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Telemarketing: ora si può dire di sì e di no

Pubblicato su da ustorio

I cittadini potranno essere contattati anche qualora si iscrivano al Registro delle Opposizioni: basta un coupon compilato distrattamente e il telefono comincerà a squillare

 

"Da martedì 1 febbraio 2011 si potrà dire di no al telemarketing, alle chiamate a pioggia con le quali le aziende contattano i clienti che hanno scelto di passare alla concorrenza o con cui propongono nuove offerte commerciali, prodotti e servizi di ogni tipo". È questo l'annuncio pubblicato nei giorni scorsi sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico per informare consumatori e imprese dell'inizio di attività del Registro delle opposizioni istituito con il discusso DPR 7 settembre 2010, n. 178.

Lo stesso comunicato, intitolato "Telemarketing: con il registro delle opposizioni si può dire di no", prosegue poi chiarendo - si fa per dire - che "Entra infatti in vigore il 1 febbraio la legge varata nel 2009 che cambia radicalmente la gestione degli elenchi abbonati: si passa così dall'attuale regime dell'opt-in, che prevede l'esplicito consenso del cliente per poter essere chiamato telefonicamente (consenso che spesso viene dato all'insaputa dell'utente all'atto della sottoscrizione del contratto, tra una firma e l'altra), a quello dell'opt-out che, al contrario, stabilisce che gli abbonati sono tutti contattabili, salvo quelli che si iscrivono al Registro delle opposizioni, gestito dalla Fondazione Bordoni".

Si tratta, tuttavia, di una comunicazione istituzionale ambigua ed ingannevole che non riflette il contenuto della nuova disciplina e rischia di trarre in inganno tanto i consumatori che le imprese, persuadendo i primi che sarà sufficiente scriversi nel registro negativo per "essere lasciati in pace" e le seconde che i soli recapiti telefonici utilizzabili siano quelli non contenuti nel registro negativo.
Nessun dubbio, infatti, che il tenore complessivo del comunicato - in linea con la pressante attività di lobby che ha condotto al varo della nuova disciplina - mira a convincere il lettore della circostanza che le nuove regole abbiano sostituito il vecchio regime dell'opt-in con il nuovo regime dell'opt-out.
Non è, tuttavia, affatto così.

La nuova disciplina, infatti, ha semplicemente affiancato alla preesistente regola dell'opt-in (in forza della quale per utilizzare i numeri telefonici per finalità di marketing diretto era necessario richiedere l'esplicito consenso dell'abbonato) la nuova regola secondo la quale, limitatamente ai numeri provenienti dagli elenchi telefonici, tale consenso può ritenersi presunto, salvo che l'abbonato non abbia provveduto a iscrivere il proprio numero del registro negativo gestito dalla Fondazione Ugo Bordoni.

L'art. 2 del DPR 178/2010, infatti, nel chiarire l'ambito di applicazione della nuova disciplina, dice espressamente che essa "non si applica ai trattamenti, per i fini di cui all'articolo 7, comma 4, lettera b), del Codice, di dati aventi origine diversa dagli elenchi di abbonati a disposizione del pubblico legittimamente raccolti dai titolari presso gli interessati o presso terzi nel rispetto del diritto di opporsi di cui all'articolo 7, comma 4, lettera b), e degli articoli 13, 23 e 24 del Codice".
Si tratta, d'altra parte, di un principio ricordato, di recente, dallo stesso Garante per la privacy nel proprio 
provvedimento del 19 gennaio 2011, laddove si è chiarito che "il Regolamento(quello sul funzionamento del registro negativo, ndr) non si applica ai trattamenti di dati aventi origine diversa dagli elenchi di abbonati a disposizione del pubblico, legittimamente raccolti dai titolari presso gli interessati o presso terzi, nel rispetto, tra gli altri, degli artt. 7, comma 4, lett. b) e 23 del Codice (art. 2 del Regolamento)".

In tale contesto una corretta informazione istituzionale quale quella che sarebbe stato lecito attendersi dal Ministero dello Sviluppo Economico avrebbe, probabilmente, dovuto dire ai consumatori che dal 1° febbraio è possibile dire di no all'utilizzo automatico del proprio numero telefonico presente nell'elenco abbonati per finalità di telemarketing ma resta importante, come lo era prima dell'attivazione del registro, prestare grande attenzione nel rilasciare il proprio consenso all'utilizzo del proprio numero, quando richiesto attraverso coupon e/o contratti.

Allo stesso modo, le imprese, avrebbero dovuto essere puntualmente informate del fatto che i numeri telefonici sin qui raccolti autonomamente da clienti e potenziali clienti ed oggetto di consenso esplicito di questi ultimi per finalità di marketing, così come quelli che potranno essere raccolti, con analoghe modalità in futuro, possono essere utilizzati a prescindere dalla eventuale iscrizione di tali dati nel registro negativo.
Dopo mesi di dibattito sull'opportunità e l'utilità delle nuove regole è arrivato il momento della "prova dei fatti" e l'informazione corretta, puntuale e completa, specie da parte dei soggetti istituzionali cui la legge la demanda, rappresenta un fattore cruciale ed irrinunciabile.

 

 

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Milleproroghe e 30 milioni in bilico

Pubblicato su da ustorio

 

Il decreto Milleproroghe ha passato l’esame del Senato e si appresta ad affrontare l’esame della Camera. L’approvazione va però avanti con un piccolo giallo relativo alla banda larga, sulla quale pende la minaccia di una ulteriore detrazione delle somme previste per lo sviluppo della Rete sul territorio nazionale.

