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SOPRAVVIVERE AL NATALE

Pubblicato su da ustorio

di Redazione Cadoinpiedi.it - 22 dicembre 2013

Le Festività sono alle porte con tutti i carichi emotivi e le minacce. Il quadretto idilliaco di riunioni famigliari, regali, alberi e decori è ricco di insidie e fonte di stress. Che spesso creiamo da soli. Cadoinpiedi.it ne ha parlato con Giorgio Nardone, psicologo e psicoterapeuta, autore di Psicotrappole (Ponte alle Grazie, 2013) che spiega come uscirne vincitori.

Il Natale è alle porte. Con tutti i suoi carichi emotivi e le sue minacce. Il quadretto idilliaco di riunioni famigliari, regali, alberi e decori è ricco di insidie. Che, per giunta, ci creiamo noi. Intrappolati in schemi che ci siamo creati da soli. "Le psicotrappole nascono da qualcosa che ognuno di noi fa per fare del bene e finisce per farsi del male", ha spiegato a Cadoinpiedi.it Giorgio Nardone, psicologo e psicoterapeuta, autore di Psicotrappole (Ponte alle Grazie, 2013). "Succede usualmente agli esseri umani: tendiamo a replicare le strategie che hanno funzionato per risolvere problemi, anche quando non sono adeguate o andrebbero modificate. Invece lo schema viene ripetuto senza successo".

DOMANDA: Il Natale è un periodo in cui si ripongono tante aspettative, e da cui si rimane spesso delusi.
RISPOSTA: Cerchiamo nel Natale, in un evento ritualizzato culturalmente, di compensare molte delle nostre problematiche, se non frustrazioni.

D: In che senso?
R: Nel senso che se la vita va storta ci sembra una soluzione ritrovarsi tutti insieme, intorno al camino, con i regali, il gesto d'amore. Non è una psicotrappola in partenza, ma può trasformarsi in tale per le aspettative che ci creiamo. Mi aspetto che tutto andrà bene, un pranzo meraviglioso con tutta la famiglia, poi qualcuno non viene e il meraviglioso pranzo da Natale diventa triste con poche persone che non hanno nessuna voglia di stare con noi. Ecco, è la psicotrappola delle aspettative infrante.

D: E come prevenirla?
R: Sicuramente è molto bello organizzare il rituale natalizio, ma bisogna ridimensionare le aspettative e non prendercela se qualcuno decide di non venire. E questo vale per i genitori che se la prendono con i figli, o con chi se la prende con gli amici che non vengono a casa nostra. Il problema è sopravvalutare e sottovalutare allo stesso tempo.

D: Ovvero?
R: Ovvero sopravvalutare quanto le persone possano avere il piacere di condividere certi momenti e quindi la potenza dell'impatto affettivo di questi riti, e sottovalutare insieme che se costringo delle persone a stare al rito perché sennò mi offendo, il rito sarà sterile perché le persone ci sono solo perché si sono sentite in dovere e sono ostaggi del nostro umore.

D: Le psicotrappole natalizie sono anche a tavola, vero?
R: Uno dei costumi usuali delle feste è rappresentato da queste tavole super imbandite, e spesso anche chi non se lo può permettere esagera, perché è come una sorta di rito propiziatorio. Senza tavola stracolma è come se la vita poi andasse storta. Queste ritualità ci accompagnano da millenni. Investiamo in un rito sperando che questo influenzi il nostro futuro ma di solito questa sorta di pensiero profetico ci si ritorce contro.

D: Perché?
R: Diventerò vittima di ciò di cui sono stato artefice, spendo un sacco di soldi senza potermelo permettere e nulla cambierà in meglio anzi. Anche qui, bisognerebbe evitare di essere intrappolati in questi schemi.

D: Veniamo a un'altra ossessione natalizia, quella per i regali, che sembra combinare le due precedenti.
R: Assolutamente, i regali vanno fatti a ogni costo, spesso spendendo più di quanto si dovrebbe. Si tende a pensare che se faccio un bel regalo mi vorranno più bene o sarò più importante. Si tratta della psicotrappola della prostituzione relazionale, ovvero io mi prodigo per avere consenso ma quello che ottengo è in virtù di quanto faccio non di quello che sono.

D: E magari il regalo non piace...
R: Infatti indietro non ci torna più affetto. Ma magari una faccia un po' schifata. Bisogna capire che non si deve cercare consenso attraverso i regali che si fanno.

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Nessuno dei tre principali Partiti è normale

Pubblicato su da ustorio

Il titolo può sembrare azzardato, è vero, ma procede da una riflessione. Una riflessione, innanzitutto, sulla cristallizzazione del panorama elettorale italiano in tre poli distinti e precisi. A destra abbiamo Forza Italia, a sinistra abbiamo il Partito Democratico, staccato da entrambi – non si è ben capito ancora in che direzione – abbiamo il Movimento 5 Stelle. Ormai è così, e a dimostrarlo è la disintegrazione di tutti quei partitini che, alle elezioni del 2013, avevano dato l’impressione di mettere i bastoni tra le ruote a questo strano tripolarismo. Il centro di Monti si è quasi dissolto, la sinistra radicale è tornata al suo tradizionale punto percentuale, Sel e Lega soffrono di una perenne emorragia di voti.

Una riflessione, anche, che precede dal nuovo assetto “leaderistico”. Con la vittoria di Renzi e la riconferma di Berlusconi a capo indiscusso del principale partito di centrodestra, e le conseguenze sulla struttura delle rispettive formazioni politiche, possiamo affermare che nessuno dei tre poli corrisponda all’idea tradizionale di partito. Non più. L’unico a rispondere alla “tradizione”, sicuramente dal punto di vista strutturale, era il Pd. Fino all’altro ieri ha ricordato il vecchio Pci, con una spinta al correntismo e al centralismo democratico, con un apparato formidabile e molto efficace sul territorio. Ma ora c’è Renzi e tutto questo svanirà. Il sindaco di Firenze vuole un partito leggero, stile americano, con poca gerarchia e molta flessibilità. Niente correnti, niente lotte interne dunque, ma tanto “carisma”.

Sulla anormalità di Forza Italia si sono sprecati fiumi e fiumi di inchiostro. Forza Italia, e prima di lei il Pdl, sono stati partiti completamente leaderistici, senza una struttura, senza un briciolo di democrazia interna.Le scelte sono sempre state del capo, o degli uomini scelti dal capo. Insomma, il classico partito azienda, a conduzione squisitamente personale. Incapace, dunque, di attecchire nel territorio e in perenne balia di una persona sola. Le prove dell’inefficacia di questo modello sono sotto gli occhi di tutti da venti anni.

Che dire del Movimento 5 Stelle? Le opinione sul modello di partito (sebbene non si definisca tale) sono discordanti ma è certo che non risponda alle dinamiche tradizionali. Basta solo l’estrema importanza concessa ai principi della e-democracy a fare del M5s un partito per nulla tradizionale. L’interpretazione più puntuale, forse, è che vi sia un misto tra elementi del partito leggero e quello del partito fludio-digitale, con una certa componente carismatica a fungere da collante. Un’identità tripartita che da alcuni è vista con sospetto ma che, almeno dal punto di vista politologico, rende l’universo Grillo davvero interessante.

