Overblog Tutti i blog Blog migliori Lifestyle
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

Finanza, in difesa delle agenzie di rating

Pubblicato su da ustorio

 

La politica sbaglia a prendersela con mercati e agenzie di rating. Ci vuole una riforma delle regole. L'analisi dell'economista Andrea Resti.

 

La finanza è al centro di una crisi scoppiata nel 2008 con il fallimento di Lehman Brothers e che prosegue ancora oggi toccando il debito sovrano degli Stati. E le critiche al mondo della finanza, sui media, fra i politici, nell'opinione pubblica, persino nei film, da qualche anno sono all'ordine del giorno.

 

Fra le istituzioni finanziarie nel mirino, le agenzie di rating. Ma fra tanti critici, c'è anche qualcuno che le agenzie di rating le difende. Andrea Resti, professore associato del Dipartimento di finanza della Bocconi, non solo spezza una lancia in difesa delle agenzie, ma anzi critica la politica, che sembra molto più impegnata a prendersela con i mercati che non a cercare soluzioni efficaci alla crisi. Secondo l'economista, una buona idea sarebbe quella di cambiare le regole relative ai giudizi delle agenzie.

In passato, spiega Resti in un intervento sul quotidiano della Bocconi, le normative «hanno assegnato ai rating una sorta di valore legale, consentendo ad esempio risparmi patrimoniali alle banche che acquistavano bond provvisti di tripla A». Queste norme «andrebbero alleggerite, riportando i rating al loro ruolo originario: un’opinione emessa da un operatore specializzato».

Il problema è che per compiere un simile passo bisognerebbe trovare «un sistema migliore per misurare il rischio. Che per ora non si vede».

Quello che invece si vede continuamente sono «le accuse dei politici e dei grand commis di Stato alle agenzie di rating, cui spetta l’ingrato compito di segnalare per tempo l’inasprimento dei rischi per i risparmiatori», mentre invece «proprio la politica, mostrandosi indecisa nell’arginare la tempesta dei mercati, ha contribuito all’aggravarsi dei timori degli investitori».

Le polemiche sono da mesi al centro del dibattito su entrambe le sponde dell'Atlantico. Negli Usa il presidente Barack Obama l'estate scorsa ha frontalmente attaccato S&P che, con una decisione senza precedenti, ha tolto la tripla A agli Stati Uniti d'America. In Europa Moody's, che fra l'altro ha da poco declassato il debito italiano di ben tre gradini (seguendo una revisione al ribasso di S&P), ha provocato la reazione critica del presidente della commissione europea (il portoghese Josè Manuel Barroso), quando ha rivisto al ribasso il rating del Portogallo.

Resti fa notare come la politica ultimamente non abbia certo brillato davanti alla crisi: «Da una parte il mediocre compromesso raggiunto alla tredicesima ora dal parlamento statunitense per scongiurare, in agosto, il rischio di insolvenza sui bond del Tesoro; dall’altra le difficoltà dei governi dell’area euro nel costruire un argine alla crisi del debito sovrano». Insomma, «di fronte a rinvii e balbettii sintomatici di una limitata e tardiva capacità di intervento, sarebbe stato difficile per i custodi del rating restarsene inerti» a maggior ragione «dopo che, nel 2008, furono accusati di non aver segnalato per tempo ai mercati il progressivo aggravarsi della crisi finanziaria».

In effetti, nel 2008 le agenzie non si limitarono a non prevedere la crisi, ma con un errore che probabilmente sarà difficile da dimenticare promuovevano quasi a pieni voti quella Lehman Brothers che, crollando, si trascinò dietro la finanza di mezzo mondo.

Comunque, l'economista ritiene che ci siano due misure allo studio, in Europa, poco condivisibili. La prima «è quella di imporre alle agenzie di non diffondere indicazioni» sui paesi «oggetto di piani di salvataggio». Qui la critica è feroce: idea «inquietante», perchè vieta un'opinione, e «potenzialmente controproducente», perchè toglie uno strumento informativo al mercato che «di fronte a un simile black out» è «improbabile» che reagisca «con compostezza, accontentandosi dei comunicati stampa di qualche vertice europeo che assicurano che tutto è (per ora…) sotto controllo».

La seconda proposta è quella di creare un'agenzia di rating europea, la quale secondo Resti «non convince» perchè «il declassamento del debito Usa dimostra che le agenzie non hanno timori reverenziali verso il paese dove hanno sede legale» mentre «un’agenzia finanziata (e controllata) dal settore pubblico potrebbe peccare di benevolenza verso il proprio azionista».

La conclusione è che «la riforma più urgente non riguarda le agenzie, ma la regolamentazione». E il tema centrale, si potrebbe aggiungere anche sulla base di quanto esposto dall'economista, è quello della misurazione, e della gestione, del rischio.

 

 

 

Leggi i commenti

Per la pubblicità… c’è MasterCard

Pubblicato su da ustorio

 

MasterCard e Visa starebbero valutando l'ipotesi di fornire a terzi informazioni sugli acquisti tramite carta di credito per migliorare l'advertising.

Un nuovo cambiamento potrebbe presto prender piede all’interno del già complesso e cangiante mondo dell’advertising online. Fine ultimo delle aziende attive nel settore è da sempre quello di comprendere il maggior numero possibile di informazioni sui propri visitatori per offrire loro pubblicità pertinenti con i gusti e le preferenze di ciascuno di essi, e per venir loro incontro potrebbero scendere in campo due colossi del calibro di MasterCard e Visa. Il tutto, semplicemente, fornendo i dettagli in loro possesso sui propri clienti.