«Con 158 voti favorevoli, 136 contrari e quattro astensioni il Senato ha approvato il maxiemendamento interamente sostitutivo del decreto recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie». A larga maggioranza, quindi, passa un testo nel quale si nota però un aumento dei fondi destinati al Digitale Terrestre. E come risaputo ogni aumento fa fronte ad un taglio che, in questo caso, sembra ricadere ancora una volta sugli investimenti per la banda larga: «Per le finalità di cui al periodo precedente è autorizzata la spesa di 30 milioni di euro per l’anno 2011, da destinare al rifinanziamento del Fondo per il passaggio al digitale. Ai relativi oneri, pari a 30 milioni di euro per l’anno 2011, si provvede nell’ambito delle risorse finalizzate ad interventi per la banda larga dalla legge 18 giugno 2009, n. 69, nell’importo complessivo deliberato dal CIPE in data 11 gennaio 2011» (il documento è disponibile online ma al momento il server non sembra autorizzarne l’apertura).

A distanza di poche ore dall’approvazione giunge però una precisazione direttamente dal ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, secondo cui i 30 milioni in bilico non saranno sottratti dai 100 milioni appena annunciati per la riduzione del digital divide. Spiega anzi il ministro che «nel milleproroghe ci sono 30 milioni che avevamo rischiesto per l’ultimo passaggio alla digitalizzazione», ma che tale cifra non ha nulla a che vedere con i fondi FAS già accantonati. Il ministro scarica però sui gestori il destino della rete di nuova generazione poiché, spiega, l’avanzamento dei lavori dipenderà dal loro impegno e dal loro business plan. Soltanto a quel punto sarà definita la governance per la nuova infrastruttura e la rete in fibra potrà realmente prendere il via.

 

 

Fonte: ASCA

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Bernabé e la grande abbuffata dei provider

Pubblicato su da ustorio

 

Google e Facebook dovrebbero smetterla di approfittare delle infrastrutture degli operatori senza contribuire alle spese di gestione. Le telco potrebbero offrire servizi ad alta qualità: al giusto prezzo, si intende

 

 

L'era del "pasto gratis" potrebbe presto volgere al termine, lasciando a stomaco vuoto i principali content provider del web. Parola dell'AD di Telecom Italia Franco Bernabé, almeno nelle dichiarazioni rilasciate nel corso di un'intervista con il quotidiano britannico Financial Times.

Giganti del calibro di Google e Facebook dovrebbero dunque darsi una regolata, smettendo di approfittare delle infrastrutture di rete a loro garantite dagli operatori. I vari fornitori di contenuti farebbero un "uso massiccio" dei network di telecomunicazione, senza però contribuire al loro effettivo sviluppo.

Bernabé - 
intervenuto in qualità di presidente dell'associazione degli operatori mobile GSMA - non sembra aver dimenticato il principio noto come neutralità della Rete. Ma allo stesso tempo ha sottolineato come gli operatori possano offrire nuovi servizi di alta qualità ai content provider.

Servizi di qualità superiore, appunto offerti ai fornitori di contenuti per "servire meglio i consumatori". "Ovviamente questi servizi saranno remunerati" ha aggiunto il presidente di GSMA. Società come Google non potrebbero più pensare di sfruttare le infrastrutture evitando di contribuire a spese di gestione pari a miliardi di euro.

Stando ad 
alcuni dati pubblicati dalla società d'analisi IDC, il traffico mobile dei dati in Europa crescerà in media del 15 per cento all'anno. Un'altra ricerca pubblicata da Canalys ha sottolineato come la spesa annuale di gestione dei network sia destinata ad aumentare del 28 per cento rispetto al 2010.

Bernabé ha dunque 
illustrato uno scenario in cui ad una rete leggera è ormai subentrato un traffico sempre più caotico dei dati, con una fame atavica dimostrata da video in streaming, P2P e servizi VoIP. YouTube (e simili) dovrebbe pertanto smetterla di succhiare banda in maniera del tutto gratuita.

Questione delicata, affrontata negli Stati Uniti dalla Federal Communications Commission(FCC). I principi a tutela della 
net neutrality sarebbero intoccabili su rete fissa, più morbidi invece in ambienti mobile in continua crescita. Quale sarà la posizione europea al riguardo?

L'intervista concessa da Bernabé al FT apre di fatto al summit che verrà ospitato dalle autorità del Vecchio Continente il prossimo 3 marzo. Un'occasione di incontro - o scontro - tra le varie compagnie telefoniche e principali content provider.

 

 

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Fatta la legge, va aggiornata

Pubblicato su da ustorio

 

 Incentivare l'uso della rete per i servizi al cittadino, concedere agli italiani la cittadinanza digitale. Ma un decreto oramai obsoleto lo impedisce, obbligando le PA a violare un'altra legge dello Stato

 

Si parla quotidianamente di CAD (Codice Amministrazione Digitale), innovazione, agende digitali europee, web collaborativo: la parola d'ordine è digitalizzare i servizi delle PA sia per una questione di risparmio economico, sia per garantire al cittadino trasparenza amministrativa, informazioni e servizi fruibili da qualsiasi computer. Ciò che sta alla base di tutte queste belle parole è l'innovazione tecnologica che, quotidianamente, cambia il nostro modo di vivere. Con la stessa velocità, purtroppo, non cambiano le normative vigenti e pertanto nascono casi in cui un decreto - se non aggiornato - obbliga le Pubbliche Amministrazioni ad usare tecnologie oramai obsolete rispetto ai servizi richiesti dal cittadino. 

