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energia; mercato libero e mercato di maggior tutela

Pubblicato su da ustorio

Facciamo un pochino di chiarezza: esistono due "mercati" per l'energia, quello di "maggior tutela" ed il cosiddetto "mercato libero". Il mercato libero è stato introdotto recentemente, quindi, chi ha come fornitore Enel da diversi anni, si trova nel mercato di maggior tutela dove le tariffe dell'energia (ma solo quelle) vengono fissate trimestralmente dall' Autorità per l'Energia tenendo conto di vari fattori (costi), in questo mercato, dal primo gennaio 2013 le tariffe sono state ribassate rispetto al trimestre precedente e lo rimarranno sino al primo aprile 2013. Nel mercato libero le tariffe variano da operatore ed operatore e possono aumentare in qualsiasi momento, a meno che non sia stato sottoscritto un contratto a prezzo bloccato (generalmente per due anni). Questo per quanto riguarda il puro consumo, ovvero i Kw realmente consumati nel periodo calcolati come KwH, la cui incidenza sull'importo totale della bolletta è di circa il 50%. Il rimanente sono "tasse" diversamente denominate, si va dal dispacciamento ai servizi di rete, all' IVA ecc e tali spese saranno comunque presenti indipendentemente da chi sia il fornitore, esse vanno allo stato. Il mio consiglio è di rimanere nel mercato di maggior tutela anche perché una volta che se ne è usciti, non è più possibile rientrare. Il mercato di maggior tutela è gestito esclusivamente da ENEL DISTRIBUZIONE S.p.A. o da aziende municipalizzate, le fatture di Enel nel mercato di maggior tutela sono riconoscibili in quanto stampate esclusivamente di colore nero, diversamente da quelle di ENEL ENERGIA S.p.A. che opera nel mercato libero e con le "regole" di tale mercato, riconoscibili in quanto hanno delle parti stampate in blu. Com l'avvento del mercato libero dell'energia. ENEL ha costituito una nuova società denominata ENEL ENERGIA per poter entrare in tale mercato. Ovviamente ha tutto l'interesse a far migrare la sua utenza dal mercato di maggior tutela a quello libero, sia per i margini di guadagno più interessanti, sia perché la nascita del mercato libero ha fatto spuntare innumerevoli concorrenti pronti ad accaparrarsi l'utenza del mercato di maggior tutela. E' nata così una nuova forma di "sciacallaggio" nei confronti di tale utenza, individui assoldati indirettamente da Enel e dai suoi vari e variegati concorrenti, si presentano all'utente domestico, ma non solo, spacciandosi per "incaricati enel" allo scopo di ottenre i vostri dati contrattuali per poi trasferirvi, a vostra insaputa, nel mercato libero.

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un pochino di conti

Pubblicato su da ustorio

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un anno di governo Monti

Pubblicato su da ustorio

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a proposito dei Maya

Pubblicato su da ustorio

Passata la paura, ammettiamolo in una parte recondita della nostra mente un pochino ce ne era, tutti addosso ai poveri Maya.

Forse sarebbe più giusto prendersela con chi ha interpretato, diffuso e sopratutto lucrato su tutta la farsa.

Che di creduli e credenti sia pieno il mondo è cosa nota.

Come dovrebbe essere altrettanto noto che esso è anche pieno di furbi, lestofanti. ladri e politicanti.

Invece, puntualmente, spuntano "profezie" che paventano la fine del mondo, ci ricordiamo che doveva finire nel 2000?

Dette "profezie" riescono ad intaccare il nostro io profondo risvegliando le ancestrali paure dell'ignoto, del fato, et similia, alimentate da religioni, superstizioni, santi, santoni e fanatismi vari.

Questa volta è stato un falso allarme, ma tranquilli prima o poi arriverà una nuova "profezia".

Buon 2013. 