Il ponte tra le campagne di advertising è gli istituti di credito sarebbe in questo modo costituito mattone su mattone dagli acquisti effettuati tramite carta di credito dai rispettivi possessori. «Si è ciò che si compra» è una delle frasi che compare nel documento ufficiale firmato da MasterCard ed ottenuto in esclusiva dal Wall Street Journal: un paradigma, questo, che ben rispecchia quelle che sono le idee con le quali il colosso statunitense intende sfruttare il proprio immenso database di informazioni sulle migliaia di transazioni economiche che quotidianamente attraversano il proprio circuito di credito.

Il tutto non sarebbe però esente da problemi legati alla privacy dei clienti: per tale ragione MasterCard ha evidenziato come al momento il progetto sia ancora in fase di studio, con l’ipotesi di un campionamento anonimo per il tracciamento dei dati da rivendere poi alle aziende operanti nel campo dell’advertising online che prende corpo giorno dopo giorno. La stessa società ha poi tranquillizzato tutti i propri utenti riguardo l’assenza di informazioni utili a tracciare ciascuno di essi tra quelle fornite eventualmente ad aziende esterne.

Sulla stessa scia sembra essersi collocata anche Visa, che starebbe valutando un simile progetto da varare entro breve tempo. Progetto che, unito a quello targato MasterCard, potrebbe rappresentare di fatto l’ingresso sulla scena di un nuovo polo nel già ricco universo delle campagne pubblicitarie online, cui queste ultime potrebbero attingere a piene mani nuova linfa vitale per migliorare ulteriormente la propria efficienza.



Leggi i commenti

Anonymous: attacco in grande stile il 5 novembre

Pubblicato su da ustorio

 

Un attacco mediatico in grande stile: questo promette Anonymous, anticipando il crash contro Fox Tv il 5 novembre, giorno per eccellenza della Vendetta



Anonymous medita un attacco in grande stile il 5 novembre, il giorno del complotto anti-parlamento di Guy Fawkes nel 1604, celebrato nella graphic novel “V per vendetta” al quale il gruppo di hacker si ispira utilizzandone la maschera.

Per un giorno così carico di simboli c’è sempre stata grande attesa, tanto che in questi mesi si sono succedute numerose ipotesi, alcune delle quali poi smentite, quali l’attacco in massa a Facebook. L’ultimo obiettivo in ordine di tempo, a quanto sembra più credibile, è Fox News, il canale di notizie di proprietà del tycoon Rupert Murdoch, famoso per le sue posizioni conservatrici nient’affatto apprezzate dagli hacktivisti in queste settimane di occupazione di Wall Street.

Con un primo 
video di rivendicazione, gli Anonymous hanno così annunciato le proprie intenzioni nell’operazione “Fox hunt” (caccia alla volpe). Mandare in tilt il canale televisivo: idea tanto suggestiva quanto improbabile, come hanno commentato molti osservatori americani.

Dal momento che non smetterà di ridicolizzare gli occupanti, molto semplicemente la faremo chiudere. Fox News, il vostro tempo è venuto. Che la caccia abbia inizio.

«Il modo migliore è non guardarla, oppure commentare Bill O’Reilly in diretta», scrive Adrian Chen su Gawker. Come lui la pensano in tanti: forse si è di fronte solo alla suggestione di qualche cracker del gruppo che ha inserito il video messaggio per vedere l’effetto che fa. Tuttavia, la comparsa di un secondo messaggio, come ha sottolineato DailyDot – il sito ha riassunto tutti i progetti sul 5 novembre – fa pensare a qualcosa di più ragionato. Ad un attacco più strutturato. A qualcosa che, da simbolo, potrebbe tentare di farsi realtà.




 

Leggi i commenti

Banda (di ladri) larga: tesoretto ufficialmente scomparso

Pubblicato su da ustorio

 

I fondi per la banda larga sono definitivamente scomparsi: la Legge di Stabilità non prevede gli 800 milioni precedentemente promessi al settore.

 

Il ministro Romani l’aveva lasciato intendere, il ministro Sacconi l’aveva pressoché confermato ed ora è ancora Romani a metterci definitivamente una pietra sopra: il tesoretto destinato fino a poche settimane or sono alla banda larga è scomparso.Scompaiono di nuovo, quando ormai sembrava cosa fatta, 800 milioni di euro: a più riprese il Governo li ha promessi al settore, ma ogni volta ha ritrattato dirottando altrove i fondi.

Il tesoretto aveva una quantificazione precisa: 800 milioni, ossia il  50% dell’extragettito accumulato con l’asta per le frequenze 4G. Denaro proveniente dalla tecnologia, che alla tecnologia però non verrà restituito: la Legge di Stabilitàprevede altre scelte ed il sacrificio è pertanto nuovamente consumato. Secondo il Sole 24 Ore la nuova destinazione è «al 50% al fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato e al 50% a un fondo nello stato di previsione del ministero dell’Economia che servirà ad attenuare i tagli ai vari ministeri, in particolare a sicurezza e difesa ed ambiente».

