Frequenze TV, sì all'asta?
Il Governo promette di pensare a come passare dal beauty contest ad un modello che possa rimpinguare le casse dello Stato. Incerte le modalità di applicazione di questi propositi
Si tratta ancora esclusivamente di promesse, che possono dunque più o meno concretizzarsi, ma quanto meno rappresentano una svolta per la questione: il Governo tecnico di
Mario Monti si
è impegnato a
indire un'asta per l'assegnazione delle frequenze del dividendo digitale.
In concomitanza con i dibattimenti sulla uova manovra finanziaria, si
erano levate le
polemiche per la scelta di assegnare le frequenze dei multiplex digitali non con un'asta al rialzo ma sulla base di un Beauty Contest basato su caratteristiche peculiari dei
possibili affidatari di tali beni pubblici.
La presa di posizione di alcune parti politiche, Assoprovider, Altroconsumo e Femi sembra essere riuscita a spingere il Governo a cambiare
rotta: accogliendo due
ordini del giorno presentati da Idv, Pd e Lega (che ha cambiato posizione rispetto a quando stava al Governo), si impegna ad annullare l'assegnazione gratuita delle
frequenze a favore di un'asta "a titolo oneroso".
I rappresentanti del Pdl, che avendo la Lega cambiato
fazione rimangono gli unici favorevoli al Beauty Contest, non si sono espressi e anzi hanno, dopo aver
inizialmente chiesto il ritiro degli ordini del giorno, dato poi il nulla osta. Alcuni riferiscono tuttavia
di un Berlusconi che avrebbe parlato di "imboscata".
Prima dei fatidici ordini del giorno, in realtà, il Governo aveva già aperto alla possibile svolta: "Di fronte ai sacrifici chiesti agli italiani - aveva infatti
detto il ministro dello Sviluppo Corrado Passera - pensare che un bene di
Stato possa esser dato gratuitamente non è tollerabile e, verosimilmente, non lo tollereremo".
Agli impegni devono ora seguire azioni concrete: tuttavia alcuni
riferisco che il ministro Passera sarebbe intenzionato a prendersi un anno per
capire cosa fare prima di passare all'asta vera e propria. Una situazione che, non essendo certa la durata di un Governo tecnico basato sui voti di due opposte fazioni politiche, potrebbe solo
significare un rinvio a tempi diversi (e lontani) della questione.
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