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Disdetta telefonica: come evitare l’addebito di penali

Pubblicato su da ronin

Nonostante il Decreto Legge 31 Gennaio 2007, n.7 (Decreto Bersani) le avesse abolite, ancora oggi molte imprese di servizi, in particolare gestori telefonici, continuano ad applicare sul recesso anticipato dai contratti delle penali (oggi denominate “costi o contributi di disattivazione”) assolutamente ingiustificate, di 40, 70 o anche 120 €.
 

Ricordiamo che il Decreto Bersani stabilisce che nel caso in cui l’utente decide di disdire il proprio contratto (questo il fac simile) o di passare da un operatore telefonico all’altro, non deve versare al gestore alcuna penale, ma solo quei costi che il gestore concretamente sopporta per le operazioni di disattivazione del servizio o del trasferimento dell’utenza, costi che devono essere dunque motivati e giustificati all’utente.

 

Ciò vale sia per i contratti residenziali, sia per quelli aziendali e si applica non solo al servizio di telefonia ma anche ad esempio a quello delle tv a pagamento.

Per questo motivo invitiamo tutti coloro che dovessero ricevere fatture con l’applicazione di penali di recesso, ad inviare una lettera di diffida a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno per chiedere l’immediata emissione di unanota di credito. Questo il fac simile da utilizzare.

Nel caso in cui con la diffida non si ottenga l’effetto sperato consigliamo di optare per la conciliazione, uno strumento semplice, rapido e a basso costo che consente di trovare una soluzione amichevole alle controversie. Questi i moduli di conciliazione di alcune compagnie telefoniche: Telecom, Wind, Teletu, Vodafone.

Si può conciliare attraverso le principali associazioni dei consumatori o per mezzo dei CoRecom (Comitati Regionali per le comunicazioni). In questo caso occorre compilare il formulario UG e spedirlo a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno unitamente alla fotocopia del proprio documento di identità.

Se neppure davanti al CoRecom si riesce a trovare una soluzione alla controversia si possono seguire due strade: presentare ricorso entro sei mesi dalla conclusione del procedimento all’Autorità Garante per le Comunicazioni(Agcom), attraverso il formulario GU14, oppure ricorrere alla via giudiziaria. Attualmente il giudice di pace è competente per cause civili del valore fino a 5.000,00 €.

 da www.moduli.it

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Wikileaks è a prescindere cosa buona e giusta?

Pubblicato su da ronin

Capiremo il significato delle pubblicazioni di Wikileaks soltanto in divenire. Capiremo la bontà del lavoro di Assange soltanto nel tempo. Oggi occorre limitarsi ad una presa di coscienza dei fatti così come si stanno sviluppando tra tv e titoli dei giornali, partendo dal Web e spesso tentando di vedere nel Web il sintomo della nuova rivoluzione mediatica. Prima di abbandonarsi al richiamo delle sentenze facili, però, è consigliabile attendere, analizzare e riflettere: cosa significa Wikileaks? Wikileaks è a prescindere cosa buona e giusta?

Dietro Wikileaks vi sono infatti una serie di paradossi non da poco. Nel nome, anzitutto, perchè di “Wiki” in un progetto simile non v’è granché. Il nome richiama però perfettamente l’immagine che il sito vorrebbe evocare: un lavoro “dal basso” che consente di far emergere nuove verità. Rispetto a Wikipedia (il wiki più conosciuto al mondo) v’è però una differenza sostanziale basata sul numero delle fonti da cui le notizie provengono. Wikileaks non è un “molti-molti”, ma un “uno-molti”. Dentro Wikileaks, insomma, di crowdsourcing c’è ben poco e l’impronta reale sembra più quella televisiva dell’informazione calata dall’alto che non il fermento vero del Web che porta verso l’alto le verità sommerse. Una informazione calata dal basso: un controsenso di enorme significato e valenza.

