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l'altra faccia della spirale

Italia, al 92° posto nell'Indice della libertà economica

Pubblicato su da ustorio

Indice libertà economica: l'Italia scende al 92° posto nella classifica internazionale del WSJ, che vede in testa Hong Kong (Irlanda 1a in Europa).

 

Pubblicato dal Wall Street Journal, in collaborazione con l'Heritage Foundation l'Indice della libertà economica non fa certamente brillare il nostro Paese in positivo. La classifica è ancora una volta guidata da Hong KongSingapore Australia. Perdono terreno Canada, Stati Uniti e Messico.

Nella classifica globale siamo al 92° posto su 179 Paesi, collocati al 36°, se si considerano i 43 Paesi europei. All'interno dell'Unione, il Paese più libero è l'Irlanda con 76,9%, in 9° posizione, mentre il meno libero è la Grecia con il 55,4%, in 119ª posizione.

Risultato: siamo nella parte bassa della classifica, con un peggioramento rispetto al 2011, perdendo 1,5 punti rispetto all'anno scorso, quando eravamo all'87° posizione, e quasi quattro punti rispetto al 2010. Un dato è certo: l'economia globale non è in buone condizioni, e le decisioni dei governi nazionali non fanno che peggiorare la situazione. Sempre secondo l'indagine Heritagage - Wall Street Journal il nostro Bel Paese paga un alto prezzo alla crisi dei debiti sovrani nell'Eurozona in termini di stabilità macroeconomica.

A incidere negativamente sono soprattutto l'aumentare della corruzione percepita e l'incapacità, nonostante le diverse manovre, di mantenere sotto controllo le finanze pubbliche, incidendo sullo stock del debito. I punti strutturalmente deboli, più in generale, per la libertà economica nel nostro Paese stanno nella spesa pubblica che è valutata ad appena il 19,4%, 9,2 punti in meno dell'anno scorso, e lalibertà del lavoro, il 43%, oltre alla più grande incertezza del quadro normativo e all'insostenibilepressione fiscale per chi porta avanti un'azienda.

L'Indice della libertà economica è costruito attraverso 10 indicatori sintetici che sulla base dei dati forniti dalle maggiori organizzazioni internazionali: consentono di riassumere la libertà economica, attraverso una serie di variabili che misurano l'invadenza dello Stato come per esempio la pressione fiscale e la spesa pubblica, la qualità dell'ordinamento e la certezza del diritto, l'autonomia dei protagonisti economici nel condurre le loro attività nel mercato del lavoro o gli adempimenti necessari ad avviare o condurre attività produttive, la qualità del sistema giudiziario, la corruzione e diversi altri parametri.

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pepsi, e sai cosa bevi!

Pubblicato su da ustorio

Gli azionisti di Pepsi.Co hanno presentato una risoluzione collaborativa con la Securities and Exchange Commission, nel tentativo di costringere l'azienda a interrompere contratti con una società di ricerca che utilizza cellule di bambini abortiti nel suo processo di produzione di esaltatori di sapidità artificiali.

Secondo LifeNews.com, Pepsi ha "ignorato preoccupazioni e critiche da parte di decine di gruppi pro-life e decine di migliaia di pro-life, persone che hanno espresso la loro opposizione alla collaborazione tra Pepsi.Co con l’azienda biotech Senomyx, dopo esser stato provato che nei loro additivi venivano usate cellule fetali da corpi di bimbi abortiti"

Sul suo sito web Senomyx spiega che il suo programma di ricerca del sapore "si focalizza sui progetti dediti alla  scoperta e allo sviluppo di ingredienti dal sapore salato, dolce e salato che hanno lo scopo di consentire la riduzione del MSG, zucchero e sale nei prodotti alimentari e delle bevande. Utilizzando gli studi sui recettori di gusto umani, abbiamo creato sistemi di recezione del gusto che forniscono una lettura biochimica o elettronica quando il sapore di un ingrediente interagisce con il recettore ".


Ma Vinnedge Debi di ‘’ Children of God for Life’’, un gruppo pro-vita che ha focalizzato la sua attenzione sul rapporto della Pepsi con Senomyx, ha sottolineato che ciò che l'azienda non rivela il fatto che si stia utilizzando cellule di rene embrionato HEK293, prelevate da bambini abortiti per produrre tali recettori. Avrebbero potuto facilmente scegliere animali, insetti, o altre cellule umane che producessero la proteina G, utile al funzionamento dei recettori del gusto".