È il caso della normativa italiana sull'accessibilità, che - come vedremo - necessita un immediato aggiornamento normativo in quanto sta causando costanti violazioni della stessa da parte di pubbliche amministrazioni di ogni ordine e grado.

Il problema
La vigente normativa nazionale sull'accessibilità prescrive (Legge n.4 del 2004, art. 12, comma 2) che il "decreto" (DM 8 luglio 2005), recante "Requisiti tecnici e i diversi livelli per l'accessibilità agli strumenti informatici", venga periodicamente aggiornato per recepire eventuali modifiche delle normative internazionali e per l'acquisizione di innovazioni tecnologiche intervenute in materia di accessibilità.
Innanzitutto è bene precisare che i gli attuali requisiti tecnici per i siti Internet (Allegato A del DM 8 luglio 2005) si basano sulla specifica W3C WCAG 1.0 risalente allo scorso millennio (5 maggio 1999). Come ben sapranno i lettori, all'epoca delle WCAG 1.0 il Web era prettamente basato su HTML, mentre tutto ciò che è oggi considerato "Internet" praticamente non esisteva: per comprendere il salto tecnologico, basti solo pensare che realtà come Facebook e YouTube non hanno visto la loro diffusione prima del 2005 e sempre in tale anno nasceva il termine Ajax (oggi il "motore" delle Rich Internet Application).

Con i vigenti requisiti, tutto ciò che è interazione (siti Web, applicazioni) deve funzionare senza l'uso di script (requisito 15) e con rispetto di regole (oggi) troppo rigide. A titolo di esempio, non è possibile implementare all'interno dei siti Web soluzioni come mappe interattive (Google Maps), effettuare il cosiddetto "mashup" e neppure acquistare soluzioni Web-based per la gestione di servizi interni/esterni alle PA in quanto secondo l'art.3 comma 2 del DM 8 luglio 2005 "I requisiti tecnici si applicano anche nei casi in cui i soggetti di cui all'articolo 3, comma 1 della legge forniscono informazioni o erogano servizi mediante applicazioni Internet rese disponibili su reti Intranet o su supporti, come CD-ROM, DVD, utilizzabili anche in caso di personal computer non collegato alla rete".

Tutto ciò crea una problematica sia negli acquisti di servizi da parte delle PA, in quanto la Legge 4/2004 all'art.4 comma 2 è ben chiara a tal proposito:

2. I soggetti di cui all'articolo 3, comma 1, non possono stipulare, a pena di nullità, contratti per la realizzazione e la modifica di siti INTERNET quando non è previsto che essi rispettino i requisiti di accessibilità stabiliti dal decreto di cui all'articolo 11. I contratti in essere alla data di entrata in vigore del decreto di cui all'articolo 11, in caso di rinnovo, modifica o novazione, sono adeguati, a pena di nullità, alle disposizioni della presente legge circa il rispetto dei requisiti di accessibilità, con l'obiettivo di realizzare tale adeguamento entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto.

Risulta facile comprendere che oggi le PA sono obbligate all'acquisto di prodotti a norma dei vigenti requisiti, scegliendo il prodotto maggiormente accessibile (art.4 comma 1 della legge 4/2004) non potendo quindi sviluppare soluzioni orientate alle attuali forme di comunicazione in Rete. Questo ritardo porta chiaramente il sorgere di diverse problematiche:

1. le amministrazioni che intendono rispettare la legge 4/2004 si ritrovano ad acquistare prodotti che non consentono - se non in modo limitato - l'uso di nuove tecnologie orientate al c.d. Web collaborativo;
2. le amministrazioni che intendono utilizzare nuovi strumenti Web di fatto incorrono nella nullità del contratto (in assenza del riferimento all'accessibilità) oppure ad un collaudo "non idoneo" ai sensi della 4/2004;

3. gli sviluppatori di prodotti e servizi informatici, specie i player internazionali, sono già orientati verso le nuove linee guida WCAG 2.0 e quindi sono costretti a rientrare nel punto 1 (fornendo soluzioni "obsolete") oppure nel punto 2 (auspicando loro stessi un rapido aggiornamento dei requisiti).

Gli standard internazionali (W3C WCAG 2.0)
Per colmare questo gap tra evoluzione tecnologica e gli standard vigenti, il World Wide Web Consortium (W3C) ha rilasciato l'undici dicembre 2008 la versione 2.0 delle Web Content Accessibility Guidelines (WCAG 2.0) con cui non ha voluto tanto rivoluzionare le norme già esistenti, quanto renderle interoperabili e totalmente indipendenti dalla tecnologia utilizzata, grazie anche all'evoluzione delle tecnologie assistive.

Le WCAG 2.0, proprio perché indipendenti dalla tecnologia, prevedono una serie di linee guida, con dei criteri per soddisfarle (success criteria) e con delle tecniche di applicazione per differenti tecnologie. I maggiori produttori di tecnologie worldwide stanno predisponendo tecniche per specifici formati (Adobe PDF, Flash, Microsoft Silverlight sono solo alcuni esempi) creando una vera e propria "corsa all'accessibilità" da parte degli sviluppatori e creando una nuova cultura nell'acquisto di servizi da parte della clientela.

