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Spazio, ultima frontiera dell'immondizia

Pubblicato su da ustorio

La sonda russa Phobos-Grunt si prepara a rientrare nell'atmosfera terrestre, con rischi non trascurabili che il carburante radioattivo raggiunga il suolo. Nel mentre la ISS fa manovra per evitare di finire tamponata

 

Il problema dell'immondizia spaziale è ancora una volta di stringente attualità: che si tratti di sonde pronte a precipitare al suolo o di pezzi di satelliti che minacciano la sicurezza della Stazione Spaziale Internazionale, i rifiuti hi-tech che ingolfano l'atmosfera terrestre sono sempre più un pericolo per la sicurezza.

Potrebbe ad esempio essere parecchio pericoloso il ritorno sulla Terra di Phobos-Grunt, la sonda russa che nei piani di Roscosmos avrebbe dovuto viaggiare verso una delle due lune di Marte ed è stata invece abbandonata al proprio destino dopo il fallimento dei tentativi di comunicazione in seguito al lancio.

Phobos-Grunt dovrebbe rientrare nell'atmosfera terrestre a cavallo di questo weekend o al massimo entro lunedì, affondando in un punto ancora non precisato dell'Oceano Atlantico del Sud con il suo ingente carico (14,6 tonnellate) di strumentazione e carburante radioattivo.

Qualora la frammentazione della sonda russa durante il ritorno nell'atmosfera facesse atterrare il suddetto carburante al suolo, al contrario, i rischi per la salute della popolazione aumenterebbero non di poco. A quel punto le già striscianti polemiche sull'origine del malfunzionamento del dispositivo potrebbero aumentare di volume.

Ma la spazzatura spaziale minaccia di far danni anche nell'alta atmosfera del globo terracqueo: il Controllo di Missione che coordina le operazioni sulla Stazione Spaziale Internazionale 
ha ordinato agli astronauti presenti a bordo di accendere brevemente i motori di manovra questo venerdì, per evitare una possibile collisione con il frammento di un satellite Iridium in pericoloso avvicinamento all'avamposto orbitale.

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Tasse: Bosch paga 300 mln all'Agenzia delle Entrate

Pubblicato su da ustorio

Una transazione da 300 milioni di euro chiude il contenzioso tra Bosch e Agenzia delle Entrate su un debito per tasse non pagate.

 

L'azienda tedesca Bosch GmbH e l'Agenzia delle Entrate italiana si sono accordate per una transazione, secondo la quale la prima pagherà alla seconda 300 milioni di euro. Motivo: presunte tasse non pagate dal 1997, per una somma che secondo il Fisco - tra tasse, interessi e sanzioni - avrebbe toccato quota 1,4 miliardi di euro

Alla fine di una lunga trattativa tenuta segreta, la multinazionale che produce ed esporta in tutto il mondo componenti per auto ed elettrodomestici ha ceduto all'"accertamento per adesione" e si prepara a pagare una cifra elevata anche per un'azienda di questo calibro che è presente in 150 Paesi del mondo.

L'operazione che aveva portato all'accordo per 300 milioni era stata portata avanti, oltre che dai rappresentanti legali dell'azienda, anche dal Fisco e dalla procura di Milano che puntavano a recuperare una somma che avrebbe potuto rerendere pipiù morbida la manovra "salva Italia" del governo Monti. Tutto era stato effettuato in gran segreto prima di Natale e aveva avuto i suoi momenti cardine negli uffici della procura di Milano per un reato al limite fra il tributario e il penale: l'accordo fra le parti aiuterà le casse dello Stato, magari evitando un'altra "manovrina" a danno dei cittadini.

Quello che Bosch contestava era che il suo ufficio italiano, situato a Torino, era semplicemente una società di consulenza e che le tasse per i lavori erano già state pagate in Germania, dove si trova il quartier generale e dove l'aliquota è del 30%.

Ora la multinazionale tedesca ha comunicato di voler farsi rimborsare quanto versato al fisco d'oltralpe, visto che con quello italiano si è giunti a un compromesso, che solitamente permette al contribuente di evitare la lite tributaria e vedersi ridurre le sanzioni a un terzo del minimo previsto dalla legge. Tuttavia anche se l'accertamento per adesione non tolga la possibilità di una azione penale, il pagamento costituisce una attenuante che può dimezzare le sanzioni penali togliendo di mezzo l'applicazione delle sanzioni accessorie.