Alla domanda, posta al vice presidente di Senomyx Gwen Rosenberg sull’uso da parte dell’azienda di HEK293, ha assicurato che "non troverete nulla sul nostro sito web riguardo HEK293." A proposito della posizione della società su ricerca sulle cellule staminali, Rosenberg dichiarava con vanto: "Non abbiamo una posizione su nulla. Siamo concentrati sulla ricerca di nuovi sapori per ridurre zuccheri e sali. Il nostro obiettivo è quello di aiutare i consumatori con diabete o problemi di pressione alta ad avere una qualita’ di migliore".

Vinnedge ha ricordato che nel mese di agosto Pepsi firmato accordo quadriennale da 30 milioni di dollari con Senomyx al fine di sviluppare dolcificanti di nuova generazione per l’azienda produttrice di bevande. Il gruppo ‘’pro-life’’ ha contattato entrambe le aziende, chiedendo loro di non utilizzare cellule fetali nel programma, ricordando loro che ci sono altre alternative molto piu’ valide.

Senomyx ha ignorato totalmente la lettera, mentre i funzionari Pepsi hanno risposto con una e-mail da "Relazioni Consumer Pepsi", assicurando tutti coloro che in precedenza li avevano contattati esprimendo preoccupazioni in merito che la società si è "impegnata ad utilizzare solo i più etici metodi in tutti gli aspetti della ricerca. Questa è una cosa che prendiamo molto sul serio, e noi stessi come tutti i nostri partner di ricerca manteniamo gli stessi standard elevati di ricerca, in quanto leaders di livello mondiale".


Per quanto riguarda il suo rapporto con Senomyx, PepsiCo ha spiegato che "si utilizzano tecniche che sono state il considerate un ottimo standard per diversi decenni da università, ospedali, agenzie governative statunitensi, aziende alimentari e delle bevande, e in sostanza tutte le aziende farmaceutiche e biotech nel mondo."

Bradley Mattes, direttore esecutivo dei problemi Life Institute, uno dei gruppi pro-life coinvolti nella campagna, ha chiarito: "Mentre le cellule del feto abortito non sono effettivamente nel prodotto stesso, la stretta relazione tra prodotto e ricerca è sufficiente per respingere la maggior parte dei consumatori. A nostra conoscenza, questa è la prima volta un prodotto alimentare è stato pubblicamente associato con l'aborto".

Spazzando via le preoccupazioni che i bambini abortiti siano stati utilizzati per contribuire a migliorare i loro prodotti, Pepsi ha invece fatto notare che la ricerca potrebbe aiutare l'azienda a creare "ottime bevande a basso contenuto calorico mantenendo grandi proprieta’ di degustazione per i consumatori", così come "ci aiuterà a raggiungere il nostro scopo, cioè l’impegno a ridurre l’aggiunta di zucchero per un ammontare del 25% nelle principali marche nei mercati chiave durante il prossimo decennio e, infine, aiutare le persone a vivere una vita più sana ".

Nella loro risoluzione, gli azionisti PepsiCo hanno chiesto al consiglio di amministrazione dell'azienda di adottare "una politica aziendale che riconosca i diritti umani e dia lavoro a standard etici che non comportino l’utilizzo di resti di esseri umani abortiti, sia per quanto riguarda la ricerca privata, di collaborazione e gli accordi sullo sviluppo."

Vinnedge ha dichiarato che "Gli azionisti hanno il diritto di conoscere la verità su ciò che PepsiCo sta facendo con i loro sudati risparmi. La mancanza di considerazione di PepsiCo per la sensibilità morale del pubblico altro non ha fatto che gettare benzina sul fuoco".

Ironia della sorte, lo codice di condotta della stessa PepsiCo comprende il vanto di "trattare con clienti, fornitori, pubblico e concorrenti in modo etico e appropriata". Ma fa altresì notare Vinnedge: "Non c'è nulla di etico o appropriato nel modo in cui stanno sfruttando i resti di un innocente bambino abortito ".

Oltre a inviare lettere al consiglio di amministrazione della PepsiCo, è stato lanciato un boicottaggio all’azienda Pepsi che è stato affiancato da altri gruppi pro-life, tra cui la American Life League, Colorado diritto alla vita, American Right to Life, e Sound Choice Pharmaceutical Institute. 