Consultazione avviata dal Dipartimento per la Digitalizzazione e l'Innovazione

L'emanazione, da parte del World Wide Web Consortium (W3C) delle nuove raccomandazioni internazionali (WCAG 2.0) nel dicembre del 2008 e l'invito della Commissione europea ad adottare tali raccomandazioni nei paesi membri, hanno determinato la necessità di procedere all'aggiornamento del citato "decreto".
È stato così costituito presso il Dipartimento per l'Innovazione della PA e l'Innovazione tecnologia un apposito gruppo di lavoro con il compito di produrre un elaborato tecnico su cui fondare l'aggiornamento richiesto.

Con tale premessa, il 3 giugno 2010 tramite lettera il capo del Dipartimento per la Digitalizzazione e l'Innovazione (DDIT) ringraziava i partecipanti al gruppo di lavoro (al quale hanno fatto parte i rappresentanti delle associazioni delle persone disabili maggiormente rappresentative, gli sviluppatori competenti in materia di accessibilità, i produttori di hardware e software e gli organismi pubblici e privati, anche internazionali, operanti nel settore) che - a titolo gratuito - hanno operato per l'aggiornamento dei requisiti attuali ai nuovi standard internazionali. 

Nei giorni immediatamente successivi alla lettera il dipartimento ha prontamente provveduto alla pubblicazione del 
documento, avviando la consultazione pubblica per la raccolta di eventuali suggerimenti/integrazioni, intitolando la pagina Web in modo beneaugurante ("Nuovi requisiti e punti di controllo per l'accessibilità").

Ad oggi sono trascorsi otto mesi, ma nel suddetto sito Web non risulta alcuna informazione sullo stato di avanzamento dell'iter di aggiornamento dei requisiti, che prevede l'emanazione di un nuovo DM a firma del Ministro competente (Renato Brunetta) in sostituzione al precedente. A suo tempo il legislatore ha sapientemente delegato allo strumento del DM l'aggiornamento di requisiti tecnici in un settore che è in costante aggiornamento ed evoluzione

Il CAD e la sua applicazione per il Web
La limitazione "tecnologica" dei requisiti attuali (funzionamento di siti ed applicazioni senza l'uso di script) è di fatto un serio problema per l'applicazione per la direttiva 8/2009 e le relative linee guida, in particolar modo per il rispetto dei criteri di valutazione della qualità dei servizi erogati ai cittadini tramite Web. 

Uno dei criteri di valutazione della qualità dei siti Web delle PA, indicato nelle linee guida, è proprio il grado di accessibilità ed usabilità dei servizi mentre un ulteriore criterio di valutazione è il cosiddetto "Amministrare 2.0": come possono convivere - con l'attuale decreto - le due indicazioni? A oggi una PA non può, ad esempio, sviluppare e/o commissionare soluzioni come sistemi di geo-referenziazione di segnalazioni effettuate dal cittadino e - per assurdo - nemmeno applicazioni Web-based per dispositivi mobili.

Per le PA che sviluppano internamente i propri servizi, resta valido l'obbligo di rispetto dell'accessibilità secondo quanto previsto dal Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD). Ciò fa chiaramente capire che l'obbligo di rispettare i 22 requisiti di accessibilità per qualsiasi oggetto che rientri nella definizione normativa di SITO INTERNET (ai sensi del DM 8 luglio 2005 vi rientrano non solo i siti Web ma anche le applicazioni e le intranet Web-based) è imprescindibile rispetto ad ogni altro criterio di valutazione nell'acquisto ed erogazione di servizi informatici su rete Internet.

n questo periodo, con la pubblicazione del nuovo CAD e con la diffusione delle linee guida per i siti Web pubblici, vi è ampio fermento da parte delle amministrazioni che hanno l'onere di dover adeguare i propri siti Web - in ottica di trasparenza e accessibilità dei servizi in Rete.

Soluzioni virtuose e non onerose per le PA
Bisogna inoltre sfatare la credenza secondo cui l'aggiornamento normativo provochi un onere alle amministrazioni. Premettendo che le amministrazioni già a norma della legge 4/2004 non hanno alcun onere relativo all'adeguamento ai nuovi requisiti, l'aggiornamento consentirà alle amministrazioni non ancora adeguatesi di poter utilizzare al meglio strumenti di pubblicazione e/o comunicazione istituzionale.

Va inoltre considerato che la maggior parte dei produttori di tecnologie Web-based sta già effettuando dichiarazioni di conformità e lo sviluppo di tecniche di applicazione delle nuove WCAG 2.0, in ottica del prossimo aggiornamento della normativa americana (Section 508).

Conclusioni
Con una lettera in cui si riassumono le considerazioni presenti nell'articolo, l'associazione IWA ITALY (associazione degli sviluppatori esperti in materia di accessibilità) ha richiesto l'intervento da parte del capo dipartimento, il dottor Renzo Turatto, al fine di attivarsi per verificare l'iter di emanazione del decreto di aggiornamento dei requisiti di accessibilità, per consentire l'applicazione delle direttive in materia di comunicazione istituzionale tramite nuovi media previste nelle linee guida "Brunetta" per i siti Web pubblici ma oggi in contrasto con i requisiti del DM 8 luglio 2005.