In passato, soluzioni simili erano state decise per alcune banche italiane.

 

 

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Lo Stato italiano ha un debito di 90 miliardi con le aziende

Pubblicato su da ustorio

Lo Stato italiano deve circa 90 miliardi di euro alle aziende fornitrici, anche se tale somma ufficialmente non rientra nel "debito pubblico".

 

Secondo un calcolo di Confindustria, il debito dello Stato verso le imprese fornitrici ammonterebbe a 70 o forse 90 miliardi di euro. In pratica: un debito nel debito, che però rischia di far morire numerose aziende, piccole, medie o grandi che non ricevono i pagamenti per prestazioni o compravendite effettuate anche più di un anno fa. La cosa curiosa è che tali somme non rientrano nella voce "debito pubblico" perché secondo i parametri di Maastrischt quanto uno Stato deve alle aziende è come se non esistesse. Paradossalmente, se i creditori fossero soddisfatti tali somme entrerebbero nel "calderone" del debito pubblico e l'Italia vedrebbe aumentare il rapporto deficit-Pil.

Le conseguenze sono presto immaginabili: molte - soprattutto quelle meno strutturate e con fatturati inferiori - rischiano la chiusura. La cosa incredibile di questa situazione è che il ministero dello Svilippo Economico è conscio di questa situazione "incresciosa" che si ripercuote con un effetto domino su tutto il territorio italiano e su molte aziende.

Il motivo? "La causa è da attribuire a motivi esterni: dalla mala gestione di Paesi terzi ad altri organismi" ha commentato il ministro Corrado Passera. Ma la risposta suona poco comprensibile o tollerabile da parte di quelle aziende che vantano dei crediti e che sono colpiti da questo stato di cose.

L'Ue impone agli Stati un massimo di due mesi per saldare i propri debiti pena multe salate che, per quanto riguarda il nostro Paese, sono enormemente inferiori all'importo dovuto alle imprese. Per capire in che stato (con la "S" minuscola) ci troviamo, in Germania, le imprese ricevono il dovuto dopo un mese. Ma forse gli imprenditori e i manager delle grandi aziende hanno alle spalle una Giustizia civile che funziona e che permette di far valere i propri diritti.

Ma ritornando al debito di 90 miliardi, quando sarà saldato - e dunque per i comuni mortali sarà estinto - per le regole comunitarie invece emergerebbe e il rapporto fra debito e PIL salirebbe di sei punti. Tutto secondo i piani, dunque. Ma chi ci rimette, sono le aziende.

Intanto, visto che semplicemente lo Stato italiano non ha la liquidità per pagare i fornitori, si sta pensando di pagare i creditori emettendo titoli di Stato a loro favore, visto che non si possono più fabbricare fisicamente i soldi da dare ai fornitori, come avveniva prima dell'avvento della Moneta Unica, il primo gennaio 2002. Tuttavia, pagando in titoli, il debito pubblico crescerebbe nello stesso modo.

Insomma: non si riesce a trovare una soluzione, mentre le aziende sono in difficoltà.

 

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Telefonia: cambiare gestore sarà più rapido e facile

Pubblicato su da ustorio

Aziende e privati avranno più facilità a cambiare gestore telefonico e provider internet: la manovra Monti dispone che sia fatto tutto entro 24 ore.

 

La Manovra Monti ha incluso delle novità interessanti sia per il consumatore che per i gestori delle linee telefoniche: a partire da marzo, si potrà decidere di cambiare operatore in sole 24 ore mentre attualmente sono previsti tre giorni lavorativi. Si tratta di un cambiamento utile anche per le stesse aziende che dovranno sempre cercare di proporre prodotti competitivi che sappiano attirare l'interesse del cliente.

Questo cambiamento riguarderà sia la linea mobile che la linea fissa, gli operatori attivi sul mercato dovranno così cercare di tenersi stretti i loro clienti perché cambiare sarà davvero semplice. Coloro che usano la linea solo per navigare non saranno più vincolati ad un contratto anche telefonico ma si procederà ad una sottoscrizione per un contratto Adsl low cost. Internet è oggi qualcosa di indispensabile e chi, non vuole avere il peso economico della linea fissa per le chiamate perché usa il cellulare, potrà farlo senza problemi. Gli operatori nel settore avranno modo di spaziare con nuovi prodotti e le offerte certo non mancheranno.

