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L'universo olografico

Pubblicato su da ustorio

Articolo comparso su AAM Terra Nuova

 

 

Le recenti scoperte nel campo della fisica potrebbero sconvolgere completamente le nostre convinzioni sulla natura dell'universo e della vita stessa, il «paradigma olografico» apre nei fatti un ventaglio di possibilità mai ipotizzate prima d'ora.

 

Nel 1982 un'equipe di ricerca dell'Università di Parigi, diretta dal fisico Alain Aspect, ha condotto quello che potrebbe rivelarsi il più importante esperimento del XX secolo.

 

Aspect ed il suo team hanno, infatti, scoperto che alcune particelle subatomiche, come gli elettroni, in determinate condizioni sono capaci di comunicare istantaneamente una con l'altra indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si tratti di 10 metri o di 10 miliardi di chilometri. È come se ogni singola particella sapesse esattamente cosa stiano facendo tutte le altre.

 

Questo fenomeno può essere spiegato solo in due modi: o la teoria di Einstein che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce è da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse non-localmente.

 

Poiché la maggior parte dei fisici nega la possibilità di fenomeni che oltrepassino la velocità della luce, l'ipotesi più accreditata è che l'esperimento di Aspect sia la prova che il legame tra le particelle subatomiche sia effettivamente di tipo non-locale.

 

Che cos'è l'ologramma

 

David Bohm, noto fisico dell'Università di Londra, recentemente scomparso, sosteneva che le scoperte di Aspect implicavano che la realtà oggettiva non esiste. Nonostante la sua apparente solidità, l'universo è in realtà un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato. Ologrammi, la parte e il tutto in una sola immagine.

 

Tempo e Ora Per capire come mai il Prof. Bohm abbia fatto questa sbalorditiva affermazione, dobbiamo prima comprendere la natura degli ologrammi. Un ologramma è una fotografia tridimensionale prodotta con l'aiuto di un laser: per creare un ologramma l'oggetto da fotografare è prima immerso nella luce di un raggio laser, poi un secondo raggio laser viene fatto rimbalzare sulla luce riflessa del primo e lo schema risultante dalla zona di interferenza dove i due raggi si incontrano viene impresso sulla pellicola fotografica.

 

Quando la pellicola viene sviluppata risulta visibile solo un intrico di linee chiare e scure ma, illuminata da un altro raggio laser, ecco apparire il soggetto originale. La tridimensionalità di tali immagini non è l'unica caratteristica interessante degli ologrammi, difatti se l'ologramma di una rosa viene tagliato a metà e poi illuminato da un laser, si scoprirà che ciascuna metà contiene ancora l'intera immagine della rosa. Anche continuando a dividere le due metà, vedremo che ogni minuscolo frammento di pellicola conterrà sempre una versione più piccola, ma intatta, della stessa immagine. Diversamente dalle normali fotografie, ogni parte di un ologramma contiene tutte le informazioni possedute dall'ologramma integro.

 

Questa caratteristica degli ologrammi ci fornisce una maniera totalmente nuova di comprendere i concetti di organizzazione e di ordine.

 

La separazione è un'illusione.

 

Per quasi tutto il suo corso, la scienza occidentale ha agito sotto il preconcetto che il modo migliore di capire un fenomeno fisico, che si trattasse di una rana o di un atomo, fosse quello di sezionarlo e di studiarne le varie parti. Gli ologrammi ci insegnano che alcuni fenomeni possono esulare da questo tipo di approccio. Questa intuizione suggerì a Bohm una strada diversa per comprendere la scoperta del professor Aspect.

 

Diversi livelli di consapevolezza, diverse realtà. Bohm si convinse che il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa risiede nel fatto che la loro separazione è un'illusione. Egli sosteneva che, ad un qualche livello di realtà più profondo, tali particelle non sono entità individuali ma estensioni di uno stesso «organismo» fondamentale. Per spiegare la sua teoria Bohm utilizzava questo esempio: immaginate un acquario contenente un pesce.

 

Immaginate anche che l'acquario non sia visibile direttamente ma che noi lo si veda solo attraverso due telecamere, una posizionata frontalmente e l'altra lateralmente rispetto all'acquario. Mentre guardiamo i due monitor televisivi possiamo pensare che i pesci visibili sui monitor siano due entità separate, la differente posizione delle telecamere ci darà, infatti, due immagini lievemente diverse. Ma, continuando ad osservare i due pesci, alla fine ci accorgeremo che vi è un certo legame tra di loro: quando uno si gira, anche l'altro si girerà; quando uno guarda di fronte a se, l'altro guarderà lateralmente. Se restiamo completamente all'oscuro dello scopo reale dell'esperimento, potremmo arrivare a credere che i due pesci stiano comunicando tra di loro, istantaneamente e misteriosamente.

 

Secondo Bohm il comportamento delle particelle subatomiche indica chiaramente che vi è un livello di realtà del quale non siamo minimamente consapevoli, una dimensione che oltrepassa la nostra. Se le particelle subatomiche ci appaiono separate è perche siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà, esse non sono «parti» separate bensì sfaccettature di un'unità più profonda e basilare che risulta infine altrettanto olografica ed indivisibile quanto la nostra rosa. E poiché ogni cosa nella realtà fisica è costituita da queste «immagini», ne consegue che l'universo stesso è una proiezione, un ologramma. Il magazzino cosmico di tutto ciò che è, sarà o sia mai stato.

 

Tutto compenetra tutto

 

Oltre alla sua natura illusoria, questo universo avrebbe altre caratteristiche stupefacenti: se la separazione tra le particelle subatomiche è solo apparente, ciò significa che, ad un livello più profondo, tutte le cose sono infinitamente collegate. Gli elettroni di un atomo di carbonio del cervello umano sono connessi alle particelle subatomiche che costituiscono ogni salmone che nuota, ogni cuore che batte ed ogni stella che brilla nel cielo. Tutto compenetra tutto. Sebbene la natura umana cerchi di categorizzare, classificare e suddividere i vari fenomeni dell'universo, ogni suddivisione risulta necessariamente artificiale e tutta la natura non è altro che un'immensa rete ininterrotta.