La qualità di Wikileaks è sprigionata tutta (o quasi) grazie al mezzo tramite cui viene veicolata l’informazione: il Web non appartiene ad un canale televisivo, non è sottoposto ad un titolo di giornale e può agire in modo neutro proponendo semplicemente informazioni e delegando alle analisi altrui la scelta critica, l’analisi approfondita e la ricerca dei dettagli. Wikileaks tira il sasso e nasconde la mano, ma fa tutto ciò in piena trasparenza: è così che il sito intende lavorare.

Se l’idea Wikileaks sia giusta o se sarebbe più opportuno un approccio mediato alle informazioni è cosa difficile da capire a caldo ed in queste ore sono in molti a sperimentare improvvisate analisi sul fenomeno. Quel che sembra chiaro fin da subito è il potere forte che una pubblicazione simile può avere a prescindere dalle informazioni pubblicate. Questo perchè le voci di corridoio diventano automaticamente storia; questo perchè i segreti di stato cadono inesorabilmente come foglie secche dopo una stagione terminata e dimostrano quanto il Web e l’informatica stiano cambiando alla radice le convinzioni, gli istituti e gli apparati dell’epoca moderna.

Nelle ore antecedenti la pubblicazione il sito Wikileaks si è dichiarato sotto attacco DDoS, il che non ha fatto altro che attirare ulteriore curiosità attorno alle pubblicazioni. Telegiornali, giornali e semplici utenti si son messi uno affianco all’altro davanti ad un simbolico schermo unico ed hanno seguito in presa diretta le pubblicazioni per giungere quanto prima a qualche conclusione interessante: la sensazione di abbeverarsi alla fonte della verità ha scatenato l’ingordigia del sistema comunicativo. Anche di fronte a ciò, però, occorre una puntualizzazione: Wikileaks non pubblica “la” verità, ma “una” verità. Scomoda, irriverente, completa o meno che sia, si tratta di una fonte di informazioni che viene automaticamente elevata a realtà poichè precedentemente segreta.

Di Wikileaks sappiamo poco o nulla, dopotutto. Ma ci si fida, come ci si fida delle cose che si presentano senza secondi fini apparenti. Ci si fida delle promesse di trasparenza, ci si fida della filosofia trasmessa da Assange e dalla natura stessa del Web. Ci si fida, ma non ci si dovrebbe fidare fino in fondo. Perchè occorre sempre vigilare sulla confusione tra fine e mezzo ed assicurarsi a priori che le cose non vengano confuse e che il processo non inquini la fonte. Perchè se ci si abbeverasse tutti ad una fonte malsana, il mal di pancia collettivo sarebbe insopportabile.

Bisogna credere in Wikileaks (non nei contenuti, ma nel meccanismo in sé)? Bisogna soffiare sul fuoco di Wikileaks? Bisogna predicare pudore nelle pubblicazioni o bisogna cancellare ogni mediazione in favore di un impatto più diretto e vero con la realtà? Una regola non c’è ed ognuno crederà o non crederà secondo istinto alla filosofia del sito delle grandi rivelazioni. Fatto sta che tutto il mondo oggi pende dalle verità in pubblicazione. E tutto il mondo farà oggi leva su queste rivelazioni per reinterpretare la realtà a proprio favore.

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Attuazione della direttiva 2008/63/CE e il fai da te con i router

Pubblicato su da ronin

Nel tardo pomeriggio di ieri è stata pubblicata questa notizia relativa alla direttiva 2008/63/CE approvata dal Consiglio dei Ministri in data 22 ottobre 2010. L'interesse dimostrato dagli utenti e le critiche sollevate hanno suggerito un approfondimento che abbiamo realizzato con la collaborazione di alcuni esperti del settore. In una prima fase abbiamo parlato con Stefano Quintarelli che ha affrontato l'argomento in oggetto pubblicando questo contenuto. Abbiamo ulteriormente approfondito l'argomento con l'avvocato Fulvio Sarzana, che nel corso della sua attività professionale si è occupato principalmente di vicende legate alla regolamentazione dell’informatica e delle telecomunicazioni e ha partecipato in qualità di consigliere giuridico di Associazioni di operatori di comunicazione elettronica  a diversi tavoli di lavoro Ministeriali per la regolamentazione dell’ICT. Inoltre, l'avvocato Fulvio Sarzana è professore a contratto di “Regolamentazione giuridica delle reti” presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Roma “La Sapienza”.

