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La tariffa di igiene ambientale è un tributo e come tale non va assoggettata ad Iva

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Dopo il clamore generato dalla sentenza della Corte Costituzionale n.238 del 24 luglio 2009 sulla natura tributaria della Tariffa di Igiene Ambientale, che stabiliva la non applicazione dell’Iva, il principio era stato ribaltato dell’art. 14, comma 33 del Decreto Legge n.78/2010, ove veniva specificato che la tariffa non ha natura tributaria e, conseguentemente, deve scontare l’imposta sul valore aggiunto. Le recenti sentenze della Corte di Cassazione n.3294 e n.3756 riaprono il dibattito: è affermato che la tariffa ha natura tributaria e, come tale, non deve scontare l’Iva. In ogni caso, a decorrere dal 1° gennaio 2013, sarà istituito il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (RES) che abrogherà TARSU, Tariffa di Igiene Ambientale, “TIA Ronchi” e “TIA Ambiente”.

 (Corte di Cassazione, Sentenze n.3294 del 02/03/2012 e n.3756 del 09/03/2012)

 

 

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Imu raddoppia: sono due Una per i Comuni L'altra per lo Stato

Pubblicato su da ustorio

Una nuova stangata in arrivo potrebbe arrivare a breve sulle tasche degli italiani. Si tratta dell'Imu bis e sarà destinata a finanziare le opere dei Comuni. I sindaci potranno così usare i soldi di questa imposta di scopo per la costruzione o manutenzione dei lavori pubblici nelle proprie città. La norma è inserita nel decreto fiscale da poco approvato in Parlamento. Quindi l'Imu si sdoppia: la prima tassa andrà interamente allo Stato, la nuova imposta finirà nelle casse dei Comuni.

Applicata a tutte le case - La norma, passata inosservata all'interno del decreto sulle semplificazioni fiscali, è stata svelata dal quotidiano La Repubblica. La nuova imposta di scopo si candida ad essere dunque la vera e propria Imu bis e servirà a finanziare scuole, parchi, biblioteche, musei, strade e parcheggi. Potrà essere applicata da tutti i Comuni a tutti gli immobili (comprese le prime case) con un semplice regolamento e avrà la stessa base imponibile dell'Imu: rendita catastale rivalutata del 5% e moltiplicata per 160 con un'aliquota massima del 5 per mille.

La tassa inventata da Prodi - I tempi per l'entrata in vigore sono brevi: la tassa infatti potrebbe scattare dal momento della conversione in legge del decreto fiscale e durerà al massimo 10 anni, il doppio di quanto era previsto dalla vecchia imposta di scopo. Questa norma era già stata introdotta  nel 2007 dalla Finanziaria di Romano Prodi, ma si applicava alla base Ici e quindi non alle prime case. Inoltre, rispetto alle ultime modifiche, la vecchia tassa concorreva a finanziare solo il 30% delle opere dei Comuni che dovevano impegnarsi a trovare il resto in altro modo.

Primi cittadini dubbiosi - I sindaci sono molto perplessi. "Chi ha il coraggio di mettere ora un'altra tassa sulla casa?", si chiede Achille Variati, primo cittadino di Vicenza. Stessi dubbi per Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno: "Se il clima fosse più leggero la userei, ma ora è poco praticabile, visti i colpi durissimi inferti alle famiglie". Allarmata Confedilizia, secondo cui l'imposta graverà solo su una categoria di contribuenti: i proprietari di immobili.


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Farmaci, Ministero Salute firma “delisting” di 220 medicinali di fascia C

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Via libera dal Ministero della Salute a una lista di 220 farmaci che potranno essere venduti fuori dalle farmacie, nei corner della grande distribuzione e nelle parafarmacie. Il Ministro della Salute ha infatti firmato ieri il “delisting” di alcuni farmaci di fascia C, ovvero l’elenco dei farmaci che potranno essere venduti anche senza ricetta, dunque fuori dalle farmacie tradizionali.