L'aggiornamento del CAD, le linee guida per i siti Web pubblici sono un'occasione anche per un adeguamento del grado di accessibilità dei servizi erogati dalle P.A., a tutti i cittadini, indipendentemente dall'eventuale disabilità a cui sono soggetti.

È un vero peccato, tra l'altro, visto che il nostro paese è sempre stato portato come esempio in Europa per la normativa innovativa in materia di accessibilità: ora che possiamo essere nuovamente un esempio, ora che possiamo essere il primo paese in Europa ad applicare in modo serio le nuove linee guida internazionali anticipando pure l'amministrazione Obama, rischiamo di diventare il fanalino di coda. 

 

 

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Effetto fotovoltaico

Pubblicato su da ustorio

 

L'effetto fotovoltaico si realizza quando un elettrone presente nella banda di valenza di un materiale (generalmente semiconduttore) passa alla banda di conduzione a causa dell'assorbimento di un fotone sufficientemente energetico incidente sul materiale.

Aspetti teorici 

L'effetto fotovoltaico, osservato per la prima volta da Alexandre Edmond Becquerel nel 1839, costituisce una delle prove indirette della natura corpuscolare delle onde elettromagnetiche. La teoria fisica che spiega l'effetto fotoelettrico, del quale l'effetto fotovoltaico rappresenta una sottocategoria, fu pubblicata nel 1905 da Albert Einstein che per questo ricevette il premio Nobel. Quando una radiazione elettromagneticainveste un materiale può, in certe condizioni, cedere energia agli elettroni più esterni degli atomi del materiale e, se questa è sufficiente, l'elettrone risulta libero di allontanarsi dall'atomo di origine. L'assenza dell'elettrone viene chiamata in questo caso lacuna. L'energia minima necessaria all'elettrone per allontanarsi dall'atomo (passare quindi dalla banda di valenza che corrisponde allo stato legato più esterno alla banda di conduzione ove non è più legato) deve essere superiore alla banda proibita del materiale.

L'utilizzo nelle celle fotovoltaiche 

Questo fenomeno viene usualmente utilizzato nella produzione elettrica nelle celle fotovoltaiche. Il meccanismo di funzionamento si basa sull'utilizzo di materiali semiconduttori. Infatti, nel caso di materiali isolanti, il band gap risulta troppo elevato per poter essere eguagliato dall'energia del fotone incidente, mentre per i materiali conduttori l'energia del band gap è piccolissima, quindi a temperatura ambiente c'è una continua creazione e distruzione di coppie elettrone-lacuna e l'energia necessaria alla creazione viene fornita direttamente dalle fluttuazioni termiche. Quando un flusso luminoso investe invece il reticolo cristallino di un semiconduttore, si verifica la transizione in banda di conduzione di un certo numero di elettroni al quale corrisponde un egual numero di lacune che passa in banda di valenza. Si rendono pertanto disponibili portatori di carica, che possono essere sfruttati per generare una corrente. Per realizzare ciò è necessario creare un campo elettrico interno alla cella, stabilendo un eccesso di atomi caricati negativamente (anioni) in una parte del semiconduttore ed un eccesso di atomi caricati positivamente (cationi) nell’altro. Questo meccanismo si ottiene mediante drogaggio del semiconduttore che generalmente viene realizzato inserendo atomi del terzo gruppo come ad esempio il boro e del quinto gruppo (fosforo) per ottenere rispettivamente una struttura di tipo p (con un eccesso di lacune) ed una di tipo n (con un eccesso di elettroni).

Lo strato drogato con elementi del quinto gruppo, che hanno cinque elettroni esterni (o di valenza) contro i tre di quelli del terzo gruppo, presenta una carica negativa debolmente legata, costituita da un elettrone in eccesso per ogni atomo drogante. Nello stesso modo, nello strato drogato con elementi del terzo gruppo, che hanno invece tre elettroni esterni, si ottiene un eccesso di carica positiva, data dalle lacune degli atomi droganti. Il primo strato, a carica negativa, viene generalmente chiamato strato n, l'altro, a carica positiva, strato p, la zona di separazione è detta giunzione p-n.

Va sottolineato che il materiale risulta essere globalmente neutro, dato che il drogaggio viene realizzato con atomi neutri (non ioni), quello che cambia è l'eccesso di elettroni nei legami covalenti, da una parte, e il difetto degli stessi dall'altra. Mettendo a contatto i due materiali così ottenuti, si viene a verificare un flusso di diffusione di elettroni dalla zona n alla zona p e di lacune in direzione opposta, fino al raggiungimento dell'equilibrio elettrostatico, che determina un eccesso di carica positiva nella zona n, un eccesso di elettroni nella zona p e una regione intermedia detta regione di svuotamento (in inglese depletion region). Il risultato è un campo elettrico interno al dispositivo (dettocampo elettrico di built-in) che si estende a cavallo della regione di svuotamento, generalmente spessa pochi micrometri.

A questo punto, se viene illuminata con fotoni la giunzione dalla parte n, vengono a crearsi delle coppie elettrone-lacuna sia nella zona n che nella zona p. Il campo elettrico di built-in permette di dividere gli elettroni in eccesso (ottenuti dall’assorbimento dei fotoni da parte del materiale) dalle lacune, e li spinge in direzioni opposte gli uni rispetto agli altri. Gli elettroni, una volta oltrepassata la zona di svuotamento non possono quindi più tornare indietro, perché il campo impedisce loro di invertire la marcia. Connettendo la giunzione con un conduttore esterno, si otterrà un circuito chiuso nel quale il flusso di elettroni parte dallo strato n, a potenziale maggiore, verso lo strato p, a potenziale minore sintanto che la cella resta esposta alla luce.