Gli approfondimenti hanno fondamentalmente confermato tutti i contenuti nella notizia, anzi hanno anche aggravato il quadro generale. In primo luogo chiariamo subito un concetto: la vicenda coinvolge qualsiasi apparecchio connesso alla rete pubblica, e cioè alla terminazione di rete messa a disposizione dal proprio provider. La definizione di "rete pubblica" usata nel decreto, secondo l'avvocato Fulvio Sarzana, non deve trarre in inganno: è la terminazione che giunge nelle nostre case attraverso il doppino, la fibra ottica o altri mezzi trasmissivi. Quindi il termine "rete pubblica" non deve far pensare a rete utilizzata dalla pubblica amministrazione, o rete a cui accede il pubblico o ambiti lontani da quelli domestici, si tratta semplicemente della classica "borchia telefonica".

Detto ciò pare evidente tutto il resto: se nel fatidico punto f del decreto il Ministro per lo sviluppo non inserirà una dettagliata casistica di dispositivi di semplice collegamento, sarà necessario rivolgersi a tecnici specializzati. Nei commenti alla precedente news è stato scritto molto, forse anche troppo e con questo aggiornamento intendiamo essere molto chiari: per fare ciò invitiamo i lettori a leggere questo documento pubblicato dall' Unione Europea confrontandolo con il decretoitaliano.

Nel decreto italiano si fa riferimento a rete pubblica, concetto superato da anni, da quando Telecom e altre aziende sono sul mercato. Ma è proprio questo il dettaglio da considerare: la normativa europea intendeva tutelare proprio le nuove aziende di telecomunicazioni chiamate a confrontarsi con situazioni di monopolio. Bene, nel decreto italiano si rispecchia esattamente il contrario: gli Internet Service Provider vengono di fatto ostacolati da una normativa non ancora chiara che impone ai propri utenti una certificazione del proprio impianto o collegamento, esattamente come avveniva in regime monopolistico di SIP per chi ancora ricorda questo nome.

Per essere ancor più chiari riportiamo quanto scritto dall'avvocato Fulvio Sarzana sul proprio blog:

E allora cosa ha fatto il Governo?

 Ha preso uno “striminzito” comma, contenuto nell’art 3 della Direttiva,  che si riferisce ad una Facoltà degli Stati Membri, e non ad un obbligo, che ci dice che  ( è facoltà dello Stato)   “esigere dagli operatori economici un’idonea qualificazione tecnica per l’allacciamento, l’installazione e la manutenzione di apparecchiature terminali, qualificazione accertata in base a criteri oggettivi non discriminatori e resi pubblici.” e che non c’entra niente con lo spirito della norma che serve solo a “traghettare” il mercato dei terminali e delle installazioni degli apparati a casa dell’utente da un sistema controllato dallo stato ad un sistema liberalizzato e ci ha “ficcato” un’altra cosa, completamente diversa.

In questa situazione il decreto italiano al posto di facilitare le cose le complica reintroducendo una situazione vecchia ormai di 20 anni, infatti già ai tempi di SIP il collegamento alla borchia telefonica doveva essere effettuato solo da un tecnico specializzato. Tutto ciò riabiliterebbe la figura degli installatori, in particolare di coloro che hanno speso soldi per ottenere i requisiti necessari al rilascio delle certificazioni. Su posizioni diametralmente opposte sono gli ISP per i quali un maggior regime di libertà sarebbe auspicabile, infatti è esperienza comune che alla sottoscrizione di un contratto di connettività venga recapitato all'utente un modem o un analogo dispositivo con una completa descrizione delle operazioni da effettuare per la configurazione e il collegamento alla rete pubblica. La questione si gioca quindi su più fronti: un'interpretazione della normativa europea che nel recepimento italiano invertirebbe le parti, e una questione di interessi tra gli operatori di telecomunicazione e gli installatori in possesso dei requisiti previsti dal decreto.