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avvertena speciale

Pubblicato su da ustorio

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Insidie stradali: i Comuni devono risarcire li danni per le cattive condizioni della strada

Pubblicato su da ustorio

Le Pubbliche Amministrazioni sono sempre responsabili per le anomalie sui tratti di strade di centri abitati e, pertanto, sono tenute a risarcire i danni provocati ai conducenti. Gli enti proprietari della via, infatti, devono evitare che il manto stradale urbano presenti fonti di pericolo.

 

In generale, l’ente proprietario della strada è sempre responsabile quando:

 

a – sia stato esso stesso a creare la fonte di pericolo (per es.: una strada sprofondata per difetti di costruzione);

 

b – quando l’ente abbia, in concreto, la possibilità di esercitare un potere di immediato intervento e custodia sulla strada. Ciò dovrà essere valutato in base ai seguenti parametri:

1. l’estensione della strada (una strada particolarmente lunga richiede maggiori tempi di intervento);

2. la posizione (una strada lontana o poco accessibile allunga le operazioni di riparazione);

3. le dotazioni e i sistemi di assistenza che la connotano.

La P.A. perciò è responsabile qualora possa intervenire immediatamente per eliminare il pericolo (buche, marciapiedi rotti, lastre di ghiaccio ecc.).

 

Rientrano in questo secondo caso le strade dei centri abitati che, secondo una recente sentenza della Cassazione [1], comportano sempre la responsabilità del Comune. Posta infatti la vicinanza e la sorvegliabilità delle stesse, si presume la possibilità dell’amministrazione di prevenire o riparare immediatamente i danni [2]. Pertanto l’ente deve è sempre responsabile, salvo che provi il caso fortuito.

 

Al tempo stesso, però, bisogna tener conto della condotta del danneggiato. Infatti la responsabilità della amministrazione viene meno [3] o viene alleggerita [4] quando il danno si sia verificato per un comportamento colposo dell’utente della strada. In questo caso, gli enti “negligenti” potranno essere considerati esenti da responsabilità o obbligati a risarcire solo una parte di danno.

 

Ad esempio, una recente sentenza [5] ha escluso la responsabilità del Comune per la caduta di un ciclista su una griglia stradale. Infatti, il leggero avvallamento in cui è inserita (normale per la necessità tecnica di far defluire l’acqua) è stato considerato prevedibile dall’utente e non un insidia stradale. Pertanto il danno è stato addebitato interamente al ciclista distratto.

 

[1] Cass. sent. n. 6903 dell’8 maggio 2012.

[2] Art. 2051Danno cagionato da cosa in custodia –“Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito (1218,1256)”.

[3]Quando il comportamento colposo dell’utente è idoneo a interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno e il danno stesso.

[4] Nell’ipotesi in cui il comportamento colposo dell’utente abbia avuto un’efficienza causale tale da configurabile un concorso di colpa ex 1227 c.c. comma 1, con conseguente diminuzione della responsabilità della P.A. in proporzione all’incidenza causale del comportamento stesso.

[5] Cass. sentn. 1310 del 30 gennaio 2012.

 

 