 

In un universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali. Poiché concetti come la località vengono infranti in un universo dove nulla è veramente separato dal resto, anche il tempo e lo spazio tridimensionale (come le immagini del pesce sui monitor TV) dovrebbero venire interpretati come semplici proiezioni di un sistema più complesso. Al suo livello più profondo la realtà non è altro che una sorta di superologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono simultaneamente; questo implica che, avendo gli strumenti appropriati, un giorno potremmo spingerci entro quel livello della realtà e cogliere delle scene del nostro passato da lungo tempo dimenticato.

 

Cos'altro possa contenere il superologramma resta una domanda senza risposta. In via ipotetica, ammettendo che esso esista, dovrebbe contenere ogni singola particella subatomica che sia, che sia stata e che sarà, nonché ogni possibile configurazione di materia ed energia: dai fiocchi di neve alle stelle, dalle balene grigie ai raggi gamma. Dovremmo immaginarlo come una sorta di magazzino cosmico di Tutto ciò che Esiste. Bohm si era addirittura spinto a supporre che il livello superolografico della realtà potrebbe non essere altro che un semplice stadio intermedio oltre il quale si celerebbero un'infinità di ulteriori sviluppi. Poiché il termine ologramma si riferisce di solito ad un'immagine statica che non coincide con la natura dinamica e perennemente attiva del nostro universo, Bohm preferiva descrivere l'universo col termine «olomovimento». Affermare che ogni singola parte di una pellicola olografica contiene tutte le informazioni in possesso della pellicola integra significa semplicemente dire che l'informazione è distribuita non-localmente. Se è vero che l'universo è organizzato secondo principi olografici, si suppone che anch'esso abbia delle proprietà non-locali e quindi ogni particella esistente contiene in se stessa l'immagine intera.

 

Il cervello è un ologramma

 

Partendo da questo presupposto si deduce che tutte le manifestazioni della vita provengono da un'unica fonte di causalità che include ogni atomo dell'universo. Dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è allo stesso tempo parte infinitesimale e totalità di «tutto». Il cervello è un ologramma capace di conservare 10 miliardi di informazioni...

 

Lavorando nel campo della ricerca sulle funzioni cerebrali, anche il neurofisiologo Karl Pribram, dell'Università di Stanford, si è convinto della natura olografica della realtà. Numerosi studi, condotti sui ratti negli anni '20, avevano dimostrato che i ricordi non risultano confinati in determinate zone del cervello: dagli esperimenti nessuno però riusciva a spiegare quale meccanismo consentisse al cervello di conservare i ricordi, fin quando Pribram non applicò a questo campo i concetti dell'olografia.

 

Il Dott. Pribram crede che i ricordi non siano immagazzinati nei neuroni o in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l' area del frammento di pellicola che contiene l'immagine olografica. Quindi il cervello stesso funziona come un ologramma e la teoria di Pribram spiegherebbe anche in che modo questo organo riesca a contenere una tale quantità di ricordi in uno spazio così limitato.

 

Tempo e Ora È stato calcolato che il cervello della nostra specie ha la capacità di immagazzinare circa 10 miliardi di informazioni, durante la durata media di vita (approssimativamente l'equivalente di cinque edizioni dell'Enciclopedia Treccani!) e si è scoperto che anche gli ologrammi possiedono una sorprendente capacità di memorizzazione, infatti semplicemente cambiando l'angolazione con cui due raggi laser colpiscono una pellicola fotografica, si possono accumulare miliardi di informazioni in un solo centimetro cubico di spazio ma anche di correlare idee e decodificare frequenze di ogni tipo. Anche la nostra stupefacente capacità di recuperare velocemente una qualsivoglia informazione dall'enorme magazzino del nostro cervello risulta spiegabile più facilmente, se si suppone che esso funzioni secondo principi olografici. Non è necessario scartabellare attraverso una specie di gigantesco archivio alfabetico cerebrale perché ogni frammento di informazione sembra essere sempre istantaneamente correlato a tutti gli altri: un'altra particolarità tipica degli ologrammi.

 

La realtà non esiste

 

Si tratta forse del supremo esempio in natura di un sistema a correlazione incrociata. Un'altra caratteristica del cervello spiegabile in base all'ipotesi di Pribram è la sua abilità nel tradurre la valanga di frequenze luminose, sonore, ecc. che esso riceve tramite i sensi, nel mondo concreto delle nostre percezioni. Codificare e decodificare frequenze è esattamente quello che un ologramma sa fare meglio. Così come un ologramma funge, per così dire, da strumento di traduzione capace di convertire un ammasso di frequenze prive di significato in un'immagine coerente, così il cervello usa i principi olografici per convertire matematicamente le frequenze ricevute in percezioni interiori.

 

Vi è un'impressionante quantità di dati scientifici che confermano la teoria di Pribram, ormai, infatti, condivisa da molti altri neurofisiologi. Il ricercatore italo-argentino Hugo Zucarelli ha recentemente applicato il modello olografico ai fenomeni acustici, incuriosito dal fatto che gli umani possono localizzare la fonte di un suono senza girare la testa, abilità che conservano anche se sordi da un orecchio. È risultato che ciascuno dei nostri sensi è sensibile ad una varietà di frequenze molto più ampia di quanto supposto. Ad esempio: il nostro sistema visivo è sensibile alle frequenze sonore, il nostro senso dell'olfatto percepisce anche le cosiddette frequenze cosmiche e persino le cellule del nostro corpo sono sensibili ad una vasta gamma di frequenze. Tali scoperte suggeriscono che è solo nel dominio olografico della coscienza che tali frequenze possono venire vagliate e suddivise.