14 dicembre 2013 18:16 Giuseppe Briganti Politica 0

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Bologna: benvenuti in via Fondazza, la prima social street italiana. Scopri cos’è.

Pubblicato su da ustorio

Un'idea tanto banale quanto geniale: perché non trasformare le amicizie su Facebook in amicizie vere? E perché non aiutarsi come si faceva un tempo? Ecco le risposte. Che diventano anche una soluzione anti crisi.

Via Fondazza, a Bologna, è la prima social street italiana. Non ne hai mai sentito parlare? Ecco che cos’è e come funziona: ce lo spiega chi ci vive.

A COSTO ZERO – Dall’estraneità alla condivisione. Dal senso di solitudine al «buongiorno vicino» indirizzato al dirimpettaio. Dall’isolamento, alla consapevolezza di far parte di un gruppo che ha energia e potenzialità contagiose. Le finestre aperte di via Fondazza, la strada bolognese che è diventata la prima social street italiana, non si richiuderanno tanto facilmente. Grazie ad un’intuizione a costo zero, un gruppo su Facebook, Federico Bastiani ha trasformato la sua via, una strada della vecchia Bologna, in una palestra di buone pratiche, una community di buon vicinato, dal successo contagioso.

TUTTO NASCE DA FACEBOOK – «Mi ero accorto che, dopo tre anni, eccetto qualche negoziante, non conoscevo nessuno dei vicini», racconta Federico, 36 anni. «Ai primi di settembre, ho creato un gruppo su Facebook e ho affisso sotto i portici volantini con l’invito ad aderire. La risposta mi ha sorpreso: una valanga. Aspettavo venti adesioni, in tre settimane eravamo cento; adesso siamo 500. Volevo soprattutto trovare coetanei di mio figlio Matteo, 2 anni e mezzo. Ma i fondazziani mi hanno travolto».

IL PORTICO – Via Fondazza, una strada nel centro storico di Bologna, con l’immancabile portico, conta novantuno numeri civici: palazzi affiancati a case più semplici, molte botteghe di alimentari kebab e verdure, gestite da immigrati, che si intrecciano a qualche artigiano, il calzolaio Antonio, il tappezziere, i falegnami, una legatoria. In un ex convento ristrutturato, aule della facoltà di Scienze Politiche. Residenti di lungo corso, novantenni nati nella stessa casa nella quale vivono tuttora, come fece per tutta la vita, al 36, Giorgio Morandi, il pittore delle bottiglie e degli scorci dei giardini, studenti fuorisede o da Erasmus, giovani coppie.

IL BENVENUTO AI NUOVI ARRIVATI – In pochi giorni la bacheca del gruppo Residenti in via Fondazza è diventata un tripadvisor a km zero, una lavagna di benvenuto per i nuovi arrivati, con uno scambio vivacissimo di informazioni, richieste, suggerimenti. A 360 gradi. «Dalle domande sulla focacceria migliore, alla ricerca del veterinario che venisse a domicilio nel week end. Il passaggio dalle informazioni allo scambio di servizi è venuto da sé. Due studenti cercavano una lavanderia a gettone e Sabrina li ha invitati a usare la sua lavatrice in cantina. Laurell cercava una baby sitter e Veru ha proposto di assumerne una sola per tutti i bambini di età simile della strada. I negozianti hanno offerto prezzi scontati, il cinema ha invitato tutti i residenti a un’anteprima, il bistrot francese ha preparato un menù riservato ai residenti»

.

AMICIZIA REALE, NON VIRTUALE – Presto hanno deciso di conoscerci di persona, racconta ancora Bastiani: «L’idea di trasferire l’amicizia virtuale nella vita reale si è fatta largo rapidamente. Ci siamo dati appuntamento di domenica mattina, nella piazza più vicina, per guardarci in faccia». La scintilla era scattata. Dagli incontri in piazza sono nate belle abitudini, il caffè assieme la mattina, le feste di compleanno nel bar sotto casa, i tanti progetti per il futuro.

ANTISPRECO, ANTICRISI – La community dei fondazziani ha dimostrato subito una spiccata vocazione antispreco e anticrisi. «Le possibilità sono infinite», dice Bastiani. «Da una sorta di banca del tempo dove ci si scambiano le competenze, al gruppo di acquisto solidale, il gas della strada, facile da gestire. Oppure lezioni di pianoforte in cambio di un’ora di inglese, il materasso che dalla cantina di Michele si è spostato a casa di Paolo, l’ SoS per il computer infettato da un virus, e dopo 5 minuti trovi davanti alla porta, in ciabatte, il vicino di casa informatico smanettone. Federica doveva fare traslocare da sola, e ha trovato tre amici mai visti prima che l’hanno aiutata a spostare tutti gli scatoloni. A me serviva il seggiolino da auto per Mattia? Ho messo un annuncio e Saverio me l’ha prestato». Oppure per evitare sprechi alimentari: «Parto, e ho il frigorifero pieno di cibi che non posso congelare? Metto un post e invito i vicini a venire a prenderseli», spiega Laurell, moglie di Federico.

SOLUZIONE AI BISOGNI – La social street è nata così, per condividere bisogni e offrire soluzioni. «Abbiamo capito che siamo una forza. Un gruppo di persone come noi può fare un sacco di cose», dice Luigi Nardacchione, manager neopensionato, uno dei più attivi del gruppo, nominato sul campo, “vice” di Bastiani. «Risolvere problemi quotidiani di tutti, ma anche migliorare la qualità e la vivibilità della strada, tenerla pulita, aiutare le persone in difficoltà, come gli anziani che vivono soli, candidarsi per far visitare al pubblico la casa museo del pittore Morandi, che in questa via visse e lavorò, dotarsi della banda larga e metterla a disposizione di tutti. E organizzare momenti ludici, cene, una festa della strada».

UN NUOVO CLIMA – Tra le priorità della social street, la più pressante è trovare i modi per coinvolgere tutti quelli che non usano Facebook. Al primo incontro pubblico, organizzato per farsi conoscere e per presentare il sito, ha partecipato quasi un centinaio di persone. Molti venuti da altri quartieri a osservare quest’oggetto misterioso dalla identità incerta. Il sito, creato per rispondere alle decine di richieste che arrivano da tutta Italia, spiega la filosofia dell’iniziativa e contiene le indicazioni per creare altre social street. «Anche il sito è rigorosamente made in Fondazza, a costo zero, grazie a Filippo, che di mestiere progetta siti, e a Laura, la grafica che ha disegnato il logo, scelto, ovviamente, on line. «La cosa più importante, però, non è l’interesse suscitato, ma è il nuovo clima che abbiamo creato», dice Nardaccchione. «Dal virtuale siamo passati presto alla vita reale perché abbiamo avuto il desiderio genuino di conoscerci. Grazie alla spontaneità si è creato tra noi un senso immediato di fiducia reciproca».

