Come incentivare tutti a pagare le tasse
E’ inutile negarlo: c’è un’ampia fetta di economia in nero, ma c’è anche una
scarsa consapevolezza dei cittadini a richiedere lo scontrino
fiscale. Ma mentre è chiaro perché lo fa chi non dichiara il prodotto, è meno chiaro perché il cittadino non lo pretenda. Certamente i motivi sono pratici e ritengo poco utile
martellare la coscienza sociale con spot televisivi e pubblicizzazione del lavoro svolto dalla Guardia di finanza, … a
campione. Così si divide il popolo degli italiani tra sfigati(vocabolo
caro al nostro Governo), ovvero quelli visitati dalla Gdf, e fortunati. Ma
così non si crea certo l’interesse a
richiedere lo scontrino. La morale, poi, si sa, non è di questi tempi: il sistema bancario e finanziario, tanto aiutato dal governo, ci ha fatto dimenticare questo concetto. Mentre la creazione
di un regime
del terrore fiscale serve solo ad
aumentare la cappa di pessimismo e a disincentivare le attività: il Pil è in caduta libera.
Ciò posto, si è sempre detto che il motivo per cui i cittadini non si fanno rilasciare lo scontrino è perché non possono detrarlo dalla tassazione, ovvero perché
non hanno interesse.
Se le imprese hanno un vantaggio fiscale, il consumatore non potendo detrarre alcun costo, se non quello di parte delle spese mediche e qualche altra irrisoria percentuale su qualche bene o
servizio, non
ha interesse a
farsi rilasciare lo scontrino.
Numerose sono state le ipotesi e le cure avanzate. La più sensata è quella di prevedere un nuovo regime fiscale che faccia detrarre, seppur in parte, qualunque tipo
di spesa. Allora sì che i cittadini sarebbero incentivati a richiedere lo scontrino. D’altro canto, esistono
già delle esperienze, come quella effettuata nella regione San Paolo del Brasile, che hanno permesso di detrarre parte delle tasse di tutti gli scontrini attraverso un fiscalweb.
Funziona così: il cittadino, registrato al programma, fornisce al prestatore di beni o servizi il proprio codice fiscale e riceve immediatamente uno sgravio fiscale pari al 30 per cento dell’Iva
dovuta. La somma accreditata può essere usata dal cittadino in compensazione delle proprie imposte o bonificata direttamente sul suo conto corrente. Gli esercenti hanno l’obbligo di aderire al
programma, che è invece una semplice facoltà per i cittadini. Il tutto è gestito via web e il software è fornito gratuitamente dallo Stato. Il consumatore non ha nessun obbligo di conservazione
dei documenti fiscali emessi nei suoi confronti, che saranno inviati dall’esercente e accessibili online in
ogni momento. Lo scontrino cartaceo è utile al consumatore nel caso di omissione di invio online da
parte dell’esercente. Il consumatore può controllare l’onestà dell’esercente o il suo credito via web: mette il numero di scontrino e automaticamente ottiene l’importo delle
detrazioni.
Questo meccanismo farebbe aumentare a dismisura la richiesta di scontrini, specialmente quelli di piccolo importo. E’ vero che, così facendo, i cittadini pagano
meno imposte, ma aumentano le entrate, e l’evasione si
riduce notevolmente o svanisce del tutto. Fermo restando che, poi, non è questo il tipo di evasione più
importante in assoluto, rispetto l’evasione di Iva delle grandi imprese o le fatture false. E’ per i grandi
evasori che la Guardia di finanza o i funzionari dell’Agenzia delle entrate devono essere impiegati: non certo per appostarsi
all’uscita dei bar o delle botteghe artigiane o altro. Infine, come dice Bruno Buratti, generale della Guardia di finanza, nella seconda audizione riservata dalla commissione alle Fiamme Gialle
c’è un’evasione
di sopravvivenza:
infatti, ci sono bravi imprenditori onesti, spinti fuori
dal mercato da svariate forme di concorrenza sleale, poste in essere da soggetti coinvolti in frodi fiscali o favoriti da prodotti
transfrontalieri: lo Stato dovrebbe intervenire e non limitarsi a far
chiudere bottega. Insomma, oltre a quelle prospettate dal grande Lucio Battisti, ci sono anche delle altre Innocenti
Evasioni.
di Antonio Tanza | 4 febbraio 2012
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