Romani spiega di aver fatto il possibile, tentando di difendere il capitale per ribadire la necessità di investire nel settore. La rinuncia, ha spiegato il ministro, è giunta soltanto in seguito alle pressioni dei colleghi ed alla promessa per cui al tesoretto si sarebbe sostituito l’impegno (ben più vago ed improbabile) della Cassa Deposito e Prestiti, un nome che torna ciclicamente a gravitare attorno alle necessità della banda larga ma che mai fino ad oggi ha trovato applicazione concreta. Romani ha altresì tirato le orecchie ai gruppi attivi nel comparto, contestando una eccessiva ritrosia all’investimento anche in presenza di capitali statali a garanzia del rischio relativo alla costruzione di una nuova rete ad alta velocità. Ma a questo punto il quadro si infittisce di dettagli e non sembra preludere a novità imminenti:

Il tavolo è saltato quando Telecom Italia e Fastweb, principali player della fibra ottica, si sono sfilati puntando tutto su un progetto alternativo che ruota intorno a Metroweb, società milanese privata rilevata dal fondo F2i di Vito Gamberale. F2i a sua volta è partecipato con il 16% da Cassa depositi e prestiti, con la quale tra l’altro ha in comune il presidente: Franco Bassanini. Di qui l’idea, anche per comunicare l”armistizio’ tra Romani e Tremonti, di archiviare il vecchio progetto, con i relativi fondi, dello Sviluppo economico e ripartire dal progetto Metroweb-F2i-Cdp, da aprire al massimo a un’ipotesi di project financing.

Nella giornata di ieri la Commissione Europea ha promesso 9,2 miliardi di euro al settore, finanziabili con Project Bond garantiti dall’UE. Trattasi però di capitali a cui si potrà accedere soltanto quando e se il comparto privato avrà formalizzato le proprie proposte ed avrà messo in campo i capitali. La via italiana sembra voler passare per Metroweb, e la scelta ha un sapore politico e finanziario prima ancora che tecnico o strategico. Ma è una strada ancora tutta da delineare.

 

 

Leggi i commenti

Istruzioni per l'uso RIMBORSO IVA SULLA TIA

Pubblicato su da ustorio

 

 

 

Da TARSU a TIA

 

A partire dal 1999 molti Comuni hanno sostituito la Tassa Smaltimento Rifiuti con la Tariffa di Igiene Ambientale, come definito dall’art. 49 del D.lgs. n. 22 del 1997 (il cosiddetto Decreto Ronchi) e dal DPR n. 158/1999.

Le principali differenze tra TARSU e TIA riguardano:

- il calcolo del contributo che, nel caso della TARSU è effettuato sulla base dei metri quadrati del proprio immobile (con una riduzione nel caso si viva da soli), nel caso della TIA, invece, la tariffa è determinata da dei costi generici del servizio, ai quali si aggiunge una componente variabile legata al numero dei componenti del nucleo familiare, è calcolata, cioè, in base ai rifiuti effettivamente prodotti;

- un’evoluzione positiva, specialmente in alcune realtà, tesa ad incentivare sempre più la raccolta differenziata ed i comportamenti delle utenze finalizzati a ridurre i rifiuti alla fonte, a massimizzare il recupero ed a minimizzare il ricorso alla discarica.

Con il passaggio da tassa a tariffa, però, è divenuto possibile applicare su quest’ultima l’IVA al 10%, fino alla dichiarazione della Corte Costituzionale del luglio 2009. 

 

 

L’illegittimità dell’IVA sulla TIA

 

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 238 del 24 luglio 2009, ha stabilito che la TIA (Tariffa di Igiene Ambientale) è una “tassa” e non una “tariffa”, pertanto, sulla stessa non è applicabile l’IVA.

Si riconosce, così, del tutto illegittima l’IVA al 10% applicata dai comuni interessati sulla TIA, per la quale, oggi, i cittadini possono chiedere il rimborso.

 

 

La TIA in cifre

 

Sono oltre 6 milioni le famiglie residenti in circa 2000 comuni italiani, che, dal 1999 al 2008, hanno dovuto pagare l’IVA di troppo sulla tassa sui rifiuti, e che oggi devono avere indietro quanto versato in più del dovuto.

La stima di tale spesa non è affatto di poco conto: secondo quanto indicato dall’ultimo rapporto APAT, è stimabile che, tra famiglie ed aziende, la partita viaggi intorno ai 200-230 milioni di Euro all’anno.

Ad esempio: per una famiglia che paga 250 Euro all’anno di TIA, quindi, la restituzione corrisponderebbe a 25 Euro l’anno, che vanno moltiplicati per il numero di anni in cui si è pagata la TIA.

 

 

 

 

Cosa fare

 

Prima di tutto bisogna controllare di avere tutte le ricevute di pagamento relative alla TIA, facendo attenzione che, nelle relative fatture, sia stata effettivamente addebitata l’IVA.

Per richiedere il rimborso e la cessazione immediata dell’applicazione dell’IVA, per gli aventi diritto basterà recarsi presso uno degli sportelli della Federconsumatori dislocati su tutto il territorio nazionale, dove potranno compilare degli appositi moduli e dove riceveranno tutta l’assistenza necessaria. In ogni caso consigliamo di presentare la richiesta il prima possibile

 

 

Ora tocca al Governo 

 

Alla luce di tale situazione, è indispensabile che il Governo ed il Ministero delle Finanze diano disposizioni attuative affinché si dia piena applicazione alla sentenza:

- facendo cessare l’assoggettamento ad IVA già dalla prossima bolletta della TIA,  

- mettendo in moto il meccanismo di rimborso per restituire alle famiglie quanto illegittimamente sottratto.