COME UN PICCOLO PAESE – Nel successo della social street c’è qualcosa di molto legato al momento che viviamo, ragiona Federico. «In tanti mi hanno raccontato che in via Fondazza si è sempre vissuto così, come in un piccolo paese. Un posto dove tutti si conoscevano, si salutavano, collaboravano. Però quell’abitudine è andata sparendo, ed è scomparsa, da almeno venti anni. Se oggi la vecchia Fondazza rinasce come social street vuol dire che il bisogno di socializzare, compartecipare e condividere è ancora fortissimo, inalterato, anche ai tempi di Facebook». E su Facebook qualcuno gli fa eco: «Fino a poco tempo fa non amavo molto questa strada, anzi, la trovavo brutta. Ora la guardo con occhi nuovi. Comincia a piacermi».

Rita Cenni

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ottopermille

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Amici questo è il tempo, dopo mesi, dopo anni di estenuante e anche lo ammetto noiosa ripetizione sempre delle stesse cose inascoltate, questo è il momento cruciale dove si svelano le ipocrisie evidenti a tutti coloro che hanno onesta volontà di vedere. Da oggi l'iniquità e la parzialità del meccanismo 8x1000 è sancita indirettamente dal Capo del Governo Italiano, Stato succube del clericalismo. Il Presidente del Consiglio Enrico Letta infatti ha presentato il meccanismo del 2x1000 ai partiti, fondato, così come accade per il 5x1000, esclusivamente sulla «volontarietà dei contributi da parte dei cittadini» e lo ha presentato con queste parole, fate attenzione: «Il sistema del 2x1000 è un sistema che NON FREGA IL CITTADINO, il sistema del 2x1000 funziona in una situazione nella quale se il cittadino non opta, quindi non sceglie Stato o partiti, il contributo, il 2x1000 stesso, cioè l'inoptato rimane allo Stato quindi è un sistema che dà tutto il potere ai cittadini».
Il 2x1000 dunque non frega il cittadino perché vale solo se il cittadino sceglie di destinarlo.
Il 5x1000 dunque non frega il cittadino perché vale solo se il cittadino sceglie di destinarlo.
E l'8x1000? Ogni anno mediamente il 57% degli italiani NON esprime la preferenza del proprio 8x1000 ma le quote vengono comunque destinate. Si parla di circa 600 milioni di €/anno. E si arriva così ad un'immensa cascata di denari:
6 MILIARDI 337 MILIONI sono gli € usciti dalle casse dello Stato Italiano che il meccanismo dell’8×1000 ha assegnato per gli anni dal 2008 al 2013 alla Chiesa Cattolica: in pratica oltre 1 MILIARDO DI € PER ANNO. Segue la ripartizione ufficiale:
- Interventi caritativi, 22% (1367 mln di €)
- Sostentamento del clero, 35% (2220 mln di €)
- Culto, Edilizia e Pastorale, 41% (2625 mln di €)
- Quote accantonate, 2% (125 mln di €)
http://laicitadellostato.altervista.org/blog/8x1000

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Ticket del parcheggio scaduto? La multa è illegale!

Pubblicato su da ustorio

Ticket del parcheggio scaduto? La multa è illegale!

Grattino del parcheggio scaduto? Avete sforato l’orario prestabilito e vi siete beccati una bella multa? Beh, sappiate che si tratta di un’irregolarità!

Sì, avete capito proprio bene. La multa, che spesso ammonta intorno ai 30-40 euro, è illegittima.

Il comma 6 dell’articolo 157 del Codice della strada stabilisce:

“Nei luoghi ove la sosta è permessa per un tempo limitato è fatto obbligo ai conducenti di segnalare, in modo chiaramente visibile, l’orario in cui la sosta ha avuto inizio. Ove esiste il dispositivo di controllo della durata della sosta è fatto obbligo di porlo in funzione.”

Non si parla, però, di eventuali ritardi. Nel Marzo del 2010 un parere tecnico-legale emanato dal Ministero delle Infrastrutture ha infatti decretato:

“Se la sosta viene effettuata omettendo l’acquisto del ticket orario, deve essere necessariamente applicata la sanzione. Se invece viene acquistato il ticket, ma la sosta si prolunga oltre l’orario di competenza non si applicano sanzioni, ma si da corso al recupero delle ulteriori somme dovute.”

Dunque, in parole povere, la multa è legittima se il ticket per il parcheggio a pagamento non è stato acquistato o esposto sulla vettura. Se invece il grattino è presente, ma avete sforato l’orario prestabilito, bisogna pagare solo il denaro con cui avreste pagato il ticket per le ore di sosta mancanti.

Insomma, pochissimi spiccioli in confronto alle salatissime multe che i vigili urbani spesso si trovano a fare agli automobilisti!

L’ultima “vittima” è un uomo di Lecce: dopo aver trovato una multa per aver sforato l’orario prestabilito sul grattino, l’automobilista, informato sull’assenza di norma che regola questo tipo di infrazione, si è rivolto all’autorità giudiziaria per vedersi riconosciuta la non regolarità e, quindi, l’inefficacia della sanzione elevata in suo danno per la cifra di 30 euro.



Fonte: eticamente.net

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VOCI “SEGRETE” IN BOLLETTA: L’UTENTE CHE NON PAGA NON PUÒ ESSERE CONSIDERATO INADEMPIENTE

Pubblicato su da ustorio

Voci “segrete” in bolletta: l’utente che non paga non può essere considerato inadempiente13/11/2013di Marta Jerovante
(Giudice di Pace di Roma, sez. III, 21 ottobre 2013, n. 36012)

Il gestore del servizio non può pretendere il pagamento di somme per operazioni di cui non siano adeguatamente specificati i criteri di quantificazione nel contratto di fornitura

La massima. Nella sentenza in commento il Giudice ha sancito che «Deve essere annullata la fattura per inadempimento contrattuale del gestore della fornitura di energia elettrica la quale reca un importo per il servizio di “trasporto, dispacciamento e bilanciamento dell’energia” rispetto al quale l’utente risulta moroso, non contenendo il contratto clausole riguardanti variazioni dei prezzi pattuiti nel conguaglio finale, né è previsto il pagamento per operazioni siffatte, dovendo dunque ritenersi che il gestore abbia inteso applicare un sovrapprezzo generico e indefinito».

Il caso di specie. La società ricorrente scopriva, a distanza di anni, di risultare morosa, nei riguardi della società fornitrice di energia elettrica, di una somma considerevole, reclamata dal gestore a titolo di corrispettivo per servizi di trasporto, dispacciamento e bilanciamento dell’energia. Al riguardo, la parte attrice lamentava non solo che nelle condizioni generali di fornitura non fossero affatto specificati i criteri per quantificare le suddette operazioni, ma anche che nella fattura dichiarata insoluta dal gestore mancasse l’indicazione degli importi dei consumi rilevati al netto delle quote già versate. Di contro, la società convenuta, oltre a sostenere la fondatezza della propria pretesa, proponeva domanda riconvenzionale nei confronti della parte attrice, chiedendone la condanna per lite temeraria ai sensi dell’art. 96 c.p.c.