 

La realtà? Non esiste, è solo un paradigma olografico. Ma l'aspetto più sbalorditivo del modello cerebrale olografico di Pribram è ciò che risulta quando lo si unisce alla teoria di Bohm. Perché se la concretezza del mondo non è altro che una realtà secondaria e ciò che esiste non è altro che un turbine olografico di frequenze e se persino il cervello è solo un ologramma che seleziona alcune di queste frequenze trasformandole in percezioni sensoriali, cosa resta della realtà oggettiva? Per dirla in parole povere: non esiste. Come avevano lungamente sostenuto le religioni e le filosofie orientali, il mondo materiale è un'illusione.

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Noi stessi pensiamo di essere delle entità fisiche che si muovono in un mondo fisico ma tutto questo fa parte del campo della pura illusione. In realtà siamo una sorta di ricevitori che galleggiano in un caleidoscopico mare di frequenze e ciò che ne estraiamo lo trasformiamo magicamente in realtà fisica: uno dei miliardi di mondi esistenti nel super-ologramma. Questo impressionante nuovo concetto di realtà è stato battezzato paradigma olografico e sebbene diversi scienziati lo abbiano accolto con scetticismo, ha entusiasmato molti altri. Un piccolo, ma crescente, gruppo di ricercatori è convinto che si tratti del più accurato modello di realtà finora raggiunto dalla scienza. In un universo in cui le menti individuali sono in effetti porzioni indivisibili di un ologramma e tutto è infinitamente interconnesso, i cosiddetti «stati alterati di coscienza» potrebbero semplicemente essere il passaggio ad un livello olografico più elevato.

 

La coscienza crea illusione

 

Se la mente è effettivamente parte di un continuum, di un labirinto collegato non solo ad ogni altra mente esistente o esistita, ma anche ad ogni atomo, organismo o zona nella vastità dello spazio, ed al tempo stesso, il fatto che essa sia capace di fare delle incursioni in questo labirinto e di farci sperimentare delle esperienze extracorporee, non sembra più così strano. Immaginarsi malati, immaginarsi sani. Il paradigma olografico ha delle implicazioni anche nelle cosiddette scienze pure come la biologia. Keith Floyd, uno psicologo del Virginia, Intermont College, ha sottolineato il fatto che se la concretezza della realtà non è altro che un'illusione olografica, non potremmo più affermare che la mente crea la coscienza (cogito ergo sum).

 

Al contrario, sarebbe la coscienza a creare l'illusoria sensazione di un cervello, di un corpo e di qualunque altro oggetto ci circondi che noi interpretiamo come fisico. Una tale rivoluzione nel nostro modo di studiare le strutture biologiche ha spinto i ricercatori ad affermare che anche la medicina e tutto ciò che sappiamo del processo di guarigione verrebbero trasformati dal paradigma olografico. Infatti, se l'apparente struttura fisica del corpo non è altro che una proiezione olografica della coscienza, risulta chiaro che ognuno di noi è molto più responsabile della propria salute di quanto riconoscano le attuali conoscenze nel campo della medicina.

 

Quelle che noi ora consideriamo guarigioni miracolose potrebbero in realtà essere dovute ad un mutamento dello stato di coscienza che provochi dei cambiamenti nell'ologramma corporeo. Allo stesso modo, potrebbe darsi che alcune controverse tecniche di guarigione alternative come la visualizzazione risultino così efficaci perché nel dominio olografico del pensiero le immagini sono in fondo reali quanto la realtà. Il mondo concreto è una tela bianca che attende di essere dipinta.

 

Persino le visioni ed altre esperienze di realtà non ordinaria possono venire facilmente spiegate se accettiamo l'ipotesi di un universo olografico. Nel suo libro Gifts of Unknown Things, il biologo Lyall Watson descrive il suo incontro con una sciamana indonesiana che. eseguendo una danza rituale era capace di far svanire istantaneamente un intero boschetto di alberi. Watson riferisce che mentre lui ed un altro attonito osservatore continuavano a guardare. la donna fece velocemente riapparire e scomparire gli alberi diverse volte. Sebbene le conoscenze scientifiche attuali non ci permettano di spiegare tali fenomeni, esperienze come queste diventano più plausibili qualora si ammetta la natura olografica della realtà. Forse siamo tutti d'accordo su cosa esista o non esista semplicemente perché ciò che consideriamo «realtà consensuale» è stato formulato e ratificato ad un livello della coscienza umana nel quale tutte le menti sono illimitatamente collegate tra loro.

 

Se ciò risultasse vero sarebbe la più profonda ed importante di tutte le conseguenze connesse al paradigma olografico. Implicherebbe infatti che esperienze come quella riportata da Watson non sono comuni solo perché non abbiamo impostato le nostre menti con le convinzioni atte a renderle tali. In un universo olografico non vi sono limiti all'entità dei cambiamenti che possiamo apportare alla sostanza della realtà perché ciò che percepiamo come realtà è soltanto una tela in attesa che noi vi si dipinga sopra qualunque immagine vogliamo. Tutto diviene possibile, dal piegare cucchiai col potere della mente ai fantasmagorici eventi vissuti da Carlos Castaneda durante i suoi incontri con don Juan, lo sciamano Yaqui descritto nei suoi libri. Tutto questo non sarà né più né meno miracoloso della capacità che abbiamo di plasmare la realtà a nostro piacimento durante i sogni. Tutte le nostre convinzioni fondamentali dovranno essere riviste alla luce della teoria olografica della realtà.

 

Su segnalazione del Dott. Richard J. Boylan,

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Bosone di Higgs, forse su questi schermi

Pubblicato su da ustorio

La sfuggente particella subatomica avrebbe cominciato a fare capolino nelle analisi statistiche dei dati raccolti grazie al Large Hadron Collider europeo. Entro l'anno prossimo sapremo tutta la verità, promettono gli scienziati

 

 

 Dal CERN di Ginevra arriva la notizia del primo, possibile avvistamento del bosone di Higgs, la "maledetta particella" (anche nota come "particella di Dio") la cui esistenza, se confermata, darebbe un senso al Modello Standard e permetterebbe alla ricerca nel campo della fisica dei quanti di fare un passo avanti senza precedenti.