 

 

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L'Universo Olografico di Rosalba Katiuscia Buongiorno

Pubblicato su da ustorio

 

"Non vi è nulla di più facile da controllare di una persona infelice che vive nella paura. Non vi è nulla di più incontrollabile di una persona felice che vive nell'Entusiasmo."

Grazie al noto fisico David Bohm (1917-1992) che ha integrato alle teorie di Einstein anche le piu' rivoluzionarie teorie quantistiche di Heisenberg, Dirac, Bohr, è nata la sua teoria dell'Universo Olografico, la quale esprime il concetto di Universo come del resto lo Yoga sostiene da millenni: la realtà della materia segue di pari passo quella della coscienza.

Secondo Bohm "Vivere significa diventare una persona con un suo Ego e un suo Microuniverso",ciò significa fare in modo che all'interno di quel piccolo microuniverso che è la nostra Vita quotidiana, possa nascere una consapevolezza che, tramite il nostro essere qui ed ora, aiuti la materia "divina" (non manifesta) che alberga nell'oceano di frequenze vibrazionali infinite, a diventare cosciente di sè stessa. 

Nonostante la sua apparente solidità, l'Universo è in realtà un Ologramma gigantesco (gigantesco a misura nostra) e splendidamente dettagliato.

Sono gli elettroni che, con i loro balzi quantici, conferiscono massa e volume al nucleo dell'atomo dandoci la "percezione" della solidità dei corpi di materia. Il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto, indipendentemente dalla distanza che le separa, risiede nel fatto che la loro separazione è in verità un'Illusione.

Ad un livello di realtà più profondo, tali particelle non sono entità individuali ma estensioni di uno stesso organismo fondamentale".

Fred Alan Wolf conferma: "In un Universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali, poiché concetti come la località vengono infranti in un Universo dove nulla è veramente separato dal resto".

NOI in conclusione riflettiamo il Nostro Ologramma, che è la Nostra realtà, quella che noi viviamo ogni giorno.

Karl Pribram, neurofisiologo dell’Università di Stanford, ha avvalorato ancora di più la natura olografica della realtà, grazie a numerosi studi condotti su ratti, a cui veniva asportata una parte di cervello. Nonostante diverse e successive asportazioni infatti, i ratti continuavano a conservare i ricordi, dei quali dunque, in seguito all’esito degli esperimenti, non si può più ammettere un’esistenza localizzata. La stessa capacità umana di attingere all’istante, ad un qualsiasi ricordo, tra miliardi e miliardi di informazioni contenute nel nostro cervello, non fa che avvalorare la non-localizzazione dei ricordi, e quindi la non “catalogabilità” del tempo.

Queste importanti rivelazioni, di parte del mondo scientifico contemporaneo, che per chi ha familiarità con l’energia e le sue incredibili manifestazioni, non sono che l’ennesima conferma di saggezze antiche, possono dunque dirigere il mondo intero verso una convivenza migliore. Se tutto è connesso infatti, è assolutamente controproducente da parte di un essere,ad esempio, provocare il dolore o addirittura la morte di un altro essere. Ad un livello profondo di realtà infatti, Bohm direbbe “implicito”, è come far male a se stessi.

Gli indiani parlavano di karma, ma ne parlavano già 3.500 anni fa.
Dobbiamo aspettare ancora ?

RKB

 

 

 

 

 

Rosalba Katiuscia Buongiorno February 6, 2011 at 1:35am

 

 

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Internet, raggiunti i 2 miliardi di navigatori

Pubblicato su da ustorio

Una persona su tre surfa Internet. Entro il 2015, dice l'ITU, saranno almeno 2 su 4. La speranza di una Terra connessa affidata alle connessioni mobile

 

Sono due miliardi gli utenti in tutto il mondo connessi alla Rete. Dunque, considerando una popolazione mondiale superiore ai 6,8 miliardi di persone, tale stima equivarrebbe a dire che quasi una persona su tre naviga su Internet. A confermare tali dati è stato il segretario generale ITU, organismo delle Nazioni Unite, Hamadoun Toure, a seguito di un recente report pubblicato dalla International Telecommunication Unit. 

Dichiarando che di tali due miliardi di utenti circa il 57 per cento proviene da paesi in via di sviluppo, il segretario ITU ha attribuito una buona parte di questi sorprendenti risultati alla crescita degli abbonamenti del Web mobile.

Tra i dati, 
infatti, si leggono cifre interessanti: gli abbonamenti per la navigazione su rete fissa hanno toccato un nuovo record raggiungendo i 555 milioni, mentre il numero di abbonamenti alla banda larga mobile è salito a 940 milioni. Di contro, lo studio ha evidenziato che le reti di telefonia fissa sono calate per il quarto anno consecutivo, scendendo al di sotto degli 1,2 miliardi di abbonati. "Nei primi mesi del 2000 - ha chiarito Toure - c'erano solo 500 milioni di abbonati alla telefonia mobile in tutto il mondo e 250 milioni di utenti Internet". "Con l'inizio di questo anno 2011 - ha aggiunto - i numeri si sono moltiplicati".