 

Leggi i commenti

Italia Programmi, la truffa.

Pubblicato su da ustorio

Attenzione alla truffa: con un redirect studiato ad hoc, Italia Programmi (Easy Download) si nasconde di giorno per truffare la notte.

 

Oggi prende il nome di ItaliaProgrammi, ma è già noto ai più come Easy Download: la truffa ha coinvolto migliaia e migliaia di utenti in tutta Italia, proponendo download gratuiti e tentando in seguito di costringere l’utenza al pagamento di un abbonamento annuale pari a 96 euro. La truffa è nota ed è già stata sanzionata anche dall’Antitrust, con l’ADUC in prima fila nel tentativo di tutelare gli utenti italiani tratti in inganno dal meccanismo. Ma i responsabili dell’inganno non hanno intenzione di desistere ed hanno così dato vita ad un sistema ancor più meschino e pericoloso, nascondendosi dietro a siti del tutto legittimi.

Anche il Gruppo HTML si trova inconsapevolmente coinvolto e Webnews, parte integrante del gruppo medesimo, è in grado di assicurare circa la più totale estraneità di HTML.it rispetto ai truffatori di EasyDownload prima ed ItaliaProgrammi poi.

 

Quando Easy Download era ormai irrimediabilmente condannato ed estesamente conosciuto dall’utenza (a tal proposito anche la nostra redazione ha fatto del proprio meglio per informare circa la truffa in atto), i truffatori hanno avuto buon gioco a celare il proprio meccanismo sotto un nuovo nome, bypassando così le possibili resistenze degli utenti più informati e riuscendo così a ripristinare il tasso di successo con cui Easy Download poteva operare prima che scoppiasse lo scandalo. Il successo teorico dell’antitrust diventa però presto nella pratica un insuccesso, così spiegato dall’ADUC nel proprio comunicato:

La vicenda Italiaprogrammi è identica a quella Easydownload, denunciata da Aduc l’anno scorso. A seguito della denuncia, l’Antitrust ha aperto una istruttoria e condannato la Eurocontent Ltd, società tedesca che gestiva il sito Easydownload, al pagamento di una multa esemplare, ben 960.000,00 euro, che però la Eurocontent non pagherà mai, perchè ha visto bene di dichiarare il fallimento ad aprile 2011. A nulla è valsa la successiva e ulteriore multa di euro 30.000,00 comminata dall’Antitrust per non aver ottemperato al provvedimento di condanna. Si tratta di 990.000,00 euro che le casse dello Stato italiano non vedranno mai, così come gli utenti truffati non vedranno mai i 96,00 pagati alla Eurocontent (secondo la stessa Antitrust si tratta di somme pagate fra i 500.000,00 euro e il milione di euro).

Le pressioni dell’antitrust contro il nuovo meccanismo hanno però scatenato la reazione dei truffatori, i quali hanno intrapreso due iniziative per celare al meglio la propria attività. Innanzitutto hanno cambiato il nome dell’azienda, ora denominata Estesa Limited, ed inoltre hanno ideato un sistema di redirect che di giorno nasconde la truffa e di notte lancia l’attacco. Ma il meccanismo è stato scoperto, con tanto di nuova segnalazione all’Antitrust affinché faccia qualcosa per impedire il perpetrarsi di una truffa che ha già fatto ingenti danni nel nostro paese.

Lasciamo ancora una volta alle parole dell’ADUC la descrizione di quanto scoperto, poiché è dalle ricerche dell’associazione che emerge in tutta la sua gravità il nuovo meccanismo truffaldino:

 Di giorno il loro link mydownload-club.info/Flash-Player.html non conduce alle pagine web di italiaprogrammi ma al noto, e affidabile, sito di download gratuiti Download.html. Il sito offre lo stesso servizio di italiaprogrammi, richiede una registrazione, il tutto pero’ gratuitamente, e non a pagamento.  Di sera e di notte lo stesso link porta invece alla pagina di registrazione di Italiaprogrammi. Perché?

Estesa, o chi per loro, all’insaputa dei gestori del sito Download html – lo diamo per scontato, non possiamo immaginare che Download html sia in “combutta” con Italiaprogrammi – di giorno opera un reindirizzamento automatico  del link mydownload-club.info/Flash-Player.html alla pagina del noto sito. Nella barra di url non comparirà però l’indirizzo del sito visualizzato, ma sempre l’indirizzo sorgente, anche continuando a navigare nel sito. Estesa, nasconde all’utente il link originale di download.html.it, facendo dunque credere all’utente di:

 

·         navigare sul noto sito;

 

·         che dunque il sito mydownload-club.info/Flash-Player.html   “appartenendo” a download.html è un sito “sicuro”, cioé di reale download gratuito;

 

 Una cosa è certa: il Gruppo HTML non ha nulla a che vedere con la truffa in cui è stato coinvolto download.html.it e, anzi, il sito è chiaramente vittima prima delle azioni della Estesa Limited. Download.html.it è un sito del tutto gratuito e legale, mentre ItaliaProgrammi è una truffa alla quale l’utenza deve porre particolare attenzione.

