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Siamo sicuri dei farmaci che usiamo?

Pubblicato su da ustorio

Il più venduto è sempre il paracetamolo: 3.042.300 di confezioni ogni anno. Spesso autoprescritte. Poi la nafazolina, per liberare il naso. In farmacia cerchiamo soluzioni per tutti i mali spendendo 5 miliardi l’anno. Medicine essenziali, rimedi inutili e talvolta pericolosi, dietro il bancone c’è di tutto. Ma mancano i prodotti salvavita. Ecco i veri effetti delle cure spiegati dal ginecologo Salvo Di Grazia nel suo libro "Salute e Bugie" (ed. Chiarelettere)

di Chiara Daina | 22 febbraio 2014

Più informazioni su: Farmaci, Farmaci Generici, Farmacie, Malattie.

Siamo un popolo di malati immaginari. Ogni anno spendiamo 5,1 miliardi di euro in farmaci che non servono a curare delle patologie. Nella top ten dei più venduti al primo posto c’è il paracetamolo: 3.042.300 confezioni divorate nei primi sei mesi del 2013. Dosi da cavallo anche di nafazolina, un decongestionante nasale, secondo in classifica con 1.913.808 flaconi. Seguono fermenti lattici, gel antinfiammatori, analgesici (1.486.898 confezioni), lassativi e antinfiammatori per bocca (un milione e 300 mila). Per non parlare delle scorpacciate di pseudo toccasana.

Ventre piatto e piatto pieno
Pillole che fanno venire gli occhi di lince, il corpo agile senza cognizione di età anagrafica, il ventre piatto. Poi creme anti-buccia di arancia, per zigomi levigati, labbra salvagente, chiome folte su base extra glabra. Il resto della spesa, di un miliardo, lo paghiamo per i farmaci cosiddetti di fascia A, essenziali per le malattie croniche, e rimborsati dal Sistema sanitario nazionale con l’eventuale aggiunta di un ticket, da uno a 4 euro, che varia da regione a regione. Noi ci concentriamo sui primi, quelli più superflui, di cui le donne dai 15 ai 64 anni sono le prime consumatrici. Sbarco in farmacia, allora: il pianeta del superuomo. Uomo duracell, immortale Peter Pan, statua di carne scolpita, immune da tallone di Achille, stanchezza, virus e batteri. Illusione mastodontica dell’uomo che affida la sua salute allo spot pubblicitario e finisce per credere ai miracoli.

Blackout della scienza nel mirino di Salute e bugie (Chiarelettere, pagine 256), il libro in uscita il 6 febbraio firmato da Salvo Di Grazia, 46 anni, ginecologo, autore del blog Medbunker, una collezione di scomode verità nel campo medico e farmaceutico. Le bufale si sanno, ma non si vogliono ammettere. Fa piacere pensare che c’è un rimedio a tutto. “Di solito il medico accontenta il paziente”, Di Grazia lo dice fuori dai denti, “frastornato da slogan salvifici, arriva con la lista della spesa e pretende a ogni costo il benessere promesso”. Premessa: “Non voglio demolire né la scienza, né i farmaci. Sottolineo l’importanza di non abboccare ai falsi miti”. L’unico antidoto allora è informarsi. Se entri in farmacia il cerume nelle orecchie è un disturbo. Il farmacista ti suggerisce di ficcarti un cono giallo ocra, dai 4.50 euro ai 5, dentro l’orecchio e accendere l’estremità opposta per un pulito sicuro. “Il calore non può sciogliere il cerume ma il materiale del cono, simile alla cera, che può scivolare fino al timpano provocando danni”, spiega Di Grazia.

Braccialetti e mal di mare
Il terrorismo del mal di mare o d’auto ha lanciato sul mercato le fasce per i polsi. Valore 16.50 euro. Soldi buttati via. “Premono su un punto del polso che non c’entra col meccanismo della nausea”, continua il medico. E poi l’equilibrio: se manca, sei fritto. Quindi devi comprare il braccialetto dell’equilibrio, di gomma, che però dona un effetto placebo. Anche quelli di rame contro l’artrite: “Non scaricano energia negativa perché il rame non interagisce con il nostro fisico”. Quarto fenomeno “paranormale”: la spossatezza. Urge abbuffata di vitamine e integratori. Ce ne sono per l’uomo, la donna, l’anziano e il bambino. Per crescita,gravidanza, menopausa, sport e arrivo della primavera. Belle invenzioni. Ovviamente care: da due euro per una barretta. O carissime: dai 15 euro ai cento euro per bustine antiage. “Basta mangiare frutta e verdura di stagione per soddisfare il nostro fabbisogno vitaminico quotidiano. Le vitamine in eccesso non possono essere immagazzinate dalle cellule e sono eliminate con le urine. In certi casi il sovradosaggio è addirittura nocivo: troppa vitamina D fa aumentare la pressione, provoca nausea o debolezza”.