Vinnedge raccontato ua storia risalente a 12 anni fa di un ragazzo della Florida di nome Gene che, venuto a conoscenza della connessione tra la PepsiCo e l'utilizzo delle cellule di bambini abortiti,  ha deciso di aderire al boicottaggio della bibita in grande stile. Gene ha spiegato la sua motivazione ad un pro-life pubblico: "Quando ho scoperto questo mi è venuto il voltastomaco. Ho deciso che non avremmo dovuto lasciar accadere tutto questo, così mi venne in mente un modo, chiamato United Schools for Life, per boicottare i prodotti Pepsi. Con questo programma cercheremo di rimuovere tutti i prodotti Pepsi dalle scuole della nostra diocesi ".

Vinnedge ha detto di essere profondamente commosso per l'iniziativa del ragazzo e per il suo coraggio. "Ci auguriamo che la direzione di PepsiCo prenda seriamente in considerazione ciò che questo ragazzo ha fatto", ha detto. "Anche un bambino sa che questo atteggiamento sbagliato. Dio lo benedica nel battersi per i nascituri che non hanno voce propria". 


fonte
fonte originale (inglese)

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Spazio, ultima frontiera dell'immondizia

Pubblicato su da ustorio

La sonda russa Phobos-Grunt si prepara a rientrare nell'atmosfera terrestre, con rischi non trascurabili che il carburante radioattivo raggiunga il suolo. Nel mentre la ISS fa manovra per evitare di finire tamponata

 

Il problema dell'immondizia spaziale è ancora una volta di stringente attualità: che si tratti di sonde pronte a precipitare al suolo o di pezzi di satelliti che minacciano la sicurezza della Stazione Spaziale Internazionale, i rifiuti hi-tech che ingolfano l'atmosfera terrestre sono sempre più un pericolo per la sicurezza.

Potrebbe ad esempio essere parecchio pericoloso il ritorno sulla Terra di Phobos-Grunt, la sonda russa che nei piani di Roscosmos avrebbe dovuto viaggiare verso una delle due lune di Marte ed è stata invece abbandonata al proprio destino dopo il fallimento dei tentativi di comunicazione in seguito al lancio.

Phobos-Grunt dovrebbe rientrare nell'atmosfera terrestre a cavallo di questo weekend o al massimo entro lunedì, affondando in un punto ancora non precisato dell'Oceano Atlantico del Sud con il suo ingente carico (14,6 tonnellate) di strumentazione e carburante radioattivo.

Qualora la frammentazione della sonda russa durante il ritorno nell'atmosfera facesse atterrare il suddetto carburante al suolo, al contrario, i rischi per la salute della popolazione aumenterebbero non di poco. A quel punto le già striscianti polemiche sull'origine del malfunzionamento del dispositivo potrebbero aumentare di volume.

Ma la spazzatura spaziale minaccia di far danni anche nell'alta atmosfera del globo terracqueo: il Controllo di Missione che coordina le operazioni sulla Stazione Spaziale Internazionale 
ha ordinato agli astronauti presenti a bordo di accendere brevemente i motori di manovra questo venerdì, per evitare una possibile collisione con il frammento di un satellite Iridium in pericoloso avvicinamento all'avamposto orbitale.

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Italia-Programmi.net insegue anche noi

Pubblicato su da ustorio

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Italia-Programmi.net ha inviato anche a noi il secondo sollecito di pagamento a seguito di un abbonamento ottenuto con modalità irregolari e truffaldine.

Italia-Programmi.net sta inseguendo anche noi. Per dimostrare agli utenti truffati che per sfuggire alle grinfie dei truffatori è sufficiente ignorare le loro richieste, siamo “casualmente” finiti tra le loro braccia ed abbiamo in seguito evitato di pagare quanto dovuto a seguito del download di materiale gratuito.

Da pochi giorni è giunto il secondo sollecito di pagamento. Il tono è minaccioso ed i contenuti del tutto truffaldini, finalizzati all’ottenimento di una cifra che non è in alcun modo dovuta e che ogni utente truffato deve badare a non versare mai per alcun motivo. La firma conclusiva è quella della Estesa Limited, azienda con sede alle Seychelles che l’antitrust ha già multatoe sulla quale indagherà ora la Procura della Repubblica per valutare se possano esservi i termini per censurare il sito e porne sotto sequestro il dominio.