Il decreto, spiega il Ministero, dà attuazione a quanto previsto dall’articolo 32 del decreto-legge “Salva-Italia” (n. 101/2011) sul regime di vendita dei medicinali appartenenti alla classe C, cioè a totale carico del cittadino. Il provvedimento, che è stato adottato a seguito delle valutazioni tecniche compiute dall’Agenzia italiana del farmaco, prende in considerazione tutti i medicinali di classe C finora vendibili soltanto dietro presentazione di ricetta medica. Il decreto, con gli elenchi integrali dei farmaci, verrà pubblicato nei prossimi giorni in Gazzetta Ufficiale e, contemporaneamente, sul sito del Ministero della Salute.

I farmaci che saranno portati fuori dalla farmacia e che potranno essere venduti senza ricetta negli esercizi commerciali previsti dal decreto Bersani del 2006 (parafarmacie e corner della grande distribuzione) sono presenti in una lista che contiene circa 220 confezioni di medicinali, con la specificazione del principio attivo e del marchio di fabbrica. Come informa il Ministero della Salute, “i cittadini potranno trovare, anche negli esercizi diversi dalle farmacie, medicinali finora riservati a queste ultime, fra cui prodotti di largo uso come antivirali per uso topico a base di aciclovir, antimicotici vaginali a base di econazolo, antimicotici locali a base di ciclopirox, prodotti per la circolazione, come i farmaci a base di diosmina, colliri antiallergici e antiinfiammatori per uso topico”.

Il decreto individua però anche i medicinali che dovranno continuare a essere venduti solo su ricetta medica, dunque solo in farmacia. Per questi, fra i quali rientrano gli iniettabili, gli anticoncezionali e gli antidepressivi, non cambierà nulla. Come spiega il Ministero della Salute, “la maggior parte di questi farmaci appartiene alle quattro categorie di medicinali per le quali è stato lo stesso decreto-legge ad escludere la possibilità del passaggio alla vendita senza ricetta: si tratta dei medicinali stupefacenti, degli iniettabili, deimedicinali del sistema endocrino e di tutti i medicinali per i quali è previsto il più rigoroso regime dellavendita dietro presentazione di ricetta medica da rinnovare volta per volta”.  Una restrizione che, già al momento della sua presentazione, era stata interpretata come un freno alla liberalizzazione dei farmaci di fascia C, la richiesta originale fatta da associazioni di consumatori e sigle rappresentative delle parafarmacie.

 

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Crescono gli atei, calano i credenti: la verità viene a galla

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Finalmente. Sono anni che l’Uaar chiede che siano diffusi i risultati delle ricerche sulla religiosità. E di finire di prendere in considerazione le statistiche pubblicate dal Vaticano, palesemente inattendibili. Ora constata con soddisfazione che da due giorni si è cominciato a farlo.

«Meno credenti e più atei»; «il mondo abbandona la fede»: i mezzi di informazione, nel dar conto dell’ultimo studio svolto in trenta paesi nel mondo, hanno preso atto senza eufemismi del nuovo scenario religioso del pianeta. «Presi singolarmente, tali dati non rappresentano certo una novità», commenta Raffaele Carcano, segretario Uaar, «ma la visione d’insieme produce indubbiamente un effetto notevole». Ma quali sono i motivi per cui il mondo si allontana dalla religione?

L’ateismo prospera dove si diffondono cultura, benessere, libertà di espressione, ricorda l’Uaar. E dove la società è stabile: non a caso, ha rilevato lo studio, gli unici paesi che registrano un’inversione di tendenza sono quelli dove la fede è imposta, o per la fede si arriva a sparare. Pace e ateismo a braccetto?

«La fede è soprattutto un fenomeno identitario», nota Carcano, «tant’è che lo stesso studio rivela che chi si dice credente dichiara di esserlo soprattutto per tradizione e abitudine». La famiglia è l’ultimo baluardo della fede: se non si trasmette in casa, la religione piano piano cede. Guarda caso, sono soprattutto i giovani i meno credenti. Un futuro nero per la religione?

«Non è detto», conclude Carcano: «ma sembra finito il tempo in cui la religione poteva contare sul potere per imporsi e trasmettersi. Per i leader religiosi il momento è cruciale: devono cominciare a usare argomentazioni convincenti». Ne saranno capaci?

