Nel posto dove vogliano andare non abbiamo bisogno di strade, o di ponti sullo stretto, ma di autostrade dell' informazione.
Di una grande internet che colleghi davvero tutta l'Italia, compiendo una nuova unità 50 anni dopo:
il Nord ed il Sud, i ricchie ed i poveri, i giovani e gli anziani.
Quelli che sanno cos'è Internet e quelli che non hanno ancora capito.
Un'unica rete che ridistribuisca opportinità e speranze, mettendo in relazione progetti e conoscenze.
Premiando i più bravi invece dei raccomandati.
Creando ricchezza.
Quella che oggi sembra sparita,non solo dal nostro portafogli, ma dai nostri sogni.
il resto del mondo corre ed in questo posto chiamato futuro ci sta già andando con convinzione.
Beati i bambini nati a Singapore o a Seul, ma anche in finlandia, perchè i loro orizzonti sono più larghi.
Fra qualche anno faticheranno di meno a trovarsi un lavoro perchè sapranno crearselo mettendosi in Rete con altri e saranno a loro agia in un grande pianeta connesso.
Noi invece siamo fermi, immobili. Indifferenti.
Nel migliore dei casi in attesa che qualcuno ci regali quello che in altri paesi è già un diritto fondamentale.
Ma è venuta l'ora di prendersela , questa cosa.
Sveglia Italia! Facciamoci la Rete.
Non aspettiamo più il governo che non è stato capace di spendere qualche milione per portare un collegamento minimo a chi oggi non ha nemmeno quello: quasi sei milioni di persone sono ogni giorno
escluse senza un vero perchè.
E non aspettiamo nemmeno il parlamento che non ha saputo dedicare una sola seduta a cercare di capire perchè quattro italiani su dieci potrebbero usdare internet e non lo fanno. Ignoranza
digitale?
Se così fosse mi parrebbe un raro caso di corrispondenza certi eletti ed i rispettivi elettori.
Un piano nazionale per la banda larga non verrà mai da lì.
Manca la cultura, manca l'interesse.
O forse la rete spaventa chi comanda.
Hai mai visto che servisse da trampolino ad un Obama italiano?
Anche in questa interminabile crisi economica, non mancano invece i soldi per fare quello che si dovrebbe fare subito: portare la fibra ottica nelle case di tutti.
Servono 16 miliardi. Tanti? Dipende.
Sono cinque anni di autoblu, non ne sentiremmo la mancanza se da domani non ci fossero più.
Oppure uno stormo di cacciabombardieri, o il famigerato Ponte.
E' una questione di scelte, di priorità. Ma non solo.
Andate dal capo della Cassa Depositi e Prestiti, Franco Bassanini.
Vi spiegherà perchè i soldi non sono un problema se si parla di Internet.
La Cassa, che gestisce i risparmi di gran parte degli italiani, è pronta a metterceli anche tutti, i fondi necessari,
in prestito o diventando azionista della società della nuova rete, perchè la fibra è un investimento a lungo termine ma sicuro: in un decennio il ritorno è garantito.
A patto che ci sia un vero piano che sancisca due regole:
primo, non ci saranno reti alternative, visto che il nostro piccolo mercato non le giustifica;
secondo, quella vecchia, in rame, nata per le telefonate e non per navigare il Web, va spenta prima possibile (sennò fa concorrenza a quella in fibra ed itempi per rientrare
dell'investimento si allungano).
Purtroppo, senza una forte volontà politica, un piano nazionale è impossibile.
Gli operatori di telecomunicazione fanno il loro mestiere che non coincide quasi mai con l'ineresse del paese.
E non coincide in questo caso dove si tratta di mettere tanti soldi per guadagnare tra dieci anni.
Perchè dovrebbe sbrigarsi a cablare l'Italia un operatore privato come Telecom che le precedenti gestioni hanno lasciato esangue?
E così la risposta è: andiamo avanti piano, pianissimo, dove c'è mercato ed il guadagno è certo.
Con la scusa che oggi non si usa nemmeno tutta la vecchia rete disponibile.
Come se per fare le ferrovie vi nostri nonni avessero aspettato che ci fossero i passeggeri in fila.
O per fare le autostrade, che ci fosse una macchina per ogni famiglia.
Certe cose si fanno oggi perchè ci faranno crescere domani.
Punto. Ma allora a chi tocca? A noi, cioè ai sindaci, ai presidenti delle province e delle regioni, alle camere di commercio, alle associazioni industriali.
E persino ai sindacati: a chi rappresenta lavoratori, precari e pensionati dico, riprendetevi dalla pubblicità lo slogan
"Internet per tutti" per la prossima manifestazione, se lo leggete bene parla di sviluppo e di lavoro, non di tariffe per telefonini.
Prendiamoci la Rete, quindi.
Se non si può fare un piano per l'Italia, che si faccia un piano per ogni regione.
Chiamiamolo federalismo digitale: dipende solo da noi.
La lombardia è già partita, e così il Trentino, altri seguranno presto, speriamo.
Noi li seguiremo, ogni giorno, mese dopo mese.
Faremo il tifo per turri quelli che faranno qualcosa di concreto per costruire un pezzetto di futuro.
Da oggi, sono i nostri eroi.
(articolo di Riccardo Luna, WIRED, novembre 2010)