Il termine di 24 ore dovrà essere rispettato altrimenti l'operatore deve corrispondere un indennizzo al consumatore pari a 7,50 euro per ogni giorno di ritardo. Questa novità permetterà di avere un rispetto maggiore di quanto previsto e la soddisfazione del consumatore. Si può considerare anche una sorta di apertura sul mercato in questo specifico settore perché potranno nascere nuove aziende telefoniche concorrenti e quindi il settore e avrebbe un incremento notevole.

I presupposti sembrano essere piuttosto interessanti ora bisogna attendere qualche mese, quando il tutto sarà in vigore, per vedere quali saranno le reazioni di operatori telefonici e consumatori.

 

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Truffa su Facebook: come rimuovere la Timeline

Pubblicato su da ustorio

Non è possibile rimuovere la Timeline di Facebook una volta attivata e chi volesse tentare potrebbe cadere vittima di truffe di vario tipo.

La Timeline ancora non è arrivata a titolo definitivo su Facebook e già si moltiplicano i tentativi di truffa relativi alla nuova funzione del social network. Ad oggi, infatti, la Timeline è attivabile soltanto a seguito di precisa scelta volontaria, mentre nei prossimi giorni (ma una data ancora manca) dovrebbe diventare cosa ufficiale per ognuno degli oltre 800 milioni di utenti del social network. Tuttavia in questa fase sono in molti a guardare con sospetto al nuovo “diario” e sono conseguentemente molti a cadere in una truffa che coltiva su questa diffidenza le proprie opportunità di riuscita.
 
La scoperta dei primi tentativi truffaldini è firmata Inside Facebook, le cui ricerche hanno permesso di mettere in evidenza varie pagine correlate alla possibilità di rimuovere la Timeline dal proprio profilo dopo averne fatta precisa richiesta in precedenza. Trattasi, nella migliore delle ipotesi, di semplici bufale: rimuovere la Timeline, infatti, è impossibile poiché una volta attivata il percorso non è più invertibile in alcun modo. Ma la casistica vede registrati casi più pericolosi, nei quali un semplice click può mettere l’utente a rischio e può consentire alla truffa di propagarsi ulteriormente.

Secondo quanto emerso, il tentativo è sulla scia dei canonici attacchi di tipo clickjacking/likejackingla Timeline è soltanto la nuova esca innescata su di un meccanismo noto e rodato, che da tempo sa catturare le proprie prede stimolando la curiosità per agganciare click truffaldini.

La Timeline è al momento nella terra di nessuno: Facebook sta aspettando di risolvere tutte le perplessità delle autorità circa la privacy degli utenti, mentre gli utenti stessi vi stanno approdando poco alla volta testandone in anteprima le opportunità. Essendo una funzione che presto o tardi sarà opzione di default per l’intera community, è possibile fin da subito consultare l’apposita guida contenente tutti i dettagli sul progetto, approdando così con maggior consapevolezza sul nuovo strumento senza dover temere per rischi o truffe di qualsivoglia tipo.





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SOPA, la censura di Internet si avvicina?

Pubblicato su da ustorio

Cos’è SOPA? SOPA è l’abbreviazione di Stop online Piracy Act, ed è una legge contro la pirateria e la difesa del diritto d’autore che il Congresso Americano starebbe preparando. Ma SOPA, rispetto ad altre proposte di legge analoghe è ben diversa perché prevederebbe l’attribuzione dei pieni poteri alDipartimento di Giustizia che avrebbe la possibilità di far intervenire gli organi giudiziari per colpire i siti Internet che avrebbero infranto il diritto d’autore o avrebbero comunque facilitato questa pratica illegale.

In termini pratici, il Dipartimento di Giustizia avrebbe la possibilità quindi di farchiudere immediatamente i siti Internet sospetti e darebbe loro solo 5 giorni di tempo per un eventuale reclamo anche se nel frattempo il sito sotto inchiesta rimarrebbe comunque chiuso. In caso venisse davvero riscontrata l’infrazione, il proprietario del sito rischierebbe una condanna sino a 5 anni di carcere.

 Legge durissima che ha suscitato fortissime critiche, non per niente attualmente il suo iter di approvazione è bloccato per l’alto numero di emendamenti proposti. Se la legge invece venisse approvata così com’è, il Web non sarebbe più lo stesso. Siti come Facebook e i social network in generale, dovrebbero verificare ogni singolo contenuto pubblicato dagli utenti per non incappare in sanzioni perché per il SOPA anche un solo link a contenuti illegali è considerato fuori legge.