In una hall brulicante di giornalisti provenienti da tutto il mondo, i ricercatori Guido Tonelli e Fabiola Gianotti hanno comunicato gli ultimi risultati in merito alla "caccia" al bosone di Higgs, sfuggente particella subatomica (praticamente l'unica ancora da osservare sperimentalmente) che secondo la teoria del Modello Standard ha la fondamentale funzione di fornire una massa a tutte le altre particelle.

Tonelli e Gianotti sono portavoce rispettivamente dei programmi CMS e ATLAS, due dei più importanti esperimenti condotti al CERN impiegando il gigantesco acceleratore di particelle situato al confine tra Francia e Svizzera (LHC). "Non abbiamo ancora raccolto dati sufficienti per una scoperta", 
esordisce Tonelli, eppure "c'è una quantità di eventi in eccesso compatibile con l'ipotesi che potrebbe trattarsi di un bosone di Higgs".

Insomma la maledetta particella forse esiste, ma occorreranno ancora nuovi dati e nuove analisi statistiche per stabilire con certezza di averla vista "all'opera" nei massicci scontri fra protoni (qualcosa come 500 milioni di miliardi) programmati da CMS e ATLAS.

Le ultime risultanze comunicate da Tonelli e Gianotti hanno il fondamentale ruolo di restringere ulteriormente i valori energetici entro i quali si dovrebbe scovare il bosone di Higgs: dai 114-141 Giga electron Volt precedenti si passa ora al range compreso tra 115-130 GeV (ATLAS) e 117-127 GeV (CMS), inoltre ognuno dei due esperimenti ha separatamente riportato che intorno ai 124-126 GeV le collisioni fra protoni generano particelle in eccesso statisticamente compatibili con l'esistenza del bosone di Higgs.

Oltre al valore statisticamente coerente dei 125 GeV, i ricercatori del CERN riferiscono di un secondo, potenziale segnale del bosone di Higgs "captato" sulle energie dei 119 GeV: un segnale che viene però definito debole e meno convincente rispetto al primo.

Alla fine del 2012 dovrebbe finalmente venire a galla la verità sul "maledetto" bosone che fornisce massa alle particelle subatomiche: per allora CMS e ATLAS avranno accumulato una quantità di dati quattro volte superiore a quella attuale, e a quel punto saranno auspicabilmente i numeri a parlare in maniera "inequivocabile". Al momento l'incertezza sulla scoperta è comunque scesa a livelli molto bassi: se di certezza non si può parlare, quantomeno parrebbe tenere il Modello Standard e parrebbe confermata l'esistenza della particella.

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Fisica, superata la velocità della luce

Pubblicato su da ustorio

 

I neutrini più veloci della luce: un esperimento del Cern di Ginevra mette in crisi la teoria di Einstein. Alta partecipazione di fisici italiani.

 

Clamoroso, rivoluzionario, gli aggettivi si potrebbero sprecare. E' stata superata la velocità della luce.E' il risultato di un esperimento del Cern di Ginevra. Ed è storico, perchè la velocità della luce è un paradigma centrale della fisica. E il fatto che sia superabile, spiega subito il direttore scientifico del Cern,Sergio Bertolucci, «potrebbe cambiare la nostra visione della fisica».

 

Per intenderci, trattasi di una scoperta che metterebbe in discussione leggi fondamentali della scienza, a partire dalla teoria della relatività di Einstein. Quindi, prudenza. Perchè quando un esperimento, pur accurato, porta a un simile risultato, che lo stesso Bertolucci definisce «apparentemente incredibile», il dovere dello scienziato è quello di «sottoporlo a una più ampia indagine».

Comunque, al momento il fatto è questo: l'esperimentoCngs (Cern Neutrino to Gran Sasso), dimostra che i neutrini hanno viaggiato ad una velocitàleggermente superiore rispetto a quella della luce. Si tratta di una scoperta che si basa su unamisurazione. Il risultato è stato ottenuto nell'ambito della collaborazione "Opera", che riunisce 200 fisici di 36 istituzioni da 13 Paesi, fra cui l'Italia. Un mirabile esempio di quanto possano valere la tanto bistratta ricerca scientifica e l'innovazione.

La scoperta si basa sull'osservazione di oltre 15mila neutrini, prodotti dall'acceleratore del Cern Super Proton Synchrotron e "spediti", per usare un termine molto semplice, ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso. In tutto 730 chilometri (tra Ginevra e la più alta montagna dell'Appennino) che, secondo la misurazione effettuata, i neutrini percorrono più velocemente della luce. Significa che, idealmente, mandando nello stesso momento un fascio di luce e uno di neutrini verso un'unica destinazione, i neutrini arrivano 60 nanosecondi prima. Il margine di errore sta tutto in questi numeri. Cioè nella difficoltà di essere totalmente certi della precisione di misurazioni che, su una distanza cosi' grande, devono misurare millesimi di secondo.

I ricercatori del progetto Opera segnalano che l'esperimento ha un alto grado di "confidenza", ovvero viene ritenuto molto credibile. Ma, contemporaneamente, è anche una "completa sopresa". Perchè, come detto, ce n'è abbastanza per mettere completamente in crisi la teoria della relatività, che in qualche modo è la teoria delle teorie, intorno alla quale ruota tutta la fisica moderna. SecondoEinstein, la velocità della luce è una certezza, non è superabile.

Se lo fosse, si aprirebbero frontiere fino ad oggi impensabili. Giusto per dirne una, si potrebbe viaggiare nel tempo.

E qui torna il richiamo alla prudenza. Ora la comunità scientifica dovrà fare una serie di verifiche. «Dobbiamo ricorrere a misurazioni indipendenti per verificare i risultati» dicono dal Cern. L'esperimento, secondo i dati scientifici, ha un'incertezza di 20 centimetri sui 730 chilometri del percoso e il tempo di volo dei neutrini è stato misurato con una precisione di meno di 10 nanosecondi. La velocità della luce è stata superata di 60 nanosecondi (significa che al termine del tragitto i neutrini arrivano con un vantaggio di una ventina di metri). Insomma, la dimostrazione c'è tutta.