Impotenza sessuale da 40 euro
Quinto problema: l’impotenza sessuale, frequente tra i sessantenni (magari diabetici o con infiammazioni alla prostata), che partono alla caccia delle pillole blu o gialle, quelle di marca, da 40 euro. Oppure bianche, equivalenti, euro 11. Servono a dilatare i vasi sanguigni dell’organo sessuale. Sono efficaci, ma solo in chi ha problemi di erezione. Una fregatura è invece l’afrodisiaco naturale (fino a 30 euro), un multivitaminico con mini quantità di erbe amazzoniche o asiatiche con presunti poteri eccitanti. Per questo non serve la ricetta del medico. “Altro effetto placebo, il corpo assumendo la superpillola reagisce positivamente agli stimoli mentali. Ma chi soffre di problemi sessuali seri non può contare neanche su questo”.

Ennesimo spauracchio da impatto pubblicitario: rughe, cellulite, smagliature, pelle floscia. Allora via con le cazzuolate di creme (rosina, panna, bianche, trasparenti) da 60 euro a botta. O da 35. O da 20, ma mai sotto questa cifra in farmacia. Al supermercato costano meno della metà. L’effetto non cambia: ci sono creme più o meno idratanti. Stop. Non scaccia solchi sul viso o cuscinetti su cosce, glutei e fianchi. La nostra epidermide è una barriera, per fortuna. Vi immaginate se dovesse davvero assorbire tutto quello che entra in suo contatto? Lasciamo perdere.

Contro il panico da calvizie ma i capelli non ricrescono
C’è il panico da calvizie. La non malattia per eccellenza. Uomini mettetevi il cuore in pace: se il bulbo del capello è atrofizzato, non saranno certo ettolitri di fiale di minoxidil da 20 o 70 euro a risolvere il disagio (stimola la microcircolazione e basta). O brevetti stranieri che ti vengono venduti a centinaia di euro. Magari abbinati a uno dei venti shampoo a disposizione per la finzione e uno dei dieci tipi di compresse orali: pacchetto all inclusive di almeno 60 euro. “Ci sono prodotti che ritardano la caduta ma provocano effetti collaterali per il fegato o diminuiscono il desiderio erotico”.

Omeopatico non vuol dire sempre e solo naturale
L’omeopatia ha basi teoriche molto dubbie. Non va confusa con infusi o pasticche alle erbe (fitoterapia). “Quanti di voi sanno che in un rimedio omeopatico non c’è traccia del principio attivo che dice di ‘contenere’?”: domanda Di Grazia nel suo libro. Omeopatia significa che il simile cura il simile. Per esempio, la puntura dell’ape va guarita con il veleno dell’ape a patto che sia super diluito. Si parla così di “medicina ultradiluita”: il principio attivo subisce continui passaggi nell’acqua finché della sostanza originale non rimane più niente. Allora conta come la pozione magica delle streghe. Il medico fa un esempio: “L’Oscillococcinum, uno dei più noti rimedi omeopatici al mondo, pesa un grammo e contiene l’85 per cento di saccarosio e il 15 per cento di lattosio. Totale: 100 per cento di zucchero. Nessun trucco da parte dell’azienda produttrice: quel granulo è puro zucchero e costa pure mille euro al chilo”. La conclusione è intuitiva: “I prodotti omeopatici – dice l’autore – non guariscono da malattie serie come asma, crisi allergiche, bronchiti”. E la gamma dei 38 fiori di Bach per insonnia, claustrofobia, e di tutto? Parenti degli omeopatici, preparati all’istante dietro il bancone dal farmacista: da 15 euro.

Agopuntura e leggende metropolitane
Non è millenaria, è nata nella Cina di Mao Tse-tung per soddisfare la gente povera che non poteva pagarsi le cure occidentali. Oggi invece è una tendenza chic per gente benestante. Come funziona? “L’agopuntura – piega Di Grazia in “Salute e bugie” – si basa sul presupposto che ogni malattia è originata dallo squilibrio di presunte energie del nostro organismo. Per tornare in salute bisogna stimolare con degli aghi sottili i punti di agopuntura, che risiedono su linee immaginarie, i ‘meridiani’, che non esistono anatomicamente e non hanno un senso dal punto di vista medico: non ci sono infatti vasi sanguigni o fasci muscolari corrispondenti a quei punti”. Risultato: l’agopuntura può avere al massimo un effetto antidolorifico.