Comunicato Stampa UAAR

 

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Brin: la Rete è in pericolo, Google ultimo baluardo

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La grande minaccia al Web libero secondo il co-founder di BigG. La cybercensura dei governi, le lobby anti-pirateria, i giardini recintati di Apple e Facebook

 

Una minaccia incombente sulla libertà del vasto ecosistema connesso, annunciata dal co-founder di Google Sergey Brin in una lunga intervista al quotidiano britannico The Guardian. In pericolo sarebbero i principi fondamentali di apertura e libero accesso alla Rete, in un ambiente digitale che sembra ormai distante dagli albori della grande rivoluzione tecnologica.

"In tutto il mondo, esistono forze molto potenti che si sono allineate su più fronti contro la Rete libera -
 ha esordito Brin - Sono più preoccupato ora che in passato. È spaventoso". Chi porterebbe al web questa minaccia così terribile? Innanzitutto i vari governi del pianeta,quelli che combattono la libera circolazione di opinioni nell'era della condivisione online.

Dalla
 grande muraglia digitale in Cina al blocco dei social network in Iran. La natura aperta e democratica della Rete messa in pericolo dal regime della cybercensura, sui ripetuti tentativi di tecno-controllo da parte delle autorità più repressive. I vari nemici di Internet sono annualmente denunciati dall'organizzazione internazionale Reporters Sans Frontieres (RSF).

Ma la minaccia paventata da Brin non passa soltanto per la censura a livello governativo. Le lobby legate all'industria dell'intrattenimento hanno scatenato un'agguerrita battaglia contro la condivisione pirata, attraverso disegni di legge - SOPA, CISPA, ma anche trattati come ACTA - pericolosi per la libertà d'espressione sul web.

Infine, la terza forza indicata dal co-founder di BigG. Colossi come Apple e Facebook starebbero stringendo la morsa per una visione "balcanizzata" della Rete. Attraverso rigide piattaforme proprietarie che sarebbero ormai riuscite a chiudere milioni di utenti nei cosiddetti walled garden, giardini recintati per il controllo totale delle attività condivise.

Tornano così i vecchi dissapori tra Google e il sito di Mark Zuckerberg, in particolare la battaglia sull'esportazione dei contatti Gmail verso il social network da quasi 900 milioni di amici. L'azienda di Mountain View aveva di fatto bloccato Facebook, dopo un tentativo silente di sfruttare l'immenso patrimonio di dati sul sito in blu.

Il 
ragionamento offerto da Brin sembra chiaro. L'ecosistema digitale voluto da Facebook non permetterebbe oggi la nascita di un protagonista come Google. "Con tutte queste regole, l'innovazione rischia di essere limitata", ha sottolineato Brin. Curioso però il motivo citato dal co-founder di BigG.

"C'è tanto da perdere con i sistemi recintati. Ad esempio, tutte le informazioni contenute nelle applicazioni. Questi dati non sono rintracciabili dai crawler del web. E quindi l'utente non li può cercare". È dunque questa la minaccia portata dai colossi 2.0 come la piattaforma di Zuckerberg? In altre parole, per Brin tutto quello che non è indicizzabile da Google sarebbe un problema, in una inedita sovrapposizione tra Google stessa e una Internet libera.

"Facebook ha succhiato per anni i contatti Gmail", ha ribadito Brin. È tutta una questione di libero accesso alle informazioni da parte di società private che offrono servizi ormai fondamentali ai netizen? C'è chi ha infatti ricordato a BigG le sempre attuali problematiche relative al rastrellamento selvaggio di dati personali e attività di navigazione web.

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Nuova tassa di 2 centesimi di euro su tutti gli SMS inviati

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Come tutti sappiamo, il periodo storico che stiamo attraversando non è certamente uno dei più rosei dal punto di vista economico e, ormai da qualche tempo stiamo assistendo nella nostra penisola all'approvazione da parte del nuovo governo di una serie di decreti legge volti a cercare di risanare le casse dello stato. Purtroppo, a fare le spese di queste riforme sono proprio i cittadini che per far fronte alla crisi si vedono spesso costretti a doverversare allo stato i propri soldi sottoforma di tasse.