La soluzione. Il Giudice ha in primo luogo rigettato la domanda riconvenzionale, giudicando privo di trasparenza il contratto che era stato concluso dalle parti: non vi erano infatti contenute né clausole che determinassero un’eventuale variazione dei prezzi fissati per il servizio nel conguaglio finale né disposizioni che prevedessero il pagamento delle richiamate operazioni di trasporto e dispaccio. Di conseguenza, in ragione dell’opacità del contratto di fornitura e della genericità delle sue condizioni, si è affermato che il gestore del servizio abbia «inteso, a suo piacimento, applicare un sovrapprezzo generico e indefinito». Non essendo quindi la fattura riscontrabile, dal momento che sulle somme ivi indicate non poteva essere compiuto alcun controllo di correttezza e veridicità, il Giudice ne ha dichiarato l’annullamento, oltre a riconoscere all’attrice il rimborso delle spese sostenute per l’assistenza stragiudiziale prestata dalla Confconsumatori. A carico del gestore sono state altresì poste le spese del giudizio.

La tutela del consumatore passa attraverso la chiarezza dell’offerta. Dalla controversia in commento si comprende come le fatture relative alla fornitura di energia elettrica e gas (o ad altre utenze) possano a volte contenere voci “sottintese” tali da renderle poco trasparenti – e per tale ragione, come nel caso di specie, anche passibili di annullamento in sede giudiziaria; ma, prima ancora, che il consumatore possa imbattersi in clausole contrattuali poco chiare ed imprecise, che non gli consentono di scegliere, tra le offerte disponibili nel cd. mercato libero, con la maggiore consapevolezza possibile. In proposito, si rammenta peraltro che anche l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato è stata spesso sollecitata ad intervenire, nei settori energetici, a tutela del consumatore rispetto alla comunicazione commerciale delle offerte dirette al mercato libero. L’Autorità ha sottolineato, in tali casi, la necessità, pure nei limiti del mezzo di comunicazione impiegato, di riportare in forma chiara e completa gli elementi cui il prezzo pubblicizzato si riferisce – e la necessità è ancora più evidente se si considera che i contratti i fornitura vengono ormai spesso stipulati o in rete, sul sito della società, o telefonicamente.

Le precisazioni dell’Autorità. Nel caso di specie l’Autorità ha precisato che i requisiti di chiarezza e completezza impongono al gestore del servizio di fornitura di specificare, già nelle proprie comunicazioni commerciali, le componenti incluse nel prezzo pubblicizzato, in particolare precisando che lo “sconto” o il “prezzo bloccato” offerti si riferiscono solo ad una quota dei costi complessivi che il consumatore o il professionista destinatario dell’offerta sosterranno in bolletta. L’Autorità ha così condannato, per pubblicità ingannevole e per pratica commerciale scorretta, una società di fornitura la quale, nella comunicazione in rete e a mezzo stampa, non aveva dato adeguata evidenza al fatto che le due offerte per la clientela business e per la clientela domestica, entrambe incentrate su claim di “prezzo bloccato per 2 anni” e di bonus di energia “gratis”, bloccavano, in realtà, il prezzo della sola componente energia, non riportando alcuna indicazione, anche approssimativa, dell’incidenza di tale limitazione sul costo complessivamente sostenuto dal cliente in bolletta per la fornitura di energia elettrica e/o gas: dalle risultanze istruttorie era infatti emerso che dall’offerta erano esclusi, appunto, gli esborsi corrispondenti ai costi di trasporto e di dispacciamento, oltre che i costi relativi alla quota di vendita al dettaglio e agli oneri fiscali (c.d. voci passanti), pari a circa il 35% del costo complessivo.

Condominio Web
http://www.condominioweb.com/condominio/articolo1820

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Sistema monetario FIAT: manipolazioni & carta igienica. Dov’è il limite alla stupidità?

Pubblicato su da ustorio


C’è gente stupida e gente veramente stupida.