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la saggezza di Massimo Fini

Pubblicato su da ustorio

I partiti che si accapigliano sulla riforma elettorale, sulla Rai, sulla giustizia, sulle tasse, sul rigore, per accaparrarsi ancora qualche fettina di potere e nell’illusione di conquistare consenso, assomigliano molto ai polli di Renzo che si beccavano l’un l’altro senza rendersi conto che sarebbero presto finiti sullo spiedo dell’Azzeccagarbugli. Se non proprio allo spiedo i partiti rischiano di finire sulla padella dell’irrilevanza. È infatti molto probabile che alle prossime elezioni, si tengano in autunno o nel 2013, le astensioni e i voti dati a Grillo riducano il parterre degli elettori ai minimi termini. Certo il Pd, il Pdl e gli altri potranno ancora ottenere, dal punto di vista puramente matematico, percentuali di una certa consistenza, ma su un numero di elettori più che dimezzato. E se dal calcolo si detraessero gli uomini degli apparati, gli adepti e tutti coloro che sono legati alla classe politica per ragioni clientelari, si vedrebbe che il voto liberamente dato, quello che esprime un vero consenso, riguarda ormai una percentuale infima e che la credibilità dei partiti è ridotta a un lumicino cimiteriale, sul punto di spegnersi del tutto. Ed è quanto i partiti si meritano; dopo trent’anni di grassazioni, di latrocinii, di spudorato clientelismo, di lottizzazioni, di abusi, di soprusi, di prepotenze, di disinteresse per il bene pubblico e anche della totale mancanza di quella capacità di previsione che dovrebbe essere, forse, il compito principale di una classe dirigente. Prendiamo, ad esempio, il drammatico problema delle pensioni. A metà degli anni ’80, non ci voleva un indovino per sapere quale sarebbe stata la composizione per età della popolazione italiana del Duemila. Bastavano le statistiche demografiche. È da allora che si sarebbe dovuto metter mano alla questione invece di sperperare denaro, per ragioni clientelari, nelle pensioni baby, nelle pensioni d’oro, nelle pensioni di anzianità fasulle, nelle pensioni di invalidità false.
Per trent’anni la classe politica non solo si è rifiutata di autocorreggersi, ma ha impedito in tutti i modi qualsiasi cambiamento dello «statu quo». Un esempio emblematico viene dalle inchieste di Mani Pulite. Un’occasione unica per una correzione del sistema, per un giro di boa. Invece bastarono pochissimi anni alla classe politica, con la complicità di quasi tutti gli intellettuali, per trasformare i ladri di regime in vittime e i magistrati nei veri colpevoli. Ancora oggi Piero Ostellino scrive sul Corriere della Sera (30/1) che la «ragion di stato» deve prevalere sull’etica e il diritto (quale «ragion di stato» legittimi i furti alla collettività è davvero difficile da capire). Così si è continuato come prima, peggio di prima perché da metà degli anni ’90 si è aggiunta una devastante campagna, di matrice berlusconiana, di delegittimazione della magistratura italiana che, insieme ad altri fattori, ci ha impedito di arginare la frana che ci sta rovinando addosso. Sono trent’anni che noi cittadini veniamo trattati come sudditi, privi di capacità politica che non sia quella di andare ogni cinque anni a legittimare, col voto, i padroni di turno. E dai e ridai ci siamo stufati. Non ci crediamo più. Non alla politica, come surrettiziamente ci si vuol far credere, ma ai partiti, che è cosa diversa. E la crisi economica ha contribuito a incrementare questo discredito, questo disprezzo nei confronti di coloro che dovrebbero essere i nostri rappresentanti. E io penso seriamente che le prossime elezioni segneranno la fine della democrazia rappresentativa, almeno così come l’abbiamo conosciuta e, purtroppo, subita.

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Radio Vaticana, fine delle trasmissioni

Pubblicato su da ustorio

Le antenne in provincia di Roma cesseranno di trasmettere verso alcune regioni. L'impianto abbasserà il livello d'emissione elettromagnetica per le onde corte e medie. I cittadini pronti al nuovo assalto legale

 

 È la nuova strategia annunciata dal direttore di Radio Vaticana Padre Federico Lombardi, per una copertura basata sulla ritrasmissione da parte di altre radio regionali e locali. Ma anche tramite le più moderne modalità d'accesso al Web, che permetteranno agli impianti di Santa Maria di Galeria (provincia di Roma e una lunga storia di querelle legali con l'emittente della Santa Sede) di interrompere tutte le trasmissioni in onde medie e corte verso numerosi paesi dell'Europa e delle Americhe.