 

Questa la mail ricevuta:

 

Italia-Programmi.net – Ultimo avviso di pagamento prima dell esazione da parte del tribunale
Gentile Signor ********** **********,

 

purtroppo ad oggi non abbiamo ancora ricevuto il pagamento della nostra fattura del **/**/2011 per l’utilizzo della nostra piattaforma di download www.italia-programmi.net (tutte le attivita di utilizzo da parte Sua sono state registrate e dimostrabili e inoltre documentabili per il tribunale).

 

Al momento della conclusione del contratto Lei ha utilizzato il seguente indirizzo IP: ***.***.***.*** / ***.***.***.*** (Orario di iscrizione: 2011-**-** **:**:**)
(Attraverso questi dati puo essere dimostrata senza dubbio la conclusione del contratto).

 

Dato che la fattura non e ancora stata saldata nemmeno dopo i vari solleciti, saremo costretti a passare la pratica al recupero crediti, che a sua volta si occupera della fattura non ancora saldata e provvedera a rivendicare il credito per vie legali in tribunale.

 

Con la presente Le riserviamo l’ultima possibilita di provvedere al pagamento della fattura in modo extragiudiziale, se non usufruisce di questa possibilita, dovra prendere in considerazione ulteriori altre spese a Suo carico, come: avvocati, tribunale e recupero crediti non ancora pervenute:

 

Ammontare non ancora pervenuto: 96,00
Commissioni di sollecito: 14,50
—————————————
Ammontare totale: EUR 110,50

 

Indicare per favore la seguente causale: *******

 

Per poter effettuare il bonifico La preghiamo di utilizzare le seguenti coordinate:

 

Beneficiario: Estesa Ltd.
IBAN: CY30005001400001400154795201
BIC-Code: HEBACY2N

 

Causale: *******
Ulteriori chiarimenti per fatture e solleciti:

 

Su questo sito internet ha accettato im modo esplicito le nostre condizioni di utilizzo. L’accesso sul suo sito www.italia-programmi.net e’un abbonamento a pagamento. Il pagamento dell’utilizzo del servizio deve essere versato 12 mesi in anticipo, come evidenziato dai nostri termini e condizioni generali.

 

Con il pagamento si accede al diritto di utilizzo del sito per 12 mesi. Onde evitare che una terza persona si registri con i vostri dati d’accesso, abbiamo messo in atto vari controlli di sicurezza, che saranno prova inconfutabile in caso di controversie.

 

Abbiamo inoltre inviato al vostro indirizzo E-mail i dati d’accesso con i quali si puo’beneficiare dei nostri servizi attivati da parte nostra con un email di conferma.

 

Al momento della registrazione, avete fornito i seguenti dati:

 

Nome / Cognome: ********** **********
Via numcivico : ********** **
cap Citta’: ***** *********

 

Data di nascita: **/**/****
Telefono: **********
E-Mail: *****************@gmail.com

 

Per precauzione, al momento della registrazione, vi e’stato trasmesso e salvato L’indirizzo IP. Questo appare come: ***.***.***.*** / ***.***.***.***. In caso di indagini penali e’posssibile risalire dall’indirizzo IP per identificare il computer, per vedere il tempo di applicazioni che e’stato utilizzato, tramite le autorita’ competenti. Poiche’i dati di connessione devono essere conservati almeno 6 mesi in base al diritto attuale, l’indagine penale e’promettente.

 

Cordiali saluti,
Il Team di Italia-Programmi.net

 

http://www.italia-programmi.net

 

Ovviamente non verseremo alcuna somma. Ed invitiamo le persone truffate a comportarsi allo stesso modo, segnalando la propria situazione alle autorità per costringere così ad ulteriore informazione ed ulteriori indagini sulla vicenda. Solo così, infatti, sarà possibile apportare la giusta pressione agli inquirenti affinché considerino la truffa Italia-Programmi.net come una vera priorità a cui porre attenzione.

 

Loro non molleranno. Noi nemmeno.

