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Sicurezza online, danni e beffe

Pubblicato su da ustorio

Importanti siti web cadono vittima di vulnerabilità laddove dovrebbero avere le difese più forti, società di sicurezza dispensano consigli sui nuovi rischi del cloud computing mentre gestiscono portali-colabrodo

 

 Qual è il colmo per un sito come MySQL.com, "casa" telematica di uno dei componenti fondamentali della pila LAMP? Probabilmente cadere vittima di un attacco di SQL injection al database, con tanto di estrazione delle password di accesso e hacking finale. Gli autori dell'attacco? Un duo di smanettoni romeni "grey-hat" noti come "TinKode" e "Ne0h" suslacker.ro.

I due hanno 
individuato la vulnerabilità su mysql.com e sun.com, estratto gli hash dei nomi utenti e delle password contenute nei database dei siti, confrontato i suddetti hash con larainbow table e infine "indovinato" varie credenziali di accesso fra cui quella del direttore di prodotto per WordPress presso MySQL - in questo caso la passoword era un banale numero a quattro cifre.

Il nuovo attacco contro mysql.com mette ancora una volta in cattiva luce la gestione della sicurezza da parte di Oracle, visto che il sito è notoriamente vulnerabile ad attacchi Cross-Site-Scripting (XSS) già da alcuni mesi.

Il colmo per la (in)sicurezza in rete raggiunge vette di involontario sadismo quando a cadere vittima degli attacchi è la storica security enterprise McAfee. La società, recentemente acquisita da Intel al prezzo di svariati miliardi di dollari, gestisce un sito web tutto pieno di buchi. McAfee conferma, dice di essere al lavoro per chiudere le vulnerabilità individuate dallo YGN Ethical Hacker Group e garantisce comunque sulla salvaguardia delle informazioni di "clienti, partner e aziende".

E mentre gli hacker aprono spifferi nel sito corporate, McAfee trova il tempo di lanciare l'allarme sul crescente interesse dei cyber-criminali 
per i colossi dell'IT del mondo. Con il crescere dell'importanza della gestione "terza" di dati, informazioni e database, avverte McAfee, i malware writer accrescono il loro interesse verso le mega-corporation (Google, Amazon, Apple, Microsoft,...) che quei dati li conservano e gestiscono sui propri server.

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Sbagliando si impara: il valore dell'insuccesso

Pubblicato su da ustorio

"Sbagliando si impara" dice un noto proverbio. Ed effettivamente l'errore può essere trasformato in un momento costruttivo di valutazione, di apprendimento e di crescita purché non venga affrontato con pessimismo o, ancora peggio, con senso di colpa

Un noto proverbio afferma: «Sbagliando si impara». Potrebbe sembrare una frase consolatoria, come dire: «Non giriamo il coltello nella piaga. Non facciamo sentire, la persona che ha sbagliato, più in colpa di quello che è necessario». Ma in realtà è proprio così: l'insuccesso può essere un utile momento di crescita e di apprendimento.

 

Spesso immaginiamo che trovandoci di fronte ad un obiettivo da raggiungere nella sfera personale o professionale, possiamo imboccare due strade diverse: una costellata solamente di successi e soddisfazioni e l'altra disseminata esclusivamente di fallimenti e di errori.

 

Ma nella realtà non è mai così e per giungere al successo occorre superare una serie di ostacoli e di difficoltà. E solo affrontando e superando tali difficoltà che si può raggiungere la meta prefissata. 

 Come sostiene Vince Thomas Lombardi, allenatore di football americano, «il maggior successo non consiste nel non cadere mai, ma nel rialzarsi dopo ogni caduta».

 

Evitare gli errori dunque è piuttosto improbabile, ma essi possono essere trasformati in momenti costruttivi che aiutano a crescere e permettono di fare un passo in più verso la meta prefissata. Affinché ciò sia possibile bisogna evitare di porsi di fronte all'errore con un atteggiamento di autocommiserazione, con senso di colpa e pessimismo o cercando un capro espiatorio.

 

L'errore, la possibilità di sbagliare spesso spaventano al punto da poter addirittura frenare ogni decisione o azione: meglio non fare nulla che fare qualcosa di errato.  "Sbagliare è umano" dice un altro proverbio: dunque, non bisogna avere paura dei possibili errori.

Anzi è proprio l'insuccesso, spesso, a determinare un cambiamento e il desiderio di percorrere nuove strade. Occorre imparare dai propri errori in modo da poter fare di essi dei nuovi punti di forza.

 

Ma perché un insuccesso non va considerato come un evento negativo? Prima di tutto, come si è detto, ogni errore può essere un momento di apprendimento. Un bambino piccolo impara a camminare cadendo tante volte e ogni volta rialzandosi. Dall'esperienza, anche negativa, si impara e si acquisisce la capacità, in situazioni analoghe, di non ripetere l'errore.