Ringraziamo Stefano Quintarelli, l'avvocato Fulvio Sarzana e alcuni utenti del forum per il confronto costruttivo e l'importante collaborazione.

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ancora non è contenta di sangue, la belva umana........

Pubblicato su da ronin

Ogni qualvolta si vorrà installare in casa un semplice router occorrerà chiamare un tecnico specializzato, ovviamente da retribuire allo scopo, il quale dovrà controfirmare la propria installazione con la certificazione di aver agito secondo le regole dell’arte. Addio al fai-da-te ed al semplice piacere di configurare la propria rete a proprio piacimento: questo, almeno, è quanto traspare dalle parole contenute in un decreto legislativo approvato il 22 ottobre scorso dal Consiglio dei Ministri in «Attuazione della direttiva 2008/63/CE relativa alla concorrenza sui mercati delle apparecchiature terminali di telecomunicazioni». Rimane tuttavia un ampio margine di azione per evitare la caduta nell’ennesimo orpello normativo anti-Internet: di qui l’utilità dell’allarme scattato attorno ad una norma che necessiterà ora del necessario monitoraggio affinché tutto vada nel verso giusto.

La segnalazione è di Stefano Quintarelli ed il testo ufficiale del decreto è disponibileonline. Si tratta con ogni evidenza di un nuovo paradossale balzello teoricamente tanto sgangherato da risultare addirittura inapplicabile oltre che iniquo, privo di logica, privo di utilità e del tutto dannoso se applicato secondo quanto delineato nel testo approvato. Ma dal testo sembra trasparire anche una speranza per cui l’allarme attuale possa essere ingiustificato.

Il nocciolo della questione risiede nel comma 1 articolo 2: «Gli utenti delle reti di comunicazione elettronica sono tenuti ad affidare i lavori di installazione, di allacciamento, di collaudo e di manutenzione delle apparecchiature terminali di cui all’articolo 1, comma 1, lettera a), numero 1), che realizzano l’allacciamento dei terminali di telecomunicazione all’interfaccia della rete pubblica, ad imprese abilitatesecondo le modalità e ai sensi del comma 2». Nella fattispecie si comprendono nell’articolo «le apparecchiature allacciate direttamente o indirettamente all’interfaccia di una rete pubblica di telecomunicazioni per trasmettere, trattare o ricevere informazioni; in entrambi i casi di allacciamento, diretto o indiretto, esso può essere realizzato via cavo, fibra ottica o via elettromagnetica; un allacciamento è indiretto se l’apparecchiatura è interposta fra il terminale e l’interfaccia della rete pubblica».

Il comma 2 specifica tutta una serie di dettagli che il Ministro dello Sviluppo Economico dovrà deliberare entro un anno dall’entrata in vigore del decreto: trattasi di un onere che oggi ricade sulle spalle di Paolo Romani, ma che tra un anno ricadrà probabilmente sul ministro subentrante dopo la probabile caduta dell’attuale Governo ed il ritorno alle urne.

Il comma 3 indica le sanzioni a cui si andrà incontro in caso di mancato allineamento alle regole imposte: «Chiunque [...] effettua lavori di installazione, di allacciamento, di collaudo e di manutenzione delle apparecchiature terminali [...], realizzando l’allacciamento dei terminali di telecomunicazione all’interfaccia della rete pubblica, in assenza del titolo abilitativo di cui al presente articolo, è assoggettato alla sanzione amministrativa pecuniaria da 15.000 euro a 150.000 euro, da stabilirsi in equo rapporto alla gravità del fatto».

La speranza è però appesa ad un piccolo passaggio del comma 2 che mette in gioco una serie di eccezioni ancora tutte da definire. Le parole sono ad una ad una importanti:

f) i casi in cui, in ragione della semplicità costruttiva e funzionale delle apparecchiature terminali e dei relativi impianti di connessione, gli utenti possono provvedere autonomamente alle attività di cui al comma 1

Un semplice router o un semplice switch possono essere annoverati in questa casistica «in ragione della semplicità costruttiva e funzionale» che li contraddistingue? Se sì, il problema non sussiste. Ma a questo punto occorre attendere il decreto che il Ministro dello Sviluppo Economico andrà ad esplicitare nei mesi a venire. Nel frattempo «è tutto vietato, tranne ciò che sarà permesso».