Dal prossimo luglio, Radio Vaticana 
abbasserà il livello d'emissione di onde elettromagnetiche dal suo centro di trasmissione alla periferia della Capitale, nell'area di 430 ettari che gode del diritto di extraterritorialità come stabilito dai Patti Lateranensi. Il presunto inquinamento elettromagnetico causato dalle svariate antenne di Santa Maria di Galeria ha portato negli ultimi anni a proteste, battaglie legali e tragici decessi.

L'associazione Bambini senza onde - con base a Cesano, altra zona molto vicina all'insediamento della radio ufficiale della Santa Sede - ha infatti 
riportato altri 3 casi di leucemia infantile, pronta a consegnare le relative cartelle cliniche al PM Stefano Pesci della Procura di Roma. "Porteremo tutto questo nuovo aggiornamento sanitario alla Procura - hanno annunciato i responsabili dell'associazione - nella convinzione che possa avviare il processo e a rinviare a giudizio i vertici della Radio non più solo per getto di cose pericolose ma anche per reati ben più gravi".

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La SIAE ti blocca il pc? E’ una truffa

Pubblicato su da ustorio

La SIAE smentisce qualsiasi azione volta a bloccare il pc degli utenti: si tratta di una truffa che in queste ore sta mietendo vittime in tutta Italia.

 

La SIAE si è trovata costretta in queste ore a diramare un comunicato nel qualesmentisce categoricamente qualsiasi azione volta a bloccare il pc degli utenti. La precisazione, pur se del tutto ovvia e scontata, si è resa necessaria a causa della diffusione di un malware che, presentandosi a nome della Società Italiana degli Autori ed Editori, minaccia gli utenti chiedendo del danaro per riabilitare all’uso del PC.

Recita la comunicazione ufficiale della SIAE:

Stanno arrivando al centralino della SIAE telefonate da più parti d’Italia che segnalano la circolazione in rete di un virus che blocca i computer e fa apparire un avviso con una richiesta di pagamento da parte della SIAE, con tanto di logo. Mai e in nessun modo la SIAE utilizza o potrebbe utilizzare sistemi di blocco dei computer degli utenti per fare richieste di pagamento. Per contrastare l’ulteriore diffusione del virus sono state allertate le forze dell’ordine competenti.

Il meccanismo è del tutto chiaro: una volta infettato il computer, il malware simula un blocco del pc facendo comparire il logo della SIAE sullo schermo. Così facendo la vittima teme un controllo remoto del proprio sistema e si sente “scoperto” per eventuali download pirata. La paura fa novanta e spesso spinge ad improvvidi click: l’avviso richiede infatti un pagamento per riabilitare il controllo del sistema, ma il consiglio è quello di evitare qualsivoglia azione che non sia un controllo del sistema da parte di un antivirus aggiornato.

In passato una infezione del tutto simile si presentò all’utenza italiana mostrando, invece del logo SIAE, il logo della Polizia. Il meccanismo era però il medesimo e per lungo tempo il Cnaipic dovette diramare comunicati che rassicuravano gli utenti e ricordavano di non pagare alcunché, ma piuttosto di verificare la salubrità del proprio sistema tramite scansioni con antivirus.

 

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Come difendersi da Equitalia

Pubblicato su da ustorio

di Luca Telese | 14 maggio 2012

 

Roma, entri nel portone di via Appia 103, e incontri un cliente per le scale: “Anche tu sei venuto per Equitalia?“. Già, perché nella saletta dello studio legale di Romina D’Ambrosio, avvocato, due clienti su tre hanno in tasca l’inconfondibile busta con la stampigliatura nera e il terrificante logo dell’agenzia. Lei ci ride su: “In tempo di crisi, purtroppo, a Equitalia sono rimasti gli unici che ci danno lavoro”. La D’Ambrosio, per gli amici “Equi-Romy”, è anche consulente per l’AssociazioneFederconsumatori, e riassume tutto con un dato incredibile: “Quest’anno quindici consumatori su venti vengono qui per cartelle esattoriali. Noi siamo per il rispetto assoluto della legge, ma anche per tutelare molte persone che finiscono nel vortice delle multe e delle ammende ingiustificate e lievitate oltre ogni misura. Che spesso non hanno strumenti economici, né legali per difendersi dagli eccessi impositivi”.

