Andrea Scanzi
Paolo Biondini shared Andrea Scanzi's status update.
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Ci sono cose che mi affascinano, proprio in virtù della loro comicità involontaria. Tipo Bersani (e già fa ridere) e i bersaniani (e già qui ti sganasci proprio). Allora: Bersani, tra gennaio e febbraio, è riuscito a dilapidare un vantaggio incredibile di consensi. Ha non-vinto elezioni impossibili da perdere (o pareggiare). Nei due mesi successivi, invece di fare un passo indietro, si è incancrenito su posizioni patetiche, ripetendo che "Ho vinto io". Nella diretta streaming con M5S è riuscito a perdere persino con la Lombardi, che è un po' come pareggiare a Tetris con Razzi. Quando Grillo gli ha detto "ma sì, mi stai sulle palle però se voti Rodotà ci sto", dopo due mesi di umiliazioni, non solo ha detto "no" ma ha pure ritirato fuori Marini, uno di cui non si ricordava più neanche Marini. Poi ha tollerato la candidatura di Prodi, senza accorgersi che 101 persone (ma in realtà sono di più) del suo partito non lo avrebbero votato. Quindi, dopo la rielezione di Re Giorgio, ha finto di uscire di scena. Salvo poi tornare, quando il Pd ha vinto le amministrative, tentando pateticamente di appropriarsi (come fa sempre) di vittorie altrui (se Marino e Serracchiani non si fossero emancipati dalla dirigenza, non li avrebbe votati nessuno). L'aspetto ulteriormente comico è che, quando Bersani o Geloni o Moretti o Speranza o De Micheli vanno ora in tivù a dire "Visto? Avevamo ragione e abbiamo vinto", non chiamano la neuro. No: li ascoltano. E gli dicono anche "sì". Forse per farli felici o peggio ancora per convinzione. Dopo le amministrative, i più grandi sfollatori di consenso nella storia del centrosinistra sono tornati alla carica persino nella lotta per la segreteria di partito (e Renzi gongola, perché se gli avversari sono questi vince in ciabatte). Se Bersani (il Frate Cionfoli della "sinistra" italiana) e i suoi non avessero contribuito ad uno dei più grandi disastri della Seconda Repubblica, ci sarebbe quasi da ridere. Vamos.
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