Ma, dicono i ricercatori di Ginevra, bisogna fare confronti con altri esperimenti, sottoporre i  risultati a un più ampio esame della comunità scientifica. «Dobbiamo essere sicuri che non esistano altre, più banali spiegazioni» sottolinea Bertolucci.

Nell'attesa, si può dare libero sfogo all'immaginazione. Qualcuno si ricorda il teletrasporto di Star Trek? O la macchina del tempo di Ritorno al futuro? E chissà cos'altro... Fantasia, che potrebbe diventare realtà. Ma attenzione, il metodo scientifico è rigoroso: una legge è vera fino a prova contraria. Una misurazione effettuata da strumenti precisi al di là di ogni possibile dubbio è una prova. Ma deve essere, appunto, precisa al di là di ogni possibile dubbio. A quel punto, par di capire, diventerebbe una "prova contraria" alla teoria della relatività.

Vale la pena di spendere qualche parola sulla collaborazione "Opera". Anche perchè l'Italia è il Paese chepartecipa con il maggior numero di istituzioni scientifiche: oltre ai già citati Laboratori del Gran Sasso (INFN, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), il dipartimento di Fisica dell'Università di Bari, il dipartimento di Fisica dell'Università di Bologna, il Laboratorio Nazionale di Frascati, il Dipartimento di Fisica dell'Università dell'Aquila, quelli dell'Università Federico II di Napoli, dell'Università di Padova, della Sapienza di Roma, dell'Università di Salerno. Siamo a quota nove: dopo di noi, la Russia, con sei istituzioni scientifiche, il Giappone, cinque, Francia, Svizzera eGermania, tutte a quota tre, e poi una lista di paesi che sono rappresentati da una istituzione: Bulgaria, Croazia, Turchia, Belgio, Tunisia, Israele, Corea.

Oggi è la giornata europea dei ricercatori, e decisamente l'esperimento "Opera" rende il miglior onore possibile a questa ricorrenza. Resta una considerazione: l'Italia non è una pese che brilla perinvestimenti nella ricerca. Eppure, come si vede, la possibilità di eccellere ai massimi livelli non manca. Trattasi di un elemento considerato molto importante anche dal punto di vista economico: alimenta la competitività. E quindi quella crescita che, al momento, sembra essere in cima alle priorità di parti sociali e classe politica. Speriamo.

 

 

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Quello che accade dentro di noi, creerá quello che accade fuori di noi.

Pubblicato su da ustorio

 

Premessa : Tutto è costituito da atomi ( nucleo ed elettroni ), la materia, l'aria, il fuoco, l'acqua , le stelle e lo spazio etc... 
Ogni elemento presente sulla terra vibra ad una certa frequenza d'onda tanto da dare ad essa l'aspetto che noi percepiamo con i nostri sensi. 
Si chiamano stati vibrazionali ; cosa distingue l'acqua dal ghiaccio o dal vapore ? Uno stato vibrazionale...tanto esso è più lento tanto la materia è più densa. 

La meccanica quantistica (o fisica quantistica) è un insieme di teorie formulate nella prima metà del ventesimo secolo, che descrivono il comportamento della materia a livello microscopico, andando a spiegare quei fenomeni che la fisica classica non riusciva più a comprendere. 
La fisica quantistica, infatti, elimina la precedente distinzione tra particelle e onde: un sistema quantistico presenta le caratteristiche tipiche delle onde, ma nel momento in cui viene misurato, o anche solo osservato, assume le caratteristiche di un insieme di particelle (quanti) (dal latino quantum, quantità, da cui il nome della teoria). 
Questa proprietà risulta sconvolgente, dato che presuppone che la realtà sia un insieme di possibilità potenzialmente infinite, che solo l’interpretazione può determinare e “concretizzare” in fenomeni percepibili dall’uomo. Questo aspetto viene ripreso in ambienti filosofici e spirituali, ad affermare che tutto ciò che l’uomo percepisce non sarebbe altro che una sua creazione.
Secondo il modello quantistico, inoltre, i processi fisici sono discontinui e hanno luogo in forma di salti quantici che, essendo infinitesimali, danno l'illusione di un mondo in cui i cambiamenti avvengono in modo molto regolare e continuo. 
Iil fisico Pagels avverte (Il codice cosmico, Bollati Boringhieri, cap.9 pag.134/137): "La vecchia idea che il mondo esista effettivamente in uno stato definito non è più sostenibile. La teoria quantistica svela un messaggio interamente nuovo: la realtà è in parte creata dall'osservatore". Ed inoltre: "La situazione si presenta paradossale al nostro intuito, perché stiamo cercando di applicare al mondo reale un'idea dell'oggettività che sta solo nelle nostre teste, una fantasia".

Il riorientamento di prospettiva introdotto dalla meccanica quantistica nel modo
di porsi di fronte al fenomeno naturale non riguarda solo l’atteggiamento dell’uomo
di scienza, ma tocca nell’intimo la mentalitá dell’uomo stesso.

"L'universo è cambiamento: la nostra vita è il risultato dei nostri pensieri". Cesare Marco Aurelio Antonino Augusto (121 – 180), imperatore romano.

"L'universo comincia a sembrare
più simile ad un grande pensiero
che non a una grande macchina".
-James Jeans, astronomo e fisico-.

“Se si vuole interpretare la Meccanica Quantistica si deve considerare il pensiero come una essenza fisica”.
N.Bohr

Se quando studi la scienza da molto tempo e con molto serietà, non ti senti pazzo… non hai capito nulla.
[Fred Alan Wolf, in What the bleep do we know?]