Per spiegarmi di cosa parla, la D’Ambrosio mi fa un esempio incredibile di lievitazione ingiustificata della multa: “Ecco la storia, vera, di Michele De Marco Cervino. È un medico, nel 2007 riceve la notifica di una multa e la paga regolarmente, entro i sessanta giorni. Fate attenzione: si trattava di 207 euro“. Pausa, comincia il film horror: “Tutto a posto? Macché: nel 2011, De Marco si vede recapitare, per la stessa multa che ha pagato!, una cartella da 2.225,47 euro!“. La D’Ambrosio tira fuori il ricorso per farmi vedere che non scherza: “Sono andata con il mio cliente a Equitalia per chiedere lo storno della cartella“. Risposta: “Lei ha ragione, ma il credito ci è stato ceduto così dal Comune di Roma. Noi non possiamo entrare nel merito“. E al Comune? “Voi avete ragione, ma noi non possiamo fare nulla. Ormai abbiamo ceduto il credito a Equitalia, non ci riguarda più“.

Ed è qui che entra in campo “Equi-Romy” D’Ambrosio: “Ho studiato la cartella, e ho scoperto che avevano maggiorato il valore della multa del 20% per ogni anno. E che poi erano state aggiunte una miriade di spese inventate: notifica, iscrizione al ruolo, molte incomprensibili, e infine quella paroletta magica: “Maggiorazioni”. Cifre non spiegate. Se la immagina una pensionata alle prese con questo rompicapo?“.

Giudice di Pace. Ed ecco invece che cosa bisognerebbe fare: “Entro 30 giorni dalla notifica, bisogna subito ricorrere al giudice di pace“. Prima fregatura: “Grazie al governo Berlusconi bisogna versare il contributo unificato, da 37 a 200 euro”. Postilla: “Al giudice bisogna subito chiedere una sospensiva per evitare l’iscrizione di ipoteca su un immobile o su una macchina, le cosiddette ‘ganasce amministrative’”. Drammatica subordinata: “Da tre anni a questa parte, molti clienti arrivano qui senza sapere di avere già la casa ipotecata”. Esempio: “Una mia cliente, Anna Aurizzi, una persona già in difficoltà , ha avuto una cartella esattoriale per il mancato pagamento della mensa scolastica. Dopo che con le maggiorazioni era lievitata a 4.000 euro, abbiamo scoperto che le avevano già ipotecato la casa. Il fatto incredibile è che questo provvedimento è illegittimo per una sentenza della Cassazione a sezioni unite, per debiti inferiori a 8.000 euro. Lo avevano fatto lo stesso“. Cancellazione. Morale della favola: “Anna, che non lo sapeva, otterrà ragione. Ma intanto sono passati già quattro anni senza che arrivasse la sentenza. E così quella casa lei non la può vendere“. Istruzioni per l’uso: “Bisogna sapere che si possono sempre contestare le cartelle con sanzioni amministrative per le maggiorazioni. Il più delle volte un avvocato può dimostrare che sono illegittime”.

Notifiche. Altro consiglio decisivo: “In molti casi i comuni sono in torto formale per difetti di notifica. Ecco perché bisogna chiedere al proprio avvocato di controllare la notifica dell’atto da cui ha avuto origine la cartella. In tre casi su quattro non ci sono firme e la notifica non è avvenuta. Il che lede il diritto del cittadino di potersi difendere o scegliere di pagare“. Ultima considerazione: “C’è una legge sulla trasparenza degli atti amministrativi che viene quasi sempre ignorata. Resistere a Equitalia, quindi, non vuol dire combattere la legge, ma chiedere che sia applicata“.

 

Il Fatto Quotidiano, 12 maggio 2012

 

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