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ratio

Nuova tassa di 2 centesimi di euro su tutti gli SMS inviati

Pubblicato su da ustorio

Come tutti sappiamo, il periodo storico che stiamo attraversando non è certamente uno dei più rosei dal punto di vista economico e, ormai da qualche tempo stiamo assistendo nella nostra penisola all'approvazione da parte del nuovo governo di una serie di decreti legge volti a cercare di risanare le casse dello stato. Purtroppo, a fare le spese di queste riforme sono proprio i cittadini che per far fronte alla crisi si vedono spesso costretti a doverversare allo stato i propri soldi sottoforma di tasse.

Dimostrazione lampante di questa situazione sono i continui aumenti dell'accise sul carburante che stanno portando il costo della benzina e del gasolio a livelli mai visti. Sembra tuttavia che i sacrifici effettuati dagli italiani in questo senso non bastino ancora. Ecco quindi spuntare in queste ore la possibilità che nelle prossime settimane vengaintrodotta una ulteriore tassa; questa volta sugli SMS che ogni giorno inviamo dal nostro telefonino.

In base alla bozza il decreto in elaborazione sarebbe stato pensato per finanziare la riforma della Protezione Civile il cui coordinamento potrebbe, nei prossimi giorni, essere delegata al ministro dell'Interno. Il fondo necessario alla stessa Protezione Civile per far fronte alle calamità naturali verrebbe a questo punto alimentato attingendo dalle accise sui carburanti con un ulteriore aumento di 5 centesimi al litro per le accise regionali e 5 centesimi al litro per quelle statali oltre che, come detto, dalla tassazione degli SMS inviati giornalmente dagli utenti degli operatori italiani che potrebbe toccare la misura massima di 2 centesimi al messaggio.

Questo il testo che esplica il passaggio della manovra "in alternativa all'aumento dell'aliquota di accisa ovvero in combinazione con lo stesso, il fondo di cui all'articolo 28 della legge n. 196 del 2009 è corrispondentemente e obbligatoriamente reintegrato, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, con le maggiori entrate derivanti dalla tassazione fino a una misura massima di due centesimi di euro per ciascuna comunicazione effettuata attraverso l'invio di brevi messaggi di testo (sms ) mediante telefono cellulare, computer o siti internet gestiti dalle società telefoniche".

Nel momento in cui, allineandosi alle tariffe europee, gli operatori concluderanno le pratiche di diminuzione dei costi degli SMS inviati in roaming dall'estero, per molti italiani sarà più conveniente collegarsi alla rete dei paesi confinanti per risparmiare qualche centesimo sull'invio dei propri messaggi.

 

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tariffe roaming

Pubblicato su da ustorio

A partire da luglio 2012 verranno gradualmente ridotte, fino ad essere equiparate a quelle nazionali, le tariffe per telefonare, inviare SMS e navigare su Internet.

 

La decisione è stata presa attraverso un accordo preliminare stipulato dal Parlamento, dalla Commissione e dalla Presidenza Europea. Finalmente, quindi, potremo recarci in un qualsiasi altro Paese comunitario e continuare ad utilizzare il nostro smartphone con relativa SIM senza doverci preoccupare delle tariffe esorbitanti che eravamo costretti a pagare fino a oggi.

Secondo quanto dichiarato da Neelie Kroes, vicepresidente all’Agenda Digitale, il nuovo accordo offrirà maggiori opzioni di scelta per i consumatori con un notevole risparmio sui costi.

L’accordo prevede che
 da luglio 2012 le chiamate in roaming costeranno un massimo di 29 centesimi, che diventeranno 24 centesimi nel 2013 e 19 centesimi nel 2014. Gli SMS, invece, costeranno inizialmente 9 centesimi, che diventeranno 8 centesimi nel 2013 e 6 centesimi nel 2014. Il traffico dati, infine, costerà 70 centesimi a megabyte dal 1 luglio 2012, 45 centesimi da luglio 2013 e 20 centesimi da luglio 2014.