Ma nel mirino della legge finirebbero anche i motori di ricerca che non poterebbero più permettersi di fornire risultati che rimandino a contenuti protetti da diritto d’autore. Insomma si andrebbe vero una pensantelimitazione della libertà della rete.

Ovviamente tra i favorevoli all’approvazione di questa legge troviamo le grandiMajor che da tempo chiedono una stretta al fenomeno della condivisione online illegale di contenuti protetti dal diritto d’autore. Sul fronte opposto troviamo invece la “NetCoalition” composta dai provider americani e da giganti come Google, Wikipedia, Yahoo, eBay e Facebook che ovviamente rigettano la possibilità che SOPA diventi così com’è legge.

 

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Italia-Programmi.net insegue anche noi

Pubblicato su da ustorio

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Italia-Programmi.net ha inviato anche a noi il secondo sollecito di pagamento a seguito di un abbonamento ottenuto con modalità irregolari e truffaldine.

Italia-Programmi.net sta inseguendo anche noi. Per dimostrare agli utenti truffati che per sfuggire alle grinfie dei truffatori è sufficiente ignorare le loro richieste, siamo “casualmente” finiti tra le loro braccia ed abbiamo in seguito evitato di pagare quanto dovuto a seguito del download di materiale gratuito.

Da pochi giorni è giunto il secondo sollecito di pagamento. Il tono è minaccioso ed i contenuti del tutto truffaldini, finalizzati all’ottenimento di una cifra che non è in alcun modo dovuta e che ogni utente truffato deve badare a non versare mai per alcun motivo. La firma conclusiva è quella della Estesa Limited, azienda con sede alle Seychelles che l’antitrust ha già multatoe sulla quale indagherà ora la Procura della Repubblica per valutare se possano esservi i termini per censurare il sito e porne sotto sequestro il dominio.

 

Questa la mail ricevuta:

 

Italia-Programmi.net – Ultimo avviso di pagamento prima dell esazione da parte del tribunale
Gentile Signor ********** **********,

 

purtroppo ad oggi non abbiamo ancora ricevuto il pagamento della nostra fattura del **/**/2011 per l’utilizzo della nostra piattaforma di download www.italia-programmi.net (tutte le attivita di utilizzo da parte Sua sono state registrate e dimostrabili e inoltre documentabili per il tribunale).

 

Al momento della conclusione del contratto Lei ha utilizzato il seguente indirizzo IP: ***.***.***.*** / ***.***.***.*** (Orario di iscrizione: 2011-**-** **:**:**)
(Attraverso questi dati puo essere dimostrata senza dubbio la conclusione del contratto).

 

Dato che la fattura non e ancora stata saldata nemmeno dopo i vari solleciti, saremo costretti a passare la pratica al recupero crediti, che a sua volta si occupera della fattura non ancora saldata e provvedera a rivendicare il credito per vie legali in tribunale.

 

Con la presente Le riserviamo l’ultima possibilita di provvedere al pagamento della fattura in modo extragiudiziale, se non usufruisce di questa possibilita, dovra prendere in considerazione ulteriori altre spese a Suo carico, come: avvocati, tribunale e recupero crediti non ancora pervenute:

 

Ammontare non ancora pervenuto: 96,00
Commissioni di sollecito: 14,50
—————————————
Ammontare totale: EUR 110,50

 

Indicare per favore la seguente causale: *******

 

Per poter effettuare il bonifico La preghiamo di utilizzare le seguenti coordinate:

 

Beneficiario: Estesa Ltd.
IBAN: CY30005001400001400154795201
BIC-Code: HEBACY2N

 

Causale: *******
Ulteriori chiarimenti per fatture e solleciti:

 

Su questo sito internet ha accettato im modo esplicito le nostre condizioni di utilizzo. L’accesso sul suo sito www.italia-programmi.net e’un abbonamento a pagamento. Il pagamento dell’utilizzo del servizio deve essere versato 12 mesi in anticipo, come evidenziato dai nostri termini e condizioni generali.

 

Con il pagamento si accede al diritto di utilizzo del sito per 12 mesi. Onde evitare che una terza persona si registri con i vostri dati d’accesso, abbiamo messo in atto vari controlli di sicurezza, che saranno prova inconfutabile in caso di controversie.

 

Abbiamo inoltre inviato al vostro indirizzo E-mail i dati d’accesso con i quali si puo’beneficiare dei nostri servizi attivati da parte nostra con un email di conferma.