 



 

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Antitrust, schiaffo milionario a Italia-Programmi

Pubblicato su da ustorio

La società Estesa Limited è stata sanzionata con una multa da 1,5 milioni di euro. Pratiche commerciali scorrette nella distribuzione ingannevole di software gratuito. ADUC chiede il sequestro del sito

 

"L'Antitrust ha sanzionato la società Estesa Limited, con sede alle Seychelles, con una multa per complessivi 1.500.000 euro. Le pratiche commerciali ingannevoli e aggressive messe a punto dalla società attraverso il sito www.italia-programmi.net hanno coinvolto, a oggi, oltre 25mila consumatori che si sono rivolti all'Autorità anche tramite Contact Center e Web Form".

Così un recente 
comunicato diramato dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), a colpire con una maxi-multa le attività illecite del sito web che fa pagare ciò che è in realtà gratisItalia-programmi.net ha subito lo stesso destino diEasydownload, già bastonato nel novembre 2010 con una sanzione pecuniaria fissata a quasi 1 milione di euro.

Si è così conclusa l'istruttoria avviata nella scorsa estate nei confronti di Estesa Limited, società con sede alle Seychelles che aveva allora guadagnato 100mila euro dagli abbonamenti silenti imposti agli utenti alla ricerca di software gratuito su motori di ricerca come Google.

 

"Introducendo i dati personali, come richiesto per registrarsi e scaricare il software ricercato, e senza la richiesta di carte di credito o altre modalità di pagamento, il consumatore attivava inconsapevolmente un contratto di abbonamento a titolo oneroso di durata biennale, dell'importo annuale di 96 euro", si legge ancora nel comunicato pubblicato dall'Antitrust.

Era stata la Procura di Roma ad intervenire dopo le migliaia di segnalazioni da parte dei consumatori imbufaliti. "Ad aggravare la propria posizione, la società Estesa Limited, che ha truffato oltre 25 mila consumatori solo in Italia, non si è neppure presentata a propria difesa di fronte alla stessa Autorità", 
ha spiegato il Segretario generale dell'Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona.

Parziale 
soddisfazione da parte dell'Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori (ADUC) che ha sottolineato come il sito italia-programmi.net resti ancora in piedi. "Centinaia di telefonate e lettere ogni giorno ci pervengono per chiederci consigli, per cui l'onda lunga è ancora all'inizio e ci vorrà tempo prima che smettano". ADUC ha dunque chiesto alla Procura della Repubblica di sequestrare il sito.

 

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Italia-Programmi: la truffa continua

Pubblicato su da ustorio

La truffa di Italia-Programmi.net continua e gli italiani coinvolti sono sempre di più: il consiglio è quello di non pagare nonostante le minacce.

 

L’intervento dell’antitrust, i servizi televisivi e le ripetute denunce che da tempo anche Webnews.it porta avanti non sono servite a nulla: il numero degli italiani che cadono nella truffa di Italia-Programmi.net continua ad aumentare e l’ADUC segnala un vero e proprio assalto ai propri centralini a riprova del fatto che quanto fatto fino ad oggi non è stato sufficiente.

Secondo l’ADUC, in particolare, il caso sarebbe stato sottovalutato e non tutte le autorità competenti si sarebbero già mosse in modo adeguato a tutela dei cittadini (sia quelli già truffati che quelli potenzialmente coinvolti in futuro). Spiega l’associazione: «Il problema è che alcune autorità hanno per ora sottovalutato il problema e, soprattutto la Procura della Repubblica, investita da una nostra denuncia e centinaia di altre in tutta Italia, tarda ad intervenire per porre sotto sequestro il dominio web di questi truffatori. Mentre la Polizia Postale, che comunque informa sul fatto che non bisogna pagare a fronte delle minacce che si ricevono, valuta al momento la vicenda solo in termini contrattuali e non penali: cioè come se fosse solo una pratica commerciale scorretta (da cui l’intimazione dell’Antitrust e la sanzione in arrivo) e non una truffa».

La truffa, nata con Easy Download e traslata ora al nuovo dominio, perdura ormai da anni e sono ormai decine di migliaia gli italiani caduti nel tranello. «Se in tanti si informano e non pagano, sono sempre tanti che si fanno intimorire e pagano», il che rende il problema un onere per chi naviga la Rete senza le necessarie precauzioni culturali.

Il consiglio è sempre e comunque quello di non pagare, poiché il rischio per l’utente è nullo. Italia-Programmi.net è una truffa e l’attenzione dell’utente è ad oggi l’unica vera controindicazione in grado di fermare il fenomeno.