Dal
 1 luglio 2014, inoltre, chi viaggia all’estero potrà sottoscrivere un contratto con un altro operatore senza cambiare il proprio numero di cellulare in modo da sfruttare le tariffe più vantaggiose del Paese in cui ci si trova.

 

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Anonymous ancora contro il Vaticano

Pubblicato su da ustorio

Per la terza volta in una settimana gli Anonymous si scagliano contro il Vaticano. Dopo essere riusciti a prendere possesso della homepage dello Stato della Chiesa ed averaggredito i server di Radio Vaticana, infatti, il gruppo di hacktivisti della Rete rivendicano una serie di attacchi DDoS nei confronti del portale Catholic.va, cui si accompagna il dump di una porzione dei dati presenti nei database ospitati sugli stessi server.

L’azione è stata rivendicata mediante Twitter dallo pseudonimo Agent_Anon, il quale risulterebbe essere affiliato con gli Anonymous. Le motivazioni che hanno spinto a tale nuova raffica di attacchi sono ancora una volta le stesse: il Vaticano è infatti accusato diaver commesso innumerevoli crimini nel corso della storia, di aver avvallato omicidi e massacri di vario genere e di aver ostacolato il progresso scientifico con tesi ritenute obsolete dagli Anonymous per il mondo odierno.

Il classico documento che accompagna da sempre le aggressioni cita uno per uno tutti gli eventi in questione, chiedendo inoltre alla Chiesa di rivedere la propria posizione oppure di fare un passo indietro. Gli Anonymous, insomma, continuano a mettere in pratica una politica basata sugli attacchi diretti alle istituzioni che ritengano possano in qualche modo violare i diritti fondamentali dell’uomo e nemmeno dinanzi al Vaticano intendono fermarsi.

 

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Bollo sui conti deposito: come funzionerà

Pubblicato su da ustorio

Il governo punta a introdurre un'imposta di bollo sui conti depositi, con un prelievo che dovrebbe avvenire con cadenza annuale da parte delle banche.

 

L'ultima versione del decreto sulle semplificazioni fiscali apporta qualche novità sui conti di deposito liberi e vincolati detenuti dai privati risparmiatori, che negli ultimi anni hanno rappresentato un'arma piuttosto affilata nelle mani delle banche "online", con gestione a distanza delle relazioni.

Ebbene, stando all'ultima bozza del decreto legge, l'onere in capo ai risparmiatori dovrebbe concretizzarsi con l'applicazione di un'aliquota pari a 0,10 punti percentuali per il 2010, e di 0,15 punti percentuali per il 2013, da calcolarsi sulla base imponibile del controvalore del rapporto, con l'applicazione di un minimo di 34,20 euro e un massimo di 1.200 euro (quest'ultimo, tuttavia, stabilito solo per il 2012).

In un'ottica di ampiamento degli introiti derivanti da simili prodotti, l'esecutivo ha pertanto intenzione di allargare anche ai conti deposito la tassazione prevista per gli strumenti finanziari. Il prelievo dovrebbe avvenire con cadenza annuale, eventualmente frazionabile a seconda del quantitativo di comunicazioni inviate dall'intermediario: tecnicamente, infatti, il prelievo sarebbe concretizzato attraverso un'imposta di bollo sulle comunicazioni inviate dalla banca al cliente. Di conseguenza, se cresce il numero di comunicazioni, aumenta anche la frequenza di addebito dell'imposta di bollo, che complessivamente non supererà, ad ogni modo, la misura annua sopra indicata.

Oltre ai conti di deposito, ad essere colpiti attraverso questa estensione della tassazione sui rapportibancari sono anche i certificati di deposito, altro frequente strumento di raccolta emesso dalle banche, che fino ad oggi era esentato dal pagamento dell'imposta di bollo poiché non rappresentativo né di un rapporto di conto corrente o conto deposito, né tanto meno equiparabile a uno strumento finanziario necessitante di un deposito titoli o di un deposito amministrato.

