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La SIAE ti blocca il pc? E’ una truffa

Pubblicato su da ustorio

La SIAE smentisce qualsiasi azione volta a bloccare il pc degli utenti: si tratta di una truffa che in queste ore sta mietendo vittime in tutta Italia.

 

La SIAE si è trovata costretta in queste ore a diramare un comunicato nel qualesmentisce categoricamente qualsiasi azione volta a bloccare il pc degli utenti. La precisazione, pur se del tutto ovvia e scontata, si è resa necessaria a causa della diffusione di un malware che, presentandosi a nome della Società Italiana degli Autori ed Editori, minaccia gli utenti chiedendo del danaro per riabilitare all’uso del PC.

Recita la comunicazione ufficiale della SIAE:

Stanno arrivando al centralino della SIAE telefonate da più parti d’Italia che segnalano la circolazione in rete di un virus che blocca i computer e fa apparire un avviso con una richiesta di pagamento da parte della SIAE, con tanto di logo. Mai e in nessun modo la SIAE utilizza o potrebbe utilizzare sistemi di blocco dei computer degli utenti per fare richieste di pagamento. Per contrastare l’ulteriore diffusione del virus sono state allertate le forze dell’ordine competenti.

Il meccanismo è del tutto chiaro: una volta infettato il computer, il malware simula un blocco del pc facendo comparire il logo della SIAE sullo schermo. Così facendo la vittima teme un controllo remoto del proprio sistema e si sente “scoperto” per eventuali download pirata. La paura fa novanta e spesso spinge ad improvvidi click: l’avviso richiede infatti un pagamento per riabilitare il controllo del sistema, ma il consiglio è quello di evitare qualsivoglia azione che non sia un controllo del sistema da parte di un antivirus aggiornato.

In passato una infezione del tutto simile si presentò all’utenza italiana mostrando, invece del logo SIAE, il logo della Polizia. Il meccanismo era però il medesimo e per lungo tempo il Cnaipic dovette diramare comunicati che rassicuravano gli utenti e ricordavano di non pagare alcunché, ma piuttosto di verificare la salubrità del proprio sistema tramite scansioni con antivirus.

 

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Come difendersi da Equitalia

Pubblicato su da ustorio

di Luca Telese | 14 maggio 2012

 

Roma, entri nel portone di via Appia 103, e incontri un cliente per le scale: “Anche tu sei venuto per Equitalia?“. Già, perché nella saletta dello studio legale di Romina D’Ambrosio, avvocato, due clienti su tre hanno in tasca l’inconfondibile busta con la stampigliatura nera e il terrificante logo dell’agenzia. Lei ci ride su: “In tempo di crisi, purtroppo, a Equitalia sono rimasti gli unici che ci danno lavoro”. La D’Ambrosio, per gli amici “Equi-Romy”, è anche consulente per l’AssociazioneFederconsumatori, e riassume tutto con un dato incredibile: “Quest’anno quindici consumatori su venti vengono qui per cartelle esattoriali. Noi siamo per il rispetto assoluto della legge, ma anche per tutelare molte persone che finiscono nel vortice delle multe e delle ammende ingiustificate e lievitate oltre ogni misura. Che spesso non hanno strumenti economici, né legali per difendersi dagli eccessi impositivi”.

Per spiegarmi di cosa parla, la D’Ambrosio mi fa un esempio incredibile di lievitazione ingiustificata della multa: “Ecco la storia, vera, di Michele De Marco Cervino. È un medico, nel 2007 riceve la notifica di una multa e la paga regolarmente, entro i sessanta giorni. Fate attenzione: si trattava di 207 euro“. Pausa, comincia il film horror: “Tutto a posto? Macché: nel 2011, De Marco si vede recapitare, per la stessa multa che ha pagato!, una cartella da 2.225,47 euro!“. La D’Ambrosio tira fuori il ricorso per farmi vedere che non scherza: “Sono andata con il mio cliente a Equitalia per chiedere lo storno della cartella“. Risposta: “Lei ha ragione, ma il credito ci è stato ceduto così dal Comune di Roma. Noi non possiamo entrare nel merito“. E al Comune? “Voi avete ragione, ma noi non possiamo fare nulla. Ormai abbiamo ceduto il credito a Equitalia, non ci riguarda più“.

Ed è qui che entra in campo “Equi-Romy” D’Ambrosio: “Ho studiato la cartella, e ho scoperto che avevano maggiorato il valore della multa del 20% per ogni anno. E che poi erano state aggiunte una miriade di spese inventate: notifica, iscrizione al ruolo, molte incomprensibili, e infine quella paroletta magica: “Maggiorazioni”. Cifre non spiegate. Se la immagina una pensionata alle prese con questo rompicapo?“.

Giudice di Pace. Ed ecco invece che cosa bisognerebbe fare: “Entro 30 giorni dalla notifica, bisogna subito ricorrere al giudice di pace“. Prima fregatura: “Grazie al governo Berlusconi bisogna versare il contributo unificato, da 37 a 200 euro”. Postilla: “Al giudice bisogna subito chiedere una sospensiva per evitare l’iscrizione di ipoteca su un immobile o su una macchina, le cosiddette ‘ganasce amministrative’”. Drammatica subordinata: “Da tre anni a questa parte, molti clienti arrivano qui senza sapere di avere già la casa ipotecata”. Esempio: “Una mia cliente, Anna Aurizzi, una persona già in difficoltà , ha avuto una cartella esattoriale per il mancato pagamento della mensa scolastica. Dopo che con le maggiorazioni era lievitata a 4.000 euro, abbiamo scoperto che le avevano già ipotecato la casa. Il fatto incredibile è che questo provvedimento è illegittimo per una sentenza della Cassazione a sezioni unite, per debiti inferiori a 8.000 euro. Lo avevano fatto lo stesso“. Cancellazione. Morale della favola: “Anna, che non lo sapeva, otterrà ragione. Ma intanto sono passati già quattro anni senza che arrivasse la sentenza. E così quella casa lei non la può vendere“. Istruzioni per l’uso: “Bisogna sapere che si possono sempre contestare le cartelle con sanzioni amministrative per le maggiorazioni. Il più delle volte un avvocato può dimostrare che sono illegittime”.

Notifiche. Altro consiglio decisivo: “In molti casi i comuni sono in torto formale per difetti di notifica. Ecco perché bisogna chiedere al proprio avvocato di controllare la notifica dell’atto da cui ha avuto origine la cartella. In tre casi su quattro non ci sono firme e la notifica non è avvenuta. Il che lede il diritto del cittadino di potersi difendere o scegliere di pagare“. Ultima considerazione: “C’è una legge sulla trasparenza degli atti amministrativi che viene quasi sempre ignorata. Resistere a Equitalia, quindi, non vuol dire combattere la legge, ma chiedere che sia applicata“.

 

Il Fatto Quotidiano, 12 maggio 2012

 

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