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Misura Internet, tocca agli utenti

Pubblicato su da ronin

La scadenza era stata auto-fissata ieri, ma è oggi che l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) ha inaugurato "Misura Internet", lo strumento software da mettere a disposizione degli utenti per testare la propria connessione e mettere alla prova le cifre che divulgano gli ISP.

Da oggi è disponibile il download del software Ne.Me.Sys. (Network Measurement System) che permette di misurare i valori sulla singola linea telefonica e verificare che corrispondano a quanto promesso dalla telco: in caso contrario la misurazione costituisce prova di inadempienza contrattuale ed essere utilizzato come strumento di tutela, in quanto rende possibile misurare le prestazioni della sola tratta di responsabilità dell'operatore localizzando fisicamente i server di misura utilizzati posizionati nei NAP (Neutral Access Point, i punti fisici di interscambio tra le reti dei vari operatori).

Prima di utilizzare lo strumento l'utente deve creare un account sul sito ufficiale ed è utilizzabile sia su Windows che su Mac e Linux: deve dunque effettuare una misurazione all'ora per un arco di 24 ore (da completare entro tre giorni dall'inizio). Qualche problema, al momento, è segnalato per la versione Linux (compatibile con Ubuntu).

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Medaglia Planck al fisico italiano Giorgio Parisi

Pubblicato su da ronin

Il fisico italiano Giorgio Parisi, molto attivo nel campo della meccanica statistica e in teoria dei campi, riceverà dalla Società Tedesca di Fisica un riconoscimento molto importante per i contributi apportati alla fisica dei sistemi complessi. L'italiano, considerato uno dei più autorevoli esponenti della sua branca scientifica, ottiene la Medaglia Planck, il più alto riconoscimento dopo il Nobel, per le sue ricerche nei campi della fisica teorica delle particelle elementari e la teoria dei campi quantici e la fisica statistica, come i sistemi con disordine stocastico, in particolare per i vetri di spin.

Il premio consiste in una medaglia d'oro che sarà consegnata al professore durante l'annuale conferenza di Dpg di Dresda. Il curriculum del celebre accademico, che insegna attualmente Reti Neurali presso il dipartimento di fisica teorica dell'Università la Sapienza di Roma, vanta circa 500 pubblicazioni scientifiche su riviste e 50 titoli per contributi offerti a congressi e ad università. Svariati sono stati i suoi campi di ricerca dall'antropologia alle scienze cognitive, passando per la finanza e arrivando alle scienze sociali, ma la sua attività principale è stata nel campo delle particelle elementari, della teoria delle transizioni di fase e dei sistemi disordinati e la meccanica statistica. Considerato dal mondo della fisica uno dei migliori scienziati italiani in assoluto, è l'unico del settore ad essere membro della National Academy of Science degli Stati Uniti d'America.

Noto a livello internazionale, il professor Parisi ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi. La medaglia Dirac nel 1999, per gli studi delle cosidedette equazioni Altarelli-Parisi per l'elaborazione dell'equazione stocastica dei modelli di crescita, è stata solo l'inizio del suo successo. Dal 2005 il professore colleziona una serie di successi in poco tempo. Nel 2005 vince il premio Dannie Heineman per la fisica matematica, l'anno dopo viene gratificato con ilpremio Galileo per la fisica e nel 2007, per il contributo nel campo della cromodinamica quantistica e dei vetri di spin, ottiene il Microsoft European Science Award.Ad aprile dell'anno scorso Parisi riceve il Premio Lagrange, riconoscimento che viene conferito agli scienziati che hanno dedicato la loro attenzione allo sviluppo della scienza della complessità nei più diversi ambiti di conoscenza. Non sorprende che il professore sia riuscito ad aggiudicarsi l'ennesimo premio e che esso sia il più alto riconoscimento al mondo dopo un Nobel.