Webnews ha seguito fin dalla prima ora le vicissitudini legate ad EasyDownload e continuerà a fornire il proprio servizio informativo agli utenti. Chi risulta essere stato truffato dal sistema può rivolgersi all’ADUC per ottenere maggiori indicazioni sulle operazioni da eseguire per tutelarsi dal punto di vista legale. Con una raccomandazione su tutte: occorre evitare di pagare l’abbonamento richiesto dalla Estesa Limited, ignorando ogni possibile minaccia legale ricevuta: la truffa è stata smascherata ed i tentativi di ottenere il pagamento sono un’arma che spara a salve.

Per maggiori informazioni è possibile contattare la redazione di Webnews o rispondere al presente articolo.

 Update
Questa la risposta ufficiale inviata da Massimiliano Valente, Presidente del Gruppo HTML (editore HTML.it), all’Aduc a seguito di quanto emerso nelle ultime ore:

Spettabile Emmanuela Bertucci,

Le scrivo in riferimento all’articolo a Sua firma, pubblicato sul sito ADUC.

Ribadisco e preciso l’assoluta estraneità del sito download.html.it (di cui la società che rappresento è editore) rispetto alle attività di Estesa Limited, con la quale non abbiamo alcun rapporto né presente né passato.

Preciso che il sito downlolad.html.it è assolutamente gratuito e non richiede alcuna registrazione per scaricare i file presenti nel proprio archivio. Più in generale HTML.it, editore on line dal 1997, mai è stato coinvolto in attività di questo genere ed anzi, attraverso il sito Webnews.it, segue le vicessitudini di “Easy Download” prima e “ItaliaProgrammi” poi, dando voce e spazio informativo ai consumatori truffati. Ne è conferma l’articolo, a firma di Giacomo Dotta, tempestivamente pubblicato domenica 16 ottobre 2011 sul sito Webnews.it, proprio su quest’ultimo capitolo della vicenda.

Confermando il mio personale apprezzamento per l’attività di controllo e

 denuncia svolta da ADUC, resto a completa disposizione per ogni chiarimenti e porgo

Distinti Saluti.



 

 

 

Leggi i commenti

Asta frequenze, la banda dei soliti noti

Pubblicato su da ustorio

 

Tremonti toglie gli 800 milioni al ministro dello sviluppo per indirizzarli a "interventi indifferibili" e riacquisto di titoli di Stato. Le aziende del settore aspettano e pensano al modello Metroweb

 

Tra le diverse misure emergenziali contenute nella legge di stabilità che sarà votato oggi dal Consiglio dei Ministri c'è anche una misura che destina la metà del surplus dell'asta LT (circa 800 milioni di euro) non al settore telecomunicazioni come voleva il ministro competente Paolo Romani, ma per il 50 per cento all'aumento di fondi destinati ad "interventi urgenti e indifferibili, con particolare riguardo ai settori dell'istruzione e agli interventi organizzativi connessi a eventi celebrativi", e l'altra metà all'ammortamento dei titoli di Stato.

Il tesoretto era stato creato dal successo dell'asta delle frequenze che aveva portato nelle casse dello Stato 1,5 miliardi in più, rispetto ai 2,4 già previsti dal patto di stabilità.

La destinazione alle telecomunicazioni delle risorse era logica conseguente al fatto che il settore ha versato con l'asta per le frequenze LTE quasi 4 miliardi nelle casse dello Stato: le aziende, insomma, speravano che questo permettesse al Governo un minimo spazio di manovra per svolgere il suo ruolo nello sviluppo delle infrastrutture necessarie alla banda larga e ultralarga. E il Ministro dello Sviluppo Romani ci aveva contato ed era riuscito ad inserire, nell'ultimo decreto estivo salva-spread, una norma che destinava quegli 800 milioni "al settore da cui provengono, al comparto ITC". Questo avrebbe dovuto permette al settore di costituire "uno dei pilastri della nuova manovra: abbiamo un grande piano - affermava allora il ministro - per la banda larga e finanzieremo il progetto anche grazie ai proventi aggiuntivi dell'asta LTE".

Anche se non ci si fosse riusciti a mettere d'accordo sul cosiddetto Piano Romani, con cui il ministro voleva portare avanti il progetto di digitalizzazione (che per lo sviluppo di una banda larghissima in tutte le case voleva costituire una società pubblico-privata frutto della collaborazione di tutti i principali operatori), le risorse sarebbero potute essere facilmente destinate a Infratel: la società che per incarico del Ministero e con fondi pubblici sta cercando di portare la banda larga nelle zone del digital divide. 
Dopo che il tavolo Romani è stato praticamente bocciato nei modi da un protagonista necessario come Franco Bernabé, dunque, Romani si trova davanti un nuovo ostacolo che lascia i suoi progetti senza risorse reali: se il decreto sviluppo vedrà la luce, sembra destinato ormai a doversela cavare a costo zero. Per questo Il ministro dello sviluppo deve tenere sottocchio tutte le possibili proposte per portare avanti i progetti delle nuove infrastrutture digitali: in questi giorni ha così incontrato l'ad del fondo F2i, Vito Gamberale.
Quest'ultimo ha illustrato le prospettive di sviluppo di Metroweb, la società che gestisce la fibra ottica milanese e che F2i ha acquistato a giugno per 400 milioni di euro, sul fronte della banda ultralarga: il progetto imprenditoriale di Gamberale prevede un approccio città per città (è partito da Milano e ora intende portare la fibra a Bergamo, Brescia, Genova e Piacenza), facendo accordi con le realtà locali e cercando di creare una società per la fibra per ogni città ottenendo i soldi dalle banche e dalla Cassa depositi e presiti. Il tutto muovendosi innanzitutto in un'ottica di richiesta di mercato, che spinge a partire dai distretti industriali.