L'aliquota sopra esposta non deve inoltre essere confusa con quanto già in applicazione sui conti correnti, né duplicata su tali rapporti: i conti correnti continueranno infatti ad essere assoggettati al pagamento di un bollo fisso di 34,20 euro se intestati a persone fisiche, o 100 euro se detenuti da persone giuridiche, ammesso che la giacenza media risulti essere superiore ai 5 mila euro.

 

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Sembra l’Agenzia delle Entrate, invece è phishing

Pubblicato su da ustorio

L'Agenzia delle Entrate avvisa gli utenti circa un tentativo di phishing in atto: evitare l'apertura di email che promettono falsi rimborsi fiscali.

 

L’Agenzia delle Entrate avverte i cittadini italiani: diffidate dalle email che possano sembrare inviate dall’agenzia poiché trattasi di truffe contro le quali è necessario porre ora in essere una forte attività di informazione.

Il clamore che sta sollevando la lotta all’evasione ed il possibile timore di ricevere controlli sono infatti due elementi in grado di rendere proficua una attività di phishing che punta sull’Agenzia delle Entrate per colpire l’utenza. Secondo quanto emerso, infatti, sono proprio questi i punti su cui un nuovo flusso di email truffaldine farebbe leva, il tutto al fine di ottenere dati personali da sfruttare in seguito in vario modo. Ma sempre con finalità negative per la sicurezza della persona.


La mail identificata dalle autorità avrebbe come oggetto “Notifica di rimborsi fiscali” (dunque una apparente buona notizia) con l’Agenzia delle Entrate come mittente. La mail invita il destinatario a scaricare e compilare un modulo utile all’ottenimento del rimborso promesso. Ma tra le richieste presenti, oltre a tutta una serie di dati personali, v’è altresì il numero della carta di credito, elemento che da solo dovrebbe suggerire estrema cautela e diffidenza.

Questa comunicazione è un tentativo di phishing, una truffa informatica attuata con lo scopo di ottenere illecitamente dati personali. Si invita chiunque dovesse ricevere questo messaggio di posta elettronica a eliminarlo e a non aprire il suo allegato, in quanto potenzialmente pericoloso.

L’Agenzia delle Entrate consiglia pertanto di cancellare l’email ed evitare l’apertura dell’allegato: ogni comunicazione con il Fisco può avvenire piuttosto tramite il sito ufficiale agenziaentrate.gov.it, accedendo alla sezione apposita per i rimborsi. «In nessun caso», ricorda il comunicato diramato, «l’Agenzia richiede informazioni sulle carte di credito».

 

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Equo compenso, respinti i ricorsi

Pubblicato su da ustorio

Secondo il Tar trattasi di tassa, ma equilibrata nel rispetto degli interessi degli aventi diritto, consumatori e produttori di tecnologia

 

Roma - Con la sentenza 2159/2012 il Tribunale amministrativo del Lazio ha respinto tutti e otto i ricorsi presentati contro il decreto Bondi, con il quale l'allora Ministro dei Beni Culturali aveva esteso i compensi di copia privata che hanno comportato negli ultimi anni l'aumento generalizzato dei prezzi di tutti quei dispositivi atti alla registrazione di file multimediali (chiavette USB, ma anche dvd, smartphone, console ecc.) per compensare i diritti di autori e artisti.

A presentare i ricorsi erano stati Apple, Samsung e altri produttori e distributori di dispositivi multimediali, su cui (insieme ai consumatori) l'aggravio di prezzo finisce per pesare: un aumento consistente dal momento che è commisurato alla memoria del dispositivo preso in considerazione.

Il TAR ha respinto tutti i ricorsi e stabilito legittimo il decreto Bondi: ad 
accogliere con "vivissima soddisfazione" tali sentenze è naturalmente SIAE, che ha parlato di "un grande riconoscimento di un giusto diritto". Anche perché il giudice - sottolinea la collecting society -parla di una misura conforme al "giusto equilibrio da realizzare tra gli interessi degli autori e quelli degli utenti degli oggetti protetti".

