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TARIFFA DI RETE D1 PER L’EFFICIENZA ENERGETICA

Pubblicato su da ustorio

Nuova tariffa di rete D1 per l’efficienza energetica13/01/2014

di Alfredo Pesce


L'Autorità per l'Energia (AEEG) ha approvato,con la Delibera 607/2013/R/eel del 19 dicembre 2013, l’introduzione della cosiddetta tariffa ‘’D1’’ la nuova tariffa di rete per i consumi ad alta efficienza, che risulterà svincolata dal volume dell’energia elettrica utilizzata e più aderente agli effettivi costi dei servizi di rete: il trasporto, la distribuzione e la gestione del contatore.

Questa nuova impostazione tariffaria rientra in un pacchetto di aggiornamento complessivo delle tariffe di trasmissione e distribuzione previsto per il 2014; la finalità è allinearsi alle normative europee e nazionali in virtù della delibera 204/2013 che prevede l’avvio di una riforma tariffaria che agevoli il raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica, dell’impiego di fonti rinnovabili e della eliminazione dei sussidi incrociati, oltreché favorire la diffusione delle tecnologie innovative quali, ad esempio, le pompe di calore, le piastre ad induzione, i veicoli elettrici.

La nuova tariffa sarà costante, a prescindere dai consumi, e potrà essere applicata alle forniture di energia elettrica sia con contratti di mercato libero sia di maggior tutela per l’abitazione di residenza; questa tariffa verrà applicata, a livello sperimentale e su base volontaria, ai clienti domestici che hanno deciso di riscaldare la propria casa utilizzando esclusivamente pompe di calore.

L’enorme potenziale di efficienza e risparmio energetico conseguibile mediante l’impiego di pompe di calore elettriche ha fatto sì che la tecnologia assumesse, negli ultimi anni, un ruolo determinante in quasi tutta Europa, meno che in Italia dove, il costo eccessivo dell’energia elettrica, ne ha scoraggiato l’impiego e la diffusione. È ben noto che le pompe di calore risultano sempre convenienti: innanzitutto oltre che a fornire calore, possono dare anche raffrescamento, dunque far risparmiare sull'eventuale acquisto e/o utilizzo di un condizionatore; in secondo luogo, la pompa di calore elettrica è ancora più conveniente nel caso la si abbini ad un impiantofotovoltaico, consentendo di massimizzare l'autoconsumo dell'elettricità prodotta.

Ricordiamo che attualmente, per via di una politica energetica relativa alle utenze domestiche, legata ancora a tariffazioni imposte nel periodo post crisi energetica del 1973, una famiglia tipo deve sorbirsi un surplus del 35% circa in bolletta per i servizi di rete e, per chi consuma tanto, queste possono salire fino al 48% della spesa; in più i servizi di vendita riferiti al prezzo dell’energia elettrica consumata, arrivano al 50% circa della spesa totale.

Va detto che la normativa italiana prevede che le abitazioni climatizzate da pompe di calore possano usufruire di un secondo contatore in parallelo dedicato con tariffa lineare per usi diversi, BTA. Non sempre però la richiesta della seconda presa risulta tecnicamente fattibile ed economicamente sostenibile per l’utente finale. In ragione di ciò, l’AiCARR (Associazione Italiana Condizionamento dell'Aria Riscaldamento e Refrigerazione) al fine di non declassare le pompe di calore (tecnologia che utilizza fonte rinnovabile) rispetto a energie rinnovabili quali ad esempio il solare fotovoltaico, ha proposto l’installazione, dietro incentivo, di un secondo contatore per le pompe di calore, una tariffazione dedicata e una riduzione degli oneri generali (voce di spesa in bolletta) con l’eliminazione della componente A3.

