4 e l’accesso ai relativi dati sono effettuati dall’organo del Ministero dell’interno preposto ai servizi di polizia postale e delle comunicazioni

In termini pratici, insomma, ai gestori di bar e locali pubblici viene del tutto annullato l’onere di registrare gli utilizzatori delle postazioni chiedendo un documento ed archiviando il tutto al fine di consentire un eventuale controllo da parte delle autorità. Decade pertanto del tutto un onere che aveva fino ad oggi impedito lo sviluppo del Wi-Fi pubblico in Italia, strozzando così anche importanti opportunità commerciali per chi può ricavare dalla rete un servizio di sicuro interesse per l’utenza.

Al vuoto normativo che determina la cancellazione prevista nel Milleproroghe, farà seguito un intervento legislativo che andrà a regolare nuovamente il settoreper stabilire come, quando e in che misura sia possibile chiedere agli esercenti eventuali misure di monitoraggio sulle reti gestite. L’intervento che verrà scriverà il nuovo capitolo del Wi-Fi in Italia, ma nel frattempo il 2010 si porta via un peso che la Rete italiana era costretta a sopportare ormai da fin troppo tempo.

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