Tuttavia, ha 
messo in luce lo studio, ci sono state forti differenze regionali a livello di captazione del segnale e di tassi di penetrazione. In particolare, si è constatato che la Romania ha la connessione più veloce di tutta Europa; Asia e Pacifico sono le regioni che hanno guidato il passaggio al mondo digitale, portando oltre 100 milioni di utenti da aggiungersi al conteggio globale.

L'Europa continua ad avere la più alta percentuale di abbonamenti, seguita dal Nordamerica, dai paesi dell'ex Unione sovietica, che ha recuperato in poco tempo i tassi di penetrazione rispetto al passato registrando 127 milioni di utenti internet alla fine del 2010 rispetto ai 51 milioni nel 2007, e dalle nazioni dell'Asia. Nei paesi arabi, il numero di utenti Internet ha raggiunto 88 milioni, raddoppiando nel giro di circa cinque anni.

Uno dei fattori principali dietro la crescita di accesso al Web è stata sicuramente l'ampia disponibilità della tecnologia e, soprattutto, dei telefoni cellulari a prezzi più accessibili. Gli abbonamenti mobile hanno registrato un aumento dell'80 per cento nelle comunità rurali, fatto che indica come i cellulari rappresentino un mondo economico e conveniente per accedere ad Internet in luoghi in cui non sono disponibili infrastrutture avanzate di comunicazione elettronica.

Sarà grazie alla banda larga della telefonia mobile, secondo l'ITU, che il prossimo raddoppio degli utenti in Rete diventerà una realtà. L'ITU 
spera, infatti, che entro il 2015, almeno la metà della popolazione mondiale, stimata in 7.3 miliardi di persone, potrà avere accesso alla Rete grazie ai dispositivi come cellulari, smartphone e MID

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Negli Usa c’è l’”usato” dell’elettrodomestico

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Gli apparecchi vengono rigenerati dal produttore e immessi di nuovo sul mercato a prezzi vantaggiosi

 

Negli Stati Uniti è già da tempo una realtà, soprattutto per i prodotti consumer electronics, ma ormai anche per gli elettrodomestici: i produttori si sono buttati sul mercato dell’usato, sistema diffuso fino a oggi solo nel mondo dell’automobile. In pratica i prodotti con alcuni anni di vita, come descritto in un articolo pubblicato stamane sul sito de “La Repubblica”, vengono riportati in fabbrica, messi a regime, e riproposti sul mercato a prezzi scontati e dotati di garanzia. Questo nuovo business, si accenna nell’articolo, vale oggi nel Paese circa 100 miliardi di dollari l’anno. Evidenti i vantaggi che tale pratica porta all’ambiente, grazie a una minore ricorso alla rottamazione, e ai clienti finali, grazie agli sconti accordati.

 

 

Un esempio da seguire; anzichè sprecare le nostre limitate risorse per produrre oggetti che con molte probabilità resteranno invenduti, utilizzarne solamente lo stretto necessario  per rendere nuovamente fruibili quelli già prodotti.

 

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Telemarketing, inizia l’era dell’opt-out

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A partire dalla giornata di domani ogni cittadino italiano che non intende essere disturbato presso la propria abitazione per offerte di marketing telefonico dovrà esplicitamente dichiarare la propria volontà presso un registro unico nazionale (denominato “Registro delle opposizioni“). La registrazione in questa “black-list” imporrà agli operatori il divieto alle chiamate in entrata sulla base di quanto disposto dal Garante per la Privacy, secondo cui ogni utenza deve avere la possibilità di negare a priori ad entità terze la possibilità di disturbare telefonicamente per proporre le proprie offerte

Si tratta di una svolta radicale rispetto al passato poiché ora occorre agire proattivamente per far in modo che il proprio numero di telefono non possa più essere raggiunto. Il registro sarà gestito dal Dipartimento comunicazioni del ministero dello Sviluppo economico e dalla Fondazione Ugo Bordoni: gli utenti potranno cancellarsi sia telefonicamente che mediante servizio online. A tal fine un apposito sito dovrebbe essere lanciato nelle prossime ore per consentire agli interessati di negare fin da subito i propri riferimenti agli operatori del telemarketing.

A partire dal prossimo mese inizierà anche una campagna informativa che tenterà di portare il Registro delle opposizioni sotto gli occhi di tutti, così che ogni cittadino sappia quali sono le opzioni a sua disposizione. Occorre ricordare come la nuova dimensione del telemarketing sia frutto di un codice di autoregolamentazione con cui il comparto ha trovato un equilibrio che tenesse fuori il Garante per la Privacy da interventi ancor più radicali: un compromesso in piena regola, insomma, da cui però l’utenza potrà ora svincolarsi informandosi semplicemente sulle proprie opportunità ed agendo attivamente per salvaguardare i propri diritti.

L’introduzione del nuovo registro non è però l’unica novità prevista: gli operatori potranno infatti chiamare soltanto in orari concordati, interrompere le comunicazioni nei giorni festivi e soprattutto dovranno rendere più trasparente la comunicazione esplicitando immediatamente la natura della chiamata ed informando sulla possibilità di accedere all’opt-out.