Stessa soddisfazione è stata espressa dal presidente FIMI Enzo Mazza, che ha parlato di una decisione che conferma "l'impianto normativo italiano, ma soprattutto che la norma è assolutamente bilanciata nel rispetto degli interessi degli aventi diritto, consumatori e produttori di tecnologia".

Decisamente delusi dalla sentenza sono, invece, coloro che 
sostenevano i ricorsi: in particolare si confidava che, dopo la sentenza con cui la Corte europea di Giustizia aveva chiarito come l'equo compenso per copia privata dovesse necessariamente essere ancorato all'effettivo utilizzo (anche se solo su base presuntiva) del supporto per tale scopo e la decisione simile assunta da Consiglio di Stato e Governo francese, anche in Italia si potesse volgere verso questa direzione.

Il TAR ha invece ritenuto la normativa italiana conforme alla normativa nazionale ed europea. Secondo SIAE, la 
sentenza confermerebbe che "il sistema italiano che disciplina i diritti di Copia Privata è tra i migliori, se non il migliore, d'Europa perché pienamente rispettoso delle Direttive europee, dei pronunciamenti della Corte di Giustizia e del nostro Ordinamento giuridico nazionale".

Il TAR non ha tuttavia lasciato la questione del tutto immutata: nella sentenza ha definito l'equo compenso non il corrispettivo dell'utilizzo dell'altrui opere dell'impegno, ma una tassa, togliendo il velo d'ambiguità che copriva la misura decisa dal Decreto Bondi.
I Giudici 
scrivono infatti che "non può che giungersi alla conclusione che il pagamento dell'equo compenso per copia privata, pur avendo una chiara funzione sinallagmatica e indennitaria dell'utilizzo (quanto meno potenziale) di opere tutelate dal diritto di autore, deve farsi rientrare nel novero delle prestazioni imposte, giacché la determinazione sia dell'an che del quantum è effettuata in via autoritativa e non vi è alcuna possibilità per i soggetti obbligati di sottrarsi al pagamento di tale prestazione fruendo di altre alternative".

Quello che è stato definito dal legislatore un "equo compenso", come noto, non è una sorta di compensazione per il download illegale o altro tipo di impiego dell'opera in abuso del diritto d'autore, ma è previsto per la cosiddetta copia privata, cioè uno dei diritti in capo all'utente che legittimamente possiede un esemplare dell'opera di duplicarla per la propria esclusiva fruizione personale e senza alcun fine commerciale. Tuttavia non è pagata solo da coloro che effettivamente ne usufruiscono, ma da tutti coloro che acquistano un dispositivo potenzialmente utilizzabile per questo scopo.

Il TAR indica inoltre come la logica dell'equo compenso sia legata a doppio filo alla crisi del settore che "ha indotto il Legislatore sia comunitario che nazionale ad adottare le misure necessarie per poter garantire la remunerazione dei titolari delle opere dell'ingegno". In pratica, per quanto possa risultare iniquo, il decreto Bondi è rispettoso della vigente normativa nazionale e comunitaria e dettato dalle esigenze di mercato di un settore in crisi, incapace di adattare i propri meccanismi alle nuove tecnologie.

In quanto "tassa" pagata da tutta la collettività e non solo da coloro che effettuano copie private, tuttavia, secondo 
alcuni osservatorii è ora logico chiedersi se lo strumento non debba essere rivisto in una logica più trasparente: si tratta d'altronde di una somma considerevole (si parte dal 5 per cento del prezzo finale di un dispositivo), che grava anche su chi non effettua copie private e su chi, come professionisti ed imprenditori, utilizzano tali dispositivi per scopi che esulano la copia privata.