Le persone stupide spesso non sono veramente stupide ma sicomportano come tali perché
mancano di istruzione e dell’accesso a certe informazioni privilegiate . Quindi, non si può
davvero dare la colpa all’ignoranza con il sistema di istruzione che abbiamo oggi in
tutto il mondo e con il ruolo che giocano i media per fare propaganda e far sembrare
normale quello che vogliono le elite finanziarie che li controllano.
A scuola si insegna che “uno più uno fa due” , ma per certi versi negli ultimi anni, la
maggior parte di noi ha subito il lavaggio del cervello, soprattutto con le offerte
speciali, tanto che spesso sembra normale accettare che “uno più uno fa tre o più di
tre” , a seconda del tipo di promozione. Ma , come facciamo a spiegarci che certi
intellettuali – e tante altre persone “intelligenti”, soprattutto quelle che non possono
resistere alla voglia di mettere prima o dopo il proprio nome una serie di sigle come
“Dr.” “ PhC.” “MBA” ecc. – non solo credano che “uno più uno faccia tre o più di tre” ,
ma spesso passano una vita di lavoro per dimostrare questa assurdità e qualche
volta vengono persino premiati per aver promosso un certo farmaco o gli
conferiscono addirittura un Premio Nobel in economia o matematica !
Li adorano come fossero “Dei” , dei “Master of the Universe” e li nominano
professori delle cosiddette “università di punta” , li chiamano come consulenti nelle
agenzie finanziarie internazionali come il FMI e la Banca Mondiale o presso le
banche centrali . Anche se per fortuna ci sono delle eccezioni , solo pochi, ma io ho
la fortuna di lavorare con alcuni di loro .
Permettetemi di dimostrarvi quanto queste cosiddette persone intelligenti siano
persone veramente stupide . Una persona onesta e intelligente che sappia
riconoscere la verità non si prostituirebbe per qualche “titolo accademico” mettendo
a rischio la propria integrità e l’onore della famiglia .
Delle “persone intelligenti possono anche essere pagate profumatamente” , ma
rispetto ai miliardi di dollari che permettono di razziare a quegli stupratori finanziari
delle banche che li sovvenzionano, a loro hanno lasciato solo qualche monetina:
qualche spicciolo, qualche centesimo ? Ma procediamo per passi per spiegare la
stupidità di queste cosiddette persone intelligenti .
PASSO 1 :
Che cosa è una obbligazione ? In parole povere, si tratta di una cambiale, di una
conferma scritta di un debito. L’emittente (chi l’ha rilasciata) di un’obbligazione è il
debitore e l’acquirente dell’obbligazione è il creditore . Il debitore si impegna a
rimborsare la somma di capitale preso in prestito, più gli interessi per tutta la durata
del prestito.
PASSO 2 :
Quando un governo (come ad esempio gli Stati Uniti ) emette un prestito
obbligazionario significa che il governo ha fondi insufficienti e ha bisogno di prendere
in prestito altro denaro per far fronte ai propri obblighi finanziari. Questo succede in
genere quando le entrate ( tasse, ecc ) sono minori delle spese ( negli USA, un gran
parte delle entrate deve finanziare le guerre) . Pertanto, quando un governo emette
un prestito obbligazionario , diventa debitore . E un debitore deve rimborsare il debito
quando il debito arriva alla sua scadenza naturale.
PASSO 3 :
Non molto tempo fa ( prima del 1971 ), il dollaro USA era sostenuto dall’oro . In
termini monetari semplificati, i dollari americani stampati su carta erano convertibili
in oro al tasso convenuto di 35 dollari per una oncia d’ oro . Quindi , se un creditore (
ad esempio, le banche centrali , le istituzioni finanziarie , gli investitori ecc ) prestava
ad un debitore ( ad esempio, il governo USA), 10 miliardi di dollari, il creditore
quando riceveva 10 miliardi di dollari li poteva scambiare per la quantità equivalente
di oro al prezzo di US $ 35 per oncia.
Passo 4 :
Quando gli Stati Uniti nel 1971 fallirono perché a Fort Knox non c’era abbastanza
oro per garantire a tutti i possessori di dollari di continuare a scambiarli con l’oro,
il Presidente Nixon annunciò che il dollaro non sarebbe più stato convertibile in oro
. Per questo motivo, il dollaro americano è diventato unavaluta – fiat, in gergo
volgare, denaro stampato su carta che non vale la cifra che riporta sopra ! Il dollaro
non era più sostenuto da nulla, era diventato, ed è ancora, assolutamente senza
nessun valore di riferimento. Naturalmente si stampano vari tipi di banconote, da US
$ 1, da US $ 100 ecc, ma l’unica differenza tra queste banconote è solo la cifra
indicata sul foglio di carta, che non ha altro valore.
Alla gente è stato fatto credere che quello scritto sulla banconota sia il valore del
dollaro : un trucco per carpirne la fiducia.
Fino a quando in tutto il mondo si accetterà quel pezzo di carta come pagamento di
beni e servizi , il pezzo di carta avrà come valore l’ importo indicato sul foglio di
carta . Ma , questo pezzo di carta non può essere più scambiato con l’oro.
PASSO 5 :
Dato che gli Usa sono una superpotenza nucleare è stato usato questo potere per
costringere tutti i paesi ad accettare il dollaro Usa in pagamento di beni e servizi
venduti negli Stati Uniti . Con il tempo il $ USA è diventato anche la moneta di riserva
mondiale . E’ stato un privilegio che gli Stati Uniti hanno esercitato per il proprio
profitto, infatti in base a questo sistema la FED può creare US $ stampandoli in
modo digitale con un semplice clic del mouse che trasforma la carta in banconote
con una semplice registrazione nel libro mastro della FED!
PASSO 6 :
Il gioco della sanguisuga ! I paesi che hanno prestato dollari al governo USA sono i
paesi che hanno un surplus di produzione di beni e di servizi e per queste merci
sono stati pagati in US $ . Le persone che lavorano in questi paesi hanno dato
l’anima per guadagnarsi il loro salario che hanno ricevuto nella valuta del loro paese
. Ma molti di questi paesi, quando importano merci dall’estero, devono pagarle in
dollari . Quindi, le banche centrali di questi paesi devono scambiare la loro valuta in
US $ per comprare le merci di importazione.
Quando questi paesi hanno dollari in eccesso , li mettono in cassaforte e li usano
come riserva per coprire i futuri pagamenti per i beni e servizi che dovranno
importare.
Parte di questi surplus in dollari poi vengono anche usati per fare prestiti al governo
degli Stati Uniti, comprando buoni del tesoro USA.
PASSO 7 :
Questo ha dato origine alla assurda situazione per cui gli Stati Uniti pagano per beni
e servizi importati da tutto il mondo con denaro che la FED continua stampare (
come carta igienica) creandolo dal nulla. Poi i dollari che avanzano all’estero,
ritornano sotto forma di prestiti, allo stesso governo degli Stati Uniti . Quindi con
quella stessa carta igienica si comprano altri beni e servizi che si continuano a
importare da tutto il mondo .
Poi il surplus viene riciclato di nuovo e la storia ricomincia. Adesso tutti questi
prestiti devono essere rimborsati con gli interessi.
L’attuale debito degli Stati Uniti è tanto alto che non si potrebbero pagare nemmeno i
soli interessi sui prestiti. Per questo motivo il Tesoro Americano sta emettendo
obbligazioni per recuperare il surplus di dollari con cui ha invaso tutto il mondo.
Quindi il risultato di tutto è un enorme riciclaggio di carta igienica con scritto sopra
DOLLARO.
PASSO 8 :
Ora , se tu mi avessi prestato dei soldi , diciamo 10 milioni di dollari dei tuoi sudati
risparmi ( ma anche molto meno) , e io non potessi rimborsarti né i soldi del prestito
né quelli degli interessi , tu saresti disposti ad accettare, come rimborso, degli altri
dollari che ho creato io stesso dal nulla …. Dollari che, io stesso, ho appena
stampato ?
Potresti accettarlo solo se non tu non sapessi che è denaro, diciamo , fac-simile,
cioè lo avresti accettato solo se non avessi saputo che quel denaro è falso .
Siamo d’accordo ?
Ma , una volta scoperto che quello che ti propongo come rimborso è denaro falso ,
sicuramente ti rifiuteresti di accettare del denaro contraffatto !
CONCLUSIONE:
Se questo è come reagiresti quando si tratta dei tuoi soldi – guadagnati con sudore
– perché non dovresti mettere in discussione l’operato del tuo governo e della tua
banca centrale, se continuano ad accettare come rimborso dei prestiti del denaro
stampato su carta igienica e creato dal nulla?
Se tu, in privato, rifiuteresti di accettare denaro falso , perché ti dovrebbe sembrare
strano che il governo rifiuti di ricevere un pagamento fatto con soldi contraffatti,
creati secondo una regola di un regime monetario chiamato “Quantitative
Easing”, che non è altro che un modo sofisticato per dire “stampa di altro denaro”
?
Una obbligazione è una cambiale , quando il dollaro americano era sostenuto da un
cambio aureo era ancora una cambiale, perché la banconota da un dollaro era
convertibile in oro per quello stesso valore: l’oro è denaro reale , tanto quanto la
banconota del dollaro è solo denaro.
Il denaro svolge una funzione essenziale “è un mezzo di scambio” , serve a
facilitare lo scambio di beni e servizi.
Non è una riserva di valore .
I soldi (stampati su carta igienica) sono una “unità di conto” artificiale , perché non
hanno nessun valore intrinseco. Il “valore intrinseco” dei soldi di carta (igienica) è la
cifra stampata sul pezzo di carta (igienica).
L’ unità di conto è il parametro di riferimento con cui tutti gli altri beni e servizi sono
valutati .
Infatti ogni volta , che si stampa altra moneta su carta igienica il “valore (unità di
valore ) numerico stampato” in realtà diminuisce progressivamente.
In altre parole è l’inflazione ( cioè l’ aumento dell’offerta di denaro con la stampa di
altro denaro reale, digitale o altro) che fa diminuire il potere d’acquisto del denaro di
carta !
L’ effetto è che con un dollaro USA si acquisteranno sempre meno beni . Per fare un
esempio , anni fa con cento dollari compravamo un paio di scarpe , ma ora ne
servono duecento!
I soldi di carta igienica ( come unità di conto ) non possono continuare a essere il
metro che può stabilire il valore di altri beni e servizi . Questo è il motivo per cui tutte
le monete-fiat devono essere sotto il controllo delle banche centrali come la FED ,
e il valore del denaro fiat può essere manipolato secondo i bisogni dei banchieri
corrotti e di quelli che sono l’élite dominante dell’ 1 % .
Questa è la differenza fondamentale tra oro e banconote stampate (su carta
igienica)!
Pertanto , dato che il dollaro non è più sostenuto dall’oro è diventato una cambiale
scritta su cartastraccia.
AIla scadenza il creditore riprende indietro la stessa carta e la usa per comprare
altre obbligazioni, che verranno rimborsate con altri pezzi di carta , altre obbligazioni
a forma di dollaro su cui è stampata una cifra “ONE Dollar” oppure “HUNDRED
Dollar” , è uguale, e si continua !
Se il dollaro avesse un valore effettivo , non ci sarebbe bisogno di una legge per
costringere chi entra in possesso di questo pezzo di carta ad accettarne l’uso in “full
settlement of all debts”. Questa legge si chiama “Legal Tender” .
Senza questa legge , nessuno mai accetterebbe questi pezzi di carta a saldo dei
debiti . Dato che la moneta non è sostenuta né da oro, né da qualsiasi altra cosa di
valore (argento o altri metalli preziosi ), si tratta di un falso , si tratta di carta
stampata, come se fossero “soldi veri” !
La fiducia sul valore dichiarato è imposta per legge!
Perché devi continuare ad accettare tutta questa m…, solo per dare realtà a quelli
che si fanno passare per “intelligenti” ?
Tu lo sai che “uno più uno fa due” , anche se questi stupratori della finanza
continuano a ripeterti che fa tre, o più di tre ! Quindi, se accettiamo questi soldi di
carta igienica stiamo accettando un inganno, proprio come quando vogliamo
credere che “uno più uno fa tre, o più di tre” !
Non facciamoci prendere in giro, questo loro - fiat money è una truffa, è peggio della
carta igienica . Almeno la carta igienica ha una sua funzione critica corporea , una
banconota o qualsiasi altro denaro fiat non serve neanche a questo !
Certe volte nella vita può capitare di essere stupidi o ignoranti, ma , perché vuoi
restare stupido e ignorante quando capire le cose è tanto semplice ? Si tratta solo di
avere un po’ di buonsenso. Non serve aver studiato scienze aerospaziali per capire
che questo è sempre il solito “SCHEMA PONZI”.
Mattias Chang
Fonte: http://futurefastforward.com
Link: http://futurefastforward.com/component/content/article/8907.html
4.11.2013
Traduzione e fonte: ComeDonChisciotte.org a cura di Bosque Primario