 Secondo una nota del Ministero, l'incontro è stato proficuo e Romani ha "particolarmente apprezzato l'impegno dell'operatore milanese, le cui strategie di crescita possono dare un contributo al piano governativo di digitalizzazione del Paese". Anche se non avrebbe il vantaggio di rispondere all'esigenza di colmare il digital divide, il piano Metroweb ha almeno raccolto l'appoggio di Telecom Italia e Asstel e gode di una sinergia particolare: il neo-presidente di Metroweb è Franco Bassanini, che presiede anche la Cassa Depositi e Prestiti, l'ente cioè che, secondo quanto stabilito dal Piano nazionale di riforma presentato dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti, avrebbe dovuto anche partecipare al finanziamento del Piano Romani.
Quello che sembra ormai un gioco delle tre carte con al centro questo tesoretto, naturalmente, oltre a lasciare il ministro Romani con una mano difficile da giocare ha spinto anche l'opposizione ad esprimere le sue perplessità: Paolo Gentiloni, responsabile Forum Ict del Partito democratico, in particolare ha parlato di ennesime promesse mancate e di mancanza di chiarezza da parte del Governo in materia di strategia per lo sviluppo; anche il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha chiesto lo sblocco degli 800 milioni per la banda larga in quanto importanti per "lo sviluppo economico attraverso il digitale".

 

 

 

 

Leggi i commenti

Frequenze 4G: “tesoretto” a rischio di furto

Pubblicato su da ustorio

Il Ministero dello Sviluppo Economico non potrà attingere al tesoretto ricavato dall'asta delle frequenze 4G: lo vieta la nuova Legge di Stabilità.


A mano a mano che il valore dell’asta saliva, a qualcuno iniziava a venire l’acquolina in bocca: raccogliere un grande valore dall’assegnazione delle frequenze 4G, infatti, significava probabilmente riuscire a mettere da parte il denaro che lo Stato avrebbe in seguito potuto investire in infrastrutture per la banda larga. Era questo il quadro perfetto per il rilancio che il settore attende da tempo: risorse trovate internamente grazie ad una miglior gestione delle frequenze, il riutilizzo delle stesse internamente al settore da cui sono scaturite, la possibilità di annullare definitivamente quell’atavica scarsità di investimenti che il comparto vede ormai da troppo tempo. Ma la chimera sembra essersi presto spezzata.

Paolo Romani, Ministro dello Sviluppo Economico, avrebbe infatti alzato la voce per pretendere la propria parte del tesoretto, allarmato dalle voci che vedono i conti dello Stato avere priorità rispetto alle necessità di investimento che già da tempo erano state fatte presenti. Il tesoretto è immediatamente quantificabile:l’asta ha maturato 1,6 miliardi di euro in più rispetto alle previsioni e almeno 1 miliardo in più rispetto alle più ottimistiche speranze. La metà di quanto incassato in surplus avrebbe dovuto teoricamente rimanere nell’ambito, andando così a consegnare al ministero 800 milioni di euro che avrebbero potuto essere girati ai fini dello sviluppo di una Rete di nuova generazione.

La nuova Legge di Stabilità, però, dice qualcosa di diverso:

La bozza della legge di stabilità prevede che il maggior gettito incassato dallo Stato rispetto alle previsioni, pari a circa 1,6 miliardi, vada per il 50% al fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato e per il 50% al fondo a favore dell’istruzione previsto dal decreto 5 del 2009.

Smentiti, insomma, i piani antecedenti: il tesoretto, invece di andare a stimolare banda larga, posti di lavoro ed economia, andrebbe semplicemente a coprire il buco di bilancio ed a ridurre il deficit in questi giorni in discussione. Una scelta importante, insomma, che rischia di togliere alla banda larga italiana anche l’ultima speranza maturata. Le promesse del denaro fermo al CIPE prima e  il tesoretto che scompare poi, però, diventano segnali strategici preoccupanti: le priorità sono altrove e, nonostante tutti gli appelli che in queste ore stanno arrivando con forza anche dallo IAB Forum, la politica sembra non aver ancora a cuore i destini digitali del paese.

Leggi i commenti

attenti ai fulmini, alcune regole che possono salvare la vita.

Pubblicato su da ustorio

L’autunno è la stagione ideale per organizzare escursioni nei boschi, scampagnate, gite in montagna o al lago, ma è anche il periodo in cui più frequentemente si determinano temporali e fulmini.

Secondo il Sistema Italiano di Rilevamento dei Fulmini (SIRF), ogni anno in Italia cadono circa 750 mila fulmini. I fulmini sono delle scariche elettriche che si verificano nell’atmosfera, ad alta intensità di corrente. Si originano nelle nuvole e solo nel 10% dei casi si scaricano al suolo, con potenziali effetti distruttivi su uomini e cose.

Per questo motivo, la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), rielaborando le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, ha ritenuto opportuno mettere a punto alcune regole di comportamento per tutta la famiglia.

«I danni più gravi sono determinati dalla fulminazione diretta, che può provocare anche la morte – sostiene il dottor Milazzo, Pediatra del Direttivo SIPPS Sicilia - Se la corrente passa per il cuore, si può determinare un arresto cardiaco; se passa per i centri respiratori, un arresto della respirazione. Danni minori possono consistere in paralisi,amnesie, perdita della coscienza, danni all’udito, danni indiretti, causati da incendi o crolli».