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Riforma fiscale: meno tasse dirette ma cresce l’Iva

Pubblicato su da ustorio

I punti chiave della riforma fiscale del governo Monti: meno tasse dirette e più imposte indirette, oltre a una strenua lotta contro l’evasione.

 

La riforma fiscale sarà incentrata sul riequilibrio delle imposte, e sarà caratterizzata da una strenua lotta all'evasione, vista come strumento fondamentale per fare entrare nuove risorse nelle casse dello Stato, volte a ridurre il carico delle tasse sulle spalle dei contribuenti.

Questo in sunto il piano di Mario Monti presentato nell' "Atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2012-2014", Una riforma del fisco che si baserà, quindi, sullo spostamento dell'asse del prelievo dalle tasse dirette a quelle indirette, vale a dire meno gravose per le tasche dei cittadini e inerenti soprattutto le rendite finanziarie.

Il fine delle nuove linee guida in materia fiscale emanate dal governo è quello di tassare le ricchezze reali senza toccare i redditi delle famiglie e le imprese, una manovra che mira a favorire la crescita e l'economia della nazione, come sottolineato dal premier: "Saranno predisposti schemi di provvedimenti normativi diretti al riequilibrio del sistema impositivo, anche relativamente alla tassazione dei redditi finanziari".  

Per quanto concerne la lotta all'evasione fiscale, invece, il governo Monti punta a rafforzare gli strumenti di contrasto agli evasori, anche attraverso la cooperazione internazionale: "Particolare impegno sarà orientato all'analisi della normativa vigente di contrasto all'utilizzazione dei paradisi fiscali al fine di individuare misure specifiche, sulla base della normativa comunitaria e degli strumenti di diritto internazionale, atte a contrastare questi fenomeni".

Per garantire l'equità fiscale il presidente del Consiglio propone un pacchetto di misure che riguardano anche il settore immobiliare, con l'attribuzione di rendite catastali presunte "in presenza di fabbricati mai dichiarati in catasto, nelle more della regolarizzazione catastale, anche mediante stipulazione di convenzioni con le categorie professionali".

Non sarà realizzato, almeno per ora, il famoso "tesoretto" annunciato inizialmente e previsto dalla riforma fiscale: creare un fondo attraverso i proventi della lotta all'evasione - da utilizzare per ridistribuire risorse economiche ai cittadini che versano le imposte regolarmente - non è al momento possibile, come ha ribadito il viceministro dell'Economia Vittorio Grilli: "Il fondo tecnicamente non è stato fatto perché ancora i ricavi non ci sono e non sono quantificabili, ma è una questione tecnica e appena ci sarà esigenza lo introdurremo".

 

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Censimento, dopo quello della popolazione ecco quello delle aziende

Pubblicato su da ustorio

Chiusi il 29 febbraio i termini per rispondere al censimento della popolazione (ma ci sono già proroghe), a maggio arriva quello delle aziende.

 

Il 29 febbraio è scaduto il termine fissato dall'Istat per restituire i questionari del censimento della popolazione: ora anche per i residenti nei comuni con più di 150 mila abitanti non avranno più la possibilità di inviare i propri dati. Almeno in teoria, perché diversi comuni d'Italia hanno comunicato di aver prorogato i termini di consegna dei plichi con le risposte, che potranno essere riconsegnatibrevi manu presso alcuni centri di raccolta.

Chiuso anche il contact center, che dall'inizio di ottobre ha fornito informazioni ai chi ne ha fatto richiesta, gestendo anche le domande di chiarimenti provenienti dai cittadini. Inoltre non sarà più possibile compilare il questionario via Internet - a meno che la compilazione non sia stata avviata prima della mezzanotte del 29 febbraio - né riconsegnarlo agli uffici postali.

Un comunicato ufficiale dell'Istituto di statistica afferma che "non ci sarà alcuna proroga sul termine di scadenza ma i ritardatari per alcuni giorni possono riconsegnare il questionario agli Uffici Comunali di Censimento e ai loro Centri di Raccolta decentrati sui territori comunali. L'elenco dei centri con i loro indirizzi è accessibile dalla home page del sito censimentopopolazione.istat.it".