 

L'insuccesso accresce la maturità, può rendere più forti di quanto accade quando tutto procede per il verso giusto, aumenta la capacità di togliersi da situazioni difficili. Quando sbagliamo ci fermiamo a chiederci se stiamo seguendo la strada giusta, in cosa abbiamo sbagliato, come possiamo evitare di ricommettere gli stessi errori, cosa dobbiamo cambiare.

 

È perché no, l'insuccesso può darci la forza di lasciare la vecchia strada per percorrerne di nuove e può rivelarsi, così, una notevole fonte di nuove opportunità.

 

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Redditi dei parlamentari, Berlusconi il più ricco del reame

Pubblicato su da ustorio

 

 

 

Il più ricco parlamentare italiano si conferma Silvio Berlusconi, che del resto è uno degli uomini più ricchi del mondo (118esimo, secondo Forbes). Fra i ministri, a dichiarare il reddito più alto è il titolare della Difesa, Ignazio La Russa. Fra i leader di partito, invece, il più abbiente è il presidente della Camera, Gianfranco Fini. È quanto emerge dalle dichiarazioni dei redditi dei parlamentari 2010.

Il presidente del consiglio ha dichiarato un imponibile di 40,8 milioni di euro, un reddito quasi raddoppiato rispetto ai 23 milioni del 2009. Fra le sue proprietà, diversi immobili a Milano, uno nel comune di Lesa, in provincia di Novara, le proprietà ad Antigua, tre depositi di gestione patrimoniale.

Molto distanziati, in materia di introiti, gli altri protagonisti della vita politica. Ignazio La Russa, ovvero il ministro più facoltoso, ha dichiarato 374mila euro, seguito dal titolare dell'Economia,Giulio Tremonti, a quota 301mila euro, e dalcollega della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, che ha guadagnato 300mila euro.

I due ministri più poveri, invece, sono Paolo Romani (Sviluppo Economico) con 161mila euro, eGiancarlo Galan, che ha appena sostituito Sandro Bondi ai Beni Culturali, con 149mila euro.

Per quanto riguarda gli altri ministri, dopo i tre sul podio ci sono, nell'ordine, Franco Frattini (Esteri), 237 milioni, Saverio Romano (Agricoltura) 236mila euro, Stefania Prestigiacomo (Ambiente) 222mila euro, Altero Matteoli (Infrastrutture e Trasporti) 183mila euro, Raffaele Fitto (Rapporti con le Regioni) 179mila euro, Maria Stella Gelmini (Istruzione) 176mila euro, Roberto Calderoli(Semplificazione) 174mila euro, Michela Brambilla (Turismo) 173mila euro, Maurizio Sacconi(Lavoro) 172mila euro, Gianfranco Rotondi (Attuazione del Programma) 172mila euro, Roberto Maroni (Interno) 170mila euro, Elio Vito (Rapporti con il Parlamento) 169mila euro, Angelino Alfano(Giustizia) 168mila euro, Umberto Bossi (Riforme) 167mila euro, Giorgia Meloni (Politiche giovanili) 165mila euro, Mara Carfagna (Pari Opportunità) 165mila euro, e infine i fanalini di coda Romani e Galan. 

Fra i presidenti delle due camere, il più ricco è Renato Schifani (Senato), con 229mila euro, mentre l'imponibile di Gianfranco Fini è pari a 186mila euro. Fra i leader di partito, dopo Berlusconi e Fini, la classifica dei facoltosi è guidata da Antonio di Pietro, 176mila euro, seguito Umberto Bossi, Pierluigi Bersani, 137mila euro, e Pierferdinando Casini, 106mila euro.

Infine qualche curiosità: il senatore a vita più facoltoso è l'ex presidente della Repubblica nonchè ex governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi, con 717mila euro, seguito da Giulio Andreaotti, 488mila euro, Oscar Luigi Scalfaro, 232mila euro, Sergio Pininfarina, 214mila euro,Rita Levi Montalcini, 200mila euro, ed Emilio Colombo, 171mila euro. Il più ricco fra i capigruppo in Parlamento è Siegfried Brugger, presidente dei deputati della Svp, con 264mila euro, mentre il più povero è Massimo Donadi, numero uno dell'Idv a Montecitorio, con 99mila euro. 

Il premier nel 2010 ha dichiarato 40,8 mln. Dopo di lui, il ministro più ricco è La Russa, i più poveri Romani e Galan. I redditi dei parlamentari.