 Ecco come comportarsi in casa o all’aperto:


1. Se ci si trova all’aperto, bisogna evitare di stare sotto un albero, oppure accanto a oggetti appuntiti o metallici, nonché accanto a strutture che potrebbero crollare, quali pali, eccetera. Nei campeggi, è raccomandabile rimanere al di fuori delle tende. È sempre meglio stare rannicchiati, piuttosto che distesi, o in piedi. Grotte e anfratti costituiscono condizioni di protezione.

2. Se ci si trova in prossimità di fiumi o di laghi, 
non stare sulla riva né fare il bagno,
 poiché l’acqua conduce bene la corrente elettrica. Inoltre bisogna ricordare che l'acqua dolce, specie se a basse temperature, rappresenta un particolare pericolo per gli annegamenti.

3. Se si naviga in barca, è preferibile attraccare, oppure andare al largo, poiché le zone interessate sono solitamente circoscritte. Bisognerebbe stare lontano dall’albero e cercare di 
creare un collegamento diretto tra l’albero e il mare. A pericoli analoghi è esposto chi fa il bagno a mare o soggiorna sulla riva.

4. Se si sta in casa, si è abbastanza sicuri, purché si abbia un impianto elettrico a norma. È però sempre preferibilenon fare il bagno, staccare dalle prese di corrente le apparecchiature elettroniche, informatiche e gli elettrodomestici non indispensabili in quei momenti, staccare il cavo dell'antenna tv, evitare di parlare al telefono fisso e non stare accanto ai camini.

5. I mezzi di trasporto (auto, roulotte, treni, funivie) sono sicuri, in quanto si comportano da gabbia di Faraday, scaricando la corrente al suolo. Gli aerei solitamente volano al di sopra delle nub
i temporalesche.

Leggi i commenti

anisakis (verme delle aringhe), se lo conosci lo eviti

Pubblicato su da ustorio

 

L’anisakidosi, o malattia del “verme delle aringhe”, è un disturbo causato dall’anisakis, ossia nematodi (vermi) parassiti che si annidano nelle pareti dello stomaco. Il modo migliore per prevenirlo è cercare di non mangiare pesce crudo o poco cotto.

L’anisakidosi è diffusa soprattutto nelle zone dove si mangia abitualmente il pesce crudo, ad esempio in Giappone, tuttavia, da quando mangiare il sushi è diventato una moda, sono stati riferiti casi negli Stati Uniti, in Europa, nel Sud-America e in altre zone.

Chiunque mangi pesce o calamari crudi o poco cotti è in realtà a rischio.

 

L’anisakis non può essere trasmesso tra gli esseri umani.

Alcuni mammiferi marini infetti (ad esempio le balene, i delfini o i leoni marini) defecano nel mare rilasciando le uova del parassita, che diventeranno larve; quest’ultime sono ingerite dai calamari, a loro volta preda dei pesci.

Esistono prove a sostegno del fatto che, se il pesce non viene eviscerato subito dopo essere stato pescato, le larve si possono spostare dall’apparato digerente alla carne. I cicli vitali di tutti i generi di anisakis connessi alle infezioni degli esseri umani sono simili.

I parassiti vengono rinvenuti di frequente nelle carni del merluzzo, dei pesci simili al merluzzo, della passera di mare, del salmone del Pacifico, delle aringhe e della rana pescatrice.

Quando l’uomo mangia pesci, o calamari crudi o poco cotti (il pesce e i crostacei sono le principali fonti di contagio), ingerisce anche le larve dei nematodi; penetrate all’interno dell’organismo le larve invadono l’apparato digerente.

Con le appendici anteriori, le larve dei nematodi presenti nel pesce o nei crostacei si incistano nella parete dell’apparato digerente, a livello della tonaca muscolare (in alcuni casi possono penetrare più in profondità nella parete intestinale, perforarla e raggiungere il resto dell’organismo).

Le larve producono una sostanza che attrae nella zona gli eosinofili e gli altri globuli bianchi dell’ospite. Le cellule ospiti infiltrate formano un granuloma nei tessuti che circondano il parassita. All’interno dell’apparato digerente, il nematode può staccarsi e riattaccarsi più volte alle pareti. Il parassita raramente giunge a maturazione negli esseri umani: di norma viene eliminato spontaneamente entro tre settimane dall’infezione. Se rimane all’interno dei tessuti, finisce per essere rimosso e fagocitato dalle difese immunitarie dell’ospite.

Alla fine quindi muoiono, lasciando una massa infiammata nell’esofago, nello stomaco o nell’intestino.

Alcune persone, dopo o durante l’ingestione di pesce crudo o poco cotto, avvertono una sensazione di prurito in gola: si tratta del verme che si muove nella bocca o nella gola.In questi casi è possibile estrarlo dalla bocca oppure espellerlo tossendo e prevenire così l’infezione.

Altri, invece, avvertono anche lo stimolo a vomitare e riescono così ad espellere il parassita dall’organismo. 

 

Tra i sintomi dell’anisakidosi ricordiamo:

§  dolore addominale,

§  nausea,

§  vomito,

§  distensione addominale,

§  diarrea,

§  sangue e muco nelle feci,

§  febbre lieve.