Il Registro delle opposizioni agirà per sottrazione sull’elenco pubblico delle utenze, escludendo da quest’ultimo gli utenti che hanno negato la propria raggiungibilità (l’opzione opposta, secondo cui gli utenti sarebbero stati esclusi a priori ed iscritti eventualmente per opt-in ad un elenco delle autorizzazioni, avrebbe chiaramente ucciso il settore ed il compromesso firmato dai gruppi del settore è pertanto una via obbligata per continuare ad operare). Il Registro non potrà avere altre finalità e l’iscrizione da parte degli utenti non determina possibili fughe di dati o eventuali cessioni che ne svilirebbero l’utilità. Se dunque si continueranno a ricevere chiamate promozionali e non si sarà ancora agito di conseguenza, d’ora in poi non ci saranno più scusanti: ogni utente è padrone del proprio destino.

 

Le prime istruzioni per l’iscrizione al registro sono state snocciolate dal sito PMI.it. Seguiranno ulteriori dettagli.

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Facebook e la privacy del nuovo millennio

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di M. Calamari - Non basta fare attenzione, non basta configurare tutto con attenzione. Le tecniche e le tattiche degli impiccioni si fanno sempre più raffinate. Attenti a ciò che cliccate, scattate, pubblicate

 

Vi ricordate di cose si intendeva per "anonimato" e per "difesa della privacy" una ventina di anni fa? Anzi, per far cifra tonda, alla fine del secondo millennio? Probabilmente no, sia per età relativamente giovane, sia perché i cambiamenti sono stati così grandi e così lenti da renderli difficilmente percepibili. Persino Cassandra è costretta a fare uno sforzo cosciente per percepirli.

"In quei tempi", infatti, una Rete ormai nell'adolescenza era popolata di due tipi di persone: quelli che si sentivano tranquilli, perché in Rete nessuno in effetti aveva interessi ad intercettarli, e quelli che vivevano, a torto od a ragione, investigatori e/o servizi segreti come potenziali impiccioni, e si mettevano tranquilli con un pizzico di crittografia ottenuta via PGP.

Gestione della privacy naturalmente in prima persona: io la difendo, o io la perdo. Oggi non funziona più così. Assolutamente.In primis oggi la Rete è piena di impiccioni di professione, che per magari legittimi ma anche perversi interessi commerciali e/o di controllo sociale pescano a strascico e sistematicamente i dati del Popolo della Rete. Inoltre, per la sparuta minoranza che ha qualche interesse a tentare di difendere la propria privacy le cose si sono fatte molto ma molto più difficili, soprattutto per il proliferare dei fattori a cui fare attenzione, alcuni decisamente imprevedibili fino a poco tempo fa.

La disseminazione e l'incrocio dei dati personali la cui fornitura è obbligatoria, come i dati fiscali, quelli del servizio sanitario e quelli censuari è diventato un problema di privacy molto grande, ora che questi dati finiscono sistematicamente in sistemi di data mining e vengono trattati con tecniche di incrocio e deanonimizzazione. Non è nemmeno il caso di sottolineare che l'Ufficio del Garante per la Protezione dei Dati Personali non abbia ancora nemmeno tentato di affrontare o anche solo stimare questo fenomeno.

Ma il problema di dimensioni maggiori è la perdita indiretta di privacy causata dalle reti sociali come Facebook. Infatti le social network, che ormai stanno evolvendo in social media, incentivano in tutti i modi possibili i loro partecipanti a scambiare quantità sempre maggiori di informazione. Nuove applicazioni come le liste di preferenze, il tagging di foto, il geotagging, stabiliscono un ponte fra le informazioni che l'incauto socializzatore decide di devolvere alla comunità sociale e quelle di altre persone esterne alla comunità stessa.

Facciamo un esempio: applicazioni come il riconoscimento delle caratteristiche delle foto pubblicate possono avere effetti incredibilmente rilevanti sull'estensione della rete di relazioni interne alla comunità sociale verso l'esterno. I tag EXIF delle foto sono le informazioni che la vostra macchina fotografica inserisce automaticamente in ogni immagine: si tratta di moltissimi dati, incluso di solito il numero di serie della macchina fotografica (avete spedito la garanzia, vero?) e talvolta anche la posizione al momento dello scatto rilevata via GPS, se presente.

Ma è possibile anche distillare dalla sola immagine il rumore di fondo univoco del sensore, che è diverso in ogni macchina: si tratta in pratica dell'impronta digitale della macchina fotografica. Questo rende possibile correlare tra di loro le immagini scattate con la stessa macchina fotografica, e di connettere loro tramite informazioni saltellando allegramente tra tag EXIF della foto, tag della comunità sociale ed associazioni tra immagini grazie a feature univoche come il rumore di fondo del sensore.

Non si tratta della predizione di un possibile futuro: le prime due associazioni sono pratica corrente dei gestori della comunità sociali, la terza è una tecnologia di cui esiste la prova di fattibilità, che potrà essere utilizzata (e forse lo è già) dal primo che la riterrà utile. Non bisogna sottovalutare mai le capacità delle tecniche di data mining, specie quelle non deterministiche ma su base statistica.

Riassumendo: la privacy del II millennio si difendeva lottando direttamente contro gli impiccioni, uno scontro chiaro e diretto. La privacy nel III millennio è ormai una questione molto più complessa.

I cattivi e gli impiccioni sono di più, più ricchi e più potenti. Ma il problema più grave è che non ci si deve difendere solo da loro, ma sopratutto dai tuoi "amici". Dai tuoi conoscenti. Dai tuoi apparecchi informatici. Dai tuoi gadget tecnologici.

Uno scenario molto, molto più complicato. E molto, molto peggiore.

 

 

 

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