E chi non ha ancora fatto in tempo a compilare il questionario o non lo ha ancora restituito? Nelle prossime settimane, i ritardatari riceveranno la visita del rilevatore del Comune di residenza munito del tesserino di riconoscimento, il quale ritirerà il questionario compilato e, se necessario, aiuterà a compilarlo.

L'Istat ricorda inoltre che "il cittadino non censito sarà a rischio di cancellazione dall'anagrafe del Comune mentre chi rifiuta di restituire il questionario compilato al rilevatore, violando l'obbligo di risposta al censimento, diviene passibile di una sanzione che può variare da un minimo di 206 ad un massimo di 2065 euro".

Censimento delle aziende

Terminato il censimento della popolazione, ecco prepararsi il "9° Censimento generale dell'industria e dei servizi e Censimento delle istituzioni non profit", che punta a descrivere le caratteristiche del sistema produttivo per area e microarea. Si svolgerà nel corso del 2012 con alcune novità rispetto al passato: l'utilizzo dei registri statistici assistiti da rilevazioni campionarie, la produzione di nuovi strumenti di analisi e di approfondimento per differenti sottopopolazioni di imprese e di domini di analisi, la messa a punto di un sistema multicanale di restituzione dei questionari.

Il censimento, che si effettuerà in maggio, si articola in tre differenti rilevazioni sul campo:

  • rilevazione campionaria sulle imprese
  • rilevazione sulle istituzioni non profit
  • rilevazione sulle istituzioni pubbliche

La rilevazione multiscopo sulle imprese, la rilevazione sulle istituzioni non profit e la rilevazione sulle istituzioni pubbliche partiranno nella prima metà di settembre. La rilevazione multiscopo sulle imprese e la rilevazione sulle istituzioni non profit saranno svolte dalle Camere di commercio italiane.

 

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Canone RAI: si paga solo per i PC usati come TV

Pubblicato su da ustorio

La RAI fa un passo indietro e precisa: si deve pagare il Canone Speciale soltanto per gli schermi per PC utilizzati in funzione di televisori.

 

Secondo quanto annunciato da pochi minuti, la RAI ha fatto definitivamente marcia indietro circa le precedenti velleità relative all’imposizione del pagamento del Canone Speciale su pc, tablet e smartphone. L’intoppo sorgeva da una interpretazione restrittiva di una norma secondo cui qualsiasi device potenzialmente in grado di trasmettere canali televisivi sarebbe dovuto essere soggetto ad abbonamento, con attenzione specifica alle realtà aziendali.

E si parte con una smentita che vuol descrivere il passo indietro come una precisazione:

La Rai [...] precisa che non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone.

Secondo quanto spiegato dall’azienda di Viale Mazzini, un incontro avvenuto in mattinata presso il Ministero dello Sviluppo avrebbe sbloccato la situazione: il ministero ha imposto una interpretazione differente della situazione, riportando così la calma attorno ad una vicenda che avevascatenato gli utenti (e soprattutto le aziende) per un balzello interpretato come fortemente iniquo, arcaico e peraltro pesantemente nocivo per il pesante onere che avrebbe determinato.

Spiega la nota diramata dalla RAI:

La lettera inviata dalla Direzione Abbonamenti Rai si riferisce esclusivamente al canone speciale dovuto da imprese, società ed enti nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori (digital signage) fermo restando che il canone speciale non va corrisposto nel caso in cui tali  imprese, società ed enti abbiamo già provveduto al pagamento per il possesso di uno o più’ televisori. Ciò quindi limita il campo di applicazione del tributo ad una utilizzazione molto specifica del computer rispetto a quanto previsto in altri Paesi europei per i loro broadcaster (BBC…) che nella richiesta del canone hanno inserito tra gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione radiotelevisiva, oltre alla televisione, il possesso dei computer collegati alla Rete, i tablet e gli smartphone.