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I prigionieri dell'Imu e la Costituzione ferita

Pubblicato su da ustorio

L'esenzione generalizzata dall'imposta si è tradotta in un indebito privilegio a vantaggio di chi è già economicamente avvantaggiato, ossia i destinatari dell'articolo 53 della Carta Fondamentale che è stato ignorato
di STEFANO RODOTA'

Abbandonata alle distorte rappresentazioni della realtà fornite dai talk show televisivi, vittima di una sorta di ipnosi da "stabilità obbligata", l'opinione pubblica stenta a cogliere quello che si presenta come il tratto più appariscente dell'attività del governo. Fin dai giorni delle trattative per la sua formazione, il governo è stato ossessivamente prigioniero della questione dell'Imu. Della questione Imu sono ormai evidenti le conseguenze negative sulla politica economica e, più in generale, sul senso complessivo degli attuali equilibri politici.

Sappiamo che la richiesta perentoria dell'abolizione per tutti dell'imposta sulla prima casa corrisponde alla pretesa berlusconiana di vedere integralmente rispettata una sua promessa elettorale come condizione per il sostegno al governo. È sempre buona cosa che gli impegni presi con i cittadini non vengano dimenticati all'indomani delle elezioni. Ma è sempre necessario valutare poi la portata che assumono quando devono divenire parte di un programma comune di una maggioranza ed essere così collocati nel quadro complessivo dell'azione governativa. Questo elementare passaggio è stato omesso, l'Imu è stata trasformata nell'unica luce capace di illuminare l'intero modo d'essere del governo, innescando una quotidiana "verifica" della possibilità stessa della sopravvivenza del governo. Da mesi assistiamo ad una caccia quotidiana alle risorse necessarie per l'abolizione dell'Imu, con coperture talvolta acrobatiche e, comunque, con il sacrificio di finalità e bisogni assai più importanti, stabilendo una impropria graduatoria tra gli obiettivi da realizzare. Dal punto di vista strettamente politico, questa vicenda ha fatto sì che l'equilibrio sia stato nettamente spostato a favore del Popolo della libertà, poiché sono subito scomparse dall'orizzonte governativo promesse elettorali altrettanto impegnative fatte dal Pd. Una asimmetria che pesa, che alimenta sfiducia nella capacità del Pd di esprimere una azione politica coerente, rafforzando pure la convinzione, sempre più diffusa, che la politica sia ormai affare di interessi di parte, lontana da un'idea di interesse comune dei cittadini.

Ma questa vicenda fa emergere una questione più generale, che può essere definita come "l'ingannevole universalismo" dell'abolizione dell'Imu. La scomparsa generalizzata di questa imposta sulla prima casa, infatti, pesa sulla fiscalità generale, come accade, o dovrebbe accadere, per tutti i servizi resi dallo Stato ai cittadini in condizione di piena parità, mentre in questo caso si deve fare riferimento alla specifica situazione in cui si trova ogni persona. La scelta di abolire l'Imu sulla prima casa indipendentemente dalla condizione economica dei proprietari diviene così parte di una dinamica che si è venuta consolidando in questi anni, e che consiste nello smantellamento del principio della progressività dell'imposizione tributaria, specificamente prevista dall'articolo 53 della Costituzione. Vale la pena di rileggere integralmente questa norma: "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività".

Dio mio, dirà subito qualcuno, ecco l'inevitabile riferimento alla Costituzione da parte di chi, testardamente, si ostina a volerla sovrapporre alle esigenze ferrigne della politica. E invece non dobbiamo mai accettare che la politica possa non essere "politica costituzionale", non perché si debba manifestare una cieca fedeltà ad un totem, ma perché solo seguendo la via maestra nitidamente tracciata da quel testo è possibile garantire in primo luogo l'eguaglianza tra i cittadini. È stato detto mille volte che era legittimo prendere in considerazione la condizione economica delle persone che, soprattutto in tempi di crisi, possono trovarsi in una situazione che rende per loro eccessivo, o addirittura pregiudizievole per una loro vita dignitosa, il pagamento dell'imposta sull'unica casa di loro proprietà. Ma questa sacrosanta considerazione non porta inevitabilmente con sé l'estensione di quel beneficio a chiunque, ad ogni proprietario, anche a quelli che hanno una situazione economica, e dunque una capacità contributiva, che li pone nella condizione di non subire un sacrificio dall'integrale pagamento dell'Imu.