Si chiama dieta si legge lassativo
Con 1,80 euro, al massimo due, ti compri l’illusione di una barretta dietetica, di solito ricoperta di cioccolato, che ti aspetta in pole position alla cassa. Fino a 40 euro per le pillole brucia grassi: in realtà dei lassativi o dei diuretici a base di alghe che gonfiano lo stomaco con senso di sazietà. Fuori dalle farmacie di regimi dimagranti ce ne sono per tutte le nevrosi: da quella alle banane a quella legata al gruppo sanguigno. Perfino la dieta dei colori.

Il vaccino previene ma non è una cura
“Alcuni vaccini non sono per tutti – avverte il ginecologo – quello antinfluenzale è consigliato solo per certe categorie a rischio (cardiopatici e diabetici per esempio), perché l’influenza non è una malattia letale”. Nel 2013 si è vaccinato il 7,3 per cento della popolazione italiana, cioè il 15 per cento in meno rispetto a dieci anni fa. L’iniezione, sottocute e fai da te, vale 7/8 euro. Un errore frequente è considerare il vaccino una terapia anticancro. Salvo Di Grazia cita il caso della vaccinazione anti-Hpv (Human Papilloma Virus) spacciato contro il cancro del collo dell’utero. Falsità.

Il Fatto Quotidiano del Lunedì, 3 febbraio 2014

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PENTOLE, BIANCHERIE, DETERSIVI, MOBILI ED ELETTRODOMESTICI. ECCO COME IL REDDITOMETRO ENTRERÀ NELLE CASE PER CONTROLLARE LE VOSTRE SPESE.

Pubblicato su da ustorio

Il nuovo sistema di monitoraggio terrà in considerazione tutti gli aspetti della vita quotidiana. Diversi elementi verranno presi in considerazione per rilevare la reale capacità di spesa al fine di stanare gli evasori.

Redditometro. Cosa mai sarà? Si tratta di uno strumento utilizzato dal fisco per dare la caccia agli evasori. Tecnicamente è un metodo sintetico di accertamento. Dal confronto tra i redditi dichiarati dai contribuenti, tenore di vita, spese effettuate e beni posseduti, si cercheranno di individuare eventuali incongruenze. Il nuovo redditometro, che entrerà in vigore il prossimo anno, sarà molto più analitico. Saranno 100 le voci di spesa che prenderanno in considerazione tutti gli aspetti della vita quotidiana e riveleranno la vera capacità di spesa degli italiani. Questo nuovo sistema riesce a differenziare i contribuenti per varie categorie, aree geografiche e stato civile. Lo scopo è quello di determinare un reddito unitario da attribuire al contribuente, sulla base delle seguenti classi di elementi:spese certe, spese per elementi certi, spese per incrementi patrimoniali, quota di risparmio formata.

La proprietà immobiliare prima di tutto. Tra le molte voci di spesa, non mancheranno quelle riguardanti la proprietà immobiliare e la gestione della casa, anche se non sarà più un elemento prevalente. Probabilmente i più colpiti dal nuovo redditometro saranno gli acquirenti di immobili. Ma l'anomalia consiste nel fatto che lo strumento monitora le incongruenze nell'arco di un anno e inevitabilmente registrerà come una grossa irregolarità l'acquisto di un immobile senza tener conto della storia patrimoniale dell'acquirente. Di conseguenza, chi ha sottoscritto un mutuo, acquistato una casa o ricevuto immobili in eredità dovrà esibire al fisco tutti i documenti giustificativi (atti notarili, fatture dell'agenzia immobiliare, ecc.) se non vuole incorrere in problemi di natura fiscale.

Come funziona il Redditest? Il nuovo redditometro è già in uso in fase di sperimentazione presso le associazioni di categoria e gli ordini professionali attraverso il software denominato ReddiTest. Ovviamente questo nuovo strumento sarà attivato solo nel momento in cui il fisco individuerà delle incongruenze tra redditi dichiarati e spese effettuate. Sarà dunque una soglia di congruenza prestabilita a determinare il procedere o meno di controlli. E se un rischio lieve non comporta verifiche, uno medio (con uno scostamento di circa il 20%) attiva una fase di contraddittorio tra contribuente e amministrazione; un rischio alto dà luogo, infine, ad un controllo mirato e ad un vero e proprio accertamento.

Questa novità ha scatenato, non del tutto ingiustificatamente, un certo panico tra gli italiani. Tuttavia l'Agenzia delle Entrate ha ribadito che chi è in regola non ha nulla da temere.