Il fatto che il mondo quantico appaia paradossale e misterioso al nostro pensiero molto probabilmente é una misura dei limiti della mente umana, che pensa in termini concreti.
Fred Alan Wolf

 

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Velocità della luce, costante infrangibile

Pubblicato su da ustorio

Ricercatori asiatici sostengono di aver misurato la velocità ultima di una singola particella di luce, confutando una volta e per sempre l'idea di viaggiare oltre la velocità limite. Einstein aveva ragione, dicono.

 

I viaggi nel tempo popolarizzati dalla fantascienza di ogni tempo e paese? Pura e semplice fantasticazione, dicono il professore Du Shengwang e il suo team della Hong Kong University of Science and Technology: i fotoni rispondo alla legge fondamentale della velocità massima della luce, dicono i ricercatori, e l'ipotesi per cui possa esserci qualcosa di più veloce è semplicemente sbagliata.

Il dottor Shengwang e colleghi hanno misurato con precisione la velocità di un singolo fotone, mettendo la parola fine - a loro dire - al dibattito sulla possibilità di un viaggio temporale e l'esistenza di particelle in grado di viaggiare più veloce della luce.

"Einstein sosteneva che la velocità della luce era il codice della strada dell'universo", dicono i ricercatori, e le precise misurazioni fatte nel loro studio riaffermano la validità degli enunciati esposti dallo scienziato tedesco nella sua teoria della relatività speciale.

Se la fantascienza ha ancora la possibilità di fantasticare sui viaggi temporali tramite wormhole e fenomeni gravitazionali estremi ipotizzati dalla teoria della relatività generale, dunque, i ricercatori asiatici sono convinti di aver confermato l'impossibilità dei fenomeni superluminali: la scoperta della propagazione di fotoni a velocità superiori a quella della luce - risalente a 10 anni or sono - era solo un fenomeno ottico e nient'altro.

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Effetto fotovoltaico

Pubblicato su da ustorio

 

L'effetto fotovoltaico si realizza quando un elettrone presente nella banda di valenza di un materiale (generalmente semiconduttore) passa alla banda di conduzione a causa dell'assorbimento di un fotone sufficientemente energetico incidente sul materiale.

Aspetti teorici 

L'effetto fotovoltaico, osservato per la prima volta da Alexandre Edmond Becquerel nel 1839, costituisce una delle prove indirette della natura corpuscolare delle onde elettromagnetiche. La teoria fisica che spiega l'effetto fotoelettrico, del quale l'effetto fotovoltaico rappresenta una sottocategoria, fu pubblicata nel 1905 da Albert Einstein che per questo ricevette il premio Nobel. Quando una radiazione elettromagneticainveste un materiale può, in certe condizioni, cedere energia agli elettroni più esterni degli atomi del materiale e, se questa è sufficiente, l'elettrone risulta libero di allontanarsi dall'atomo di origine. L'assenza dell'elettrone viene chiamata in questo caso lacuna. L'energia minima necessaria all'elettrone per allontanarsi dall'atomo (passare quindi dalla banda di valenza che corrisponde allo stato legato più esterno alla banda di conduzione ove non è più legato) deve essere superiore alla banda proibita del materiale.

L'utilizzo nelle celle fotovoltaiche 

Questo fenomeno viene usualmente utilizzato nella produzione elettrica nelle celle fotovoltaiche. Il meccanismo di funzionamento si basa sull'utilizzo di materiali semiconduttori. Infatti, nel caso di materiali isolanti, il band gap risulta troppo elevato per poter essere eguagliato dall'energia del fotone incidente, mentre per i materiali conduttori l'energia del band gap è piccolissima, quindi a temperatura ambiente c'è una continua creazione e distruzione di coppie elettrone-lacuna e l'energia necessaria alla creazione viene fornita direttamente dalle fluttuazioni termiche. Quando un flusso luminoso investe invece il reticolo cristallino di un semiconduttore, si verifica la transizione in banda di conduzione di un certo numero di elettroni al quale corrisponde un egual numero di lacune che passa in banda di valenza. Si rendono pertanto disponibili portatori di carica, che possono essere sfruttati per generare una corrente. Per realizzare ciò è necessario creare un campo elettrico interno alla cella, stabilendo un eccesso di atomi caricati negativamente (anioni) in una parte del semiconduttore ed un eccesso di atomi caricati positivamente (cationi) nell’altro. Questo meccanismo si ottiene mediante drogaggio del semiconduttore che generalmente viene realizzato inserendo atomi del terzo gruppo come ad esempio il boro e del quinto gruppo (fosforo) per ottenere rispettivamente una struttura di tipo p (con un eccesso di lacune) ed una di tipo n (con un eccesso di elettroni).

Lo strato drogato con elementi del quinto gruppo, che hanno cinque elettroni esterni (o di valenza) contro i tre di quelli del terzo gruppo, presenta una carica negativa debolmente legata, costituita da un elettrone in eccesso per ogni atomo drogante. Nello stesso modo, nello strato drogato con elementi del terzo gruppo, che hanno invece tre elettroni esterni, si ottiene un eccesso di carica positiva, data dalle lacune degli atomi droganti. Il primo strato, a carica negativa, viene generalmente chiamato strato n, l'altro, a carica positiva, strato p, la zona di separazione è detta giunzione p-n.

Va sottolineato che il materiale risulta essere globalmente neutro, dato che il drogaggio viene realizzato con atomi neutri (non ioni), quello che cambia è l'eccesso di elettroni nei legami covalenti, da una parte, e il difetto degli stessi dall'altra. Mettendo a contatto i due materiali così ottenuti, si viene a verificare un flusso di diffusione di elettroni dalla zona n alla zona p e di lacune in direzione opposta, fino al raggiungimento dell'equilibrio elettrostatico, che determina un eccesso di carica positiva nella zona n, un eccesso di elettroni nella zona p e una regione intermedia detta regione di svuotamento (in inglese depletion region). Il risultato è un campo elettrico interno al dispositivo (dettocampo elettrico di built-in) che si estende a cavallo della regione di svuotamento, generalmente spessa pochi micrometri.