Dimostrazione lampante di questa situazione sono i continui aumenti dell'accise sul carburante che stanno portando il costo della benzina e del gasolio a livelli mai visti. Sembra tuttavia che i sacrifici effettuati dagli italiani in questo senso non bastino ancora. Ecco quindi spuntare in queste ore la possibilità che nelle prossime settimane vengaintrodotta una ulteriore tassa; questa volta sugli SMS che ogni giorno inviamo dal nostro telefonino.

In base alla bozza il decreto in elaborazione sarebbe stato pensato per finanziare la riforma della Protezione Civile il cui coordinamento potrebbe, nei prossimi giorni, essere delegata al ministro dell'Interno. Il fondo necessario alla stessa Protezione Civile per far fronte alle calamità naturali verrebbe a questo punto alimentato attingendo dalle accise sui carburanti con un ulteriore aumento di 5 centesimi al litro per le accise regionali e 5 centesimi al litro per quelle statali oltre che, come detto, dalla tassazione degli SMS inviati giornalmente dagli utenti degli operatori italiani che potrebbe toccare la misura massima di 2 centesimi al messaggio.

Questo il testo che esplica il passaggio della manovra "in alternativa all'aumento dell'aliquota di accisa ovvero in combinazione con lo stesso, il fondo di cui all'articolo 28 della legge n. 196 del 2009 è corrispondentemente e obbligatoriamente reintegrato, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, con le maggiori entrate derivanti dalla tassazione fino a una misura massima di due centesimi di euro per ciascuna comunicazione effettuata attraverso l'invio di brevi messaggi di testo (sms ) mediante telefono cellulare, computer o siti internet gestiti dalle società telefoniche".

Nel momento in cui, allineandosi alle tariffe europee, gli operatori concluderanno le pratiche di diminuzione dei costi degli SMS inviati in roaming dall'estero, per molti italiani sarà più conveniente collegarsi alla rete dei paesi confinanti per risparmiare qualche centesimo sull'invio dei propri messaggi.

 

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Italia-programmi.net, oscurato dalla Procura di Milano

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Italia-programmi è stato messo offline per ordine della procura di Milano, che da tempo indaga sul caso. La nota di colore che caratterizza la vicenda riguarda il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: anche la più alta carica italiana, infatti, sarebbe una delle vittime del sito.

Italia-programmi.net, infatti, attirava utenti con la scusa del download di software gratuito: solo in seguito arrivavano le richieste di pagamento. Sono decine di migliaia gli utenti che si sono resi conto di aver sottoscritto un abbonamento-trappola.

La storia di Italia-programmi è però decisamente articolata: il sito deve le sue origini a easy download, sito internet che in passato aveva già truffato migliaia di utenti, convincendo a sottoscrivere un abbonamento per il download di software gratuito. Il sistema, una volta smascherato, si è evoluto ed è passato all'invio di mail e lettere di diffida, in cui si invitavano gli utenti a pagare.

A quanto pare, inviare una lettera di pagamento a Giorgio Napolitano, non è stata proprio la mossa più sagace e intelligente: ecco allora arrivare il blocco da parte della Procura di Milano.

L'azione arriva, senza ombra di dubbio, in ritardo: la truffa è stata identficata da tempo, ed era già stata sanzionata con una multa da 1,5 milioni, diramata dall'antitrust ad inizio anno. Non è stata però mai portata avanti, fino ad oggi, alcuna azione che permettesse al servizio di interrompersi.

La vicenda, che per ora vede il dominio bloccato, è ben lontana dalla sua risoluzione: al momento le persone che stanno dietro a italia-programmi.net (gli stessi di easy download), sono ancora a piede libero e molte delle lettere che richiedono pagamento sono ancora in giro.

Insomma, italia-programmi.net potrebbe presto risorgere dalle ceneri, con un nuovo nome e magari anche con nuove modalità di truffa. E magari questa volta potrebbero non scrivere direttamente al presidente della Repubblica.

 

 

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