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Nessuno dei tre principali Partiti è normale

Pubblicato su da ustorio

Il titolo può sembrare azzardato, è vero, ma procede da una riflessione. Una riflessione, innanzitutto, sulla cristallizzazione del panorama elettorale italiano in tre poli distinti e precisi. A destra abbiamo Forza Italia, a sinistra abbiamo il Partito Democratico, staccato da entrambi – non si è ben capito ancora in che direzione – abbiamo il Movimento 5 Stelle. Ormai è così, e a dimostrarlo è la disintegrazione di tutti quei partitini che, alle elezioni del 2013, avevano dato l’impressione di mettere i bastoni tra le ruote a questo strano tripolarismo. Il centro di Monti si è quasi dissolto, la sinistra radicale è tornata al suo tradizionale punto percentuale, Sel e Lega soffrono di una perenne emorragia di voti.

Una riflessione, anche, che precede dal nuovo assetto “leaderistico”. Con la vittoria di Renzi e la riconferma di Berlusconi a capo indiscusso del principale partito di centrodestra, e le conseguenze sulla struttura delle rispettive formazioni politiche, possiamo affermare che nessuno dei tre poli corrisponda all’idea tradizionale di partito. Non più. L’unico a rispondere alla “tradizione”, sicuramente dal punto di vista strutturale, era il Pd. Fino all’altro ieri ha ricordato il vecchio Pci, con una spinta al correntismo e al centralismo democratico, con un apparato formidabile e molto efficace sul territorio. Ma ora c’è Renzi e tutto questo svanirà. Il sindaco di Firenze vuole un partito leggero, stile americano, con poca gerarchia e molta flessibilità. Niente correnti, niente lotte interne dunque, ma tanto “carisma”.

Sulla anormalità di Forza Italia si sono sprecati fiumi e fiumi di inchiostro. Forza Italia, e prima di lei il Pdl, sono stati partiti completamente leaderistici, senza una struttura, senza un briciolo di democrazia interna.Le scelte sono sempre state del capo, o degli uomini scelti dal capo. Insomma, il classico partito azienda, a conduzione squisitamente personale. Incapace, dunque, di attecchire nel territorio e in perenne balia di una persona sola. Le prove dell’inefficacia di questo modello sono sotto gli occhi di tutti da venti anni.

Che dire del Movimento 5 Stelle? Le opinione sul modello di partito (sebbene non si definisca tale) sono discordanti ma è certo che non risponda alle dinamiche tradizionali. Basta solo l’estrema importanza concessa ai principi della e-democracy a fare del M5s un partito per nulla tradizionale. L’interpretazione più puntuale, forse, è che vi sia un misto tra elementi del partito leggero e quello del partito fludio-digitale, con una certa componente carismatica a fungere da collante. Un’identità tripartita che da alcuni è vista con sospetto ma che, almeno dal punto di vista politologico, rende l’universo Grillo davvero interessante.

14 dicembre 2013 18:16 Giuseppe Briganti Politica 0