Nei casi più gravi il paziente soffre di forte mal di pancia, molto simile a quello dell’appendicite acuta, accompagnato da una sensazione di nausea.

Entro alcune ore dall’ingestione delle larve infette è possibile avvertire un forte dolore addominale, nausea e vomito e solo in alcuni casi le larve vengono espulse col vomito. Se invece arrivano nell’intestino si ha una grave reazione immunitaria granulomatosa, da una a due settimane dopo l’infezione: i sintomi sono simili a quelli del morbo di Crohn.

I sintomi possono manifestarsi da un’ora a due settimane dopo l’ingestione di pesce (o molluschi crudi o poco cotti). Di solito, nei pazienti colpiti, viene rinvenuto un solo parassita.

 

Nei casi più gravi l’anisakiasi è molto dolorosa e può essere risolta solo con l’intervento chirurgico. La rimozione chirurgica dell’anisakis dalla lesione è l’unico metodo sicuro per alleviare il dolore e per eliminare la causa del disturbo, perché in generale non è consigliabile attendere che il parassita muoia.

I sintomi di solito continuano per un po’ dopo la morte del parassita, infatti, durante la rimozione chirurgica, si possono evidenziare lesioni che contengono solo i resti del parassita. È stato inoltre riferito, in seguito a un intervento esplorativo in laparotomia, un caso di stenosi pilorica (restringimento e indurimento del piloro, la valvola che separa lo stomaco dall’intestino) dovuto a un verme non rimosso.

Anche quando sono ben cotte le larve di Anisakis sono molto pericolose per gli esseri umani. Quando infettano il pesce, anisakidi (e le specie imparentate come il verme delle foche Pseudoterranova spp. e il verme del merluzzo Hysterothylacium aduncum) rilasciano diverse sostanze biochimiche nei tessuti circostanti. Spesso, inoltre, vengono ingerite intere, all’interno di un trancio di pesce. Si possono quindi verificare manifestazioni allergiche acute, ad esempio l’orticaria e lo shock anafilattico, accompagnate o meno dai sintomi gastrointestinali. La frequenza dei sintomi allergici connessi al consumo di pesce ha portato a ipotizzare l’esistenza dell’anisakiasi gastroallergica, una reazione allergica acuta mediata dalle IgE.

Nelle persone che lavorano nella catena di conservazione del pesce è stata riscontrata una forma di allergia occupazionale che provoca

§  asma,

§  congiuntivite,

§  dermatite da contatto.

Per i parassiti l’essere umano è l’ospite finale, le larve dell’Anisakis e dello Pseudoterranova non sono in grado di sopravvivere all’interno dell’apparato digerente umano ed alla fine muoiono.

È inoltre possibile che si verifichi la perforazione intestinale, che va affrontata tempestivamente, perché è una situazione di emergenza.

 

Nel Nordamerica si arriva alla diagnosi di anisakidosi di norma quando il paziente avverte una sensazione di prurito o bruciore in gola e poi tossisce via o estrae dalla bocca il verme anisakis.

Nei casi in cui il paziente vomita o espelle il parassita tossendo, il disturbo può essere diagnosticato con un semplice esame visivo del nematode (l’Ascaris lumbricoides, il cosiddetto “verme” è un parente terrestre degli anisakis: anche gli anisakis possono risalire nella gola e nelle cavità nasali). Negli altri casi può essere necessario l’endoscopio, cioè un dispositivo a fibre ottiche che permette al medico di esaminare l’interno dello stomaco e la parte iniziale dell’intestino tenue. L’endoscopio è dotato, a un’estremità, di una piccola pinza meccanica che può essere usata per rimuovere il verme. Altri casi ancora sono diagnosticati individuando la lesione granulomatosa con un intervento in laparotomia. Per scoprire il parassita è stato messo a punto un test allergologico RAST, che però non è ancora in commercio.

In alternativa per diagnosticare il disturbo spesso ci si basa sulla storia del paziente, che riferisce di aver mangiato pesce o calamari crudi o non ben cotti. La conferma della diagnosi di norma avviene poi come detto per via endoscopica o radiografica, oppure ancora per via chirurgica se il verme si è già annidato nelle pareti dell’apparato digerente.

 

 

La terapia dell’anisakidosi consiste generalmente nella rimozione del parassita dall’organismo, mediante endoscopia o intervento chirurgico.

In alcuni casi invece l’infezione guarisce ricorrendo unicamente alla terapia sintomatica, mentre in altri casi, al contrario, può provocare una lieve ostruzione intestinale per la quale può essere necessario l’intervento.

Sono stati infine riportati casi di efficacia di una terapia non chirurgica a base di albendazolo.

 

Per prevenire il disturbo è sufficiente evitare il pesce e i calamari crudi o poco cotti.

La Food and Drug Administration consiglia le seguenti modalità di preparazione e conservazione per uccidere i parassiti eventualmente presenti nel pescato:

 

Cottura (del pesce e dei molluschi)

I. pesce e molluschi vanno cotti bene, devono raggiungere una temperatura interna di almeno 63 °C.

Congelamento (pesce):

§  Ad almeno -20 °C per 7 giorni (in totale), oppure

§  Ad almeno -35 °C fino a solidificazione, poi conservazione ad almeno -35 °C per 15 ore

§  Ad almeno -35 °C fino a solidificazione poi conservazione ad almeno -20 °C per 24 ore.

 

 

Leggi i commenti

1 2 > >>