Ricordiamo che questa componente è destinata a promuovere la produzione di energia da fonti rinnovabili e assimilate mediante un sistema di incentivi che garantiscono una remunerazione certa per l'energia prodotta e agevolazioni per l'allacciamento degli impianti alle reti. Il sistema degli incentivi prevede che l'energia elettrica generata dagli impianti che ne hanno diritto, sia acquistata dal Gestore del Sistema Elettrico (GSE), a condizioni economiche incentivanti per l'impresa produttrice: la differenza tra i costi sostenuti dal GSE per l'acquisto di questa energia e i ricavi ottenuti dallo stesso GSE per la sua rivendita agli operatori grossisti del mercato, è coperta dai proventi della componente A3.

Condominio Web
http://www.condominioweb.com

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Se il pesce mangia plastica (e poi l’uomo mangia il pesce)

Pubblicato su da ustorio

Nuovo allarme per i rifiuti di plastica che navigano negli oceani

Nuovo allarme per i rifiuti di plastica che navigano negli oceani: alle Hawaii i ricercatori hanno scoperto che la maggior parte dei pesci predatori la ingeriscono e ciò potrebbe avere ripercussioni anche sulla salute dell’uomo che li mangia.

L’equipe di ricerca ha analizzato il contenuto dello stomaco di diverse centinaia di pesci nel corso degli ultimi sei anni, scoprendo rifiuti di plastica in sette specie di predatori su dieci. Non tutti, pero’, sono colpiti dal ”fenomeno” allo stesso modo: i ricercatori hanno infatti trovato plastica nel 19% dei pesci catturati. La specie con la maggiore quantità presente nello stomaco è l’Opah, conosciuto anche come pesce luna, mentre altre specie quantitativamente piu’ numerose sono risultate meno esposte. Tra queste anche i tonni.

Nonostante gli effetti dell’ingestione di plastica sulla salute di questi pesci predatori – e poi sugli esseri umani che consumano il pesce – restino ancora incerti, i risultati dello studio non lasciano dubbi sulla gravità del fenomeno: ”i pesci lungo tutta la catena alimentare ingeriscono nel corso della loro vita una qualche forma di inquinamento da plastica”, rilevano i ricercatori americani.

Il problema non e’ pero’ limitato solo all’oceano Pacifico.

Recentemente un rapporto dell’agenzia federale dell’Ambiente tedesca e della Commissione Ue, ha reso noto infatti come tre quarti della spazzatura che si trova in mare sia plastica, tra cui soprattutto teli, buste e cassette per il pesce di polistirolo. Ovviamente dal fenomeno non si salva neanche il Mediterraneo in cui, come riporta lo stesso studio, la quota di rifiuti di plastica presenti supera l’80%. Qualche anno fa Legambiente aveva addirittura lanciato l’allarme per la creazione nel Mare Nostrum, al largo dell’Isola d’Elba, di una vera e propria isola di rifiuti di plastica che non aveva ”nulla da invidiare” alla più nota Pacific Trash Vortex oceanica.

La presenza di rifiuti di plastica in mare non incide solo sullo sfruttamento di pesce come risorsa alimentare per l’uomo. In particolare nel Mediterraneo una ricerca dell’Università di Siena ha fatto notare che micro particelle di plastica – con uno spessore di meno 5 millimetri, derivate dalla degradazione di rifiuti plastici – interferiscono con le capacità riproduttive delle balenottere.

Ed ecco come conclude la rivista Focus:

Tranci avvelenati

Siamo così arrivati all’uomo, in cima alla catena alimentare: da tempo le agenzie per la protezione ambientale avvertono di non esagerare con il consumo di grandi pesci predatori, come il tonno o il pesce spada. E non solo perché così facendo contribuiremmo all’overfishing (un’eccessiva e irrazionale attività di pesca che impoverisce le risorse ittiche dei mari), ma anche perché queste creature, nutrendosi di pesci più piccoli, assumono grandi quantità di inquinanti (tra questi anche il mercurio, molto diffuso nel Mar Mediterraneo).

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