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CERN, antimateria in bottiglia

Pubblicato su da ronin

Dopo aver creato mini-Big Bang all'interno del Large Hadron Collider, i ricercatori del CERN hanno ora raggiunto l'ennesimo risultato da primato nel campo della fisica dei quanti: questa volta a Ginevra sono riusciti a creare 38 atomi di antimateria e a "intrappolarli" mantenendoli stabilmente in vita per una frazione di secondo.

Stando al "modello standard" della fisica dei quanti, a ogni particella di materia elementare corrisponde il suo equivalente di antimateria con carica e spin speculari. Posseggono la loro antiparticella l'elettrone (positrone), il protone, il neutrone e tutte le altre componenti del variopinto "bestiario" del modello standard.

La creazione di antimateria in laboratorio o il suo utilizzo nella quotidianità (come nella tomografia a emissione di positroni) non è più una novità da molti anni, mentre resta ancora problematico lo studio delle sue caratteristiche specifiche vista la tendenza all'annichilamento che ha l'antimateria ogni volta che si scontra con la materia comune.Sfruttando un particolare design di campi elettromagnetici noto come "bottiglia magnetica", invece, i ricercatori del CERN sono riusciti a mantenere stabili 38 atomi di anti-idrogeno per due decimi di secondo ciascuno, su un totale di 10 milioni di antiprotoni e 700 milioni di positroni usati nell'esperimento.

Per quanto al momento di breve durata, la possibilità di produrre e "trattenere" gli atomi di antimateria fornisce agli scienziati la prospettiva di studiare più da vicino le loro caratteristiche. In tal modo i ricercatori potrebbero finalmente spiegare la discrepanza tra l'attuale, preponderante presenza della materia comune nell'universo e il fatto che dal Big Bang sarebbero teoricamente scaturite identiche quantità di materia e antimateria: quella frazione di materia standard sopravvissuta ha dato origine al tutto e infine alla vita sul pianeta Terra.

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Christian Morbidoni a Senigallia parla di Linked Open Data

Pubblicato su da ronin


Se la disponibilità di dati pubblici sul web è sicuramente un primo importante passo, la possibilità di riutilizzare liberamente e incrociare tra loro questi dati passa per l’utilizzo di tecnologie e formati standard.



È di recente costruzione il sito www.linkedopencamera.it, in cui i dati della PA sono pubblicati in forma di Linked Open Data, il che consente a terze parti di costruire vere e proprie applicazioni basate su questi dati, incrociandoli velocemente con altri già disponibili e creare servizi utili e interessanti per i cittadini e le imprese.

Sulla scia di quello che sta già accadendo in altri paesi, LinkedOpenCamera.it è un primo passo in questa direzione: con un gruppo di appassionati amici e colleghi gli ha dato vita Christian Morbidoni, assegnista di ricerca dell’Università Politecnica delle Marche, software architect e co-fondatore di SensibleLogic, che sabato 20 interverrà al convegno "Fammi Sapere", alla Rotonda a Mare di Senigallia dalle 9.30 alle 17.30.

dall'Università Politecnica delle Marche

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Nasce Linked Open Camera

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Anche in Italia si afferma il movimento per l’accesso libero e gratuito ai dati grezzi delle Pubbliche amministrazioni

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E’ stato lanciato oggi il sito www.linkedopencamera.it, un portale che raccoglie i dati relativi ai contratti e alla previsione di spesa della Camera dei deputati. Il progetto prende le mosse dall’iniziativa di Rita Bernardini, la parlamentare radicale nel gruppo PD che ha raccolto e pubblicato i dati in formato aperto (http://servizi.radicalparty.org/freshinstall/cameraspese/tutte).