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la tassa di concessione governativa

Pubblicato su da ustorio

La tassa di concessione governativa (TCG) è stata introdotta dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 641 “Disciplina delle tasse sulle concessioni governative”. Successivamente, con il D.M. 28 dicembre 1995 è stata estesa anche ai contratti di telefonia mobile in abbonamento: 5,16 euro mensili per i privati e 12,91 euro mensili per i clienti business, anche se il costo era deducibile all’80% nella dichiarazione dei redditi.Nel 2003 con l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 259/2003 “Codice delle comunicazioni elettroniche” la TCG è stata abolita, ma solo sulla carta visto che le compagnie in tutti questi anni hanno continuato ad applicarla. Oggi sembra sia stata messa definitivamente la parola fine a questo odioso balzello, grazie alla Sentenza n. 04/16/11 della Commissione Tributaria del Veneto che si è dichiarata appunto per la sostanziale illegittimità della tassa di concessione sui servizi di telefonia mobile, non trovando più applicazione la previsione di cui all’articolo 21 della Tariffa allegata al dpr n. 641/1972.

Così per effetto di questa sentenza oggi ciascun abbonato può inviare alla propria compagnia telefonica una diffida a mezzo raccomandata A/R perché non applichi più tale tassa (questo il fac simile) e chiedere all’Agenzia delle Entrate (questo il fac simile) ilrimborso per quanto indebitamente versato negli ultimi 3 anni, quindi fino ad un massimo di 185,76 euro in caso di utenza privata e di 464,76 in caso di utenza business.

 

Ricordarsi di allegare copia delle fatture e delle ricevute di pagamento.

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Decreto Rinnovabili, la guerra in atto "salva solare"

Pubblicato su da ustorio

Firmato da Napolitano in questi giorni, il Decreto Rinnovabili, ha scatenato polemiche per i previsti tagli agli incentivi. Un punto sulla situazione

 

Già da qualche mese è in discussione il Decreto Legge di recepimento della direttiva comunitaria 2009/28/CE per la promozione delle fonti rinnovabili. Questo ha scatenato non poche polemiche da parte di ambientalisti, associazioni di categoria e imprenditori del settore. A far discutere è il (non tanto) graduale taglio agli incentivi, che interesserà soprattutto il fotovoltaico e l'eolico

Settori che hanno vissuto un grande sviluppo negli ultim anni in Italia, reggendo meglio di altri alla crisi economica tuttora in atto. Il rischio che sta muovendo gli operatori a prospettare anche azioni legali presso la Corte Europea, è la paralisi del settore con brusche ricadute sulla produttività del Paese e sull'occupazione.

Sono infatti decine di migliaia le persone impiegate nel fotovoltaico in Italia. Nel 2010  il fatturatocomplessivo delle aziende italiane attive nel fotovoltaico è stato di circa 40 miliardi di euro, pari al2% del PIL nazionale. Dunque senza il fotovoltaico nel 2010 si sarebbe assistito ad un calo rispetto al 2009 stimato sui 2 miliardi di euro. Ed è il quanto potrebbe accadere nel prossimo futuro.

Un discorso che si lega a doppio filo con le polemiche riguardanti il ritorno al nucleare in Italia, visto che sono in molti a vedere dietro le manovre del decreto ribattezzato "blocca solare" una mossa del Governo per spingere il pedale dell'acceleratore verso l'energia nucleare a discapito di quella da fonti rinnovabili.

Dopo l'approvazione alla Camera ed al Senato, ad incendiare gli animi è stata la firma al decreto legislativo sulle rinnovabili di recepimento della Direttiva 202020, avvenuta in questi giorni, da parte del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nonostante i ripetuti appelli delle associazioni del settore e il parere contrario arrivato anche dall'Ue. Ora si affaccia l'ipotesi di una dura battaglia legale o, come prospettato dai più, una valanga di ricorsi per il mancato incentivo alla Corte Costituzionale. Le altre due strade sono quelle di rivolgersi alla Corte Ue e l'impugnazione da parte delle Regioni.

In pratica il Decreto Rinnovabili prevede che le tariffe stabilite dal Terzo Conto Energia restino in vigore solo per impianti allacciati alla rete entro fine maggio, mentre per tutti gli altri bisogneràattendere un nuovo decreto che dovrebbe arrivare entro fine aprile. In realtà il ministro dell'AmbienteStefania Prestigiacomo - che ha già mantenuto le promesse con l'eliminazione del tetto da 8GW - a assicurato che sarà possibile definire un nuovo sistema di incentivi per le energie rinnovabili entro 20 giorni

Tra le polemiche emerge la soddisfazione del ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani: «Con questo decreto abbiamo finalmente dato inizio ad una stabilizzazione del mercato dell'energia da fonti rinnovabili» affermando che bloccare gli incentivi al fotovoltaico al raggiungimento della quota Ue al 2020 di 8.000 mw, raggiungibile ormai in pochi mesi, rappresentava una bolla che sarebbe esplosa. Anche Romani ha sottolineato che la priorità di una rapida definizione dei nuovi incentivi.

 

 

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