Le categorie e le spese sotto la lente. Il nuovo redditometro si articola in diverse categorie e voci. In maniera sintetica, senza scendere in tecnicismi poco comprensibili, cerchiamo di analizzare quelle che ci riguardano più da vicino:

abitazioni: la disponibilità della casa di residenza potrà influenzare l'esito delle verifiche fiscali. In questa categoria vi rientrano tutte le spese strettamente connessa alla gestione di una casa (per esempio i collaboratori domestici);
investimenti mobiliari e immobiliari: interessano soprattutto le voci fabbricati e terreni;
canoni di locazione: se si possiede una seconda casa, data in locazione, i canoni percepiti saranno computati per la determinazione del reddito complessivo;
consumo dell'acqua e spese condominiali: queste rientrano tra le “spese per elementi certi”. Il fisco presume che chi è in possesso di un immobile debba sostenere delle spese per abitarlo e per mantenerlo. Per tali ragioni tutte le spese che ruotano intorno alla casa potranno essere prese in considerazione per valutare se il reddito percepito può considerarsi congruo o meno al tenore di vista sostenuto;
spese sostenute per la manutenzione della casa: si parte dal dato medio mensile del contribuente (secondo l'area geografica e la tipologia familiare), lo si divide per 75 metri quadrati e poi lo si moltiplica per il numero di metri quadrati della casa che si abita, sia essa di proprietà o in affitto. Il valore finale va messo in rapporto alla quota e al periodo di possesso nel corso dell'anno considerato dal fisco;
mobili ed elettrodomestici connessi alla abitazione. i controlli verranno effettuati secondo la media Istat di riferimento (area geografica di residenza e tipologia familiare di appartenenza) moltiplicati per il numero di casa in proprietà o locazione, rapportando il valore finale alla quota e al periodo di possesso nel corso dell'anno.
biancherie, detersivi, e pentole: rientrano nella voce altri beni e servizi per la casa verrà calcolata in base alla media Istat verrà rapportata al numero di case di proprietà e affitto.
Si valuta che i contribuenti che cadranno sotto la lente del redditometro non saranno più di 35 mila. Ma non partiamo con il piede giusto visto che dall'esame delle dichiarazioni dei redditi relative all'anno d'imposta 2008 è stata rilevata una discordanza tra il tenore di vita mostrato e quanto dichiarato nell'ordine del 74,6%. Fortunatamente, grazie al parere emanato dal Garante della Privacy, i controlli non potranno essere “selvaggi” ed indiscriminati ma sarà utilizzato solo in caso di evasione "spudorata" e, ad ogni modo, ampio spazio sarà garantito alla fase di contraddittorio con il contribuente. A questo proposito, visto l'alto grado di “intrusività” dello strumento, il Garante per la Privacy ha messo in guardia l'Agenzia Entrate: le spese medie ISTAT sono legittimamente utilizzabili in sede di applicazione del redditometro soltanto ai fini del calcolo delle spese connesse ad elementi certi e non per determinare i “consumi correnti”. Il Garante in realtà si preoccupa che le richieste di chiarimenti circa il proprio stile di vita possa violare la privacy del contribuente.

Fonte: CondominioWeb.com

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Arriva la tassa sui telefonini

Pubblicato su da ustorio

Aumenti fino al 500% rispetto all’imposta attuale al momento dell’acquisto di qualsiasi strumento tecnologico con memoria interna

Una nuova tassa sta per abbattersi sull’hitech. A essere colpiti saranno smartphone, tablet, computer fissi e mobili. Ma anche chiavette Usb, hard-disk esterni, Tv con funzione di registratore e decoder. In pratica tutti i dispositivi elettronici che funzionano da archivi digitali. Uno sgradito balzello (vedi tabella), ancora una volta a carico degli utenti finali. Andrebbe da 5,20 euro per i nuovi smartphone e tablet che acquisteremo in futuro, fino a toccare 40 euro per i decoder con memoria interna da 400 GB. Dunque una cifra che peserà maggiormente sui dispositivi low cost. Una manovra maldestra che potrebbe indebolire i prodotti di fascia bassa. Non solo. Da notare che la tassa, incidendo sul prezzo finale dei prodotti, è gravata della nuova aliquota Iva al 22%. Il termine “burocratese” con cui si definisce è: «Rideterminazione dei compensi per copia privata». Tuttavia al ministro Massimo Bray, responsabile del ministero dei Beni, Attività culturali e Turismo, spetta l’ultima decisione e al momento ha bloccato la tassa in attesa di sentire tutte le parti in causa per poi decidere. (Leggi l’articolo intero sul Corriere)

Tabella: come cambieranno gli importi con l’entrata in vigore del Decreto Ministeriale

 Arriva la tassa sui telefonini

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