 

Al momento della registrazione, avete fornito i seguenti dati:

 

Nome / Cognome: ********** **********
Via numcivico : ********** **
cap Citta’: ***** *********

 

Data di nascita: **/**/****
Telefono: **********
E-Mail: *****************@gmail.com

 

Per precauzione, al momento della registrazione, vi e’stato trasmesso e salvato L’indirizzo IP. Questo appare come: ***.***.***.*** / ***.***.***.***. In caso di indagini penali e’posssibile risalire dall’indirizzo IP per identificare il computer, per vedere il tempo di applicazioni che e’stato utilizzato, tramite le autorita’ competenti. Poiche’i dati di connessione devono essere conservati almeno 6 mesi in base al diritto attuale, l’indagine penale e’promettente.

 

Cordiali saluti,
Il Team di Italia-Programmi.net

 

http://www.italia-programmi.net

 

Ovviamente non verseremo alcuna somma. Ed invitiamo le persone truffate a comportarsi allo stesso modo, segnalando la propria situazione alle autorità per costringere così ad ulteriore informazione ed ulteriori indagini sulla vicenda. Solo così, infatti, sarà possibile apportare la giusta pressione agli inquirenti affinché considerino la truffa Italia-Programmi.net come una vera priorità a cui porre attenzione.

 

Loro non molleranno. Noi nemmeno.

 



 

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Antitrust, schiaffo milionario a Italia-Programmi

Pubblicato su da ustorio

La società Estesa Limited è stata sanzionata con una multa da 1,5 milioni di euro. Pratiche commerciali scorrette nella distribuzione ingannevole di software gratuito. ADUC chiede il sequestro del sito

 

"L'Antitrust ha sanzionato la società Estesa Limited, con sede alle Seychelles, con una multa per complessivi 1.500.000 euro. Le pratiche commerciali ingannevoli e aggressive messe a punto dalla società attraverso il sito www.italia-programmi.net hanno coinvolto, a oggi, oltre 25mila consumatori che si sono rivolti all'Autorità anche tramite Contact Center e Web Form".

Così un recente 
comunicato diramato dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), a colpire con una maxi-multa le attività illecite del sito web che fa pagare ciò che è in realtà gratisItalia-programmi.net ha subito lo stesso destino diEasydownload, già bastonato nel novembre 2010 con una sanzione pecuniaria fissata a quasi 1 milione di euro.

Si è così conclusa l'istruttoria avviata nella scorsa estate nei confronti di Estesa Limited, società con sede alle Seychelles che aveva allora guadagnato 100mila euro dagli abbonamenti silenti imposti agli utenti alla ricerca di software gratuito su motori di ricerca come Google.

 

"Introducendo i dati personali, come richiesto per registrarsi e scaricare il software ricercato, e senza la richiesta di carte di credito o altre modalità di pagamento, il consumatore attivava inconsapevolmente un contratto di abbonamento a titolo oneroso di durata biennale, dell'importo annuale di 96 euro", si legge ancora nel comunicato pubblicato dall'Antitrust.

Era stata la Procura di Roma ad intervenire dopo le migliaia di segnalazioni da parte dei consumatori imbufaliti. "Ad aggravare la propria posizione, la società Estesa Limited, che ha truffato oltre 25 mila consumatori solo in Italia, non si è neppure presentata a propria difesa di fronte alla stessa Autorità", 
ha spiegato il Segretario generale dell'Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona.

Parziale 
soddisfazione da parte dell'Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori (ADUC) che ha sottolineato come il sito italia-programmi.net resti ancora in piedi. "Centinaia di telefonate e lettere ogni giorno ci pervengono per chiederci consigli, per cui l'onda lunga è ancora all'inizio e ci vorrà tempo prima che smettano". ADUC ha dunque chiesto alla Procura della Repubblica di sequestrare il sito.

 

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Wi-Fi, un bug mette a rischio milioni di router

Pubblicato su da ustorio

Individuata una falla nel sistema di autenticazione wireless WPS: a rischio milioni di router sparsi in tutto il globo.

Wi-Fi Protected Setup è una tecnologia adottata da numerosi produttori di router wireless per semplificare la procedura di collegamento allo stesso da parte di nuovi dispositivi, utilizzando un metodo basato sullo scambio di un PIN di 8 cifre per l’autenticazione. Tale metodo, però, sarebbe affetto da un grave bug che consentirebbe ad eventuali malintenzionati di effettuare un attacco brute force per effettuare l’accesso al router in meno di due ore.