Fonte: ADUC



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Italia.it, ennesima porcata

Pubblicato su da ustorio

Una proposta di legge per l'istituzione di una commissione d'inchiesta parlamentare che sondi l'operato dell'Agenzia nazionale del turismo

 

La travagliata storia di Italia.it, quello che teoricamente dovrebbe essere il portale deputato a rappresentare online l'Italia e i suoi luoghi turistici, ma che finora è stato di fatto una sorta di buco nero di investimentitempo e situazioni poco chiare e poco edificanti, potrebbe trovarsi ora al centro di un'inchiesta parlamentare.

A rilanciare questa possibilità vi è infatti una proposta di legge presentata lo scorso 23 novembre 2011 a firma dei deputati Ludovico Vico, Elisa Marchioni, Laura Froner, Vinicio Giuseppe Guido Peluffo ed altri 27 deputati del PD per l'istituzione di un'inchiesta sulla gestione commissariale dell'Agenzia nazionale del turismo (ENIT).

Tra i motivi di interesse dell'inchiesta che affiderebbe a 15 deputati e 15 senatori il compito di fare luce in 6 mesi su quanto svolto da Enit, l'ente istituzionale vigilante, il DSCT (Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo), e la Struttura di Missione per il rilancio dell'immagine dell'Italia istituita presso la Presidenza del Consiglio sotto l'ex-ministro Michela Vittoria Brambilla, ci sarebbe naturalmente anche Italia.it.

 

Su tale questione la proposta di legge vorrebbe veder messi nero su bianco "i contratti in essere, le spese sostenute e le procedure di qualsiasi genere avviate, che abbiano o abbiano avuto utilità reale per l'effettivo ed efficace rilancio dell'immagine dell'Italia".

 

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GSM, l'alba dei cellulari zombie

Pubblicato su da ustorio

Un esperto di sicurezza tedesco mette ancora una volta in guardia utenti e carrier telefonici: lo storico network GSM è un colabrodo, e basta poco per prendere il controllo di migliaia di cellulari in un sol colpo

 

Karsten Nohl lancia ancora una volta l'allarme sull'inaffidabilità e la pericolosità del GSM, il network di comunicazione cellulare di prima generazione ancora ampiamente usato nel mondo come sistema di "backup" nel caso in cui le reti più avanzate (EDGE, UMTS ecc.) non fossero raggiungibili dal terminale dell'utente.

Nel ruolo di responsabile della società di consulenza tedesca Security Research Labs, Nohl ha ora scovato 
una nuova vulnerabilità all'interno della tecnologia GSM, una falla che potrebbe permettere a cyber-criminali e malintenzionati di prendere il controllo degli smartphone e portare a compimento ogni genere di azione nefasta. A perderci sarebbe naturalmente sempre e comunque l'utente.

Miliardi di terminali esistenti al mondo sono vulnerabili alla falla, dice Nohl, perché il problema risiede nel software di comunicazione usato dall'infrastruttura cellulare gestita dai carrier telefonici: prendere il controllo di un terminale permette all'attaccante di registrare chiamate vocali e messaggi SMS, attivare chiamate verso numeri "premium" dal costo esorbitante e altro ancora. Il principale problema della (nuova) falla è poi la sua capacità di fare un gran numero di danni in un tempo alquanto breve: Nohl sostiene che sarebbe possibile attaccare e "sequestrare" centinaia di migliaia di terminali in poco tempo.

Il problema 
è globale, interessa svariati paesi e operatori in tutto il mondo - Nohl e colleghi ne hanno testati 32 in 11 diverse nazioni - ma potrebbe essere risolto con relativa facilità se i carrier si decidessero ad aggiornare il proprio software di gestione delle infrastrutture di comunicazione.

 

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Frequenze TV, sì all'asta?

Pubblicato su da ustorio

Il Governo promette di pensare a come passare dal beauty contest ad un modello che possa rimpinguare le casse dello Stato. Incerte le modalità di applicazione di questi propositi

 

Si tratta ancora esclusivamente di promesse, che possono dunque più o meno concretizzarsi, ma quanto meno rappresentano una svolta per la questione: il Governo tecnico di Mario Monti si è impegnato a indire un'asta per l'assegnazione delle frequenze del dividendo digitale.