Non conta pertanto la natura in sé dello strumento, ma l’uso che ne vien fatto. Se dunque un monitor viene utilizzato in funzione di schermo per la trasmissione tv, allora il canone è dovuto ed è regolato dai regolamenti relativi al Canone Speciale. Al di fuori di questa speciale casistica, invece, tutto rimane come prima:

Si ribadisce pertanto che in Italia il canone ordinario deve essere pagato solo per il possesso di un televisore.

 

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Canone RAI, interrogazione sui PC

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Presentata un'interrogazione parlamentare. Quali dispositivi sono effettivamente obbligati al pagamento? Alle aziende è stato chiesto di pagare per i computer degli uffici

 

La bufera sul cosiddetto canone speciale della RAI è tornata ad imperversare tra le più svariate categorie professionali. I senatori Donatella Poretti e Marco Perduca hanno recentemente presentato il testo di un'interrogazione ai ministeri dello Sviluppo Economico e dell'Economia e finanze.

Bisogna davvero pagare il canone anche per i personal computer? Stando al
 testo dell'interrogazione, "a partire dal febbraio 2012, numerose aziende e uffici hanno ricevuto una missiva da parte della RAI in cui si richiede il pagamento del canone TV per la detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive al di fuori dell'ambito familiare, compresi computer collegati in rete (digital signage e similari), indipendentemente dall'uso al quale gli stessi vengono adibiti".

A partire dal marzo 2007, l'Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori (ADUC) ha più volte interpellato gli organi competenti per sapere nello specifico
 quali apparecchi siano effettivamente soggetti al canone/tassa oltre il televisore. Le risposte ricevute nel corso degli anni sono state spesso "varie e contraddittorie".

"A tutti i titolari di un contratto di fornitura di elettricità, siano essi famiglie o pubblici esercizi o professionisti, verrà chiesto di pagare il canone - aveva sottolineato alla fine del 2010 l'ex-ministro Paolo Romani - perchè, ragionevolmente, se uno ha l'elettricità ha anche l'apparecchio TV". In sostanza, il canone RAI sarebbe stato imposto al di là del possesso di un apparecchio radiotelevisivo.

Vibranti le proteste di Rete Imprese Italia (Casartigiani, Confartigianato, Cna, Confcommercio, Confesercenti) contro "l'imposizione del tributo sul possesso non solo di televisori ma anche di qualsiasi dispositivo atto o adattabile a ricevere il segnale TV, inclusi monitor per il PC, videofonini, videoregistratori, iPad, addirittura sistemi di videosorveglianza. Come dire che basta avere un computer per essere costretti a pagare una somma che, a seconda della tipologia di impresa, va da un minimo di 200 euro fino a 6mila euro l'anno".


L'interrogazione presentata dai senatori Poretti e Perduca vorrebbe ora sapere "se il ministero dello Sviluppo Economico ha concluso il proprio approfondimento tecnico giuridico in merito a quali apparecchi, oltre al televisore tradizionale, siano soggetti al pagamento del canone TV".
"Ove tale approfondimento sia giunto a termine - si legge nel testo - quali apparecchi sottoelencati presuppongono il pagamento del canone di abbonamento: videoregistratore, registratore dvd, computer senza scheda tv con connessione ad Internet, computer senza scheda tv e senza connessione Internet, videofonino, tvfonino, iPod e apparecchi mp3-mp4 provvisti di schermo, monitor a se stante (senza computer annesso), monitor del citofono, modem, decoder, videocamera, macchina fotografica digitale".

E ancora, in conclusione: "ove invece tale approfondimento non sia ancora giunto a termine, cosa intenda fare il Governo per rimediare al comportamento illegittimo della concessionaria del servizio pubblico, la quale chiede il pagamento del canone speciale anche per personal computer collegati in rete".

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