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Ecco la legge che imprigiona i sentimenti

Pubblicato su da ustorio

Come se non bastassero i reati liberticidi contemplati nella legge Mancino (istigazione all'odio razziale, antisemitismo, xenofobia) cui si è aggiunto di recente l'omofobia, adesso la Commissione Giustizia del Senato ha approvato all'unanimità una nuova fattispecie di reato, il negazionismo, per cui si punisce con la reclusione da uno a sette anni chi «nega l'esistenza di crimini di genocidio o contro l'umanità». Ma prima di entrare nel merito di questo reato di nuovo conio, che ha nel mirino soprattutto se non esclusivamente i negazionisti dell'Olocausto, è bene chiarire che cosa si intende per istigazione. Se io dico «Gli ebrei che vivono a Venezia devono essere uccisi» è istigazione a delinquere perchè incito, sia pur genericamente, a commettere un reato, l'omicidio. Ma questo vale per tutti i reati contemplati dal Codice penale (art.115 c.p.). Ma se io dico «Odio tutti gli ebrei che vivono a Venezia» dico una cosa stupida ma non istigo nessuno a commettere un reato a meno che non si consideri tale l'odio in sè e per sè come fa la legge Mancino. Ma l'odio, come la gelosia o l'ira, è un sentimento e nessun regime, nemmeno il più totalitario, aveva mai tentato, prima degli attuali regimi che si dicono liberali, di mettere le manette ai sentimenti. Ecco perchè considero la legge Mancino ultraliberticida, perchè manda al gabbio non solo le idee che non piacciono alla 'communis opinio' ma anche ai sentimenti.

Col reato di negazionismo ci si spinge ancora un po' più in là. Come osserva il magistrato penale Mauro Marra in una mail che mi ha gentilmente inviato: «Non si sanziona più solo l'istigazione o l'apologia di delitti contro l'umanità, ma anche il semplice fatto di negarne l'esistenza». Un puro reato di opinione se mai ne n'è stato uno. Il che ha l'ulteriore conseguenza di impedire la ricerca. In Austria, dove questo reato esiste già, è stato condannato alla reclusione per tre anni (ne ha scontato poi circa la metà) lo storico inglese David Irving che in base a delle sue ricerche, pubblicate nel libro La guerra di Hitler, non nega l'Olocausto ma ne ridimensiona l'entità. Peraltro ha pochissimo significato se gli ebrei finiti nelle camere a gas siano stati, per ipotesi, quattro milioni invece di sei, perchè non è una questione di quantità ma di qualità, cioè il crimine e l'orrore stanno nel motivo per cui furono internati e uccisi: per il solo fatto di essere ebrei. E' questa la specificità dell'Olocausto, il motivo che lo differenzia dagli altri 50 milioni di morti della seconda guerra mondiale. Ma se uno storico vuole fare ricerche in tal senso ha il pieno diritto di farlo, assumendosene la responsabilità che è morale ma non puo' essere penale, a meno che, senza voler fare paragoni blasfemi ma solo per intendere meglio i principi che sono in gioco e le conseguenze della loro violazione, non si voglia tornare all'epoca di Galileo e del cardinale Bellarmino.

Infine il reato di negazionismo sarebbe controproducente rispetto ai suoi fini.] Perchè come ogni proibizionismo ecciterebbe la trasgressione, soprattutto nelle menti giovanili. Come ci insegna la Storia, anche recente, e come sa chiunque abbia, o abbia avuto, figli adolescenti.

Massimo Fini

Il Gazzettino, 25 ottobre 2013

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APOCALISSE CLIMATICA: LONDRA E NEW YORK INABITABILI ENTRO 45 ANNI

Pubblicato su da ustorio

 

 

 

 

 