I volontari che collaborano a Linked Open Camera, e che sperano nell’aiuto di nuovi collaboratori, hanno arricchito e corretto quei dati e li hanno trasformati in RDF, formato standard di Linked Data che ne  consente un pieno utilizzo in modo automatico da parte di applicazioni software. I dati sono così diventati consultabili online tramite una semplice applicazione grafica e possono essere usati come base per fornire servizi a valore aggiunto per i cittadini e le imprese. Qualche esempio?
Per la manutenzione degli orologi si spendono più di 23 mila euro (http://bit.ly/bxJdWx); per gli affitti e la ristorazione, oltre 50 milioni (http://bit.ly/a8AqME).

Linked Open Camera nasce sulla scia di iniziative analoghe, prima tra tutte quelle del governo inglese (data.gov.uk), dei governi americano (www.data.gov), svedese e austriaco e delle amministrazioni di San Francisco, Toronto, Londra,Saragozza.

Anche in Italia le PA producono una enorme quantità di informazione in formato digitale, e tuttavia spesso si tratta di informazioni difficilmente accessibili. Questo dipende anche dal fatto che nel nostro paese mancano linee guida omogenee che ne disciplinino l’uso e il riuso in ambiti diversi da quelli d’origine. Ci sono però ampi margini perché ciò sia possibile, primo tra tutti l’art. 1 della legge 241/1990, fondamentale riforma sul procedimento amministrativo e sul diritto di accesso ai documenti amministrativi che sancisce il valore giuridico della trasparenza.
Linked Open Camera, insieme a dati.piemonte.it, è tra i primi progetti italiani che vanno in questa direzione.
Per informazioni e contatti:
linkedopencamera@gmail.com
http://www.linkedopencamera.it/

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Il carattere consolatorio dell'autoinganno

Pubblicato su da ronin

Ci si persuade a credere determinate cose pur sapendo che sono di dubbia provenienza o addirittura palesemente false. Per quanto possa sembrare strano è un atteggiamento che dà ottimi risultati. Il carattere orgoglioso ha più evidentemente bisogno della propria dose di autoinganno rispetto altri.

 Chi si sente bene con sè stesso a prescindere che corrisponda o no con la realtà, tende a ottenere di più da sè e dagli altri. Si tratta di persone che sono più confidenti nei propri valori e per questo si assumono più rischi anche in nome di presunte capacità valutate oltre la media, hanno una predisposizione a influenzare la lealtà negli impegni altrui e di conseguenza la fedeltà nel perseguire gli obiettivi del gruppo, realistici o meno che siano.

 L'autoinganno protegge anche contro la distrazione in quanto meccanismo contro preoccupazioni, negligenze e perdita di concentrazione. Si riesce ad elaborare nuove strategie per superare indenni le difficoltà spesso perchè ignoriamo che gli altri ci osservano, ci valutano e giudicandoci spesso ci biasimano.

Situazione insopportabile? No, se vissuta come connaturata ad una posizione, spesso di leader, che suscita attenzione e stima ma anche invidia, incredulità e propensione al contrasto.

Anche verso gli altri l'autoinganno ha i suoi effetti spesso stravolgendo le "aspettative razionali" che crediamo governino la percezione del mondo ed è uno dei fattori più importanti per comprendere il funzionamento degli incentivi: le persone sono davvero convinte che "tutto ruoti attorno a sè" e il farglielo credere può essere un utile contraccambio per impegno, dedizione e sforzi profusi.

 Quasi tutte le cose che ci riguardano non le facciamo in quanto fini a sè stesse, ma perchè abbiamo imparato ad apprezzare il processo dell'impegno regolare e dell'autodisciplina; quindi ci illudiamo di pensare che teniamo in conto il fine più di quanto sia in realtà.

La chiave per vivere bene nella vita, è mantenere l'autoinganno come stabilizzatore generale, ma saperlo superare in modo selettivo per problemi specifici: quando pensiamo che il nostro lavoro è importante siamo contenti e lavoriamo meglio; i piccoli cambiamenti negli incentivi possono fare la differenza nelle nostre convinzioni e nei risultati.

 Dovremmo sforzarci di illuderci meno nelle faccende di cruciale importanza, conservando invece il nostro entusiasmo per la vita.

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