In concomitanza con i dibattimenti sulla uova manovra finanziaria, 
si erano levate le polemiche per la scelta di assegnare le frequenze dei multiplex digitali non con un'asta al rialzo ma sulla base di un Beauty Contest basato su caratteristiche peculiari dei possibili affidatari di tali beni pubblici.

La presa di posizione di alcune parti politiche, Assoprovider, Altroconsumo e Femi sembra essere riuscita a spingere il Governo a cambiare rotta: 
accogliendo due ordini del giorno presentati da Idv, Pd e Lega (che ha cambiato posizione rispetto a quando stava al Governo), si impegna ad annullare l'assegnazione gratuita delle frequenze a favore di un'asta "a titolo oneroso".

I rappresentanti del Pdl, che avendo la Lega cambiato fazione rimangono gli unici favorevoli al Beauty Contest, non si sono espressi e anzi hanno, dopo aver inizialmente chiesto il ritiro degli ordini del giorno, dato poi il nulla osta. Alcuni riferiscono tuttavia di un Berlusconi che avrebbe parlato di "imboscata".

Prima dei fatidici ordini del giorno, in realtà, il Governo aveva già aperto alla possibile svolta: "Di fronte ai sacrifici chiesti agli italiani - 
aveva infatti detto il ministro dello Sviluppo Corrado Passera - pensare che un bene di Stato possa esser dato gratuitamente non è tollerabile e, verosimilmente, non lo tollereremo".

Agli impegni devono ora seguire azioni concrete: tuttavia 
alcuni riferisco che il ministro Passera sarebbe intenzionato a prendersi un anno per capire cosa fare prima di passare all'asta vera e propria. Una situazione che, non essendo certa la durata di un Governo tecnico basato sui voti di due opposte fazioni politiche, potrebbe solo significare un rinvio a tempi diversi (e lontani) della questione.

 

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occhio alla truffa: "Guarda dove ti ho taggato su Facebook"

Pubblicato su da ustorio

"Guarda dove ti ho taggato!": il messaggio arriva dalla chat di Facebook, apparentemente da un proprio amico. Ma è in realtà una pericolosa truffa.



«Ciao! Guarda dove ti ho taggato!»: un messaggio innocente, con tanto di emoticon rassicurante, il tutto controfirmato da un utente con cui si è stretta amicizia suFacebook. Dietro ad un messaggio di questo tipo, però, si cela l’ennesima truffa. Ed il meccanismo è tanto consueto quanto solido, efficace ed insidioso.

L’immagine raffigura l’origine della truffa: un messaggio ricevuto dalla chat di Facebook da un proprio amico (o via Skype, se si sono collegati i due account), il messaggio che avverte del fatto che si è stati taggati e quindi un link sconosciuto da cliccare per soddisfare la propria curiosità. Evitare il click è quanto di più intelligente si possa fare, mentre per chi clicca si apre un meccanismo che rischia di trasformarsi in truffa vera e propria ai danni del malcapitato utente.

Al click, infatti, l’utente viene indirizzato su di una pagina ove compare (apparentemente oscurato) un fantomatico video nel quale si sarebbe stati taggati: la curiosità di vedere la propria immagine in un filmato del quale non si conosce la provenienza spinge pertanto a proseguire, incappando in un modulo di registrazione nel quale viene chiesto di inserire anche il proprio numero di telefono. Quando la curiosità acceca, il rischio è tangibile: nel compilare i moduli, infatti, si accetta l’abbonamento ad un servizio a pagamento e si rischia pertanto di veder sottratti vari euro dalla propria bolletta telefonica, trasformando così una semplice ingenuità in un vero e proprio danno economico.

 

Il rischio, peraltro, non è solo per sé, ma anche per tutti i propri amici: cadendo nel tranello del link, infatti, si autorizza l’invio del medesimo messaggio anche agli altri propri contatti, perpetrando così la catena, mettendo a rischio i propri amici e moltiplicando le possibilità di lucro da parte degli organizzatori del raggiro.

 

I consigli sono sempre i medesimi, quindi: evitare click su link sconosciuti, prestare attenzione alle proprie azioni online, diffidare da moduli di registrazione non totalmente affidabili e cercare online conferme sulla bontà delle url prima di cliccare alla cieca. Semplici accortezze permettono di garantire la propria vita online: la curiosità più morbosa, in questi casi, è sempre portatrice di cattivi consigli.

 

 

 




 

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