La Terra sta correndo verso un futuro apocalittico, in cui grandi città come New York e Londra potrebbero diventare inabitabili entro 45 anni a causa del cambiamento climatico irreversibile causato dall'uomo.   Entro il 2044 il mite clima dell'Italia sarà solo un ricordo, entro 30 anni infatti quelli che definiamo eventi climatici estremi saranno la normalità: è lo scenario previsto dal primo studio che confronta decine di modelli diversi per mettere a punto una mappa mondiale che assegna ad ogni luogo la data 'limite' entro la quale i cambiamenti climatici si trasformeranno in realtà.   Il lavoro realizzato da un gruppo internazionale di ricercatori coordinato dall'Università delle Hawaii e pubblicato sulla rivista Nature evidenzia inoltre che le prime aree ad essere travolte dal riscaldamento globale saranno le aree tropicali e i paesi in via di sviluppo, le nazioni meno responsabili dell'emissione dei gas serra.   Mentre buona parte degli studi realizzati finora avevano definito scenari globali dei possibili cambiamenti climatici, i ricercatori statunitensi hanno creato una mappa interattiva di tutto il mondo - unendo i risultati di molti modelli - per visualizzare la data entro la quale il clima di ogni luogo cambierà. "Speriamo che con questa mappa - ha spiegato Abby Frazier, uno dei responsabili dello studio - la gente possa capire la progressione dei cambiamenti climatici del luogo dove vivono e di sensibilizzare le persone sull'urgenza di agire".   La mappa mostra in modo chiaro come che le prime aree ad essere colpite dai cambiamenti climatici saranno quelle tropicali, come l'Indonesia dove le trasformazioni saranno pienamente visibili entro 10 anni. Sono proprio queste aree, spiega lo studio, a destare le maggiori preoccupazioni sia dal punto di vista ambientale che socio-economico. Le specie tropicali sono infatti considerate meno capaci ad adattarsi ai cambiamenti e l'incredibile rapidità dei cambiamenti in atto nell'area potrebbe portare a uno stravolgimento degli ecosistemi e di conseguenza all'approvvigionamento alimentare di decine di miliardi di persone.   Per quanto riguarda l'Italia, lo studio pone il 2044 come data di riferimento entro cui il clima a cui siamo sempre stati abituati sarà ormai dimenticato. Più in generale questo a livello mondiale questo cambiamento sarà più lento verso le latitudini maggiori. "Questi risultati ci hanno sconvolto - ha spiegato Camilo Mora, responsabile dello studio - perchè i cambiamenti arriveranno presto, entro la mia generazione. A qualunque clima siamo stati abituati questo sarà un ricordo del passato". (ANSA)

La Terra sta correndo verso un futuro apocalittico, in cui grandi città come New York e Londra potrebbero diventare inabitabili entro 45 anni a causa del cambiamento climatico irreversibile causato dall'uomo. Entro il 2044 il mite clima dell'Italia sarà solo un ricordo, entro 30 anni infatti quelli che definiamo eventi climatici estremi saranno la normalità: è lo scenario previsto dal primo studio che confronta decine di modelli diversi per mettere a punto una mappa mondiale che assegna ad ogni luogo la data 'limite' entro la quale i cambiamenti climatici si trasformeranno in realtà. Il lavoro realizzato da un gruppo internazionale di ricercatori coordinato dall'Università delle Hawaii e pubblicato sulla rivista Nature evidenzia inoltre che le prime aree ad essere travolte dal riscaldamento globale saranno le aree tropicali e i paesi in via di sviluppo, le nazioni meno responsabili dell'emissione dei gas serra. Mentre buona parte degli studi realizzati finora avevano definito scenari globali dei possibili cambiamenti climatici, i ricercatori statunitensi hanno creato una mappa interattiva di tutto il mondo - unendo i risultati di molti modelli - per visualizzare la data entro la quale il clima di ogni luogo cambierà. "Speriamo che con questa mappa - ha spiegato Abby Frazier, uno dei responsabili dello studio - la gente possa capire la progressione dei cambiamenti climatici del luogo dove vivono e di sensibilizzare le persone sull'urgenza di agire". La mappa mostra in modo chiaro come che le prime aree ad essere colpite dai cambiamenti climatici saranno quelle tropicali, come l'Indonesia dove le trasformazioni saranno pienamente visibili entro 10 anni. Sono proprio queste aree, spiega lo studio, a destare le maggiori preoccupazioni sia dal punto di vista ambientale che socio-economico. Le specie tropicali sono infatti considerate meno capaci ad adattarsi ai cambiamenti e l'incredibile rapidità dei cambiamenti in atto nell'area potrebbe portare a uno stravolgimento degli ecosistemi e di conseguenza all'approvvigionamento alimentare di decine di miliardi di persone. Per quanto riguarda l'Italia, lo studio pone il 2044 come data di riferimento entro cui il clima a cui siamo sempre stati abituati sarà ormai dimenticato. Più in generale questo a livello mondiale questo cambiamento sarà più lento verso le latitudini maggiori. "Questi risultati ci hanno sconvolto - ha spiegato Camilo Mora, responsabile dello studio - perchè i cambiamenti arriveranno presto, entro la mia generazione. A qualunque clima siamo stati abituati questo sarà un ricordo del passato". (ANSA)

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