A questo punto, se viene illuminata con fotoni la giunzione dalla parte n, vengono a crearsi delle coppie elettrone-lacuna sia nella zona n che nella zona p. Il campo elettrico di built-in permette di dividere gli elettroni in eccesso (ottenuti dall’assorbimento dei fotoni da parte del materiale) dalle lacune, e li spinge in direzioni opposte gli uni rispetto agli altri. Gli elettroni, una volta oltrepassata la zona di svuotamento non possono quindi più tornare indietro, perché il campo impedisce loro di invertire la marcia. Connettendo la giunzione con un conduttore esterno, si otterrà un circuito chiuso nel quale il flusso di elettroni parte dallo strato n, a potenziale maggiore, verso lo strato p, a potenziale minore sintanto che la cella resta esposta alla luce.

 

 

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L'Universo Olografico di Rosalba Katiuscia Buongiorno

Pubblicato su da ustorio

 

"Non vi è nulla di più facile da controllare di una persona infelice che vive nella paura. Non vi è nulla di più incontrollabile di una persona felice che vive nell'Entusiasmo."

Grazie al noto fisico David Bohm (1917-1992) che ha integrato alle teorie di Einstein anche le piu' rivoluzionarie teorie quantistiche di Heisenberg, Dirac, Bohr, è nata la sua teoria dell'Universo Olografico, la quale esprime il concetto di Universo come del resto lo Yoga sostiene da millenni: la realtà della materia segue di pari passo quella della coscienza.

Secondo Bohm "Vivere significa diventare una persona con un suo Ego e un suo Microuniverso",ciò significa fare in modo che all'interno di quel piccolo microuniverso che è la nostra Vita quotidiana, possa nascere una consapevolezza che, tramite il nostro essere qui ed ora, aiuti la materia "divina" (non manifesta) che alberga nell'oceano di frequenze vibrazionali infinite, a diventare cosciente di sè stessa. 

Nonostante la sua apparente solidità, l'Universo è in realtà un Ologramma gigantesco (gigantesco a misura nostra) e splendidamente dettagliato.

Sono gli elettroni che, con i loro balzi quantici, conferiscono massa e volume al nucleo dell'atomo dandoci la "percezione" della solidità dei corpi di materia. Il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto, indipendentemente dalla distanza che le separa, risiede nel fatto che la loro separazione è in verità un'Illusione.

Ad un livello di realtà più profondo, tali particelle non sono entità individuali ma estensioni di uno stesso organismo fondamentale".

Fred Alan Wolf conferma: "In un Universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali, poiché concetti come la località vengono infranti in un Universo dove nulla è veramente separato dal resto".

NOI in conclusione riflettiamo il Nostro Ologramma, che è la Nostra realtà, quella che noi viviamo ogni giorno.

Karl Pribram, neurofisiologo dell’Università di Stanford, ha avvalorato ancora di più la natura olografica della realtà, grazie a numerosi studi condotti su ratti, a cui veniva asportata una parte di cervello. Nonostante diverse e successive asportazioni infatti, i ratti continuavano a conservare i ricordi, dei quali dunque, in seguito all’esito degli esperimenti, non si può più ammettere un’esistenza localizzata. La stessa capacità umana di attingere all’istante, ad un qualsiasi ricordo, tra miliardi e miliardi di informazioni contenute nel nostro cervello, non fa che avvalorare la non-localizzazione dei ricordi, e quindi la non “catalogabilità” del tempo.

Queste importanti rivelazioni, di parte del mondo scientifico contemporaneo, che per chi ha familiarità con l’energia e le sue incredibili manifestazioni, non sono che l’ennesima conferma di saggezze antiche, possono dunque dirigere il mondo intero verso una convivenza migliore. Se tutto è connesso infatti, è assolutamente controproducente da parte di un essere,ad esempio, provocare il dolore o addirittura la morte di un altro essere. Ad un livello profondo di realtà infatti, Bohm direbbe “implicito”, è come far male a se stessi.

Gli indiani parlavano di karma, ma ne parlavano già 3.500 anni fa.
Dobbiamo aspettare ancora ?

RKB

 

 

 

 

 

Rosalba Katiuscia Buongiorno February 6, 2011 at 1:35am

 

 

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Fusione fredda, lo strano caso dell'Università di Bologna

Pubblicato su da ustorio

Due fisici emiliani sostengono di aver concretizzato uno dei sogni più sfuggenti della ricerca. Il loro reattore a fusione funziona, ma non sanno spiegare come. La comunità scientifica resta scettica

 

Sta facendo molto discutere la recente "impresa" di Sergio Focardi e Andrea Rossi, ricercatori dell'Università di Bologna che sostengono di aver sviluppato un nuovo design di reattore nucleare "portatile" in grado di generare energia attraverso un processo di fusione atomica a temperatura ambiente. Nei giorni scorsi il reattore è stato presentato a un piccolo gruppo di spettatori e giornalisti, ma la comunità internazionale continua a professare scetticismo per via della mancanza di spiegazioni teoriche sul principio di funzionamento della tecnologia.

In molti 
hanno provato a "ingabbiare" il processo chimico-fisico che si verifica al centro delle stelle - la fusione di due atomi in un elemento differente con la conseguente generazione di spaventose quantità di energia - replicandolo a temperature meno estreme di quelle esistenti nei succitati nuclei stellari. Tutti hanno sin qui fallito, o per lo meno non sono riusciti a passare l'indispensabile test del "peer review" - la valutazione di studi e ricerche da parte di scienziati terzi e pubblicazioni specializzate.

Altrettanto fallimentare è stato finora il tentativo di Focardi e Rossi, con il loro studio inesorabilmente bocciato dalle riviste di settore per mancanza di spiegazioni teoriche sul funzionamento del loro reattore. Ma i due bolognesi non si sono dati per vinti, hanno dato origine al "blog di esperimenti nucleari" 
Journal of Nuclear Physics e hanno invitato stampa e colleghi a presenziare alla prima dimostrazione pratica della loro tecnologia.