Qualcuno, all'interno stesso del governo, aveva osato dare qualche indicazione in questo senso, subito bollato come traditore, come reprobo, mentre si trattava semplicemente di persone consapevoli del fatto che quella esenzione generalizzata si traduceva in un regalo, in un indebito privilegio, a vantaggio di chi già è economicamente avvantaggiato e che, quindi, è il destinatario della regola della progressività dell'imposta, che significa appunto che chi più ha deve maggiormente contribuire alle spese pubbliche.

Davvero parole pronunciate vanamente in quel deserto di ascolto che è divenuta la politica ufficiale. E che sono una conferma ulteriore dell'assenza di sensibilità costituzionale nell'azione di governo, poiché si ignora non soltanto il principio della progressività dell'imposta, ma lo stesso principio di eguaglianza. Questo, infatti, non è violato esclusivamente quando vengono trattate in modo difforme situazioni identiche. Lo è anche quando si trattano in modo eguale situazioni tra loro diverse. E questo è proprio il caso dei proprietari delle abitazioni, che non costituiscono una categoria unificata dal titolo formale di proprietario di una prima casa, ma che devono essere considerati nelle loro molteplici e differenziate situazioni di contribuenti. Si sta così realizzando una indebita dissipazione di risorse pubbliche a vantaggio di contribuenti abbienti o ricchissimi, della rendita fondiaria, del sostegno a un mercato immobiliare in difficoltà. Risorse ben più cospicue di quelle che, con grande scandalo, si scoprono essere state destinate ai piaceri voluttuari di consiglieri regionali o comunali.

Mentre ci si incammina lungo i sentieri accidentati dell'ingannevole universalismo, si abbandonano i luoghi dove l'universalismo dovrebbe essere sempre praticato, quelli dove si insediano i diritti di cittadinanza: lavoro e istruzione, salute e abitazione. Appunto quelli sacrificati dalla prepotenza di chi, con toni ricattatori, ha chiuso l'orizzonte politico intorno all'Imu, mentre gli altri chinano la testa e si sbracciano nelle rassicurazioni.

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L’oceano Pacifico devastato dalla contaminazione nucleare di Fukushima

Pubblicato su da ustorio


Traduco e riassumo dal sito
GlobalResearch.ca:Le mappe del Nuclear Emergency Tracking Center mostrano
che i livelli di radiazione in tutte le stazioni di rilevamento degli USA sono elevati, in
particolare lungo la costa ovest. Ogni singolo giorno, 300 tonnellate di acqua
radioattiva vengono scaricate da Fukushima nell’Oceano Pacifico. I seguenti sono
28 segni che la costa ovest sta venendo assolutamente fritta dalla radiazione
nucleare di Fukushima:
1) Gli orsi polari, le foche e i trichechi lungo la costa dell’Alaska stanno soffrendo
alopecia e piaghe aperte.
2) C’è un alto tasso di mortalità tra i leoni marini lungo la costa della California.
3) Sulla costa pacifica del Canada e dell’Alaska, la popolazione di salmone rosso è
ai minimi storici.
4) Lungo la costa canadese, qualcosa sta facendo sanguinare i pesci da branchie,
addome e occhi.
5) Un vasto campo di detriti radioattivi di Fukushima, grande circa quanto la
California, ha attraversato l’Oceano Pacifico e sta cominciando a toccare la costa
ovest degli USA.
6) Le proiezioni indicano che la radioattività delle acque lungo la costa ovest
potrebbe raddoppiare nei prossimi 5 o 6 anni.
7) Sono stati rilevati livelli di cesio 137 molti alti nel plankton dell’Oceano Pacifico tra
le Hawaii e la costa ovest.
8) Un test effettuato in California ha trovato che 15 tonni pinna blu su 15 erano
contaminati.
9) Ancora nel 2012, il Vancouver Sun riportava che le seguenti percentuali del pesce
giapponese venduto in Canada erano contaminate dal cesio 137:
73% degli sgombri
92% delle sardine
93% dei tonni e delle anguille
94% dei merluzzi e delle acciughe
100% di carpe, alghe, squali e rane pescatrici
10) Le autorità canadesi stanno trovando livelli estremamente alti di radiazione in
alcuni campioni di pesce. Per esempio, una spigola pescata in luglio aveva 1000
becquerels di cesio al kg.
11) Alcuni esperti credono che lungo la costa ovest i casi di cancro potrebbero
aumentare di molto a causa del consumo di pesce contaminato.
12) Su BBC News è stato recentemente riportato che i livelli di radiazione attorno a
Fukushima sono 18 volte più alti di quanto si credeva.
13) Uno studio finanziato dall’Unione Europea ha concluso che Fukushima ha
rilasciato nell’atmosfera fino a 210 milioni di miliardi di becquerels di cesio 137.
14) Nel 2011, la radiazione atmosferica di Fukushima ha raggiunto la costa ovest
degli USA in pochi giorni.
15) Al momento, 300 tonnellate di acqua contaminata si riversano da Fukushima
nell’Oceano Pacifico ogni singolo giorno.
16) Un ricercatore di chimica marina dell’Istituto di Ricerca Meteorologica
giapponese sostiene che 30 miliardi di becquerels di cesio e 30 miliardi di stronzio
radioattivo vengono rilasciati ogni giorno nel Pacifico.
17) Secondo la Tepco, dai 20.000 ai 40.000 miliardi di becquerels di trizio radioattivo
si sono riversati nell’oceano dal momento del disastro.
18) Secondo un professore della Tokyo University, 3 gigabecquerels di cesio 137
fluiscono nel porto di Fukushima Daiichi ogni giorno.
19) Si stima che Fukushima abbia immesso finora nell’oceano fino a 100 volte più
radiazione dell’intero disastro di Chernobyl.
20) Uno studio recente ha concluso che una vasta ondata di cesio 137 comincerà a
fluire nelle acque della costa ovest degli USA all’inizio del 2014, con picco nel 2016.
21) Le proiezioni indicano che entro il 2020 si riscontreranno livelli significativi di
cesio 137 in tutti gli angoli dell’Oceano Pacifico.
22) Si prevede che l’intero Oceano Pacifico avrà presto livelli di cesio 5 o 10 volte
più alti rispetto all’era dei test nucleari condotti molti decenni fa.
23) La quantità immensa di radiazione che si riversa nel Pacifico ha fatto
pronunciare all’attivista Joe Martino questo avvertimento: “I giorni in cui si mangiava
il pesce del Pacifico sono finiti.”
24) Lo iodio 131, il cesio 137 e lo stronzio 90 rilasciati costantemente da Fukushima
avranno conseguenze sulla salute degli abitanti dell’emisfero nord per molto, molto
tempo. Harvey Wasserman avverte che il 40% dei bambini nell’area di Fukushima
ha danni alla tiroide, e quella percentuale può solo aumentare. Nei ragazzi, questo
può bloccare la crescita fisica e mentale. Negli adulti, provoca una vasta varietà di
malattie, tra cui il cancro.
25) Secondo quanto riportato di recente da Planet Infowars, la costa della California
si sta trasformando in una zona morta, con quantità sempre minori di alghe,
crostacei, granchi, lumache e gabbiani.
26) Uno studio dell’anno scorso ha concluso che la radiazione di Fukushima
potrebbe danneggiare la vita umana dal Messico all’Alaska per decenni.
27) Secondo il Wall Street Journal, la messa in sicurezza di Fukushima potrebbe
richiedere fino a 40 anni.
28) Il professore di Yale Charles Perrow avverte che se la ripulitura di Fukushima
non sarà effettuata con il 100% di precisione, l’umanità potrebbe essere messa a
rischio per migliaia di anni, a causa del rischio di fissione.
Traduzione a cura di Mandragola
Attenti al pacifico
da
http://perchiunquehacompreso.blogspot.it/2013/11/attenti-al-pacifico.html
Attenti al pacifico
da http://perchiunquehacompreso.blogspot.it/2013/11/attenti-al-pacifico.html
Fonte: http://terrarealtime.blogspot.it/2013/11/loceano-pacifico-devastato-dalla.html