Ad ogni tentativo di accesso, infatti, il dispositivo restituisce un messaggio EAP-NACK il quale avvisa il destinatario riguardo la riuscita della procedura di autenticazione. Proprio in tale messaggio risiederebbe la falla, in quanto risulta essere possibile individuare dalle informazioni contenute in esso se la prima metà del PIN inserito è corretta oppure meno. La seconda metà sarebbe inoltre facilmente individuabile in quanto fornita direttamente dal router come strumento per effettuare il checksum del codice.

La vulnerabilità in questione non fornisce dunque direttamente il codice completo ad eventuali aggressori, ma semplifica notevolmente loro il compito: il numero di possibili combinazioni passa infatti da 10^8 (100 milioni) a soli 10^3+10^4 (11 mila combinazioni differenti). Tale aspetto, unito all’assenza di un sistema in grado di intervenire bloccando le comunicazioni con un dispositivo durante un attacco di brute force permette così di individuare la combinazione corretta semplicemente provando ad inserire in maniera automatica tutte quelle possibili, con tempi che in alcuni casi possono arrivare anche a sole due ore.

L’elevata diffusione di tale sistema di autenticazione pone il problema su di un livello piuttosto elevato, essendo a rischio milioni di router in tutto il mondo. Il consiglio degli esperti è quello di disabilitare momentaneamente il sistema WPS, utilizzare una chiave d’accesso sfruttando lo standard WPA2 ed eventualmente abilitare il filtraggio dei dispositivi mediante MAC Address.






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La caduta degli SMS: cosa sta cambiando

Pubblicato su da ustorio

Durante le ultime festività sono calati, per la prima volta, gli sms: per una rivoluzione che arriva, un'altra se ne sta andando in soffitta.

 

Ne stanno parlando il New York Times e Forbes come fosse un affare di stato e tutto sommato hanno qualche ragione di alzare il volume sul tema: per la prima volta in alcuni paesi – ma non gli Stati Uniti – si è registrato un calo degli sms durante Natale e Capodanno. Il mondo sta trovando un altro modo per farsi gli auguri, insomma. E non solo.

 I dati sorprendenti di uno dei pionieri del text messaging, la Sonera (finlandese) stanno suggerendo agli analisti che il calo degli sms rispetto a Twitter e ai servizi alternativi di alcuni smartphone che permettono messaggi instantanei gratuiti sia più veloce del previsto: in un solo anno si sono persi due milioni di messaggi nella terra che 15 anni fa anche per ragioni geografiche aveva investito molto su questa tecnologia.

Il processo sembra talmente geometrico che qualcuno azzarda il medesimo crollo dello short message system di anno in anno nei diversi paesi del globo a seconda di quando il sistema è entrato in vigore. Così, se Finlandia oppure Hong Kong stanno già vedendo il tramonto dell’sms, negli USA, dove sono diventati popolari circa due anni dopo, si pensa che crolleranno definitivamente tra il 2012 e il 2013. E così via. Tra pochi anni non ci sarà più nessuno che manderà “Buon Anno!” con un sms collettivo, pagando pure per farlo, ma scriverà #BuonAnno sul suo smartphone sapendo che lo leggeranno tutti i suoi followers e gli amici sui social, e questo gli basterà.

Insomma, se fosse una questione matematica basterebbe aggiungere 15 anni all’anno del boom degli sms in una tale nazione per avere l’anno in cui la curva del grafico, per la prima volta, andrà giù. Ma i social network, catalizzatori del cambiamento, sono anche acceleratori di questo fenomeno, quindi in caso di coesistenza tra sistemi, ad esempio l’est europa dove tutto è arrivato in pochi anni, il crollo avverrà in anticipo.

Questa è una lezione molto importante per affinare il nostro concetto di obsolescenza tecnologica: essa è molto diversa da quella programmata tipica dei prodotti dell’era industriale, perché non è prevedibile. Questo comporta due effetti: investimenti maggiori nella ricerca di mercato – perché i clienti dell’era della comunicazione globale sono meno fedeli – ma anche la consapevolezza che è molto più facile perdere grandi somme di denaro. Basti pensare che al momento gli sms rappresentano il 20% del fatturato dei grandi vettori mondiali. Una perdita secca in un giro di tempo così breve metterà a rischio altri posti di lavoro.

Fonte: Forbes
Via 
Bits - New York Times

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