Il reattore di Focardi e Rossi fonde atomi di nichel e idrogeno generando rame e liberando grosse quantità di energia: l'elettricità necessaria per la sua accensione è di 1.000W, ma scende a 400W dopo pochi minuti ed è utile a produrre 12.400 W con un guadagno energetico 31 volte superiore alla corrente elettrica in entrata. I ricercatori stimano il costo di produzione elettrica a meno di un centesimo per Kilowattora, molto meno di quanto necessario agli impianti a carbone o gas naturale.

Per Focardi e Rossi il reattore funziona, e l'avvenuta fusione sarebbe confermata dalla produzione di rame e dal rilascio di energia corrispondente. Giuseppe Levi, scienziato dell'Istituto Nazionale di Fisica che ha collaborato all'organizzazione della conferenza stampa, conferma la produzione di 12 kW e 
pianifica di redigere un rapporto con le sue considerazioni sul reattore bolognese.

I due fisici emiliani ammettono di non essere in grado di spiegare il perché, il principio teorico su cui si basa la loro tecnologia, ma promettono di passare dalla fase di sperimentazione a quella della produzione di massa del reattore nel giro di tre mesi. Il nostro giudice sarà il mercato, dicono Focardi e Rossi, e il mercato giudicherà la validità del nostro lavoro spazzando via congetture, ipotesi e criticismo.

 

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Il teletrasporto è anche temporale

Pubblicato su da ustorio

 

Ricercatori australiani individuano un nuovo tipo di fenomeno quantistico. Grazie al quale due particelle risultano collegate indipendentemente dallo spazio e dal tempo che le separa

 

Oltre al teletrasporto "fisico" tradizionale, in cui la materia viaggia da un punto all'altro dell'universo senza tenere conto dello spazio che separa il punto di origine da quello di arrivo, è ipotizzabile l'esistenza di un teletrasporto temporale in grado di fare lo stesso con due particelle esistenti in momenti diversi - una nel passato, l'altra nel futuro.

La scoperta arriva dai ricercatori dell'università australiana di Queensland, che sostengono di aver individuato un nuovo tipo di entanglement quantistico riferito al tempo piuttosto che allo spazio: come l'entanglement tradizionale lega due particelle in un sistema univoco indipendentemente dagli anni luce di distanza tra di esse, così l'entaglement scoperto dai ricercatori australiani fa sì che la modifica dello stato di una particella "oggi" porterà al conseguente cambiamento di stato della seconda particella in un futuro ancora di là da venire.

Per Jay Olson and Timothy Ralph, autori dello studio sul teletrasporto temporale, l'entanglement quantistico è 
una caratteristica fondamentale dell'universo in cui viviamo einfluenza il comportamento subatomico della materia sia sul piano spaziale che su quello temporale.Nel descrivere il teletrasporto temporale da loro individuato, i due ricercatori esortano a immaginare un esperimento in cui un qubit venga spedito avanti nel tempo: un rivelatore agisce sul qubit e genera un messaggio che spiega le modalità di identificazione della particella. Passato un certo periodo temporale, in un momento futuro un altro rivelatore - presente nella stessa posizione spaziale - riceve tale messaggio, produce le relative misurazioni e ricostruisce il qubit del passato.

Stando a quanto sostengono Olson e Ralph, il teletrasporto temporale ha bisogno di una certa simmetria di funzionamento: se il rivelatore del passato agisce alle 12 in punto, ad esempio, quello del futuro dovrà funzionare esattamente alla stessa ora per poter stabilire la relazione di entanglement tra i due qubit.

 

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Antimateria, nei cieli di tutto il mondo

Pubblicato su da ronin

Una recente scoperta di NASA conferma la produzione di antimateria nell'atmosfera terrestre. Basta un potente temporale per dare origine al fenomeno: insolito, ma non raro

 

Il telescopio spaziale Fermi ha registrato la presenza di antimateria monitorando la produzione di quelli che vengono definiti "terrestrial gamma-ray flash" (TGF), vale a dire scoppi di raggi gamma prodotti da una fonte terrestre - in questo caso i temporali di cui sopra. Un particolare tipo di raggio gamma - dotato di un energia pari a 511mila elettronvolt - viene generato dal mutuo annichilimento di un elettrone e della sua controparte di antimateria, il positrone

E di questi TGF da 511mila elettronvolt Fermi ne avrebbe scovati ben 130 in un anno, segno del fatto che il fenomeno è insolito ma niente affatto raro

. Come funziona la produzione di antimateria terrestre"?

 NASA ne spiega la genesi con una diapositiva chiara e con tanto di simulazione 3D generata al computer: la grande differenza di potenziale elettrico originata da potenti temporali dà vita al movimento di un flusso di elettroni a gran velocità e dal basso verso l'alto.Alla collisione dei suddetti elettroni con le molecole presenti nell'atmosfera corrisponde l'emissione di raggi gamma, alcuni dei quali - viaggiando a velocità vicine a quella della luce - passano accanto ai nuclei atomici trasformandosi in un elettrone e un positrone.

Infine elettrone e positrone si annichiliscono l'uno contro l'altro, producendo raggi TGF che vengono "sparati" fuori dall'atmosfera lungo il campo magnetico del pianeta dove il telescopio Fermi è in grado di individuarli. Tempo stimato da NASA per la produzione "in casa" dell'antimateria terrestre: 2 millisecondi o giù di lì.

 

 Un ricercatore della Duke University l'ha già definita come "la più entusiasmante scoperta nel campo delle scienze della terra da molto tempo a questa parte": il Fermi Gamma-ray Space Telescope dell'agenzia spaziale NASA ha individuato un buon numero di istanze di produzione naturale di antimateria, un fenomeno ben noto nel cosmo ma che nel caso in oggetto si è verificato nell'atmosfera terrestre, in corrispondenza di potenti temporali verificatisi nei mesi recenti.

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