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La figlia di Mubarak

Pubblicato su da ustorio


Quando Anna Maria Cancellieri diventò ministro dell’Interno, poi fu candidata al Quirinale, infine divenne ministro della Giustizia, il Fatto – come sempre – segnalò i suoi potenziali conflitti d’interessi familiari legati alla vecchia amicizia con la famiglia Ligresti, cliente da tempo immemorabile di procure, tribunali e patrie galere; e al ruolo del figlio Piergiorgio Peluso, alto dirigente prima di Unicredit, poi di Fonsai, infine di Telecom. In particolare ci occupammo della tragicommedia dei “braccialetti elettronici” per controllare i detenuti in libertà, un appalto di sette anni per centinaia di milioni rinnovato dal Viminale sotto la Cancellieri alla Telecom in cui andò a lavorare il pargolo. Ma la parola conflitto d’interessi, dopo vent’anni di mitridatizzazione berlusconiana, suscita noia, fastidio, sbadigli. E morta lì. Ora il conflitto d’interessi, da potenziale, diventa effettivo, concreto, reale: la ministra della Giustizia Cancellieri, amica dei Ligresti, telefona alla compagna di Salvatore Ligresti, Gabriella Fragni, appena arrestato per gravissimi reati finanziari insieme alle due figlie e a vari manager, per darle la sua solidarietà contro un provvedimento della magistratura che definisce “la fine del mondo”, “sono veramente dispiaciuta”, “c’è modo e modo”, “non è giusto”, “qualsiasi cosa io possa fare conta su di me”. Insomma, si mette a disposizione. Ma non abbastanza per i gusti della Fragni, che si sfoga con la figlia: “Gli ho detto: ma non ti vergogni di farti vedere adesso? Tu sei lì perché ti ci ha messo questa persona… Ecco, capito? ‘Ah, son dispiaciuta’… No, non si è dispiaciuti! Sono stati capaci di mangiare tutti”. Fra questi anche il rampollo Peluso. Almeno secondo Giulia Ligresti, che prima dell’arresto lo accusava di aver “distrutto la compagnia” nei pochi mesi di permanenza ai vertici di Fonsai: solo che “invece di chiedergli i danni”, “in consiglio nessuno ha fiatato” quando si decise di liquidarlo con 3,6 milioni (lei dice addirittura 5) di buonuscita dopo appena un anno, “approvato all’unanimità, che se fosse stato il nome di qualcun altro…”. Resta da capire chi sia “la persona” che “ha messo lì” la ministra. Chi siano i “tutti” che hanno “mangiato”. E in che senso il “nome” di Peluso gli abbia garantito tutti quei milioni. Basterebbe questo per consigliare alla ministra di andarsene. Ma c’è molto di più, perché il 17 agosto, quando la richiesta di scarcerazione di Giulia Ligresti per motivi di salute (anoressia e rifiuto del cibo) viene inizialmente rigettata dal gip di Torino, la Fragni chiama il quasi-cognato Nino perché mobiliti “quella nostra amica”. Che è la ministra della Giustizia. Lui la chiama, lei risponde. Poi telefona ai vicedirettori delle carceri, Cascini e Pagano, perché intervengano. Infine avverte via sms Nino Ligresti: “Ho fatto la segnalazione”. La scena ricorda parecchio le telefonate di B. da Parigi alla Questura di Milano per far liberare Ruby, appena fermata per furto, e affidarla a Nicole Minetti. E le chiamate di Nicola Mancino al consigliere di Napolitano, Loris D’Ambrosio, per influenzare o spostare l’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia. Ma stavolta – diversamente dai funzionari della Questura e dal duo D’Ambrosio-Napolitano – Cascini e Pagano rispondono che non si può fare niente, se non affidarsi alle normali procedure giudiziarie. E stoppano sul nascere le pressioni della ministra, che per questo unico motivo non giungeranno mai sul tavolo dei magistrati di Torino. I quali decideranno autonomamente di scarcerare Giulia Ligresti per motivi di salute, come prevede la legge, dopo il suo patteggiamento, mentre tengono tuttora in carcere la sorella Jonella, che non è malata e non ha patteggiato: la prova che nessun favoritismo è stato fatto dalla Procura e dal gip ai Ligresti amici della ministra. La quale, due giorni dopo l’uscita della notizia, ancora finge di non cogliere lo scandalo e dice di aver fatto “il mio dovere” a scopo “umanitario”.

Ma il dovere di un ministro, quando riceve una segnalazione, è quello di dirottare il segnalatore alle autorità competenti: che, essendo la legge uguale per tutti, non sono l’amica ministra, ma i giudici attraverso gli avvocati difensori. Che queste cose finga di non capirle la signora Cancellieri è comprensibile: difende la poltrona e, se ci riesce, la reputazione. Ma che non le capiscano i politici, almeno quelli del Pd che giudicano un abuso di potere le telefonate di B. per Ruby, è sconcertante. Pigolano “richieste di chiarimenti” e balbettano giaculatorie sulla “trasparenza”, come se la lettura delle intercettazioni non fosse abbastanza chiara e trasparente. Si trincerano dietro il fatto che la Cancellieri non è indagata (e chi se ne frega: oltre alla responsabilità penale, c’è anche quella politica e morale). Sventolano il comunicato della Procura di Torino che nega di aver subito pressioni dalla ministra: ma non perché non ci siano state, bensì soltanto perché furono stoppate prima. Finirà che, per salvare la madrina della figlia di Ligresti, crederanno pure al padrino della nipote di Mubarak.

Da Il Fatto Quotidiano del 02/11/2013. Marco travaglio

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